Archivio mensile:ottobre 2016

La classe dirigente

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Su “La Repubblica” di oggi viene pubblicata un’intervista a Paolo Ielo.  Il titolo è: “Il rischio dell’Italia: una classe dirigente selezionata dalla corruzione” di Gianluca Di Feo. E’ indubitabile che in qualche modo anche qui viene confermata ancora una volta  la tesi esposta in un precedente post (Burocrazie e corruzione). Di seguito un estratto dell’articolo in oggetto.

Un quarto di secolo fa Paolo Ielo era il più giovane pm del pool Mani Pulite. Adesso è il procuratore aggiunto di Roma, che al fianco di Giuseppe Pignatone coordina tutte le inchieste sulla corruzione. Assieme ai colleghi porta avanti l’accusa nel processo di Mafia Capitale, ma evita di entrare nel merito del dibattimento e delle polemiche innescate di recente dalle richieste di archiviazione per numerosi indagati.” (…)

“…Di sicuro quello che mettemmo in luce a Milano era un sistema organizzato, adesso invece c’è una situazione più balcanizzata. E per altri versi si è imposto il tema del rapporto tra istituzioni e forme di criminalità organizzata».

Che nell’ultimo periodo pare una costante nazionale, dalle vostre indagini romane a quelle sull’Expo… 

«A Milano nel 1992 coglievi molto da lontano la possibilità che ci fosse intersezione tra fenomeni di corruzione e criminalità organizzata, la coglievi soprattutto sui modi con cui il denaro circolava. Allora come oggi i flussi illeciti, quelli che muovono il denaro della droga, del riciclaggio, dell’evasione e delle tangenti girano allo stesso modo. Ma adesso i boss si sono resi conto che conviene molto di più usare la corruzione. Perché comporta meno rischi, crea minore allarme e tutto sommato costa di meno».

E queste tangenti diventate pure mafiose finiscono per condizionare la politica?

«In Mani Pulite il tema centrale era il finanziamento dei partiti, mentre ora in prospettiva c’è un problema di selezione della classe dirigente. La corruzione porta con sé il rischio concreto di selezionare la classe dirigente pubblica in funzione della sua capacità di prendere mazzette e distribuire in modo distorto le risorse; dall’altro seleziona i soggetti imprenditoriali non in base alla capacità di lavorare bene ma di quella di pagare tangenti. Inevitabilmente, in un arco di tempo breve o lungo, avremo un Paese affidato a soggetti che non sanno produrre e dirigenti pubblici che non sanno amministrare: una selezione al ribasso»….

Ennesima conferma di quella che Raniero La Valle definisce sullo stesso giornale “il punto d’arrivo di una restaurazione consistente nel trasferire la sovranità dal popolo ai mercati. (…) nel passaggio dello scettro dal popolo ai signori del Mercato non c’è solo la sconfitta della sinistra, c’è la sconfitta di tutto il costituzionalismo moderno e dello stesso Stato di diritto: il popolo sovrano è il cardine stesso della democrazia e della Costituzione.”

A questo cardine democratico bisognerà prima o poi ritornare. Speriamo prima.

Perplessità

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Dunque, le novità dal “fronte ipersensensibile” americano (dove però la dott.ssa Aron è attualmente in anno sabbatico), secondo la  newsletter “The Comfort Zone” sarebbero le seguenti:

  • se tutti coloro che leggono l’importante mail che hanno ricevuto donassero 10 dollari americani (deducibili dalle tasse in USA), saremmo tutti più sicuri che Sensitive and in Love, questo film “incredibilmente importante” verrebbe finalmente realizzato. Speriamo bene;
  • la trentatreesima “assemblea-ritiro HSP” si svolgerà dall’1 al 4 giugno 2017 presso la La Casa de Maria. Si tratta della stessa località dove si è tenuta la ventireesima assemblea nel 2011. Per ulteriori informazioni, ecco il sito: http://www.lifeworkshelp.com/hspgathering.htm;
  • tutti i partecipanti all’ HSPs and Horses© workshops sono entusiasti. Si sta infatti programmando un nuovo appuntamento per la primavera 2017. Cito letteralmente: “Our herd of rescue horses are experts in high sensitivity. They also teach us about healing from trauma, communicating with others, setting boundaries, self care, and team-building and leadership for businesses“. (Non riesco a tradurre questa frase in italiano, il senso che ne traggo è talmente assurdo che mi rifiuto di credere di aver capito bene). Chi comunque volesse tenersi informato sugli sviluppi della questione è invitato ad unirsi alla mandria (herd = mandria, gregge) presso il sito heartandmindequine.com. Iscrivendosi alla mailing list, si verrà infatti informati sulla relativa programmazione.

OK. Adesso torniamo ad occuparci del mondo reale.

Il “male” delle ragazze

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A giudizio di molti, il libro in questione sarebbe scritto “troppo bene”. Ad esempio secondo Baricco: È un libro – dice – “che sembra scritto da una decina di persone tanto è perfetto (…) sembra il frutto di una ventina di editing (…) Prendi tutte le scuole di scrittura americane, distilla il meglio di quello che producono, metti il tutto in mano a un software e quello ti sputa fuori quel paragrafo“. Insomma, un libro perfetto, ma senz’anima (da “Vanityfair.it“). C’è chi fa notare velenosamente a “Baricco, maestro della scrittura creativa che sta scrivendo il pezzo dal suo ufficio alla Scuola Holden”  che questo sarebbe proprio il risultato di scuole come la sua: il suo è ” un giudizio che condividiamo. Noi siamo sempre stati dubbiosi sulle scuole di scrittura.” (Luigi Mascheroni su “Il Giornale.it“).

C’è poi Christian Raimo, che su “Internazionale” scrive che “l’esordio letterario dell’anno pecca di troppa perfezione (…) l’ipersensibilità ai dettagli di Evie è l’opposto dello sguardo malinconico e famelico di “Vizio di forma” di Thomas Pynchon” (…) Se ci pensiamo, quello che davvero cerchiamo in un narratore, non è questa perfezione, ma al contrario una qualche ottusità, che può di volta in volta derivare dall’ossessione (vedi Nabokov, Foster Wallace, Bernhard) o da un nistagmo, da una riduzione del campo (vedi Kafka, Carver, Munro, Coetzee). (…) La sensazione che ne ricavavo, pagina ricamata dopo pagina ricamata, era certo quella di una efficacia visiva rara, dall’altra parte però anche quella di un’esibizione del proprio essere ipermetrope. (…)  È la parzialità che ci produce la sospensione del giudizio. The girls è un romanzo scritto benissimo, ma Cline deve imparare a raccontare ciò che il suo sguardo perde, non solo quello che è capace di catturare.”

A mio parere, Christian Raimo deve invece imparare a far capire meglio quello che scrive. Che c’azzecca ad esempio l’ipermetropia con questo romanzo? Cito il parere dell’esperto: “Nell’occhio ipermetrope i raggi luminosi provenienti dall’infinito vengono focalizzati al di là della retina. Questo è dovuto principalmente alla presenza di un bulbo oculare “corto” (ipermetropia assiale), anche se altre particolari condizioni possono esserne causa. (da iapb.it). Insomma, l’ipermetrope vede sfuocato. L’impressione è che Raimo intendesse esattamente il contrario. Per non parlare del nistagmo. Verrebbe da chiedergli: ma perché non parli come mangi?

Meglio allora rivolgersi a critici di sesso femminile, forse. Come Claudia Durasanti, che su Rivistastudio.com parla di “scrittori che non vogliono leggerla perché se è brava soffrono e se invece non lo è, soffrono ancora di più: finché le accuse di macchinazione commerciale e di manipolazione della giovinezza e dell’avvenenza dell’autrice restano in piedi, le pagine non lette di questi autori sono salve.” O Leonetta Bentivoglio, che in articolo dal titolo “La ragazza che sa raccontare le ragazze” scrive “di una persona, cioè della protagonista quattordicenne Evie, coinvolta nelle spire di una setta analoga a quella creata da Charles Manson, lo pseudo-santone che negli anni sessanta in California raccolse un cospicuo numero di adepti, tutti giovani e disadattati, con una prevalenza di fanciulle-vestali drogate e soggiogate. Assieme a loro pianificò alcuni delitti tra cui l’omicidio di Sharon Tate, moglie di Roman Polanski. La nostra guida Evie è un mondo individuale che si delinea via via con evidenza e concretezza, toccando le corde più segrete del lettore, catturato in un progressivo riconoscimento delle zone d’ombra insite nella sostanza umana.”

A quanto pare “Le ragazze” di Emma Cline (Einaudi Stile libero Big 2016 – pp. 344  € 18,00) non è un libro per uomini. Non sarà per caso che solamente noi maschietti riteniamo presuntuosamente di essere gli unici in grado di affrontare, descrivere e gestire il “cosiddetto male”? Ci torneremo. Per ora limitiamoci a leggere il libro. Checchè ne dica Baricco (…”se posso, mi dedicherei ad altro, perché ho una specie di fretta, o insofferenza, non so, e riesco a concentrarmi ormai solo quando sento parlare di terre inesplorate, o di bellezze irregolari”… ahah!) lo merita senz’altro.

Burocrazie e corruzione

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Allacciandomi al post precedente (Sotto la divisa niente?), riporto di seguito un testo di Antonio Gramsci, ripreso da “Odio gli indifferenti” (Chiarelettere, 2016). Esso fu pubblicato originariamente nel marzo 1918 con il titolo “Il nostro punto di vista” e fa riferimento al cosiddetto “scandalo dei cascami”: “Con scandalo dei cascami Gramsci si riferisce al contrabbando dei residui (“i cascami”) di seta e cotone utilizzati nella fabbricazione dei sacchetti per la polvere da sparo. Da una denuncia di un deputato repubblicano nel 1918 si sviluppò un’inchiesta in cui furono coinvolti diversi grandi industriali italiani.”

Interessa qui rilevare come le responsabilità della burocrazia rispetto all’imperante cultura corruttiva in Italia siano pesantissime, oggi come ieri. Le radici “culturali” di questa malapianta affondano purtroppo da molto tempo nell’humus fertile e accogliente di cui è composto il terreno alla base della nostra società.

Scrive Gramsci:

“Il capitalismo sfrutta e specula – deve speculare e sfruttare, pena la sua rovina – sempre, in tempo di guerra e in tempo di pace. Il capitalismo cerca sbocchi alle sue merci e guadagni ai suoi azionisti, come può e dove può. È la sua natura, la sua missione, il suo destino. Gli italiani vendono ai tedeschi, gli austriaci avranno venduto ai francesi, gli inglesi avranno venduto ai turchi. Il capitalismo è internazionale e l’Italia non è peggiore degli altri Stati”. Gramsci mette le cose in chiaro, si dichiara assolutamente estraneo a un tipo di pensiero generalizzante in cui “le responsabilità vengono talmente estese e diluite, che invero nessuno sarebbe più responsabile; gli arrestati dovrebbero essere immediatamente rilasciati, e dovrebbe essere arrestato il signor Capitalismo, vagabondo senza fissa dimora, trovandosi egli contemporaneamente un po’ in tutti i paesi del mondo”.

“I socialisti nel fare la storia, o la cronaca (sia pure dei tribunali), rifuggono dalle astrazioni e dagli indistinti generici. Essi sostengono sì che esiste nella società capitalistica una tendenza generale al mal fare, ma non perciò confondono le responsabilità sociali con quelle individuali. La produzione borghese può diventare speculazione, truffa, illusionismo, ma la sua missione, il suo destino non è di truffare: è di accrescere la ricchezza, di dare incremento alla somma dei beni sociali. Noi non abbiamo la visione teologica della società, in cui all’Iddio onnipotente, onnipresente e onnisciente dei cattolici si sostituisce una divinità astratta equivalente.
Per essa diventa inutile la ricerca, è inutile lo studio dei fatti e della storia, è inutile la disamina dei costumi: tutto è uguale dappertutto, perché dappertutto c’è il capitalismo e non si muove foglia che il capitalismo non voglia. Questo astrattismo fatalista non è non può essere affatto il nostro punto di vista, perché è fuori della realtà effettiva. Nella realtà effettiva il Capitalismo è lo Stato borghese, che si concreta nelle leggi, nell’amministrazione burocratica, nei poteri esecutivi. E questi, a loro volta, si concretano in singoli individui che vivono, vestono panni, possono essere mascalzoni o galantuomini. Anche le leggi, il Codice penale, sono attività capitalistica, ed essi puniscono i contrabbandieri dei cascami, ciò che significa costoro essere non capitalisti puri e semplici, ma capitalisti, uomini che hanno operato perversamente.
E il nostro punto di vista è questo: nell’organizzazione borghese della società italiana ci sono degli istituti di controllo che non funzionano, danneggiando così la produzione capitalistica genuina, poiché hanno lasciato che dei perversi, dei criminali continuassero nella loro attività più di quanto è presumibile un’azione losca possa rimanere ignorata. Ciò significa che l’organizzazione borghese italiana è cattiva anche capitalisticamente.
Il proletariato ha il compito specifico di premere continuamente sull’ordinamento attuale perché esso si rinnovi e diventi sempre più favorevole alla produzione, all’incremento della ricchezza: deve premere perché della borghesia si affermino solo quei ceti e quegli individui che, con la loro attività capitalisticamente onesta, rendano le condizioni meccaniche e naturali della vita sociale più adatte a un trapasso di classe al potere. Perciò i socialisti vogliono che gli istituti di controllo statale siano competenti ed esercitino effettivamente il loro ufficio. Solo i socialisti possono volere ciò, perché disinteressati, perché fuori della geèna degli affari. Ed essi non si possono accontentare delle astrattezze, delle responsabilità generiche. Nel fatto esiste la burocrazia che doveva controllare l’attività commerciale degli industriali dei cascami, e il potere esecutivo che doveva provvedere a impedire la speculazione. Cosa ha fatto la burocrazia? Ha compiuto il suo dovere? E, caso mai, perché non l’ha compiuto? La ricerca deve essere fatta, le responsabilità devono venire assodate. Gli incapaci, i malversatori devono venire eliminati. È una prova del fuoco per il regime: perché solo dimostrando di essere sempre capace di adempiere al suo compito sociale, esso si regge. Ma se nessuno lo obbliga a continuamente superare la prova, esso si perpetuerà tra l’indifferenza di tutti, che si sollazzeranno a parlare di Capitalismo senza la volontà del quale non si muove foglia.

Gramsci verrà arrestato l’8 novembre 1926 in dispregio dell’immunità parlamentare.