Archivio mensile:luglio 2016

Lo sterco del diavolo

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Esiste una rubrica della “Settimana Enigmistica” che si chiama “Il confronto”: Queste due vignette hanno in comune 7 particolari. Quali? (soluzione a pag…)Settimana Enigmistica

Gli esempi e le citazioni che riporto di seguito hanno invece in comune un unico particolare: il denaro. Nonché il potere, l’omertà, la follia, il crimine e la corruzione che da esso vengono determinati. Del resto, lo ripete ora anche il Papa: “il denaro è lo sterco del diavolo”! “Quando il denaro diventa un idolo, comanda le scelte dell’uomo. E allora rovina l’uomo e lo condanna. Lo rende un servo. Il denaro a servizio della vita può essere gestito nel modo giusto (…) dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale.”

The Wolf of Wall Street è un film del 2013 diretto e prodotto da Martin Scorsese. La pellicola, adattamento dell’autobiografia Il lupo di Wall Street edita in Italia da Rizzoli Editore nel gennaio 2014,[1] narra l’ascesa e la caduta di Jordan Belfort, spregiudicato broker newyorkese interpretato da Leonardo DiCaprio alla sua quinta collaborazione con Scorsese.[2] Fulcro della pellicola è la sua vita fatta di eccessi che lo porteranno poi a una rovinosa caduta. (Da Wikipedia). Questo uno dei trailer in italiano:

Un-eroe-borghese
Corrado Stajano  – “Un eroe borghese” (Einaudi, 1991). Il caso dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, liquidatore della banca di Michele Sindona, assassinato dalla mafia politica. Un giallo vero che svela i misteri della politica malavitosa e sotterraneo di questi anni (dalle note di copertina)
Da pag. 209:  “Il 10 e l’11 aprile 1979, l’amministratore delegato di Mediobanca, Enrico Cuccia, inccontra Michele Sindona all’Hotel Regency di New York. In quell’occasione, Sindona dice a Cuccia che avrebbe fatto scomparire Ambrosoli. Che non ne sarebbe rimasta traccia. Cuccia sta zitto, non fa denunce, non dice nulla a nessuno, tace anche con il commissario liquidatore. “Non ho voluto parlare perché ho sempre pensato che in questa materia il silenzio è ancora la difesa migliore; non mettere in movimento apparati che poi risultano tutt’altro che efficienti. Sono della convinzione che meno gente si occupa del problema e maggiori possibilità hai di cavartela. Per questo non ho parlato. Per quanto riguarda la minaccia al compianto Ambrosoli, devo dire che non l’ho fatto perché non avevo il modo, avrei avuto una denunzia per calunnia, e sarebbe stata la sola osa che avrei potuto avere. Le minacce, Ambrosoli le riceveva direttamente dai picciotti che gli telefonavano” (Enrico Cuccia, Testimonianza davanti alla Corte d’Assise di Milano, 3 ottobre 1985).
africo
Corrado Stajano – “Africo” Una cronaca italiana di governanti e governati, di mafia, di potere e di lotta. (Einaudi, prima ed. 1979 – Ora Il Saggiatore, 2015) “Africo è il nome di un paese montano che una alluvione, nel 1951, travolse in una frana di terra e di pietre e rese inabitabile. In questo libro di Corrado Stajano si racconta la storia di una comunità di contadini e di pastori che un diluvio sradicò e costrinse a migrare in un nuovo Africo, sorto dal nulla in riva al mare. Un evento quasi impercettibile, tra i mille che la cronaca italiana accumula sospesi tra catastrofi bibliche e tecnologie ad alto rischio, smottamenti, terrore organizzato, degradazione sociale, malgoverno. Ma con questa particolarità: che nella sua “dinamica”, come direbbe il verbale di un brigadiere, la vicenda di Africo illumina di una luce improvvisa i segreti di una cultura e di un modo di vita, i rapporti tra sudditi e potenti, tra società locale e governo centrale, e l’inganno e la sopraffazione che stanno alla base di un patto sociale coatto; e insieme, nonostante tutto, la speranza e la volontà di opposizione e di lotta di gruppi e di singoli il cui coraggio solitario sollecita qualcosa di più della nostra ammirazione. Questo libro – storia politica, narrazione, testimonianza, documento, inchiesta – non è soltanto il racconto corale di un paese che sembra inventato e invece è minuziosamente vero, denso di drammi e di conflitti, popolato di personaggi che sembrano romanzeschi: preti, ribelli, capimafia e uomini faticosamente maturati alla politica”. (Giulio Bollati, dalle note di copertina)
Da “La Repubblica 16 luglio 2016”: Intervista di Borja Hermoso a George Steiner: “Guai a chi dice che le utopie non sono altro che idiozie
(…)
Lei parla dell’utopia e del suo contrario, la dittatura della certezza…
«Molti dicono che le utopie sono delle idiozie. Ma saranno comunque idiozie vitali. Un professore che non consente agli alunni di immaginare utopie e di sbagliarsi è un professore pessimo».
 
Perché l’errore è visto in modo tanto negativo?
«L’errore è il punto di partenza della creazione. Se abbiamo paura di sbagliare non potremo mai affrontare le grandi sfide, assumerci i rischi. L’errore tornerà? È possibile, ci sono alcuni indizi in tal senso. Ma essere giovane oggi non è facile. Che cosa gli stiamo lasciando? Nulla. Neanche l’Europa, che ormai non ha più nulla da proporgli. Il denaro non ha mai fatto sentire così forte la sua voce come adesso. L’odore del denaro ci soffoca, e questo non ha nulla a che vedere con il capitalismo o il marxismo. Quando io ero studente, la gente voleva diventare parlamentare, funzionario pubblico, professore… oggi perfino i bambini sentono l’odore dei soldi e l’unico obbiettivo ormai sembra sia quello di diventare ricchi. E a questo si aggiunge l’enorme indifferenza dei politici verso chi non ha soldi. Per loro, siamo solo dei poveri idioti. E questo Karl Marx lo vide con largo anticipo. Invece, né Freud né la psicoanalisi, nonostante tutta la loro capacità di analisi dei caratteri patologici, sono riusciti a capire qualcosa di tutto ciò».
 
La psicoanalisi non le sta molto simpatica.
«La psicoanalisi è un lusso della borghesia. Per me la dignità umana consiste nell’avere dei segreti, e l’idea di pagare qualcuno perché ascolti i tuoi segreti e le tue cose intime mi disgusta. È come la confessione, ma con l’assegno di mezzo. Freud è uno dei grandi mitologi della storia. Però è finzione. Era un romanziere straordinario».
 
Torniamo alla questione del potere del denaro. Ha una spiegazione valida, dal punto di vista filosofico, del perché gli elettori di Italia e Spagna abbiano deciso in passato e decidano ancora di mettere al potere partiti politici macchiati dalla corruzione?
«Perché c’è un’enorme abdicazione della politica. La politica perde terreno in tutto il mondo, la gente non ci crede più, e questo è molto pericoloso. Aristotele ci dice: “Se non vuoi stare nella politica, nell’agorà pubblica, e preferisci restartene nella tua vita privata, poi non lamentarti se vieni governato da banditi”. Io provo vergogna di aver goduto di questo lusso privato di studiare e scrivere e di non aver voluto entrare nell’agorà. Trionfano per ogni dove il regionalismo, il localismo, il nazionalismo… torna il campanile. Quando vedi che uno come Donald Trump viene preso sul serio nella democrazia più complessa del mondo, tutto è possibile».
(…)
© El País / LENA, Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Fabio Galimberti
Nell’immagine: un disegno di George Grosz, 1917.

L’opera struggente di un formidabile genio

Eggers

“Dave Eggers è un genio. E’ lui il primo a crederlo, intitolando questo sua primo lavoro “L’opera struggente di un formidabile genio”. Appunto. A distanza di 9 anni (ora 15, N.d.R) dall’uscita di questo libro, la scrittura di Eggers sembra essere ancora più formidabile di quanto pensassimo nel momento in cui queste 423 pagine sono state inserite negli scaffali delle librerie. Eppure non stiamo parlando di fiction. Contrariamente a tutte le regole del mondo dell’editoria, l’opera prima dello scrittore è il racconto della sua gioventù. Ciò che rende questo racconto sconvolgente è da un lato la scrittura pazzesca dell’autore di Chicago, e dall’altro una concatenazione di eventi tragici che renderebbe la storia completamente inventata. In realtà, purtroppo per Eggers, non lo è.

In breve, e per non togliere il gusto della scoperta pagina dopo pagina, al giovane Dave muoiono nel giro di pochi mesi entrambi i genitori ed entrambi di cancro. Con ormai più nulla da perdere, prende il fratello minore Toph e si trasferisce da Chicago alla California. Tutto il resto è una risata amara nei confronti della vita. Sono pensieri ad alta voce, teneri e beffardi. Eggers descrive la malattia con una lucidità distante, ma a poco a poco le pagine svelano una dolcezza nascosta. Il tumore allo stomaco di sua madre è descritto come un melone che si nasconde sotto le coperte. Nella vita Californiana in cui si ritrova a fare da padre al fratello minore, le due parole che si rincorrono pagina dopo pagina sono loro sanno. La gente sa, dice Eggers, e quindi la sua vita è in bilico tra sfasciare la sua esistenza ed aspettare un dono dal cielo. Perché, come scrive con lucidità sconvolgente, Dio deve ricompensarlo per tutto ciò che gli ha fatto passare.

In tutto questo c’è una scrittura moderna, accattivante. Le parole si susseguono senza sosta. Lunghissimi brainstorming lasciano spazio a pagine di pura poesia. Eppure Eggers non è mai distante dal lettore. Non si ha mai l’impressione che ci stia impressionando con tecniche letterarie innovative. Piuttosto, da voce alle nostre inquietudini, anche a quelle più banali che mai avremmo pensato di leggere tra le righe di una opera così dirompente.

Alcuni libri non vogliono dare insegnamenti. Tantomeno, l’Opera struggente di un formidabile genio, che non è certo un romanzo di formazione. Ma al termine delle 423 pagine, si fa largo l’idea che Eggers ci abbia insegnato a vivere. Naturalmente, tutto questo senza la sua volontà. La sua, a ben vedere, è solo l’opera struggente di un formidabile genio.”

Questo commento anonimo, sostanzialmente condivisibile, è stato rintracciato su internet digitando su Google il nome dell’autore e il titolo. Aggiungo soltanto che, personalmente, mi sono convinto a leggere il libro aprendolo alle prime pagine e leggendone il colophon. Incredibile? Provare per credere.

Olive Kitteridge

olive-cover-libro

 “Ti è piaciuto di più il libro o il film?” Domanda classica (a mio parere abbastanza insensata, assieme all’altra, se sia meglio leggere prima il libro o guardare prima il film) che in questo caso riguarda la miniserie tratta dal testo di Elizabeth StroutOlive Kitteridge  (Fazi Editore  – Traduzione di Silvia Castoldi – Premio Pulitzer, 2009 – Premio Bancarella, 2010 – Premio Mondello, 2012.).
Meglio gustarsi tutti e due. Davvero. Se il libro ha avuto molti riconoscimenti ufficiali, anche il film non scherza. Infatti: “La miniserie ha ricevuto un’entusiasta accoglienza da parte della critica, in particolare per la sua sceneggiatura, la sua regia e l’interpretazione di Frances McDormand. Il sito Rotten Tomatoes le ha assegnato un’accoglienza positiva del 95%, sulla base di 42 recensioni, così descrivendo il consenso della critica: “La narrativa a fuoco lento di Olive Kitteridge esalta interpretazioni affascinanti, oltre a una storia degna dell’opera originale” (da Wikipedia).
Così, giusto per non far torto a nessuno, e tanto per rendere almeno un po’ l’idea, inserisco prima uno dei trailer ufficiali:

Poi qualche estratto dal testo. Come qualcuno ha scritto, si tratta di “un romanzo per racconti”, nei quali racconti capita anche che Olive (insegnante in pensione) non compaia direttamente, ma sia anche solo citata “di passaggio” da qualcuno dei protagonisti, lei o il marito Henry, così, come per caso. Ad esempio in “La pianista”, o in “Nave in bottiglia”, oppure in “Criminale”. Il filo conduttore è l’ambientazione comune: “un angolo del continente nordamericano, Crosby nel Maine, un luogo senza importanza che diviene uno specchio di un mondo più ampio” (dal risvolto di copertina):

“Olive capisce perché Chris ( il figlio, N.d.R) non abbia mai desiderato avere molti amici . In questo è come lei, non sopporta le chiacchiere. e quelli cominciano a chiacchierarti alle spalle non appena volti la schiena.” (pag. 100)

Perché Christopher non ha bisogno di vivere accanto a una donna convinta di sapere tutto. Nessuno sa tutto, nessuno dovrebbe illudersi. (pag. 108)

Henry è fermo sulla porta, il volto luminoso e felice ora che ha terminato il giro dei saluti e si è dimostrato il genere di uomo che tutti adorano, un tesoro.” (pag. 107)

(Olive) sa che la solitudine uccide, può farti morire in tanti modi diversi. Il parere personale di Olive è che la vita si basi su quelle che lei considera “grosse esplosioni” e “piccole esplosioni”. Le grosse esplosioni sono il matrimonio, i figli, gli amici intimi che ci tengono a galla, ma queste cose nascondono correnti invisibili e pericolose. Ecco perché si ha bisogno anche delle piccole esplosioni: un commesso amichevole da Bradlee’s, per esempio, oppure la cameriera del Dunkin’ Donuts, che a come vuoi il caffé. Sono faccende complicate, davvero. (pag. 100-101)

Già prima, durante il loro matrimonio, avevano avuto liti che facevano stare male Olive, proprio come in quel momento. Ma a un certo punto, all’interno di un matrimonio si smette di litigare a quel modo, pensava Olive, perché quando gli anni dietro le tue spalle sono più di quelli che ti stanno davanti le cose cambiano. (pag. 177)  

Non le piaceva stare da sola. Ma le piaceva ancor meno stare in mezzo alla gente. (pag. 212)

Christopher le telefonava una volta alla settimana. “Cosa posso fare per te, Christopher?” gli chiedeva lei, ma in realtà voleva dire: fa’ qualcosa per me! “Vuoi che venga a trovarti?” “No” le rispondeva sempre lui. “Me la cavo benissimo.” (pag. 213)

Il mio consiglio definitivo sarebbe il seguente: leggetelo e guardatela. Oppure guardatela e poi leggetelo. Oppure leggetelo mentre la guardate (magari non nello stesso momento…) Cosa fare prima o dopo non ha nessuna importanza. Fatelo e basta.

Ma mi faccia il piacere!

 

Totò, 1955 - http://en.wikipedia.org/wiki/Tot%C3%B2
Totò, 1955 – http://en.wikipedia.org/wiki/Tot%C3%B2

Non so chi si nasconda dietro il nome d’arte ANTKUANO, forse il sig. Alan Alam che firma la presentazione che segue dal titolo “Le persone altamente sensibili”? Di certo comunque il suo metodo comunicativo è quanto di più sconcertante si possa immaginare.  Dopo una “sigla” violenta e aggressiva (musica elettronica mista a “Also sprach Zarathustra”  di Richard Strauss – più noto per “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick), segue per ben 13 minuti la lettura di un testo in sovrimpressione su sfondo azzurro, con un paio di fiorellini new age e sottofondo musicale abbastanza stucchevole. Il testo non sarebbe di per sé nemmeno tutto da buttare, ma il tono melenso e sdolcinato (“…non è facile vivere con un dono simile”...) inclina di brutto verso un velenoso autocompatimento che farebbe fuggire  anche un plotone di boy scout, per quanto benintenzionato e volenteroso esso possa essere. (da You Tube)

 

Il filmato seguente è più suggestivo e curato, soprattutto per le immagini e il “design”. Purtroppo anche questo risulta sbagliato e quasi insopportabile come il precedente a causa di un approccio situato a metà tra un sensismo romantico-sociologico e un pretenzioso (nelle intenzioni accattivante) ma sterile nozionismo parascientifico. Che tutto sommato non interessa proprio a nessuno.  (ancora da You Tube)

 

Questa in realtà è una vera e propria fiction.Non capisco come e in quale maniera, nelle intenzioni degli autori,  questo tono comunicativo messianico, autocompiaciuto e versato all’autocompatimento dovrebbe aiutare le persone davvero interessate al problema nella dura vita reale di tutti i giorni. Dovrebbero essi per caso convincersi e commuoversi dei “dolori e delle pene”propri o  altrui? Messa così, non credo proprio che possa funzionare . Delle due, allora, molto meglio riderci un po’ sopra con il grande Totò. (da You Tube, tanto per cambiare)