Archivio mensile:marzo 2016

Mahler, Abbado e il silenzio

the_silence

E’ vero, Claudio Abbado ci ha lasciato. Ma non è che non ci abbia lasciato niente. Al contrario.  Ci ha lasciato tutto. Le sue magistrali esecuzioni. E molto altro, di inesprimibile. Ad esempio i due minuti di devastante silenzio al termine della Nona di Mahler eseguita a Lucerna poco prima di morire. Praticamente un testamento artistico. “Never seen anything like this: The audience remains silent for at least two minutes after the final tone of a truly breathtaking Adagio. Even Benigni seemed very impressed at.” (Commento da Youtube). Anche per questo, grazie Maestro.

Ragazzofiore

Servizio n.1210916: 28 Marzo 2016 - Via Giardino - VITTORIO VENETO (Treviso) - CARPESICA (TV) - GIULIO MILACIC SI SPARA CON IL FUCILE DEL PADRE - 20160328 - CLJ - CARPESICA (TV) - GIULIO MILACIC SI SPARA CON IL FUCILE DEL PADRE - Riccardo Rizzo/PhotoJournalist/B&S Press/Bolzoni - - - fototvbolzoni

Si faceva chiamare così Giulio Milacic, 17 anni, su Instagram, dove pubblicava foto e aforismi.

Nel suo profilo social metteva storie a puntate di abbandoni e sofferenze mostrando una sensibilità fuori dal comune.

Sabato sera Giulio aveva esternato ai genitori tutto il suo dolore per la notizia appresa navigando svogliatamente sul suo smartphone. Patrick Beda, amico e compagno di classe in un istituto professionale, si è schiantato in moto contro un platano ed è morto sul colpo. Insieme avevano condiviso le disavventure di una carriere scolastica non proprio eccellente, che li aveva indotti a lasciare anzitempo il corso di studi e ad affacciarsi al mondo del lavoro. Anche se non si vedevano più ogni giorno l’amicizia era rimasta, così come gli interessi comuni per i motori.

Dopo una nottata trascorsa cercando di metabolizzare quella perdita inspiegabile, il giorno di Pasqua Giulio ha pranzato con papà Stefano e con mamma Luisa. Lo vedevano provato, a tratti assente ma non immaginavano un simile baratro emotivo. Verso le 18 ha preso il fucile di papà, è sceso in giardino e si è ucciso. Sono state le grida disperate della cugina che abita poco distante a dare l’allarme. I familiari hanno assistito impietriti ai tentativi di rianimazione dei medici del 118, fino al momento in cui tutti si sono tolti guanti e mascherine.

«Giulio aveva sofferto molto per la perdita della nonna, circa due anni fa. E poi Patrick. Ci ha fatto vedere la notizia nel telefonino con le lacrime agli occhi» ripete allo sfinimento papà Stefano. Dai racconti di chi lo conosceva emerge una sensibilità fuori dal comune. Giulio aveva deciso di esprimere tutto ciò che aveva dentro sul suo profilo Instagram, attraverso racconti e aforismi. Lui era “Il Ragazzofiore”, tutto attaccato, parola presa da una poesia di Davide Rondoni (“Tango della timidezza”). Pubblicava storie a puntate di amori finiti, di abbandoni e di sofferenze. “Da piccolo non avrei mai sognato questa vita. Ci rivedremo in un futuro non troppo lontano, magari in un posto migliore”, è il testamento lasciato sul social network. Lì dove ora arrivano tutti i messaggi dei follower. Messaggi disperati per dire che tutto finisce, certo, ma non ci si doveva lasciare così.”

(Enrico Ferro – La Repubblica, 30 marzo 2016)

QUI invece Andrea De Polo (La Tribuna di Treviso)

 

 

Persone Altamente Sensibili

white-flowers-33

Vi danno fastidio spesso i rumori, gli odori e le luci intense? Preferite le attività solitarie come la lettura o fare jogging? A volte vi sentite incompresi e osservate dei dettagli che passano inosservati agli occhi degli altri? Se è così, è probabile che siate tra le persone altamente sensibili (PAS), un gruppo composto dal 20% della popolazione.

Vale la pena ricordare che non si tratta di una patologia, queste persone sono semplicemente caratterizzate dalla reazione intensa agli stimoli ambientali, dato che sono ipersensibili. Non si tratta di un dono o di un difetto, è solo un modo di essere.

8 caratteristiche delle persone altamente sensibili

1. Reagiscono in modo eccessivo agli stimoli ambientali. Le persone altamente sensibili si sentono infastidite dagli stimoli ambientali, da quelle situazioni che per gli altri di solito passano quasi inosservate, come le luci brillanti, il disordine, un tono di voce leggermente più alto, un odore sgradevole. Ad esempio, possono rifiutare alcuni vestiti perché il contatto di questi sulla pelle gli risulta particolarmente sgradevole, oppure possono provare vertigini in una stanza disordinata. Queste sensazioni sono così intense da causargli irritazione, depressione e voglia di fuggire.

2. Tendono a sentirsi incomprese. Dal momento che queste persone sono molto sensibili non comprendono perché le altre persone non reagiscono allo stesso modo ma mostrano invece un atteggiamento “superficiale” o “indifferente”. Ad esempio, possono trovarsi insieme ad un gruppo di amici e sentirsi molto a disagio per un odore che gli altri percepiscono a malapena o si sentono a disagio a causa dell’arredamento dell’ambiente che per loro non soddisfa i criteri estetici di base. Queste differenze nella sensibilità li portano a pensare di essere persone “rare” facendole sentire incomprese, soprattutto se si trovano in ambienti nei quali si apprezza molto l’estroversione, il contenimento delle emozioni e la fermezza.

3. Sono molto empatici. Le persone altamente sensibili sono anche molto sensibili ai sentimenti degli altri in modo tale che sono spesso particolarmente empatici di fronte ai problemi di un amico o anche di persone che non conoscono. A volte questa speciale sensibilità ed empatia li portano a soffrire e preoccuparsi molto più del solito per problemi che non li riguardano direttamente, è come se portassero il peso della sofferenza del mondo sulle loro spalle. Di fatto, queste persone possono reagire in modo molto emotivo al dolore altrui e alle ingiustizie, vivendoli sulla propria pelle.

4. Vivono ad un ritmo più lento. Le persone altamente sensibili a volte si sentono come se il mondo girasse troppo veloce intorno a loro. Hanno il loro proprio ritmo e di solito non si lasciano contagiare dal ritmo frenetico che segue la società. Andare di fretta non è per loro, li fa sentire male, gli causa vertigini e la sensazione di perdita del controllo.

5. Faticano a prendere le decisioni. Le persone altamente sensibili spesso catturano dei dettagli che passano inosservati agli altri, così terminano per disporre di più informazioni rispetto al resto. In alcuni casi, questa estrema sensibilità può essere un vantaggio, ma a volte può causargli difficoltà nel prendere le decisioni, perché tendono a pesare molto attentamente a tutti i pro e contro, anche in situazioni in cui non vi è bene o male, come quando si tratta di scegliere un piatto al ristorante. Quindi, nel gruppo di amici, la persona altamente sensibile è quella che prende sempre più tempo per decidere, che deve riflettere più degli altri.

6. Hanno un intuito acuto. Esiste una teoria secondo la quale l’intuizione non sarebbe altro che la capacità a livello inconscio di catturare una maggiore quantità di dettagli, dargli un ordine e, partendo da questo, elaborare una probabile conclusione. Questa idea spiega perfettamente perché le persone altamente sensibili sono anche le più intuitive. Essendo in grado di rilevare anche i dettagli più piccoli, queste possono sviluppare inconsciamente un quadro più dettagliato della situazione e stabilire con una certa sicurezza che cosa potrebbe accadere.

7. Godono della solitudine. Queste persone spesso preferiscono svolgere delle attività in solitario che gli permettano di godere del mondo dalla loro prospettiva. Di solito, si sentono più a loro agio in piccoli gruppi ed evitano le folle e il caos. Alcune sono timide e odiano essere al centro dell’attenzione, ma circa il 30% delle persone altamente sensibili sono estroverse, dovuto alla formazione ricevuta quando erano piccole.

8. Sono più sensibili alle critiche. Le persone altamente sensibili reagiscono più intensamente alla critiche dato che le prendono seriamente, come qualcosa di personale, soprattutto perché tendono ad essere perfezioniste. Il loro desiderio di evitare le critiche e l’estrema empatia spesso le portano ad essere molto gentili ed educate. Queste persone non abbandonano mai il carrello della spesa nel parcheggio del supermercato e non cercano di passare davanti agli altri in una fila, perché rispettano le regole dell’educazione e cercano di compiacere gli altri. Inoltre, di solito sono i primi a notare che qualcuno si sta comportando in modo inappropriato, ma probabilmente non glielo faranno notare.

Relazionarsi con le persone altamente sensibili

Relazionarsi con le persone altamente sensibili è di solito un’esperienza molto intensa che può trasmettere energia positiva e confortante ma anche profonde delusioni. Ad esempio, in amore, le persone molto sensibili sono in grado di apprezzare tutte le sfumature del loro partner, perché lo conoscono come nessun’altro e possono trasmettergli un’energia molto positiva. Tuttavia, poco a poco, diventeranno sempre più esigenti al punto che il partner non sarà più in grado di soddisfare tali esigenze perché non ha lo stesso livello di sensibilità. In altri casi, il problema nasce dalle piccole delusioni quotidiane che vanno aumentando lasciando spazio a delusione e frustrazione.

È importante che la persona altamente sensibile sia consapevole delle proprie caratteristiche e sappia approfittare del lato migliore di queste. Ciò significa che è necessario lavorare per imparare a concentrarsi sulle caratteristiche positive degli altri, invece di evidenziare continuamente i loro errori. Inoltre, è anche importante ridimensionare le aspettative, avere meno esigenze, e soprattutto dare ad ogni cosa il giusto valore senza ingigantire le ripercussioni di ogni evento.

Infine, chi si relaziona con queste persone dovrebbe cercare di mettersi nei loro panni e rispettare il loro modo di vedere e affrontare la vita. Il fatto che a voi non vi diano fastidio determinati stimoli o comportamenti non significa che gli altri li possano accettare o gestire con facilità.

da: angolopsicologia.com

 

“Gli anni”, però.

Annie-Ernaux

Gli anni” di Annie Ernaux (L’Orma Editore – 2015) è un libro autobiografico al tempo stesso molto bello, molto francese, molto femminile (e femminista), che rappresenta molto bene i tempi trascorsi dal secondo dopoguerra ad oggi, la posizione sociopolitica (che condivido in massima parte) e il necessario carattere narcisista dell’autrice, nonché degli artisti in generale. La quale autrice , si capisce molto bene anche solo leggendola, non avendola mai né vista né conosciuta, essere una donna molto bella e intelligente. Altri hanno giustamente scritto molto bene di questo libro: ad esempio Andrea Bajani su Le Parole e le Cose,  oppure Matteo Moca su Minima & Moralia, oppure Claudia Zunino su L’Indice On Line, Loredana Lipperini nel suo blog Lipperatura, ecc. Condivido la maggior parte di questi contenuti. Però… Ho una mia modesta singola piccola critica. Anzi doppia critica. La prima è determinata dal fatto che detesto gli album delle fotografie; questo libro sembra invece essere strutturato su uno di essi. A mio parere, però…: gli album fotografici, le nostre fotografie (soprattutto quelle personali-famigliari) sono quasi sempre idealizzate e falsate alla nostra vista dalla patina del tempo e dalla – ahimè – inevitabile ma deleteria nostalgia, che tutto smussa e addolcisce, anche “i peggio momenti” .
La seconda critica consiste nel fatto che trovo eccessivamente autoriferiti (egocentrici, insomma) brani come il seguente, dove non capisco assolutamente cosa intenda l’autrice, parlando in terza persona della propria esperienza , quando cita la propria, cosiddetta, “sensazione palinsesto“:

“Un tempo di una natura sconosciuta s’impadronisce della sua coscienza e del suo corpo, un tempo nel quale il passato e il presente si sovrappongono senza confondersi, dove le sembra di raggiungere fuggevolmente tutte le forme dell’essere che è stata. Le è già capitato di vivere questa sensazione – forse anche le droghe la provocano ma lei, che ha sempre preferito il piacere della lucidità, non ne ha mai fatto uso –, e ora la esperisce in maniera più estesa e rallentata. Le ha dato un nome, l’ha chiamata «sensazione palinsesto», anche se, a fare affidamento sulla definizione del dizionario, «manoscritto raschiato per poterci riscrivere sopra», palinsesto forse non è il termine più adatto. Vi ci vede un possibile strumento di conoscenza, non soltanto per se stessa, ma in maniera più generale, quasi scientifica – di cosa, non saprebbe dirlo. Nel suo progetto di scrittura su una donna vissuta dagli anni Quaranta a oggi, progetto che ha sempre più timore di non realizzare, fino a sentirsene in colpa, vorrebbe, forse influenzata da Proust, utilizzarla come chiave d’accesso, per il bisogno di fondare la sua impresa su un’esperienza reale. È una sensazione che la risucchia gradualmente lontano dalle parole e da ogni linguaggio, verso i primi anni senza ricordi e il tepore rosa della culla, che le fa attraversare una serie di stanze dentro ad altre stanze – quelle di Compleanno, il quadro di Dorothea Tanning –, cancella le sue azioni e gli eventi collettivi, abolisce tutto ciò che negli anni ha imparato, pensato, desiderato e l’ha condotta fin lì, in quel letto, con quell’uomo più giovane, è una sensazione che sopprime la sua storia. E invece quello che vorrebbe fare nel suo libro è proprio salvare tutto, tutto ciò che è stato attorno a lei, sempre, salvare le circostanze. Ma forse l’esistenza stessa di questa sensazione dipende proprio dalla Storia, dai cambiamenti nella vita delle donne e degli uomini occorsi nel tempo e che ora le permettono di esperirla trovandosi a cinquantotto anni al fianco di un uomo di ventinove senza provare nessun senso di colpa né, d’altra parte, nessun orgoglio particolare. Non è sicura che la «sensazione palinsesto» abbia una valenza euristica superiore rispetto agli altrettanto frequenti episodi in cui sente la sua esistenza, i suoi «io», prendere vita dentro i personaggi di libri e di film, quando sente di essere la donna di Sue e Claire Dolan, visti da poco, oppure Jane Eyre, o Molly Bloom – o Dalida.” 

La terza critica (ma non erano due?) è che se avessi o avessi avuto oppure avrò (dio me ne scampi ma non si sa mai)  a cinquantotto anni un’amante di ventinove anni più giovane, anch’io non proverei forse “nessun senso di colpa né, d’altra parte, nessun orgoglio particolare.”  Appunto per questo, però, non ne parlerei affatto, tanto meno ne scriverei. Se non altro, per evitare di alimentare il fondato sospetto di eccessivo ego-narcisismo.” Gadda ha scritto: “I pronomi! Sono i pidocchi del pensiero. ” E il suo bersaglio preferito, tra tutti, sarebbe stato quello di prima persona: “L’io, l’io!… Il più lurido di tutti i pronomi!”, dice Gonzalo, protagonista parzialmente autobiografico de La cognizione del dolore. Appunto, troppi, troppi pronomi, troppi IO in questo bel libro.

Contro il suicidio (2)

tumblr_nudc3zCvIV1shbtheo1_1280

Il suicidio come incidente 

Gli studi dimostrano che molte persone riflettono o parlano del suicidio in anticipo, oppure fanno dei tentativi prima di decidersi.  Possono essere indecisi. Ci stanno ancora ragionando, fino al momento in cui non agiscono con successo. Comunque, eccetto il caso in cui progetto di suicidio è fatto per fuggire la demenza o un malattia terminale, ho l’impressione che  il suicidio avviene per davvero quando  questa ambivalenza giunge all’atto finale, il che avviene molto spesso come fosse un incidente. Penso che sia un incidente molto spesso soprattutto per le persone più giovani, le quali hanno meno esperienza nella gestione dei momenti di depressione. Esseedono nel suicidio una via di fuga, una soluzione e una affermazione rispetto a quelli che li hanno fatti fallire, non considerando però  il fatto che loro non saranno poi lì a vedere il risultato. E’ così che noi perdiamo queste vite così promettenti.

Sono le offese, specialmente, che possono far sentire agli ipersensibili il bisogno di uccidersi; vorrei rivolgermi a tutti i consulenti delle scuole superiori e dei college del mondo, per fargli presente quanto loro potrebbero aiutarli anche solo con piccoli insegnamenti sull’ipersensibilità. Potrebbero esaminare i nuovi allievi e orientarli mediante parametri di ipersensibilità. poi successivamente anche far loro vedere il film sugli ipersensibili, oppure distribuire loro il libro sull’argomento.

Ritorno un attimo su cosa intendo per “incidente”. Potreste a questo riguardo anche parlare di tempesta perfetta. La mente, il corpo, lo spirito, tutto sprofonda. La mente lotta contro onde gigantesche di vergogna o senso di inutilità che derivano da un orribile tradimento, un rifiuto, da critiche devastanti sul proprio lavoro, da una grave sconfitta o fallimento, e dall’ulteriore vergogna per cui non si è in grado di controllare la propria reazione in proposito. La mente sta colando a picco sotto queste ondate mostruose.

Il corpo, spesso, non ha dormito, riposato o ricevuto buon cibo, o fatto esercizio. Si verifica perciò una drammatica flessione del benessere fisico, soprattutto riguardo i neurotrasmettitori del cervello. Quando questi crollano, finiamo sempre  per deprimerci, ma se essi calano così tanto, la depressione è diventa così enorme che a tutti noi verrebbe il pensiero del suicidio. Aggiungiamo poi l’assunzione di alcool o droghe, utilizzati prima o dopo che l’dea stessa sia venuta in mente. Questi elementi aumentano il fattore di rischio poiché essi rendono la mente più offuscata. Il fatto stesso di prima  viene percepito come irreale. La nave imbarca ancora altra acqua e comincia a inclinare .

Spiritualmente, noi tutti abbiamo dubbi sul nostro percorso, ma quando i dubbi hanno la meglio, allora ogni significato sembra perduto, e perciò, con esso, anche il nostro massimo supporto. L’albero maestro si spezza. La nave affonda.

Ho verificato come questa idea del suicidio, considerato come incidente, sia a volte di aiuto per chi rimane, soprattutto per i genitori degli adolescenti. E’ dura affrontare la morte per incidente di qualcuno che amiamo, ma perlomeno sappiamo che egli non   deliberatamente(e stupidamente, se riusciamo a comprenderlo) morto uccidendo sé stesso.

Forse questa può essere un’idea rassicurante, anche solamente per il fatto che in essa c’è almeno un po’ di verità. La maggior parte delle personee per la maggior parte del tempo, certamente desiderano continuare a vivere.  (Teniamo presente il paziente con tendenze suicide che però non prende gli antidepressivi perché li considera dannosi per la salute). E’ strano che essi smettano di aver voglia di vivere. Cos’è successo? Un incidente.

Ho l’impressione che molti ipersensibili abbiano pensieri suicidi di tanto in tanto (io li ho avuti in gioventù), e ancora di più sono stati devastati dal suicidio di un altro. Finché tu (e io) siamo ancora qui, sappiamo che le cose cambiano. “Nessun sentimento è definitivo”. Amo questa citazione da Rilke. (Se vi interessa l’intera poesia, vedi  la fine di questo post). poiché comprendiamo sempre più il valore della nostra sensibilità assieme alla sua intensità emotiva, ho il sospetto che noi saremmo coloro che è meno probabile commettano suicidio . E le più capaci di comprendere e aiutare gli altri quando qualcuno tendesse a imboccare questa strada.

Elaine Aron: Suicide and High Sensitivity (2- Fine)

Contro il suicidio (1)

Against suicide

Mi piacciono le persone che possiedono il coraggio e la consapevolezza sociale necessari per affrontare anche argomenti scomodi e impopolari. Ad esempio il suicidio, fregandosene del fatto che affrontando tale argomento come minimo si provocheranno scongiuri e fughe di interesse. Ciononostante, avendo ricevuto richieste in proposito, Elaine Aron lo ha fatto  con un post del 25 febbraio scorso sul suo blog (Suicide and High Sensitivity). Anche solo per questo motivo, oltre al link diretto di cui sopra, propongo di seguito una traduzione del testo in oggetto. Come sempre, mi scuso in anticipo per le eventuali imprecisioni. Tradurre… sembra facile. Il testo è piuttosto lungo, lo dividerò quindi in due post successivi. Questo è il primo.

SUICIDIO E IPERSENSIBILITA’

“Ho ricevuto alcune domande riguardanti l’ipersensibilità e il suicidio, credo che dovrei rispondervi. Sono consapevole di come questo sia un argomento forte ma importante. Suppongo che questo post sia opportuno in quanto la maggior parte dei suicidi avvengono in primavera. Non ho fatto ricerche in proposito. Si tratta solo di mie impressioni tratte da esperienze personali, così come ognuno avrà senz’altro le proprie in proposito. Mi scuso dell’utilizzo della erza persona nella prima metà del testo. Spero che niente di questa parte sia mai applicabile alla seconda persona, TU. Ma accade, lo so bene. HSPs, come qualsiasi altro, possono uccidersi. Inoltre, come argomenterò più oltre, essi sono profondamente toccati dagli altri suicidi.

HSPs e la riflessione sul suicidio

Per prima cosa, affrontiamo l’aspetto negativo dell’argomento. Ritengo che gli ipersensibili, quando sono depressi, siano maggiormente soggetti al pensiero del suicidio, poiché essi percepiscono tutto con maggiore intensità, compreso la depressione, con il suo senso di disperazione,  inutilità, e angoscia. Inoltre, con la loro profondità di elaborazione, il loro pensiero va spontaneamente a tutte le conseguenze di ciò per cui sono scoraggiati o semplicemente del fatto di essere così depressi. Una conseguenza, ovviamente sbagliata, può essere quella di sentire che non dovrebbero più stare su questo pianeta. Si sentono troppo inutili, deboli, ecc.

Oppure possono pensare di stare causando ad altri così tanti problemi che coloro che gli sono cari starebbero meglio senza di loro. Ancora, questo è COSI’ sbagliato. Essi, con le loro azioni, possono fare un male profondo a coloro che gli sono vicini.

Ma continuando ad analizzare le loro idee, essi possono perfino fare progetti, che sono considerati i segnali più pericolosi a parte i veri e propri tentativi pratici.(Specialmente se qualcuno parla di progetti, è il momento di portare loro aiuto. Ci sono molti altri segnali e risorse su internet, incluso linee dirette nazionali. Molti paesi ne dispongono. Ma questo post non tratta specificamente della prevenzione del suicidio).

Cos’altro possiamo capire sugli ipersensensibili?

Il suicidio è frequente tra gli studenti dotati, i quali di solito sono ipersensibili secondo gli studiosi de i talenti. Si pensa che il motivo principale sia il loro perfezionismo,  poi avvertonoche anche gli altri si attendono la perfezione da loro, cosicché una valutazione bassa o una esposizione meno riuscita li può portare al punto di rottura. Sebbene non tutti gli ipersensibili siano dotati, si può dire che tutti hanno a momenti i loro problemi con il perfezionismo, nel considerare fallimenti propri o altrui.

Un’altro fattore di rischio per i dotati può essere l’impopolarità o perfino il bullismo per la loro diversità. Anche gli ipersensibili si sentono differenti e a volte sono oggetto di bullismo a causa di ciò.

Soprattutto,  gli ipersensibili possono finire per odiare le conseguenze della loro sensibilità. Li ho ascoltati simpateticamente mentre mi dicevano che sentivano la patologia del sentirsi differenti, “strani”, e che si sentivano perduti là fuori poiché non potevano affrontare la vita nello stesso modo degli altri. Erano stanchi di guadagnarsi la vita avendo da fare i conti con la sensibilità, poi essendo così facilmente devastati  dalle critiche di quelli importanti per loro, che poi vedendoli così suscettibili, li criticavano ancor di più. Molti di noi hanno provato di valorizzarli  e di convincere gli   ipersensibili  di essere  orgogliosi della loro sensibilità (per esempio Jacquelyn Strickland  e i creatori di molti contributi al film Sensitive: The Untold Story). Qualche volta però una lunga storia di incomprensioni, forse altri traumi, cosi come la genetica, pretendono il loro pedaggio.

Ora l’aspetto positivo. La mia sensazione è che gli ipersensibili abbiano un tasso di suicidi inferiore rispetto al rimanente 80% della popolazione. La stessa profondità di elaborazione, così istintiva in loro,  comporta che essi siano meno impulsivi. Sono probabilmente più insicuri, in attesa di considerare le  cose ancora una volta, quando probabilmente vedranno la loro vita da un differente punto di vista. Inoltre, può essere meno probabile che le loro minacce si trasformino in un progetto che si sentono di portare avanti, che sai piuttosto metaforico, il culmine di profondità di elaborazione e forti emozioni. Pensare “Mi sento così male che voglio uccidermi” è un modo di esprimere quanto male uno  si sente. e noi sappiamo quanto gli ipersensibili possano essere sopraffatti da ogni emozione, anche la gioia, e seguirle fino alla loro conclusione emotiva .

Secondo. Penso che le persone sensibili siano più consapevoli di quanto possa essere terribile l’effetto di un suicidio per le persone che gli sono vicine. Certamente, se lo fate  presente agli ipersensibili, essi risveglieranno la consapevolezza di quanto danno provocherebbero. Dopo tutto, loro hanno tutti quei neuroni specchio, tutta quella empatia che permette loro di capire quello che gli altri potrebbero sentire.

L’effetto sugli ipersensibili rimasti soli

Il suicidio ha un effetto grandiosamente cattivo su chi rimane, e sicuramente sugli ipersensibili in particolare. Perdere qualcuno di caro a causa del suicidio provoca uno shock terribile. In seguito un profondo lutto. Ma anche non comprensione, e gli ipersensibili hanno una profonda necessità di capire. Perché questa persona non ha visto la preziosità del dono della vita stessa, e tutto lo splendore che ci si può godere quando l’autostima se ne va? E perché questa amata persona ti abbandona, non considerando quanto vi era cara. .Ci si può sentire abbandonati, traditi, rifiutati e perfino infuriati. Forse, più probabilmente, come ogni ipersensibile, ci si preoccupa perchè avresti potuto aiutarla. Potreste sentire dche eravate la persona che meglio di tutti avrebbe dovuto prevenire il fatto oppure persino di essere l’unica persona che avrebbe dovuto farlo. O peggio, forse c’era un indizio che avete trascurato. La vostra empatia sembra aver fallito. L’abbiate riconosciuto oppure no, sentirete più acutamente degli altri la colpa del fallimento.

Quando ero all’università, in una attività di classe venni messa in coppia con un’altro studente per discutere i propri sogni. La volta successiva che andai in classe seppi che egli si era ucciso. Con l’acuta intuizione tipica degli ipersensibili, sentii che avrei dovuto capire dai suoi sogni quello che stava per succedere. Avrei dovuto parlarne con altri? Ma il sogno poteva anche non significare nulla. Mi confrontai con un fidato membro della facoltà per un’ammissibile rassicurazione, ma certamente sentii questa possibilità come una colpa.

In breve, I suicidi ci colpiscono profondamente. Esistono molti siti web  utili a proposito di “lutti in famiglia” nel caso la morte sia da suicidio. Utilizzateli se per caso dovesse mai capitarvi.

1 – Continua