All’inizio di questo secolo, Dell Glover, dipendente dello stabilimento di stampaggio della Universal Music, nella Carolina del Nord, cominciò a commettere un nuovo tipo di reato. A quelli poco informati sugli straordinari progressi della compressione delle registrazioni digitali (e quasi tutti eravamo poco informati, quindici anni fa) non sarebbe sembrato che Glover stesse facendo qualcosa di particolarmente innovativo. Si portava a casa senza autorizzazione il prodotto dei suoi datori di lavoro, come fanno i dipendenti più o meno da quando è stato inventato il concetto di lavoro dipendente. E non è che si fregasse roba del valore di migliaia di dollari: una copia dell’album di Jay-Z “The Blueprint”, per esempio, aveva un prezzo al dettaglio intorno ai 15 dollari e un costo di fabbricazione di appena 2 o 3 dollari. Per certi versi, era come rubare una teiera o un asciugamano. La grande differenza, naturalmente, è che anche oggi digitalizzare un asciugamano e condividere un link su Dropbox con tutti quelli appena usciti dalla doccia è impossibile.

Glover, per disgrazia della Universal Music, era contemporaneamente un esperto di informatica e un membro della Scene, un losco gruppo di appassionati di musica pirateggianti che frequentava le nascenti chat room su Internet cercando di mettere le mani su qualsiasi nuovo album che i giovani potessero voler ascoltare. Quando Glover rubava un singolo cd (e gliene è sempre bastato uno solo), nel giro di poche ore, attraverso la magia della compressione digitale, The Blueprint diventava accessibile, prima della pubblicazione ufficiale e gratuitamente, a chiunque fosse dotato di un modem, in qualsiasi parte del mondo. Nel giro di cinque anni, solo i babbei – cioè chiunque avesse più di trent’anni – si prendevano ancora il disturbo di pagare per comprare musica registrata.” (Nick HornbyIl giorno in cui ascoltare musica diventò gratis – La Repubblica.it)

Durante una riunione nell’istituto tedesco, Karlheinz Brandenburg (ingegnere della Fraunhofer che ha inventato la tecnologia dell’Mp3 dimostrando che esisteva un metodo per registrare un CD occupando un dodicesimo dello spazio), venne ripreso da un collega in modo brutale: “Ehi ma ti rendi conto di quello che hai fatto? Hai ucciso l’industria musicale”.

Quando, nel 1997, Brandenburg improvvisamente si rese conto dei problemi che i suoi Mp3 avrebbero provocato, organizzò un incontro con l’Associazione americana dell’industria discografica, per mostrare loro come fare per rendere più difficile duplicare i file, ma fu messo cortesemente alla porta. Le case discografiche si trovavano benissimo col cd, gli dissero. Nessuno, nel settore, sembrava rendersi conto che avevano già imboccato la strada per la rovina, e che un cd era semplicemente un modo senza futuro per immagazzinare informazioni codificate. Infatti l’industria discografica si è praticamente dimezzata tra il 2000 e il 2007, e l’arrivo di Spotify, con le sue tariffe irrisorie e la sua praticità estrema, ha liquidato buona parte di quello che restava.

In questo libro “la genesi, l’esplosione e la fine della stagione della pirateria viene raccontata da tre punti di vista. Il primo, quello tecnico, con la storia di Karlheinz Brandenburg. Il secondo, quello industriale, attraverso Doug Morris, presidente della Universal Music Group e ultimo residuato bellico dell’industria musicale tradizionale. Il terzo, quello pratico, con l’epopea di Dell Glover, operaio di una fabbrica di cd della Polygram a Kings Mountain, North Carolina: un lavoratore instancabile che, ad un certo punto, ha cominciato a mettere online tutti i cd che gli passavano sottomano. Glover è il «paziente zero», il più grande pirata della storia, l’uomo che «ha distrutto l’industria discografica per rifarsi i cerchioni dell’auto». (Hamilton Santià – Rollingstone.it)”

Ladri da incarcerare o santi da glorificare? Mai come per la storia della musica gratis in download il giudizio finale può situarsi nel mezzo,”  scrive Davide Turrini su Il Fatto Quotidiano.it. Di certo nemmeno l’industria musicale (paradigma dell’intero sistema industriale mondiale) ne esce granché bene: grazie ai soliti accordi di cartello (dimostrati da indagini federali statunitensi) messi in atto dai “Big Six”, poi “Big Five” poi “Big Four”, per aggirare i vincoli del libero mercato (leggi concorrenza), fregare il pubblico e tenere artificiosamente alti i prezzi a danno dei giovani polli appassionati melomani, di solito squattrinati. Anche lo schema capillare di distribuzione di tangenti pagate in contante dai promoter ai dj delle radio  perché mandassero in onda i loro brani; oppure i call center pagati per telefonare a ripetizione alle stazioni radio per domandare “hit” che, a forza di richieste artificiali, lo diventavano senza prima esserlo state (come pare facesse la Universal): tutto questo non farebbe parte dei “principi” del puro capitalismo, la cui tanto decantata “mano” risulta spesso tutt’altro che invisibile.

Curioso e paradossale rimane comunque il fatto che il primo grosso colpo alla pirateria Mp3 fu inferto da J.K. Rowlings, autrice della saga di Harry Potter; e non a causa di file musicali, bensì di audiolibri. “Sul mercato letterario [Harry Potter] era il libro più venduto nella storia dell’editoria, sul mercato cinematografico era il film con gli incassi di botteghino più alti. L’audiolibro era altrettanto richiesto. Narrato dall’amatissimo attore inglese Stephen Fry, anche quello era il più venduto nella storia degli audiolibri. (…) Alla fine del decennio sarebbe stata la prima miliardaria nella storia dell’editoria. E, come sempre, il valore delle sue proprietà intellettuali dipendeva drammaticamente dal vigore con cui veniva combattuta la pirateria. Rowling aveva assunto uno studio legale di nome Addleshaw Goddard per fare il lavoro sporco.”  

E il “lavoro sporco” portò, in verità senza molta fatica, all’indirizzo completo di codice postale di Alan Ellis, fondatore di Oink, (il più importante sito al mondo di torrent) dopo un blitz delle autorità svedesi nel maggio 2006  alla server farm che ospitava Pirate Bay (che si autodefiniva come «Il sito BitTorrent più resistente al mondo), sequestrando i server e arrestando i fondatori. I legali di Rowling girarono i contatti di Ellis alla polizia non appena li ricevettero. Simbolicamente, è l’inizio della fine, non certo del download abusivo, ma di una intera “generazione pirata” e di una pluridecennale modalità di fruizione musicale. Ora è davvero tutto cambiato.

Stephen Witt – FreeEinaudi 2016 (Titolo originale: How Music Got Free)