Archivio mensile:dicembre 2015

La cultura di Sherlock Holmes

Sherlock-Holmes

Primo estratto. Sherlock Holmes dialoga con il dott. Watson. Si conoscono da pochi giorni e Watson scopre che Sherlock ignorava la teoria di Copernico nonché la struttura del sistema solare:

Ora che mi ha insegnato queste cose, farò del mio meglio per dimenticarle.
– Per dimenticarle?
– Vede – mi spiegò – secondo me, il cervello d’un uomo, in origine, è come una soffitta vuota: la si deve riempire con mobilia a scelta. L’incauto v’immagazzina tutte le mercanzie che si trova tra i piedi: le nozioni che potrebbero essergli utili finiscono col non trovare più il loro posto o, nella migliore delle ipotesi, si mescolano e si confondono con una quantità d’altre cose, cosicché diventa molto difficile trovarle. Lo studioso accorto invece, seleziona accuratamente ciò che immagazzina nella soffitta del suo cervello. Mette solo gli strumenti che possono aiutarlo nel lavoro, ma di quelli tiene un vasto assortimento, e si sforza di sistemarli nel miglior ordine. È un errore illudersi che quella stanzetta abbia le pareti elastiche e possa ampliarsi a dismisura. Creda a me, viene sempre il momento in cui, per ogni nuova cognizione, se ne dimentica qualcuna appresa in passato. Per questo è molto importante evitare che un assortimento di fatti inutili possa togliere lo spazio di quelli utili.
– Ma qui si tratta del sistema solare – protestai.
– Che me ne importa? – m’interruppe impaziente Holmes. – Lei dice che noi giriamo attorno al Sole. Se girassimo attorno alla Luna non cambierebbe nulla per me o per il mio lavoro.” Arthur Conan Doyle  – Uno studio in rosso.

Secondo estratto. Da un qualsiasi quotidiano  del 26 novembre scorso:

“Il ministro del Lavoro torna a strigliare i giovani: «Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21», ha detto Giuliano Poletti, dialogando con gli studenti durante la convention di apertura a Veronafiere di «Job&Orienta», la 25esima mostra convegno nazionale dell’orientamento, scuola, formazione, lavoro.” (Il Corriere.it).

Sherlock Holmes mi è sempre stato “cordialmente” antipatico. Forse alla fine ho capito il motivo: la realtà è che sir Conan Doyle, nei suoi “romanzi” – che pure leggo in modo spensierato – racconta un sacco di cazzate. Scusate il francesismo. Non parlo delle oneste balle narrative, che fanno parte del gioco; parlo dei trucchi logico-deduttivi introdotti a tradimento e che fanno del suo protagonista un vincente a prescindere. Come del modello di società che egli rappresenta. Il problema è il trucco, pensato anche in questo caso ovviamente a tavolino nell’intento di buggerare il lettore credulone con il fascino del mistero e dell’acutezza para-scientifica dell’acuto e geniale specialista. (Ad esempio: al primo  incontro con Watson: “A quanto vedo, lei è stato nell’Afghanistan. – Come fa a saperlo? – domandai stupefatto. – Lasci perdere – fece lui ridacchiando.”  Ma la spiegazione fornita successivamente è del tutto risibile e pretestuosa). Stessa identica cosa succede nell’attuale meccanismo politico-economico-finanziario-comunicativo. Il problema è che queste panzane positivistiche non rappresentano altro se non la punta di un iceberg. Sott’acqua però si scopre un intero filone letterario e culturale di successo, il quale sostiene la necessità di un approccio formativo alla Sherlock Holmes come necessario per tutte le nuove generazioni. Le quali, ingenue, avrebbero in questo modo il futuro economico-professionale assicurato. Tutto ciò non è altro che un drammatico e strumentale imbroglio, che galleggia sulle sue reali motivazioni nascoste sotto il pelo dell’acqua, immerse nella consueta collusione politico-imprenditoriale tipica della nostra “classe dirigente”. Dove chi comanda e detta la linea è il mondo finanziario e la sua malcelata cattiva fede.

Terzo estratto:

Le competenze elevate ce l’ha ormai solo il computer, l’unico ferro nuovo tra i tanti ferri vecchi che il governo Renzi elenca quotidianamente con disgusto (…) Sicché diciamo la verità, anche il centodieci e lode è un ferro vecchio. E anche il verbo “studiare”: meglio “leggiucchiare”, “guardicchiare”, quindi spararle grosse con linguaggio immaginifico.” (Domenico StarnoneInternazionale n. 1131).

Quarto e ultimo estratto:

“…sotto l’influenza del neoliberismo, i governi premono sempre più affinché i programmi di studio scolastici e universitari siano strettamente vincolati al mercato del lavoro, le imprese svolgano un ruolo maggiore  nella progettazione dei corsi e i giovani siano incoraggiati a pensare alla potenziale retribuzione futura quando scelgono il corso di studio. Questa mercatizzazione dell’istruzione, non nel senso stretto di venderla, ma in quello più ampio di considerarla commercializzabile sul mercato del lavoro, è concepita per rendere un servizio più efficiente alla società introducendo il calcolo dei costi nelle decisioni in materia di istruzione. Come in tutti i casi di esternalizzazione, si producono esternalità, una delle quali è il colpo potenzialmente fatale inflitto all’idea della conoscenza come obiettivo puro, fine a sè stesso: per apprendere, ad esempio, le leggi della chimica, o come leggere una poesia per il gusto di farlo, non solo come strumento da utilizzare sul mercato. (Colin Crouch- Quanto capitalismo può sopportare la società, Laterza 2014).

Che poi nella contesa tra il sistema tolemaico e quello copernicano Galileo sia stato costretto o meno ad abiurare l’oggettiva verità scientifica (“inginocchiato avanti di voi Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l’eretica pravità generali Inquisitori”) per non finire nelle pontificie galere (o peggio, bruciato vivo) è del tutto secondario. E’ successo in passato? Amen. Come detto: “Non cambierebbe nulla per me o per il mio lavoro.”  Elementare, Watson.

 

 

 

 

Niente da aggiungere

Grosz

Riporto alcuni estratti da “La Repubblica di oggi”:

1)  «Io Luigino me lo sento sulla coscienza perché mi sono comportato da impiegato di banca e se fossi stato una persona che rispettava le regole non gli avrei fatto fare quel tipo di investimento». Marcello Benedetti è un ex impiegato della banca Etruria di Civitavecchia. Licenziato un anno fa da quella filiale per un procedimento penale che ha in corso, Marcello ora monta caldaie in giro per la sua città. Il contratto delle obbligazioni acquistate da Luigino D’Angelo, il pensionato che si è tolto la vita per aver perso 110mila euro, porta la sua firma. Benedetti accetta di rilasciare l’intervista a patto che non si sfiori l’inchiesta che lo ha travolto, e che non riguarda i bond subordinati: su questo non può rilasciare dichiarazioni.

Fu lei a “convincere” Luigino ad investire i suoi risparmi in obbligazioni subordinate?

«Sì, Luigino fu uno dei primi clienti della banca a cui proposi questo investimento».

Lo mise al corrente dei reali rischi che correva in questo tipo di operazione?

Gli occhi si inumidiscono. «Firmò il questionario che sottoponevamo a tutti, nel quale c’era scritto che il rischio era minimo per questo tipo di operazione».

Una bugia scritta in un contratto?

«In realtà nelle successive carte che il cliente firmava, era presente la dicitura “alto rischio”, ma quasi nessuno ci faceva caso. Era scritto in un carteggio di 60 fogli».

E voi impiegati non mettevate al corrente i clienti?

«Avevamo l’ordine di convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti della banca, settimanalmente eravamo obbligati a presentare dei report con dei budget che ogni filiale doveva raggiungere. L’ultimo della lista veniva richiamato pesantemente dal direttore ».

Eravate però perfettamente al corrente di cosa significasse vendere ai vostri clienti delle obbligazioni subordinate, giusto?

«Sì. Ogni anno c’era un aumento del capitale e per farlo dovevamo chiamare tutti i clienti e fargli rivedere azioni, obbligazioni, etc». (…)

(Articolo di Federica Angeli: “Ho Luigi sulla coscienza ma l’ordine di mentire ci arrivava dalla banca – pag. 6)

2) (…) La Federconsumatori di Arezzo annuncia che la prossima settimana presenterà un esposto in procura. «Il collocamento del 2013 è stato fatto in buona fede sperando di salvare la banca» assicura Bertola dal quartiere generale dell’Etruria, vicino all’Autosole e assolve i dipendenti agli sportelli. Fra loro uno racconta: «Eravamo sotto pressione. I dirigenti insistevano, ci facevano anche 2 o 3 telefonate al giorno: le hai vendute? Quante ne hai vendute di subordinate? Credevamo di offrire titoli sicuri, li abbiamo dati anche ad amici e ai parenti. In ufficio facevano la classifica di chi ne vendeva di più: si andava da “sei un mito” a “sei un incapace”. E non avevamo premi di produzione». Si ferma e aggiunge: «Ho visto miei colleghi allo sportello piangere. La nostra credibilità è a pezzi, con quale faccia domani consiglieremo un investimento a un cliente?».

(Articolo di Laura Montanari: E ora nel fortino di Arezzo scatta l’assedio agli sportelli “Chiudiamo anche i conti” – pag. 7)

3) Renzi sente di essere stato trascinato nella bufera suo malgrado e proprio durante la Leopolda, il simbolo del renzismo, che quest’anno doveva diventare l’occasione per rivendicare i successi del governo. «E’ un problema grave ma che dovrebbe ricadere su altri, a cominciare dalle banche, dalle loro colpe», spiega ai suoi collaboratori. Difende il decreto «che ha evitato guai peggiori ai correntisti e all’occupazione», protegge il ministro Maria Elena Boschi nell’occhio del ciclone perché suo padre era vicepresidente di Banca Etruria prima del commissariamento. Ma nessuno qui sottovaluta le conseguenze politiche di una vicenda che ha un fortissimo impatto sociale. Infatti l’esecutivo lavora a un provvedimento, ancora coperto dal segreto, che «riuscirà a raccontare meglio tutta la vicenda degli obbligazionisti».

(Articolo di Goffredo De Marchis: Renzi: “Il caso banche rischia di oscurarci” La Boschi prende tempo – pag. 11)

Agghiacciante: “un provvedimento che riuscirà a raccontare meglio…!” Davvero senza parole.

Anzi no, Roberto Saviano le parole le ha trovate:

Questo governo deve essere criticato con lo stesso rigore con cui abbiamo criticato il governo Berlusconi (…) Perché era giusto sotto Berlusconi chiedere le dimissioni, urlare allo scandalo e all’indecenza ogni volta che qualcosa, a ragione, ci sembrava andare nel verso sbagliato e tracimare nell’autoritarismo? Perché sotto Berlusconi non ci si limitava a distinguere tra responsabilità giuridica e opportunità politica, ma si era giustizialisti sempre? E perché invece oggi noi stessi ieri zelanti siamo indulgenti anche dinanzi a una contraddizione cosi importante e oggettiva? (…) La moglie di Cesare e il padre di Maria Elena Boschi – Il Post ”

(…) «Questo governo deve essere criticato con lo stesso rigore con cui abbiamo criticato il governo Berlusconi», continua lo scrittore. «Per molto meno siamo scesi in piazza. Non possiamo introiettare l’accusa di disfattismo con cui Renzi reagisce alle critiche». Secondo Saviano sulla vicenda restano «troppe opacità» a cui Boschi deve rispondere: «Se resterà al suo posto è solo perché questo è il Paese del conflitto di interessi».
Articolo firmato f.s.: Saviano:“La Boschi deve dimettersi”. – La Repubblica – pag. 9.

Nell’illustrazione: George Grosz – Toads of Property, 1920

L’incidente è chiuso

Serena Vitale

A tutti

Non incolpate nessuno della mia morte e, per piacere, non fate pettegolezzi. Il defunto li odiava. Mamma, sorelle e compagni, perdonatemi – non è questo il modo (non lo consiglio ad altri) ma non ho vie d’uscita. Lilja, amami. Compagno governo, la mia famiglia è composta da Lilja Brik, mia madre, le mie sorelle, e Veronika Vitol’dovna Polonskaja. Se per loro organizzerai una vita tollerabile – grazie. Le poesie già iniziate datele ai Brik, ci penseranno loro. Come si dice – l’incidente è chiuso, la barca dell’amore si è schiantata contro l’esistenza quotidiana. Io e la vita siamo pari e a nulla serve l’elenco dei reciproci dolori, disastri, offese. Buona permanenza al mondo.

Vladimir Majakovskij    12/4/30 

La morte è sopravvenuta per un colpo di pistola a bruciapelo al cuore. Inutile aggiungere che, nonostante l’invito contenuto in questo “testamento” rinvenuto vicino al suo corpo, pettegolezzi e ipotesi di tutti i tipi sono stati formulati a iosa a partire dal momento successivo la certificazione del decesso. Tra l’altro, partendo proprio dai forti dubbi sulla veridicità della lettera e del suicidio stesso. Tutte le conseguenti ipotesi vengono dettagliatamente riportate nel testo di Serena Vitale, (Il defunto odiava i pettegolezzi – Adelphi 2015) quasi una puntigliosa indagine personale a distanza di tempo, svolta anche sulla base di documenti finalmente desecretati, custoditi per decenni in archivi inaccessibili alla consultazione.

Egli aveva scritto in un suo precedente testo poetico: Non vuoi? / No? / D’accordo! / Vuol dire che di nuovo / scorato / prenderò il cuore / umido di lacrime / e lo porterò / come un cane porta / nella cuccia /  la zampa schiacciata dal treno.

Subito prima dello sparo fatale, Majakovskij è stato notato da un fattorino delle Edizioni di Stato (doveva consegnargli due volumi dell’Enciclopedia Sovietica) nel suo studio, in ginocchio davanti al presunto suo ultimo amore, l’attrice Veronica Polonskaja, nota a tutti come Nora.

“Tipico intellettuale declassato“, “estraneo alla nostra rivoluzione“, ancora nel sesto tomo della Piccola Enciclopedia Sovietica, licenziato alle stampe il 30 gennaio 1930, alla voce “Majakovskij si poteva leggere: “La rivolta di M. è anarchica e individualista, piccoloborghese nella sostanza… Dopo la rivoluzione M. ne è divenuto compagno di strada. Ma anche dopo l’Ottobre a M. è rimasta estranea la visione del mondo proletaria come sistema organizzato di idee, sentimenti”.

In più, annota giustamente Vitale: “Il suicidio è inammissibile lì dove solo lo Stato ha licenza di eliminare i propri sudditi.”

Ciononostante, cinque anni dopo, la gloriosa Unione delle Repubbliche Sovietiche, dove il socialismo “in sostanza è ormai stato costruito“, ha bisogno di grandi poeti – di poeti n. 1. Possiede già (e può propagandarne le gesta) il delatore n.1, il lavoratore n. 1, la trattorista n. 1, il teatro n. 1. Manca il poeta, il Bardo. Perciò il 5 dicembre 1935 compare sulla “Pravda” (quarta pagina) uno scritto di  Stalin: “Majakovskij era e resta il migliore, il più dotato poeta della nostra epoca Sovietica. L’indifferenza nei confronti della sua memoria e delle sue opere è un delitto… Fate tutto quello che abbiamo trascurato di fare. Se sarà necessario il mio aiuto, sono pronto”.

Contrordine compagni. “Alla Causa un poeta morto è di gran lunga più utile di uno vivente”, questo è l’amaro messaggio di fondo che si legge esplicito e tra le righe di questo libro. In effetti tra tutti i fatti, le ricostruzioni, le ipotesi e i pettegolezzi passati in rassegna, questa constatazione rimane senz’altro la più attendibile base interpretativa per un evento umano drammatico, comunque lo si guardi: sia dalla prospettiva politica, sia da quella culturale. Sempre di un crimine si tratta.

DVD of Sensitive: the Untold Story

Per chi fosse interessato, giro la mail ricevuta da service@hsperson.com (è ora disponibile il DVD del film “Sensitive: the Untold Story):

Dear HSPs,

The DVD of Sensitive: the Untold Story can now be ordered here. This, the final version, will be released December 15.  But especially if you want it for Christmas (maybe to give as a gift), it’s best to order it now. This final version is slightly different from the Kickstarter DVD.  It has a bonus track, a fancy case, plus subtitles in nine languages, to meet the needs of our worldwide highly sensitive community:

Danish Japanese
Dutch Portuguese (Brazil)
English Spanish
French Swedish
German  

These subtitles will be added soon to the online VHX version, which is still for sale or rent through the movie website.

What we all wish is that as many people as possible see this movie. Once again, as with the books, I think this will happen through a grassroots, word-of-mouth pathway in which you will be effortlessly involved, of course, by simply talking about it.

In addition, it would be wonderful if you could show the movie in any setting where some new people, especially non-HSPs, could see it. For example, your extended family during the holidays, your church, synagogue, local library, local school or college, club or organization, or your local theater showing independent films, or anywhere else where people would like to watch something entertaining and well produced as well as informative–all of which this film definitely is.  (One theater has already asked for it; contact the Sensitive movie team if the film will be shown in a large theater.)

If you think you would like to have the DVD available for people to purchase after seeing the film, Global Touch Group is offering reduced-rate 10-DVD sets at $109.50 per set.  Go to the movie website, and scroll down the page to order sets.

Purtroppo, come si può notare, tra le lingue dei sottotitoli è previsto il danese, il portoghese, l’olandese, lo svedese, lo spagnolo, il giapponese, il francese, il tedesco, naturalmente l’inglese (sottotitoli inglesi al testo americano!). Ma manca l’italiano. Inoltre, al prezzo di vendita di $ 14,95, ne vanno aggiunti altri 16 per la spedizione in Italia. Mah.

 

Vespa, Renzi e la “cultura”

Vespa table

In un’ intervista a Marco Ferrari che risale ai tempi del cosiddetto “buonismo veltroniano”, Cesare Garboli dichiarava: “Penso che ci voglia coraggio per programmare la bontà e non la cattiveria perché in Italia facciamo sempre la faccia feroce, siamo tutti luciferoni, macchiavelloni, ricciliù (ricciliù sta per Richielieu) da avanspettacolo. (…) In Italia si è cattivi per esistere, per darsi un’identità, ma la cattiveria programmata è roba da bambini, roba da dibattito televisivo.”  Normalmente tenderei a concordare con Garboli. Di solito, appunto, non oggi. Non quando si tratta dei libri di Bruno Vespa.

Riconosco che esistono misteri molto più gravi e drammatici in Italia e nel mondo, ma anche i due seguenti interrogativi inducono comunque una certa inquietudine:

  1. per quale motivo ogni libro di Vespa balza immediatamente in vetta alle classifiche di vendita non appena pubblicato (miracolo o mistero scientifico, come lo scioglimento del sangue di San Gennaro)? La qualità artistico-letteraria del documento in oggetto è esclusa a prescindere;
  2. perché ogni anno il Presidente del Consiglio in carica (in questo caso Renzi) sente il dovere di presenziare all’ennesima presentazione dell’ennesima uscita pre-natalizia? Tale impegno istituzionale è forse previsto dalla Costituzione Italiana?

Il disdicevole fatto si è ripetuto ieri, puntuale come un orologio svizzero, ed è avvenuto come al solito al Tempio di Adriano di Roma:

“Non sono dunque mancati i siparietti, quasi in tempo reale restituiti alle moltitudini del web. In uno, reclamizzando il bonus per i 18enni, il premier si è divertito a mettere in dubbio che i giovani ne approfitteranno per acquistare il primo gennaio 2016 la strenna del conduttore di Porta a porta. Ma a quel punto, gli ha risposto Vespa giustamente seccato, «il libro sarà già esaurito!».

Dopo di che è partito lui all’attacco esprimendo le sue riserve sull’uso culturale dei promessi 500 euri: «Se li giocheranno a flipper». Ma qui è scivolato perché, come impietosamente Renzi gli ha fatto notare a sua volta imitando un’antica gag di Mike Bongiorno, i 18 enni non giocano più a flipper: «Oh Vespa, mi è cascato sul flipper!» . Invano allora l’indomito zio l’ha buttata sulla Playstation presidenziale, ma niente da fare, erano ormai 2 a 0.” (…) presentare i libri di Vespa rientra «negli obblighi istituzionali del presidente del Consiglio: come partecipare al G7 o al G20» ha spiegato” Renzi. (Filippo Ceccarelli –La Repubblica di oggi)

Vabbè. A me personalmente non fa ridere, anzi fa molto riflettere. Anche perché sono convinto che il massimo anzi forse unico grado di utilità dei libri di Vespa sia quello a suo tempo rivelato dal designer Giulio Iacchetti nel suo geniale ed ecologico “Vespa Table” (vedi immagine). Iacchetti stesso lo descrive così:

“Un tavolino realizzato con materiale di risulta: piano e base sono ricavati da antine trovate in strada, la gamba è una pila di libri di Bruno Vespa: li ho scelti perché facili da reperire nei negozi dell’usato, sempre in ottimo stato, praticamente mai letti. Molti amici sono stati contenti di disfarsene per realizzare il mio progetto. Inoltre hanno sempre lo stesso formato e la copertina rigida aiuta la statica del tavolino…”.

Giusto. D’altra parte lo stesso Vespa è un vero maestro nell’arte del riciclo. Di sé stesso.