Casuisti si nasce?

La dottrina del cattolicesimo prevede peccato mortale quando, nelle nostre azioni, si verificano tre condizioni contemporaneamente: 1) Materia grave; 2) Piena consapevolezza; 3) Deliberato consenso. Altrimenti si tratta di peccato veniale. Il peccato mortale,  secondo la Chiesa cattolica e alcune chiese protestanti, condanna l’anima di una persona all’inferno dopo la morte. Mentre il peccato veniale, in quanto  trasgressione di una legge di importanza secondaria, è sempre un’offesa a Dio, ma non priva l’anima della grazia ed è emendato con una pena temporanea. Si capisce così per quale motivo il ruolo del casuista sia davvero fondamentale.

Le “Lettere persiane” di Montesquieu, romanzo epistolare di straordinario successo, furono pubblicate anonime ad Amsterdam nel 1721. «È una pungente satira dei costumi francesi, analizzati dal punto di vista di due viaggiatori persiani, Usbek e Rica, due giovani colti e ricchi, appartenenti all’alta società. I sarcasmi delle lettere non risparmiano né le istituzioni, né gli uomini del tempo. I personaggi, essendo stranieri, vedono la Francia in modo distaccato, criticando vita e costumi di una società cattolica e assolutistica.» (da Wikipedia)

Montesquieu scrive: “L’altro giorno andai in un convento di questi dervisci. Uno di loro, venerando, con i capelli bianchi, mi accolse con grande gentilezza (…) «Padre», gli dissi, «qual è il vostro ruolo nella comunità?» «Signore», mi rispose con un’aria molto soddisfatta per la mia domanda, «sono casuista.» «Casuista?» ripresi, «da quando sono in Francia non ho mai sentito parlare di questa carica.» «Come! non sapete cos’è un casuista? Ebbene, ascoltate, ve ne darò un’idea più che esauriente. Ci sono due specie di peccati: quelli mortali, che escludono assolutamente dal paradiso, e quelli veniali, che a dire il vero offendono Dio ma non lo irritano al punto di privarci della beatitudine.

Ora, tutta la nostra arte consiste nel distinguere bene  queste due specie di peccati, perché, a eccezione di qualche libertino, tutti i cristiani vogliono guadagnarsi il paradiso, ma non c’è nessuno che non voglia guadagnarselo a buon mercato (…) Non è l’azione a costituire il crimine, ma il grado di consapevolezza di chi la compie: chi fa del male, fino a quando può credere che non sia tale, ha la coscienza a posto; e poiché c’è un numero infinito di azioni equivoche, un casuista può attribuire loro un grado di bontà che non hanno, dichiarandole buone; e, purché riesca a convincere che non hanno veleno, glielo toglie del tutto.»

«Vi sto svelando il segreto di un mestiere in cui sono invecchiato, ve ne mostro le sottigliezze: tutto può essere rigirato, anche le cose che sembrano indiscutibili.» «Padre», gli dissi, «è una gran bella cosa; ma come ve la cavate con il cielo? Se il Sofi avesse alla sua corte uno che facesse nei suoi confronti quello che voi fate contro il vostro dio, che introducesse delle distinzioni nei suoi ordini, e che insegnasse ai suoi sudditi in quali casi devono eseguirli e in quali possono violarli, lo farebbe impalare all’istante.» Salutai il mio derviscio e lo lasciai senza attendere la sua risposta.” (Montesquieu – Lettere persiane: LVII • Usbek a Rhedi – Garzanti, 2016)

Con un salto nel tempo, passiamo ora al contemporaneo senatore Matteo Renzi, 43 anni, segretario del PD dal dicembre 2013 al marzo 2018:

«Renzi, nelle settimane scorse, era già volato in Kazakistan per tenere uno speech, pochi giorni dopo essere già stato in Qatar, assieme al fidato Marco Carrai, per incontrare l’emiro Tamim Bin Hamad al-thani, che gestisce un fondo sovrano da 250 miliardi di dollari. (…) Ieri l’ex premier si trovava a Pechino per tenere un discorso sulla Via della Seta e la cultura, ingaggiato da una società che recluta personaggi famosi.  Poi sarò negli Stati Uniti per i 50 anni dalla morte di Bob Kennedy, poi in Sudafrica per l’anniversario della nascita di Mandela.

Tutti appuntamenti sui quali, sgravato dalle responsabilità di governo e di gestione del partito, Renzi sta lavorando: «Ma adesso tocca a loro». Come gli hanno detto le persone a lui più vicine analizzando i motivi del doppio crollo referendum-elezioni: «Bisogna riprendere il contatto con la realtà delle cose, con i problemi della gente fuori». (sic!) È anche per questo che il senatore fiorentino ha inviato una email a tutti i cittadini e le imprese del suo collegio, che nelle prossime settimane andrà ad incontrare.

I mesi di basso profilo dell’ex premier, se stavolta riuscisse davvero a tenersi dietro le quinte, dovrebbero durare fino ad ottobre, quando (dal 19 al 21) a Firenze tornerà la Leopolda, appuntamento al quale Renzi si presenterà durante il lancio del nuovo libro che sta scrivendo: «Sarà un evento vecchio stile, come all’inizio, con protagonista la società civile». E con un ultimo sassolino: «Chi mi ha combattuto per anni dall’interno del Pd, dicendo che ero poco di sinistra, ora si trova Salvini al Viminale». (di Claudio Bozza – Corriere della Sera, 4 giugno 2018). L’ex premier vorrebbe insomma convincerci che lui (padre di questa oscena legge elettorale denominata “Rosatellum”) e il suo “cerchio magico”   non abbiano alcuna responsabilità rispetto all’attuale  situazione. Situazione determinata però da loro stessi.

“Tutto può essere rigirato, anche le cose che sembrano indiscutibili.” Perfino l’appartenenza di tanti personaggi riprovevoli (per usare un eufemismo) e delle loro politiche reazionarie al campo progressista. A questi ennesimi venditori di fumo,  ha da poco risposto molto lucidamente Federico Rampini:

«Com’è accaduto che lo spread Btp- Bund sia diventato la Linea Maginot dietro la quale la sinistra italiana è asserragliata, il baluardo a cui si aggrappa in questa tempesta istituzionale? È normale che lo slogan dei progressisti sia “attenti al giudizio dei mercati”? Rifiutare il piano B dell’uscita dall’euro significa sdraiarsi sull’austerity germanica? Proprio quella che abbiamo criticato per anni?

Capisco che abbia suscitato tante passioni l’Amaca di Michele Serra, in cui ha rifiutato l’alternativa tra “governo dei mercati e governo del popolo”. Molti di noi si sentono stritolati in questa opzione. Ci sentiamo traditi da una sinistra che fa di tutto per dar ragione a chi la descrive come establishment. Chi commenta l’indice Mib come fosse un giudizio divino sembra dimenticare che in altre circostanze la Borsa premia le aziende che tagliano i costi licenziando o ingrassano i profitti eludendo le imposte nei paradisi fiscali. La Borsa ha i suoi criteri. Non dovrebbero essere i nostri. (…)

…vorrei che la sinistra smettesse di usare le oscillazioni dei mercati finanziari come una clava da sferrare con opportunismo contro Lega e M5S. I mercati sono una realtà concreta dove si muovono interessi (non quelli delle classi lavoratrici) e ideologie (neoliberismo), su cui troppi governanti di sinistra si sono appiattiti, pagando un prezzo altissimo. Se la salvezza è un tecnocrate del Fondo monetario internazionale, la nostra storia la stiamo buttando via. Non stupisce che la classe operaia vecchia e nuova si senta più rappresentata da altri.» (Federico Rampini: “Ma la borsa non è di sinistra” – La Repubblica, 31 maggio 2018)

I casuisti televisivi della politica italiana, intanto, aspettano e sdrammatizzano con una battuta: tranquilli, «Ora tocca a loro e pop-corn per tutti!». Tanto poi, dal 19 al 21 ottobre, andranno tutti alla fucina politico-intellettuale della Leopolda, evento che ha forgiato statisti del calibro di Maria Elena Boschi e Luca Lotti (per citarne solo due), “al quale Renzi si presenterà durante il lancio del nuovo libro che sta scrivendo”. Mica pizza e fichi.

E dire che ci sono ancora in giro tanti “gufi” che vanno a raccontare come la sinistra e la destra in politica mantengano oggi grande senso e significato; e come però la sinistra, grazie ai suoi “dirigenti-banderuola”, ha perso gran parte del suo radicamento appiattendosi ipocritamente – in termini di iniziativa, identità e progettualità – sul solito, qualunquista luogo comune dello status quo:”Non ci sono alternative“!

Come il sottoscritto, per fare un esempio. Sarà peccato veniale o peccato mortale?

In testata: Paul Klee: “Wall Painting from the Temple of Longing”, 1922 (collezione privata) – L’illustrazione che segue è di Zerocalcare(2018)

Repubblica BO 1 giugno – Prima
MAGNA CARTA
Luca Bottura
Merola fa benissimo ad additare le aziende che hanno disertato la firma della carta di Bologna per i fattorini del cibo a domicilio. Ricordiamole: Justeat, Deliveroo, Glovo, Foodora e poi… aspetta… c’era quell’altra, quella che ha scritto il jobs-act… niente.
Vabbé, mi verrà in mente.

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