Archivio mensile:aprile 2015

Carlo Scarpa e i ladri

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Non posso farci nulla. Sembrerà irriverente, ma guardando le immagini del colpo alla Hatton Garden di Londra, mi si richiama immediatamente alla memoria quello che considero il più grande architetto italiano del ‘900: Carlo Scarpa. In particolare, lo show-room Gavina di Bologna, e la tomba Brion di San Vito di Altivole, capolavoro assoluto dell’architettura mondiale. Solo, Scarpa utilizzava due cerchi, i ladri tre. Non si tratta di irriverenza, adoro letteralmente la sua architettura, poesia allo stato puro. Comunque, per Scarpa e per i ladri la domanda è la stessa: ma come diavolo hanno fatto?

Nuovo e Utile

Comunicare educare

Nuovo e Utile” è un eccellente  sito non profit “dedicato a teorie e pratiche della creatività” curato dal 2008 da Annamaria Testa la quale si occupa di comunicazione e di creatività con grande successo (“O così o Pomì”, “Liscia, Gassata o Ferrarelle? solo per fare due esempi noti a tutti). È inoltre  titolare della società Progetti Nuovi. È docente universitaria. Ha pubblicato saggi e racconti. Su “Nuovo e Utile” è stato appena pubblicato un bell’articolo che mi ha indotto ad inviare loro una lettera. A parte qualche piccolo dettaglio secondario, la lettera è questa:

Gentile Redazione e gentile dott.a Annamaria Testa,

Vi scrivo perché mi ha molto colpito l’ultimo post di NeU “Idee 129. Di che stile cognitivo siete?”, in particolare il suo inizio:

“Il concetto di “stile cognitivo” riguarda il modo unico e speciale in cui ciascuno di noi percepisce, elabora e ricorda, catalogandole nella memoria, le informazioni che costantemente riceve dal mondo esterno. È un concetto molto utile: tenere conto dei propri e degli altrui stili cognitivi aiuta a lavorare meglio, a imparare o insegnare più efficacemente, a interagire meglio con gli altri e con l’ambiente. Molti, però, non hanno né la più pallida idea del fatto che le persone possano avere stili cognitivi diversi (e quindi differenti modi di considerare il mondo e gli altri) né alcuna percezione di quale sia il proprio stile cognitivo.”

Cerco quindi di spiegare il motivo del mio interesse particolare rispetto questo post.

Più o meno un anno fa, come al solito stavo curiosando tra gli scaffali della Feltrinelli di piazza Ravegnana, quando mi ha colpito (all’inizio  a dire il vero sfavorevolmente) il titolo di un libro: Le persone sensibili hanno una marcia in più, di Rolf Sellin (Universale Economica Feltrinelli). Il sottotitolo (Trasformare l’ipersensibilità da svantaggio a vantaggio) mi ha però subito intrigato un bel po’. Mi sono quindi giocoforza ritrovato prima a sfogliarlo, poi a comprarlo, studiarlo, sottolinearlo, annotarlo, ecc.

E’ stato in questo modo del tutto casuale che ho scoperto di appartenere alla “categoria” – o stile cognitivo – degli ipersensibili. Non è mai troppo tardi”, si diceva una volta. Quello che più importa, però, è la scoperta fatta subito dopo, cioè che con tutta probabilità anche il mio figlio più piccolo,  (12 anni) è un ipersensibile. Tale caratteristica, tra l’altro, sembra essere ereditaria. Inutile sottolineare che tale consapevolezza (o al contrario ignoranza) riveste una considerevole importanza per un genitore, soprattutto rispetto al processo educativo di un ragazzino che affronterà presto l’adolescenza. Naturalmente, come lui tanti altri, maschi e femmine di tutte le età, e come per i genitori, così per mogli, mariti, parenti, fratelli, sorelle, amici, insomma tutti o quasi.

Come scrivete nel vostro bell’articolo, “tenere conto dei propri e degli altrui stili cognitivi aiuta” moltissimo le persone. Sono però convinto che questo aiuto sia essenziale e addirittura determinante per le persone ipersensibili. Queste ultime, infatti, in mancanza di una conoscenza appropriata tendono a considerarsi e ad essere considerate in qualche maniera “difettose”, “sbagliate” quantomeno problematiche e “diverse” (timide, introverse, asociali, delicate ecc.). Sono sicuro che una più ampia consapevolezza su questo particolare “stile cognitivo”, il sapere cioè che non si tratta né di una malattia né di un problema né di una colpa, che anzi tale condizione di per sé stessa sia assolutamente neutra e possa invece offrire una marcia in più in certe occasioni, sono convinto che tutto ciò possa letteralmente cambiare la vita degli interessati. E non solo a loro. Fior di studi di importanti istituzioni  e personalità stanno a dimostrarlo..

Circa il 15-20% della popolazione risulta in qualche misura ipersensibile (HSP). Mi sono chiesto allora per quale motivo in Italia questo fatto sia così trascurato a livello sociologico e scientifico. Non parliamo di quello politico. Credo che le motivazioni affondino radicalmente nella nostra matrice culturale, che privilegia l’immagine stereotipata dell’uomo e della donna “duri e vincenti” e che quindi tende a indurre più di qualche forma di implicita (auto)censura o reticenza o vergogna; che comunque rendono difficile esprimersi in proposito (il nostro Presidente del Consiglio direbbe: fare outing).”Molti (…) non hanno né la più pallida idea del fatto che le persone possano avere stili cognitivi diversi (e quindi differenti modi di considerare il mondo e gli altri) né alcuna percezione di quale sia il proprio stile cognitivo”. Ma credo anche, proprio per la sua possibile fondamentale importanza, che valga la pena di tentare di stimolare un dibattito, un confronto,una comunicazione più ampia, che possa perciò essere utile a tante persone che potrebbero invece incontrare altrimenti anche serie quanto inutili difficoltà, danneggiando così al tempo stesso sé stessi e il contesto sociale.

Negli Stati Uniti nel 1996 la dottoressa e psicologa (ipersensibile) Elaine N. Aron ha pubblicato un importantissimo libro, in qualche modo veramente pionieristico, che è stato venduto in centinaia di migliaia di copie e che curiosamente in Italia nessuno si è nemmeno sognato di tradurre e pubblicare. Il suo titolo è The Highly Sensitive Person (Harmony Books)da cui l’acronimo riconosciuto a livello internazionale “HSP” per le persone ipersensibili. Questo libro è naturalmente ancora oggi in commercio (da parte mia ha subito la stessa sorte del precedente), ma si può leggere solo in lingua originale, comunque non in italiano. così come tanti altri importanti testi, di Aron o altri autori, studi, siti internet, blog, ecc. che fanno ricerca e informazione sull’ipersensibilità, all’estero. Credo insomma che, per quanto gravoso e impegnativo possa essere questo compito, esso debba essere affrontato in tutta la sua complessità anche dalle nostre parti.

Ho creduto che qualcuno dovesse cominciare in qualche modo, ho iniziato perciò con pochi mezzi e conoscenze ad impostare il progetto di un blog (è ancora in fase “beta” tuttavia già on-line) nel quale, seguendo molto modestamente il vostro esempio, spero di far confluire nel tempo, passo dopo passo, informazioni, studi, contributi, approfondimenti, opinioni ecc. sperando che anch’esso possa prima o poi risultare in qualche modo “nuovo e utile” Tutto ciò proprio perché ritengo sia di fondamentale importanza per tutti  comprendere davvero “il modo unico e speciale in cui ciascuno di noi percepisce, elabora e ricorda, catalogandole nella memoria, le informazioni che costantemente riceve dal mondo esterno”.

Grazie per l’attenzione e per il vostro prezioso lavoro, un saluto cordiale.

 

 

 

Sensitive, il documentario

Sensitive documentario

E’ in produzione il documentario “Sensitive, The Untold Story”.

Molto significativo, soprattutto dalle nostre parti, il sottotitolo: “La Storia Mai Raccontata”.

QUI il link al sito per maggiori informazioni, in cui si trova tra l’altro, più o meno quanto segue (traduzione mia, scusate):

“Elaine Aron continua il suo lavoro di condivisione del racconto – ancora largamente sottaciuto – sulla caratteristica innata dell’ipersensibilità con questo documentario. Dr Aron e Globaltouch Group, Inc, già vincitore di Emmy-award, stanno lavorando assieme per creare il primo lungometraggio di sempre in cui compaiono la stessa Dr. Aron e un grande numero di personalità, scienziati di grande fama che studiano questa caratteristica, ogni genere di persone ipersensibili (highly sensitive people, HSPs) esse stesse, in più genitori, partners, amici, datori di lavoro di HSPs.”

QUI invece il link al test originale di autovalutazione “Are You Highly Sensitive? (in inglese) Copyright, Elaine N. Aron, 1996.

Pregiudizi qui e là

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“La psicologia è la scienza che studia i processi psichici e mentali, nelle loro componenti consce e inconsce, attraverso l’uso del metodo scientifico e/o appoggiandosi ad una prospettiva soggettiva intrapersonale. Tale studio riguarda quindi i processi cognitivi e intrapsichici dell’individuo, il comportamento umano individuale e di gruppo, ed i rapporti tra il soggetto e l’ambiente.” Quella che precede è la consueta citazione da Wikipedia. Quella che segue invece è una citazione da pagina 16 del libro di Elain Aron “The Highly Sensitive Person” (chiedo venia, la traduzione è mia): “Potrei fare esempi su esempi di ricerche che rispecchiano il pregiudizio secondo il quale le persone che io chiamo HSPs (High Sensible Persons, cioè ipersensibili, ndt) sono meno felici e meno mentalmente sani, perfino meno creativi e intelligenti (le prime due cose sono sicuramente non vere).”

E’ ormai dimostrato scientificamente come l’ipersensibilità, di per sé, sia una caratteristica neutra come tutte le altre, buona e utile in certe situazioni, meno in altre. Il problema è che nella nostra cultura questo dato di fatto non è certamente accettato. Invece: “Qual’è l’ideale nella nostra cultura? Nei film, nella pubblicità, nella progettazione degli spazi pubblici, tutto ci suggerisce che dovremmo essere duri come Terminator, imperturbabili come Clint Eastwood, estroversi come Goldie Hawn. Dovremmo essere piacevolmente eccitati dalle luci intense, dai rumori, comportarci come una banda di allegre persone al bar. Quando per caso ci sentiamo invece sensibili e sopraffatti dal mondo, possiamo sempre prendere un analgesico”.

“Xinyin Chen e Kenneth Rubin dell’Università di Waterloo in Ontario, Canada, e Yuerong Sun della Shanghai Teachers University hanno messo a confronto in uno studio 480 scolari di Shanghai a 296 canadesi per vedere quali caratteristiche  rendessero i bambini più popolari. In Cina i bambini “riservati, timidi e sensibili” risultarono quelli più scelti dagli altri per essere amici. In Canada i bambini con le stesse caratteristiche risultarono fra quelli scelti di meno.” Molte persone, sbagliando completamente, collegano l’introversione con una scarsa salute mentale. Ci aiuta sapere che in quelle culture in cui la caratteristica è valorizzata, come il Giappone, la Svezia, la Cina, la ricerca assume un tono diverso. Per esempio, gli psicologi giapponesi si aspettano dai loro soggetti sensibili le performance migliori, e loro le fanno.

E’ poi più facile – per “noi” occidentali – ammettere l’ipersensibilità in una bambina e una donna, piuttosto che in un bambino e un uomo. Secondo la ripartizione di ruoli più tradizionale, le donne vengono infatti apprezzate quando dimostrano di sapersi immedesimare nel prossimo, di adattarsi e di soddisfare i bisogni dell’altro con premura e dedizione. Il problema tuttavia sembra risiedere proprio in questo: la sensibilità spiccata è benvista quando risulta di profitto agli altri, alla famiglia o alla comunità in generale.  Oggi l’idea della mascolinità è rimasta la stessa di tanto tempo fa, con in più qualche pressione aggiuntiva su ambedue i generi. Il nostro mondo è frenetico, affollato di una moltitudine uniforme, da forti rumori e scadenze a breve termine. Anche la spinta ad essere costantemente connessi tramite media sociali, email, messaggi vari può essere dura per chi, come l’ipersensibile, ha bisogno di godere, magari a cadenze regolari, di un po’ di pace e di quiete per recuperare il suo equilibrio personale.

13 caratteristiche degli ipersensibili

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Ecco una prima lista di caratteristiche veramente tipiche delle persone ipersensibili (HSPs). La lista è estratta dal sito Rebelle Society. A volte queste caratteristiche risultano davvero sorprendenti. A qualcuno risulteranno forse incredibili? Fantastiche? Bellissime? Presuntuose? Comunque sia, c’è molto su cui riflettere.

“#1 Intuitività – Le persone ipersensibili tendono ad essere consapevoli di quanto sta succedendo sotto la superficie, tra le righe e senza un ragionamento esplicito;

#2 Abilità nella lettura delle vibrazionientrando in una stanza, in una conversazione, in una situazione o entrando in contatto con un’altra persona o un gruppo di persone. Magari sei anche in grado di percepire quale tipo di umore o di conversazione si stava tenendo appena prima che arrivassi, perfino nel caso che alcune persone prima presenti non ci siano più;

#3 Interpretare le sfumature – forse sei capace di rispondere alle necessità o alle richieste di qualcuno prima ancora che queste vengano richieste. Forse sei perfino in grado di comprendere quando ti stanno mentendo o nascondendo qualcosa;

#4 Empatia per le sensibilità altrui – e questo va oltre i semplici e cordiali sentimenti, significa avvicinarsi tanto da essere capaci di percorrere chilometri nelle scarpe di un altro senza nemmeno indossare i suoi stivali;

#5 Vivere lo straordinario – forse sei in grado di vivere, sentire e vedere ciò che si trova oltre l’ordinario… un suono, un’impressione, un colore non ancora coniato – oso affermare: magico?

# 6 Telepatia mentale – questo punto è interessante e ci sto ancora lavorando sopra, ma sembra che gli HSPs possano avere la capacità di percepire se qualcuno li sta chiamando, mandando un messaggio testuale, fermandosi per una visita, o possono perfino cogliere un messaggio personale offerto da altri mentre sono coinvolti in altrui conversazioni;

#7 Narrazione di storie – grazie alla tua sensibilità, forse sei abile nell’utilizzo di graziose ed eleganti parole per narrare le più straordinarie delle storie – recitando, scrivendo, pitturando o mediante gestualità;

#8 Soli senza problemi – puoi essere da solo senza sentirti solo. A volte la compagnia di te stesso è tutto quello di cui hai bisogno e quello che vuoi e ti va bene e che a volte preferisci;

#9 Al di sopra di una media attenta consapevolezza – ti capita di spostarti dall’altra parte del marciapiedi per far passare qualcun altro. Sei più che disponibile a fare spazio per un gruppo di persone che sale sull’autobus o ti sorprendi a incrociare lo sguardo con un passeggero… ciò allo scopo di rendere la cosa più facile per tutti – loro e te. Spesso questa caratteristica è di default e non è qualcosa che hai bisogno di “attivare”;

#10 Facili al pianto – mostrare le nostre emozioni versando lacrime può risultare facile per noi anime sensibili, ma ciò è anche una salutare liberazione da emozioni costrittive e modelli di pensiero – una pulizia delle finestre sulla nostra anima e delle nostre lenti sul mondo esterno;

#11 Eccellenti in ambienti di gruppo – grazie alla nostra abilità nel cogliere le sensazioni delle persone, siamo in grado di rispondere alle necessità del team per aiutarlo a funzionare nel migliore dei modi;

#12 Duri lavoratori – tendi ad essere un pensatore profondo e forse un perfezionista. Gli ipersensibili tendono a dare tutto e qualcosa di più nei compiti in questione, che altri osserveranno e ne saranno coinvolti;

 #13 Toccati dalle espressioni artistiche – se esiste qualcosa che mantiene l’ispirazione del mondo artistico e la creatività in piena rivolta, è avere al suo interno quelli che ne sono toccati e vogliono mostrarlo al mondo esterno.”

QUI un’altro elenco di quelle che vengo definite “abitudini” degli ipersensibili. Questa lista- e questo articolo – è stato pubblicato su huffingtonpost.com nel febbraio 2014. Sorge spontanea una domanda: perché diavolo in Italia quasi nessuno affronta l’argomento, visto e considerato che queste caratteristiche sono relativamente comuni, per quanto minoritarie? Mi piacerebbe capirlo e ci proverò.