Commedia all’italiana

Sui quotidiani bolognesi di oggi, 23 maggio 2019, viene pubblicato il consueto (positivo, quasi trionfalistico) rapporto sul bilancio annuale dell’azienda di trasporto locale, TPER (Trasporti Passeggeri Emilia-Romagna). Ecco un esempio: «In attesa del tram, bus e treni vanno forte. Almeno è questo che traspare dal bilancio 2018 di Tper che ieri è stato reso pubblico dal consiglio di amministrazione guidato dalla presidente Giuseppina Gualtieri. Il segno più compare in ogni settore, da quello strettamente contabile, con un utile di 8,2 milioni e ricavi per 261, 6,3 in più rispetto al 2017 (+ 2,5%), a quello relativo ai passeggeri con un più 3,4% a Bologna, più 2,6% a Ferrara e addirittura un più 11,9% di viaggiatori sui treni. » (Valerio Varesi, la Repubblica Bologna)

Eccone un’altro: «Per Tper, l’azienda dei trasporti pubblici di Bologna e Ferrara, continua l’impennata. E dopo sei anni col segno più, l’idea è di continuare sulla strada degli investimenti. Parola della presidente Giuseppina Gualtieri, che incassa anche i complimenti del sindaco Virginio Merola che trasforma un vecchio stereotipo in un elogio: «Donna al volante e Tper cresce»). Ed eccoli qua, i numeri del bilancio consuntivo 2018, appena deliberato dal consiglio di amministrazione e pronto per passare, a giugno, al vaglio dell’assemblea dei soci che dovrà esaminare pure il nuovo piano industriale: 160 milioni di passeggeri e record di abbonati che mai avevano superato le 100 mila unità.» (Alessandra Testa, Corriere di Bologna).

Potrei continuare con le citazioni. Tuttavia, avendo collaborato – a tempo pieno, grazie a contratti annuali “eventualmente rinnovabili” e per una decina d’anni consecutivi – in un passato abbastanza prossimo con ATC (precedente denominazione di TPER), altri pensieri sono tornati in superficie. Alcuni molto ingenui. Ad esempio: mi chiedo come sia possibile che i dati relativi al numero di passeggeri e viaggiatori sia sempre in aumento di anno in anno dalla notte dei tempi, in pratica da quando i dati stessi vengono resi noti, quindi da sempre. Nel caso in cui – come tutti ci auguriamo – la tendenza venisse confermata anche in futuro, tutti i residenti della regione (prima), e tutti i cittadini italiani (poi), diverranno titolari di un abbonamento al trasporto pubblico. Il che non potrà che farci piacere; anche se, alla lunga, il fenomeno potrebbe suscitare qualche dubbio di credibilità ai più malfidati.

Carlo Verdelli ha appena pubblicato un libro sulla sua esperienza in RAI. Si intitola Roma non perdona. Come la politica si è ripresa la RAI (Feltrinelli, 2018). Da questo libro, che del tutto casualmente mi è capitato tra le mani, pare opportuno trascrivere qualche citazione:

«Converrebbe tacere, non dire, non provocare i manovratori e anche i manovrati. Essere affidabili, molto più che essere bravi, è il primo requisito se vuoi fare carriera e vuoi continuarla. Essere affidabili vuol dire non fare storie quando ci sono di mezzo “interessi superiori”; vuol dire stare al gioco anche quando sospetti che sia truccato. Essere affidabili, soprattutto, vuol dire non tradire mai la sacra consegna del silenzio su quel che accade nelle aree riservate. Commetteremo un sacrilegio. Tradiremo la consegna.» (pagg. 34-35)

«Inizio di febbraio, ore 16. Ero fresco di una mail, intitolata “Pensieri vagabondi”, che mi aveva inviato un collega di una testata di peso, dando per scontato l’anonimato: “Il nostro personale è scadente. La gente non si sente parte di una squadra ma ciascuno è legato al tale politico, alla tale famiglia romana. L’assunzione in RAI è uno status, si sgobba quando si è precari, poi si lascia che lavorino gli altri. L’unico scopo è conquistare una posizione, un grado. Caro mio, o accetti questo stato di cose o hai chiuso ancora prima di cominciare”. » (pag. 57)

«Uno s’immagina che, all’interno, la Bolla sia un paradiso di armonia e reciproca cordialità. Ecco, questo no. L’interno  una multiforme confederazione di tribù, ciascuna gelosa dei propri spazi e parimenti incurante dei bisogni della collettività. In comune ci sono le mense, i bar, i chiacchiericci alle macchinette del caffè, stop. Il resto somiglia a un enorme parco giochi dove ogni gruppo di bambini ha la propria palla e il proprio campetto e mai si sognerebbe di condividere con chicchessia l’uno o l’altro.» (pag. 119)

«… si cercò di far passare un principio che sembrerebbe ovvio ma non lo è: collaborare è più utile che arroccarsi, nessuno vince da solo, l’interesse della RAI prevale su quello delle singole parti che la compongono.» (pag. 121)

«Il signor Damiano mi aspettava fuori dall’ingresso di viale Mazzini 14, con la portiera destra aperta, lui accanto, in piedi, fiero. Mentre andavamo verso la stazione diedi un’occhiata alla cartellina con le mail stampate e ne lessi una. La mandava una collega che non avevo mai conosciuto di persona, redattore ordinario di una testata importante che non mi pare il caso di citare. “E così siamo giunti all’epilogo, quello che forse sospettavamo ma che abbiamo sperato con tutte le forze non dovesse accadere. Ancora una volta hanno avuto la meglio le sabbie mobili, che infatti si muovono, impercettibilmente, per divorare qualsiasi possibilità di cambiamento. “Al di là del destino di questa azienda, che non mi preoccupa più (chi è causa del suo mal…), quello che mi dispiace davvero è sentire di essere parte di un organismo che respinge i migliori e si spinge all’autolesionismo pur di conservare lo status quo. Forse è il caso di guardare anche dentro noi stessi. Non è invece il caso di autoassolverci. Noi, i non corrotti, i non burocrati, siamo tanti, ma siamo pigri, ininfluenti. E siamo prigionieri. Di un benessere, certo. Di stipendi che solo qui ci darebbero, Schiavi dei nostri privilegi. “Dovremmo fare qualcosa per spezzare tutto questo. Gli ignavi Dante li mette nell’inferno. Per ora mi sento solo di chiedere scusa. Buon lavoro, altrove da qui.”» (pagg. 202-203)

Ma torniamo all’oggi, qui a Bologna. Anzi ieri: «Merola risponde anche indirettamente all’ex presidente dell’Agenzia per la mobilità Helmut Moroder, dimessosi in polemica con la gestione dei trasporti voluta dal Comune sostenendo che Tper opera con prezzi più alti del mercato. « È un’azienda che fa la differenza » taglia corto il sindaco.» (Valerio Varesi, la Repubblica Bologna) E così sia.

L’azienda trasporti TPER possiede e gestisce anche numerosi filobus e treni. Ai piedi dei piloni che portano l’alta tensione ai mezzi elettrici è posto in bella evidenza il solito avviso: “Chi tocca i fili muore“. Fino ad oggi, nessuno è sopravvissuto al tocco; speriamo vada meglio in futuro. Ma quante piccole o grandi RAI ci sono in Italia?

Il brano Il paese dei testimoni di Ivano Fossati è contenuto nell’album Musica moderna (2008) – In testata: Alberto Sordi in Un americano a Roma, regia di Steno (1954)

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