Archivio mensile:marzo 2015

HSPs

Papaveri

Nel primo capitolo del suo libro “The Highly Sensitive Person” , Elaine Aron si propone di spiegare come e perché le loro caratteristiche rendano gli ipersensibili (denominati HSPs) essere umani diversi dagli altri: “a very special type of human being”. Ma attenzione: qui ci troviamo in un punto focale, attorno al quale probabilmente ruotano molte delle difficoltà che rendono il suo testo potenzialmente “rischioso” da maneggiare e difficile da pubblicare, almeno dalle nostre parti. Facciamolo quindi con molta cura.

La prima cosa che subito aggiunge è la seguente: “possedere un sistema nervoso ipersensibile è normale ed è una caratteristica sostanzialmente neutra. Probabilmente la si è ereditata. Essa si presenta in circa il 15-20% della popolazione” .Si tratta quindi di una minoranza, ma di una minoranza piuttosto nutrita, la cui condizione comporta sia vantaggi che svantaggi. Tutto però dipende dalla consapevolezza, senza di questa non è possibile fare in modo che questa situazione oggettiva e particolare, di per sé neutra, manifesti anche le sue sfaccettature utili e positive. Questo perché “nella nostra cultura, comunque, possedere questa caratteristica è considerato tutt’altro che ideale e questo fatto ha probabilmente avuto un rilevante impatto” su di noi.

Bisogna quindi riconoscersi, innanzitutto. Questo è il primo primo passo che ci viene proposto. Solo così sarà poi possibile proseguire il percorso vero il vero scopo, che è quello di valorizzare come merita ciò che altrimenti rischia di rimanere solo una zavorra. Per noi stessi, ma anche per il contesto (familiare, sociale, culturale o professionale che sia) nel quale ci muoviamo nel quotidiano. Finché non riusciremo a definire e percepire il nostro “centro” reale, le nostre azioni rischiano infatti di rimanere, almeno in parte, prive di quel necessario radicamento di senso che nutre ogni azione, pensiero o parola orientata a muoversi e costruire davvero per sé e per gli altri, riferendosi alla nostra realtà e ai valori fondamentali della nostra società.

Elaine N. Aron

Elaine-Aron

Nel “lontano” – tuttavia recente – 1996 uscì negli Stati Uniti, per Harmony Books (niente a che fare con la celebre collana rosa-romantica di Harlequin Mondadori) un libro molto importante, frutto di anni di ricerche scientifiche. Inspiegabilmente, ad oggi risulta che esso non sia mai stato né tradotto né pubblicato in Italia.  Il suo titolo è The Highly Sensitive Person” (letteralmente: “L’Ipersensibile“); la sua autrice si chiama Elaine N. Aron. Come per il già citato testo di Sellin, anche in questo caso il sottotitolo è illuminante: How to Thrive When the World Overwhelms You” (Come uscire vincitori quando il mondo vi schiaccia). Il libro ha venduto centinaia di migliaia di copie, pur senza usufruire di mirate campagne pubblicitarie, televisive o cartacee, quindi soprattutto grazie a ciò che il titolo stesso “comunica” immediatamente alle persone che poi decidono di acquistarlo. Nonché al successivo passaparola. Tantissime persone hanno capito, leggendolo, che esso descriveva la loro situazione, fino allora mai riconosciuta nella sua realtà. Si tratta di un testo che può letteralmente cambiare la vita di coloro che vi si riconoscono, e per moltissimi lo ha fatto.

Per ora fermiamoci qui. E’ però importante ricordare la citazione che Aron premette al testo del suo libro. Non considerandomi un traduttore sufficientemente valido, per rispetto all’autore preferisco lasciare la citazione in lingua originale. Eccola qua.

I believe in aristocracy, though – if that is the right word, and if a democracy may use it. Not an aristocracy of power… but… of the sensitive, the considerate… Its member are to be found in all nations and classes, and all through the ages, and there is a secret understanding between them when they meet. They represent the true human tradition, the one permanent victory of our queer race over cruelty and chaos. Thousand of them perish in obscurity, a few are great names. They are sensitive for others as well as themselves, they are considerate without being fussy, their pluck is not swankiness but the power to endure…

E. M. Forster, “What I Believe”, in Two Cheers for Democracy

 

Una questione delicata

denominatori

Il titolo del libro di Rolf Sellin (“Le persone sensibili hanno una marcia in più” – Feltrinelli, 2014) da cui estraggo anche le prossime – illuminanti – citazioni, mi sembra piuttosto brutto e anche sbagliato. Esso è dettato probabilmente più da ragioni editoriali che da reale corrispondenza con il suo contenuto. Il suo sottotitolo, tuttavia, comincia ad avvicinarci al vero senso di questa pubblicazione e alla sua possibile, per noi fondamentale, utilità: “Trasformare l’ipersensibilità da svantaggio a vantaggio”.

Ma andiamo per gradi. La realtà e gli studi piuttosto recenti (di cui parleremo presto) dimostrano che esiste una categoria di persone che si può definire “ipersensibile”. Prima  di affrontare il tema di cosa significhi nella vita di tutti i giorni, nella famiglia, nella professione e nella società in generale appartenere a tale categoria, meglio mettere in chiaro un punto molto importante. Cito ancora:

“Anche se noi ipersensibili tendiamo a pensare di essere i soli al mondo a trovarci nella nostra condizione, l’ipersensibilità è molto più diffusa di quanto pensiamo: ne è interessata dal 15 al 20 percento della popolazione.

Ipersensibilità significa fondamentalmente percepire stimoli in numero maggiore e in modo più intenso di altri. Non indica assolutamente che una persona sia forte o debole, introversa o estroversa, particolarmente dotata nel suo campo o intelligente, anche se intelligenza e ipersensibilità sono innegabilmente in rapporto tra loro. Esistono ipersensibili di ogni genere. Molto dipende, inoltre, da come un individuo gestisce questa sua condizione, se riesce a trarne vantaggio o la vive in modo negativo.”

In altre parole: è vero che siamo persone particolari; ma superiori (o inferiori) per definizione, no. Come tutti.

Sei ipersensibile?

Arte-Astratta-ed-influenza-sul-cervello

TEST

Provate a rispondere SI/NO alle seguenti affermazioni.

  1. per me, girare per negozi risulta più stressante degli altri
  2. sembro lasciarmi impressionare più degli altri da scene violente al cinema o in tv
  3. reagisco alle ingiustizie sociali come se ne fossi direttamente coinvolto
  4. senza dubbio tendo a spaventarmi molto di più degli altri
  5. ogni volta che entro in un nuovo ambiente mi sento subito inondato da tutte le novità, e di solito ho bisogno di più tempo degli altri per riuscire ad orientarmi
  6. i rumori forti mi creano quasi disagio fisico
  7. viaggiare mi risulta più stressante rispetto agli altri
  8. il contatto con gli altri, a volte, esaurisce le mie energie
  9. spesso rimugino molto a lungo su qualcosa, anche banalità, detta da me o altri
  10. a volte ho l’impressione di riuscire a sentire anche quello che gli altri non dicono
  11. spesso, mi torna continuamente alla mente qualcosa che ho dimenticato di dire o che non ho svolto nel migliore dei modi
  12. riesco a percepire con estrema precisione come si sentono gli altri
  13. spesso mi sento frainteso, perché evidentemente percepisco più cose degli altri (e anche cose diverse) e a volte questo mi fa sentire molto solo
  14. preferisco evitare grandi assembramenti di gente
  15. da bambino rimanevo molto impressionato quando l’insegnante si arrabbiava con qualche mio compagno. Avevo l’impressione che stesse urlando con me, nonostante io non c’entrassi niente
  16. quando ci sono tensioni o possibili conflitti nell’aria, lo percepisco quasi a livello fisico, pur non essendone coinvolto direttamente
  17. mi lascio inutilmente coinvolgere dallo stato d’animo altrui
  18. se percepisco confusione e agitazione intorno a me, reagisco innervosendomi, lasciandomi prendere dallo stress, o producendo sintomi a livello psico-fisico
  19. sento un grande bisogno di avere uno spazio e del tempo tutti per me
  20. per sentirmi bene, devo percepire intorno a me un’atmosfera armoniosa
  21. preferisco evitare il più possibile situazioni conflittuali. Anche quando dovrei farmi valere, tendo a tirarmi indietro, pur prendendomela poi con me stesso per non aver avuto coraggio
  22. mi riesce più facile lottare per i diritti degli altri o le richieste della comunità, piuttosto che per i miei stessi interessi
  23. so prestare ascolto, sono capace di immedesimarmi nella situazione altrui e di incoraggiare chi ha problemi

Contate le risposte affermative e quelle negative. Se più della metà delle affermazioni ha ricevuto la vostra condivisione, potreste appartenere alla categoria degli ipersensibili.

da: Rolf Sellin “Le persone sensibili hanno una marcia in più” – Feltrinelli 2014

QUI trovate invece il test originale tratto dal sito hsperson.com (Copyright, Elaine N. Aron, 1996)