Archivio mensile:ottobre 2015

Gentleman

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“…in Inghilterra si va sempre più accentuando un orientamento verso una forma di cultura tecnica e scientifica, a scapito della cultura umanistica.”

“In Inghilterra, fino a tutto il secolo scorso, si potrebbe quasi dire fini alla guerra mondiale, il fine educativo più alto che si proponevano le migliori scuole era quello  di formare il genleman. La parola gentleman, come tutti sanno, non corrisponde a gentiluomo italiano; e non può essere resa con precisione nella nostra lingua; indica una persona che abbia non solo buone maniere, ma che possegga un senso di equilibrio, una padronanza sicura di se stesso, una disciplina  che gli permetta di subordinare volontariamente il proprio interesse egoistico a quelli più vasti della società in cui vive.”

“Il gentleman è dunque la persona colta, nel significato più nobile del termine, se per cultura intendiamo non semplicemente ricchezza di cognizioni intellettuali, ma capacità di compiere il proprio dovere e di comprendere i propri simili, rispettando ogni principio, ogni opinione, ogni fede che sia sinceramente professata. E’ chiaro quindi che l’educazione inglese mirava non tanto a coltivare la mente, ad arricchirla di vaste cognizioni, quanto a sviluppare il carattere, a preparare una classe aristocratica la cui superiorità morale veniva istintivamente riconosciuta ed accettata dalle classi più umili.”

Guido FerrandoLibri nuovi e nuove tendenze nella cultura inglese – “Il Marzocco” 17 aprile 1932

Illustrazione di Lasse Orling

Intellettuali e potere

Bansky

Julien Benda (1867-1956)  pubblicò Il tradimento dei chierici (Il ruolo dell’intellettuale nella società contemporanea) nel 1927.

“Questo pamphlet, divenuto poi famosissimo, rimane ancor oggi “uno dei testi centrali della discussione sulla posizione degli intellettuali nel nostro secolo”. Per Benda l’intellettuale deve essere il “custode dei valori”, al servizio degli universali (la ragione, la verità, la giustizia). I tempi moderni invece ci mostrano gli intellettuali cosí coinvolti nella politica da agire come la “milizia spirituale” del potere. In questa lettura egli osserva che per i “chierici moderni” è l’utile della causa che deve indicare il vero. L’utile è poi coincidente con ciò che detta la passione politica o la parte politica di cui l’intellettuale si è messo al servizio. Ma non è questo che la tradizione filosofica ha insegnato.” (da Filosofico.net)

“Contro la crescente barbarie delle società occidentali e il loro impoverimento culturale (la subordinazione del pensiero agli interessi del capitale), Benda difende un ruolo dell’intellettuale «custode di valori» al servizio di concetti universali come la ragione, la verità, la giustizia. I «traditori» contro i quali si scaglia sono gli sciovinisti, i razzisti, i fascisti di ogni gradazione. Ma anche i rappresentanti di quella corporazione intellettuale che fa politica al riparo della sua presunta superiorità e imparzialità; i servi di ogni regime o ideologia, anche quando mossi delle migliori intenzioni.” (Dalle note al testo – Ed. Einaudi 2012).
Nelle pagine della cultura di “La Repubblica” di oggi è pubblicato un’interessante articolo di Christian Salmon, titolo: “Se gli intellettuali svoltano a destra per puro marketing” Ecco qualche passo:
Un nuovo «caso» sta scuotendo la Francia: gli “intellettuali” sarebbero ormai schierati a destra, o in altri termini, passati dalla parte del nemico. Tradimento? Eresia? Il caso merita una riflessione, poiché segna una nuova tappa della mutazione iniziata più di trent’anni fa con i “nuovi filosofi”. E’ da allora che la figura dell’intellettuale, nata al tempo dell’”affaire Dreyfus”, si decompone sempre più sotto le bordate della globalizzazione, della rivoluzione neoliberista e della terza rivoluzione industriale. Al centro di questo nuovo caso figurano quattro personaggi che a prima vista non hanno nulla in comune. Houellebecq, romanziere navigato, ha l’abilità di situare le tematiche dei suoi romanzi al centro dei dibattiti in atto nella società. Eric Zemmour è un polemista nostalgico di una Francia senza stranieri. Alain Finkielkraut, autore di saggi declinisti, si scaglia contro un’immigrazione snaturante, una scuola squalificante e l’assuefazione alle nuove tecnologie. Quanto a Michel Onfray, è autore di successo di una controstoria della filosofia, demolitore di tutte le idolatrie, compresi Freud e la psicanalisi. Sono tutti accusati di deriva a destra, e di fare il gioco del Front National. Siamo lontani da un Sartre schierato con gli operai della Renault in sciopero (francesi e immigrati), da un Foucault che denunciava le condizioni di vita dei carcerati (francesi e immigrati).
(…)
Analizzando l’irruzione dei nuovi filosofi nel mondo intellettuale, alla fine dei Settanta, Gilles Deleuze si guarda bene dal discutere i contenuti delle loro posizioni, ma mette a nudo le leggi delle loro performance mediatiche, e quella che definisce «la trovata del marketing». E rileva due indizi che strutturano tuttora gli interventi degli intellettuali mediatici. Innanzitutto, procedono per concetti grossolani, tagliati con l’accetta. Ieri c’era la Legge, il Potere, il Gulag. Oggi c’è l’Identità, il Popolo, la Nazione, lo Straniero, la Razza, la Scuola, la Laicità. Secondo indizio: la personalizzazione del pensiero. «Quanto più debole è il contenuto di un pensiero, tanto maggiore è l’importanza che acquista il pensatore ». Anche in questo caso, l’efficacia è garantita dai talk show, che hanno bisogno di personalizzare il pensiero e la politica.
Ma solo in Francia questa farsa è arrivata a livelli così estremi. In quest’autunno 2015 sta assumendo le proporzioni un vero carnevale delle streghe, una notte di Walpurga in cui l’intellettuale mediatico getta alle fiamme ciò che aveva adorato e si assoggetta alla temperie dominante, facendo proprie le icone dell’identità, della nazione e del popolo. Sono anni che i media, con una perseveranza che sconfina nell’ossessione, fanno da palcoscenico all’enfasi identitaria. Gli intellettuali mediatici non sono altro che i loro portavoce, senza neppure il privilegio di essere stati i primi. La deriva a destra degli intellettuali è la forma che assume il loro allineamento alla doxa mediatica, la loro sottomissione al clima dominante, all’aria che tira. Se vanno a destra, non è per una loro inclinazione, ma perché seguono la china delle idee preconcette.
Sono assorbiti dal buco nero dei media, che inghiotte e divora ogni esperienza reale di creazione o di pensiero. Ma l’intellettuale non è il solo a cedere al fascino del lupo che avanza, dissimulato dietro le sembianze della Notorietà. A soccombere sono tutte le figure del potere: quella del politico, dell’intellettuale, del giornalista (il quarto potere). L’uomo politico ha perso la sua capacità di agire, il giornalista la sua indipendenza. L’intellettuale è inoperoso – privato dell’opera. Queste tre figure spogliate del loro potere si fondono per dar vita all’istrione, al polemista, che è la forma terminale dell’intellettuale mediatico – un intellettuale addomesticato. (Traduzione di Elisabetta Horvat).
Che altro aggiungere? Forse solo una domanda: in Italia la situazione è molto diversa?
Nell’immagine un’opera di Banksy

In Italia non si legge

Leggere

  • Sigmund Freud, “Introduzione alla psicoanalisi” – Bollati Boringhieri 2014 (cartaceo)
  • Michel Houellebecq, “Sottomissione” – Bompiani 2015 (cartaceo, prestito bibliotecario)
  • Keith Richards, “Life” – Feltrinelli 2014  (cartace0)
  • Antonio Gramsci, “Quaderni del carcere” – Einaudi 2001  (cartaceo)
  • Francesco De Sanctis, “Storia della letteratura italiana” –  Einaudi 1975 (cartaceo)
  •  Saavedra Miguel de Cervantes, “Don Chisciotte della Mancia” – Garzanti 2014 (eBook)
  • Elaine N. Aron, “The Highly Sensitive Person” – Harmony Books 2001 (cartaceo in lingua originale)

Questo il sommario elenco dei testi che al momento sto tentando compulsivamente e contemporaneamente di affrontare, sfidando in modo arrogante (e perdente) le leggi della fisica, dei limiti del tempo nonché delle limitate capacità e possibilità intellettuali. Oltre alle volgari contingenze economiche. Chissà poi perché, boh. Comunque non riesco e non voglio a farne a meno. Forse perché in qualche modo ne ho davvero bisogno e non riesco a farne a meno. Ma questo non spiega niente, tantomeno razionalizza la questione.

E in fondo davvero non ha nessuna importanza. Poi però apprendo notizie  “del rapporto AIE presentato ieri a Francoforte sulla situazione editoriale italiana. La sintesi ci dice che il bacino dei lettori si è ancora ristretto nel 2014  (-3,4%, ovvero 848.000 lettori perduti) e che il mercato “si ridimensiona” (-3,6%). A Francoforte sono stati ricordati anche i dati Istat sulla lettura, secondo i quali  chi non legge neppure un libro, sempre nel 2014, è il 58.6% degli italiani. Nel particolare. Il 39,1% di tutti i professionisti e dirigenti italiani non legge. Il 25,1 di tutti i laureati italiani non legge. Significa che circa il 40% dei professionisti, dirigenti e manager italiani non legge. Significa quasi la metà. Significa che la classe dirigente, per larga parte, non legge – attenzione- neanche UN libro l’anno. E quel quarto di laureati che ugualmente non legge neanche UN libro l’anno va messo a confronto con le stesse percentuali di altri paesi. Ovvero: in Spagna i laureati non lettori sono 8,3 e i dirigenti il 17. In Francia il 9 i laureati, i dirigenti e professionisti il 17.” (da Lipperatura di Loredana Lipperini).

Della classe dirigente di questo paese preferisco non parlare, meglio stendere il classico velo pietoso. Su questi temi è come sparare sulla Croce Rossa. Sul resto, al solito, tendo ad essere in leggerissima controtentenza. Il che non significa affatto di aver ragione, anzi. Si tratta solo di una banale constatazione. Però poi almeno non ci si venga a dire che in giro ci sono solo gufi che remano contro. Ha un senso tutto questo? Sono sincero, non ne ho la più pallida idea.

C’è posta per noi

Sensitive-movie-1

Elaine Aron comunica tramite newsletter che è stato pubblicato il film “Sensitive”.

Esso può essere noleggiato o acquistato qui tramite la piattaforma VHX, qui invece le FAQ relative all’utilizzo del sito ai nostri fini.

VHX è un sito che permette di visualizzare video a flusso continuo, presi da varie fonti e su una grande porzione del proprio schermo. Registrandosi, si ha a disposizione l’elenco dei filmati che stanno per partire, ed è inoltre possibile collegare alcuni dei propri account su altri siti per visualizzare direttamente i video che vengono lì condivisi. (da HTML.it)

Nel caso invece si preferisse acquistare il DVD con sottotitoli in varie lingue, bisognerà attendere ancora un po’, perché esso sarà disponibile entro le vacanze di Natale. Ci terremo aggiornati.

Nel frattempo, consoliamoci con un estratto del girato dal sito di Alanis Morrissette, “featured in the film”.

 

 

Gruppi di potere

Wake Up

Sul “Corriere di Bologna” di ieri, mercoledì 7 ottobre 2015, nella rubrica delle lettere “Risponde Mario Monti” (direttore) è stata pubblicata questa lettera della collega architetta Carmela Riccardi. Titolo: “Corruzione e omertà”. La condivido pienamente e la riproduco integralmente.

“Roberto Alfonso, un procuratore delle Repubblica, lasciando Bologna dopo aver attraversato l’inchiesta sull’ex presidente della Regione Emilia-Romagna, Errani, fa un preciso atto di accusa: ‘Politica e corruzione, città omertosa’. La normalità della corruzione passa attraverso piccole azioni e omissioni quotidiane, si nutre di grandi eventi e di grandi opere. Periodicamente se ne parla con gran disgusto e grande meraviglia; tutti aborrono la grande corruzione perdonandosi o cacciandosi nel subconscio le piccole corruzioni fatte di richieste di favori e di raccomandazioni. E’ emersa la grande corruzione del Mose di Venezia, del Sistema Sesto e della grandi opere in Lombardia. Qui in Emilia-Romagna tutto omertosamente viene nascosto o negato sino a quando con coraggio Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro, ha detto no al metodo e al sistema del partito delle supercoop.

Alla grande corruzione si arriva attraverso omissioni e piccole corruzioni che diventano ‘normali’. Tante piccole normali corruzioni che avvengono in ‘circostanze’ che impediscono al ‘criminale’ o al corrotto di ‘sentire che agisce male’. Rileggere ‘La banalità del male’ di Anna Arendt, dopo aver visto il recente film sulla vita della filosofa, ha rafforzato alcune idee che mi stavo facendo sulla corruzione in Italia: esistono molte circostanze che impediscono ai corrotti e ai corruttori di vedere che agiscono male. La normalità della corruzione ha molte sfumature: il voto di scambio, le raccomandazioni in assenza di merito, i conflitti d’interesse, le consulenze, i concorsi pubblici e universitari. Non esiste legislazione che riesca a opporsi efficacemente in assenza di donne e di uomini che sappiano dire di no e che rifiutano di essere omertosi e conniventi. 

L’Emilia-Romagna è oggi come il Veneto il giorno prima che il Mose diventasse uno scandalo: il sistema di corruzione del Mose il giorno prima dello scandalo era normale per tutti, a parte i soliti, isolati, non ricattabili e quindi ininfluenti. Il giorno prima dello scandalo era normale che i gruppi di potere a Venezia potessero decidere grazie anche al supporto dei referenti politici locali e nazionali che con una legge speciale per Venezia si potessero fare affari speciali. Quel ‘gran pezzo dell’Emilia’ è diversa, qui è ancora tutto ‘normale’, c’è lo stesso gruppo di potere come dice Roberto Balzani (sindaco di Forlì, Corriere d Bologna 24 dicembre 2013). Qui continua ‘la politica degli incarichi girevoli: dal partito ai palazzi o alle coop (Corriere di Bologna, 15 novembre 2013).”

Niente da aggiungere, se non la definizione – per estensione – del termine “Mafia” che trovo sullo Zingarelli, ‘Vocabolario della lingua italiana” (ed. Zanichelli):

“màfia (…) 2 (est.) Gruppo, categoria di persone unite per conseguire o conservare con ogni mezzo lecito e illecito, spec. maneggi e intrighi, i propri interessi particolari, anche a danno di quelli pubblici.”

Che altro dire? Un giudizio ce lo siamo fatti.