Attualità di Francesco De Sanctis

Francesco-De-Sanctis

“…La fiacchezza di carattere, la codardia morale, la sfrontata menzogna, la dissimulazione dei proprii fini, costituiscono un’atmosfera equivoca da demi-monde, nella quale si putrefà questa mezza coltura. Partiti politici non possono esistere, dove si tiene in saccoccia due o tre bandiere, pronti a mostrar questa o quella secondo il bisogno. Sento già dire conservatori progressisti o progressisti conservatori, e anche moderati progressisti. Sono vergogne, quando non siano ingenuità dell’ignoranza. La confusione dei vocaboli attesta la confusione delle coscienze, via aperta alla corruttela politica. In luogo di alzare la moltitudine a noi, scendiamo noi a quella, e le rubiamo la sua politica di campanile e facciamo politica regionale, provinciale e comunale. I bassi fondi salgono su, e comunicano la loro aria da trivio alle più alte regioni. I più arditi prendono aria di bravi; i più accorti scambiano l’arte di Stato con la furberia e l’intrigo.

Se ne son viste tante, che oggi anche i più mediocri dondolano il capo, come volessero dire: – E anche noi siamo qua – . Cosa è la politica? Politica è farsi gli amici e gli alleati, vantare protezioni e relazioni, parlare a mezza bocca, congiungere l’intimidazione con la ciarlataneria. Politica istintiva della mediocrità e dell’ignoranza, che si pratica benissimo fino ne’ più umili villaggi, da chi vuol essere sindaco o almeno consigliere comunale. In mezzo a queste piccolezze, il paese lavora e produce e progredisce, e alza le spalle e non vuol saperne di politica, e pronto a fare il suo dovere, lascia soli gli attori assistendo al più a quegli spettacoli che abbiano luce di curiosità o di novità.

Questo è quel male che si chiama atonia o indifferenza politica. Vero è che in mezzo a questo pubblico indifferente, il cui desiderio modesto è di esser lasciato vivere e fare in pace i suoi affari, si agitano associazioni costituzionali e progressiste, circoli repubblicani e internazionali e società cattoliche; ma l’alimento manca e la loro azione rimane circoscritta in piccoli gruppi di aspiranti o d’irrequieti. Son lasciati soli, perché rimangono partigiani, e non viene da essi nessun progresso della coltura e delle idee morali, la grande base sulla quale si formano o si rigenerano le nazioni.

Forse il mio quadro è un po’ fosco, e certo non corrisponde così appuntino a tutta l’Italia. Forse il male è men grave che a me non pare. Ma, piccolo o grande, il male c’è, e il primo metodo di cura è riconoscerlo francamente”. (Francesco De Sanctis, L’educazione politica, in “Il Diritto”, 11 giugno 1877 – in Scritti politici, Alberto Morano editore, Napoli, 1924)

“La società civile non c’è. Pensa solo ai fatti suoi”. Parole di Francesco De Sanctis di più di un secolo fa sorprendentemente attuali e amaramente vere. Rileggerle fa bene, perché ci offrono come uno specchio in cui vedere noi stessi, quella comunità nazionale che ancora non riusciamo a essere, quella società civile che non c’è mai stata e che, come ormai ben sappiamo, ha lasciato uno spazio incontrastato ai più deplorevoli esperimenti politici, primo fra tutti quello di una deriva populistica che non è mai venuta meno. (da Lib21.org).

E ancora: “Manca la fibra perché manca la fede. E manca la fede perché manca la cultura.” (F. De Sanctis) Ma cosa significa “cultura in questo caso? Significa indubbiamente una coerente, unitaria “concezione della vita e dell’uomo” di diffusione nazionale, una “religione laica”, una filosofia che sia diventata appunto “cultura”, cioè abbia generato un’etica, un modo di vivere, una condotta civile e individuale. Allora come oggi.

 

 

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