La Terra di mezzo è una regione di Arda, l’universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. TolkienLo Hobbit e Il Signore degli Anelli si svolgono interamente nella Terra di Mezzo, così come parte de Il Silmarillion e dei Racconti incompiuti.
Il mondo di mezzo, invece, è un film del 2016 scritto e diretto da Massimo Scaglione, ambientato a cavallo tra gli anni ’70 e giorni d’oggi, narra l’epopea del mattone a Roma e i disastrosi risultati della cementificazione lungo la cintura periferica, procurati dalla connivenza tra politica e palazzinari alleati in nome della corruzione e del danaro. Il film ripercorre meticolosamente i passaggi tra corrotti e corruttori e sfocia fino all’inchiesta di Mafia Capitale. (Da Wikipedia)
 Poi c’è la cronaca giornalistica della triste realtà quotidiana, dove  il mondo di mezzo “è il nome che i pm romani hanno dato all’inchiesta che nel dicembre 2014 ha portato all’arresto di decine di persone. Il nome vuole sintetizzare un’area di confine tra i due diversi «mondi» (quello legale e quello illegale) «in grado di garantire le relazioni funzionali al conseguimento degli interessi dell’organizzazione». La frase compare nelle intercettazioni dell’inchiesta. Condanne pesanti, alcune esemplari.
Ma il reato di associazione mafiosa, attorno al quale ruotava il processo chiamato appunto «Mafia Capitale», non c’è. È caduto. (Ilaria Sacchettoni – Il Corriere della Sera, 20 luglio 2017). Ragion per cui si può festeggiare.
Gli arrestati sorridono, quelli a piede libero si abbracciano. Così nell’aula bunker di Rebibbia si festeggia lo scampato pericolo. Urla da stadio e lacrime di gioia: lo strano caso degli imputati che esultano per le condanne. No, quella non è mafia, è soltanto “mondo di mezzo”, non è mafia è solo associazione a delinquere, è solo banda, non cosca.  (Attilio Bolzoni, La Repubblica 21 luglio 2017)
  Che vuoi che sia la questione morale. È il senatore azzurro Francesco Giro a svelare il cortocircuito di una politica che si autoassolve, ribaltando il senso di una sentenza in realtà durissima nel comminare le pene. «Chiederò agli organi di FI la revoca immediata della sospensione adottata due anni fa per i colleghi Tredicine e Gramazio», annuncia l’esponente berlusconiano: «Non ha più ragion d’essere dopo il primo grado, che ha radicalmente ridimensionato le accuse, eliminando quelle che ritenevamo lesive dell’onorabilità del ruolo politico-istituzionale del partito». Sarebbe stata un’onta la condanna per mafia, ma ora che gli ex consiglieri comunale e regionale del Pdl si sono beccati 3 e 11 anni per corruzione, si può far ben finta di niente (…)  «la sentenza ci dice che si tratta di triste e ordinaria corruzione », si unisce al coro Storace. (Giovanna Vitale – La Repubblica 22 luglio 2017)
Niccolò Macchiavelli confronta spesso simbolicamente l’organismo politico con il corpo umano. Questo parallelismo tra corpo umano e corpo dello Stato (che risale ad Aristotele) era presente anche nel testo di Tito Livio da lui commentato (Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio). Poiché concepisce le istituzioni politiche in modo “naturalistico”, come corpi organici, Machiavelli pensa che un regime monarchico corrotto dia luogo ad una generale corruzione delle membra del corpo civile e sociale: “non si trovano né leggi né ordini che bastino a frenare una universale corruzione. Perché, così come gli buoni costumi, per mantenersi, hanno bisogno delle leggi, così le leggi, per osservarsi, hanno bisogno dei buoni costumi.” (1, 18 [1])
Di fronte alla corruzione del popolo, per Machiavelli solo la virtù di un singolo (che sarebbe poi un principe-dittatore) può avere la forza di imporre la libertà collettiva, con gli enormi , drammatici rischi e i paradossi che tutto questo comporta.
 Ma tornando all’oggi, una chiave di lettura, anche se certo non ancora una soluzione, ci viene offerta da Piercamillo Davigo nel suo ultimo libro (Il sistema della corruzione – Laterza, 2017):
Il problema è che i politici professionisti si sono presentati più o meno come dei padroni di casa, sostanzialmente facendo intendere “non dovete darci fastidio”. Io penso invece che i padroni di casa siano i cittadini. I politici sono assimilabili ad amministratori di condominio, che sono stati incaricati di governare e di amministrare temporaneamente i nostri beni, e che dovrebbero render conto di come li amministrano.
La funzione dei magistrati – uso questa metafora – è quella dei “cani da guardia“: il loro mestiere è abbaiare se ci sono dei ladri. Avevo una certa stima di me stesso come cane da guardia, ero convinto di essere un buon cane, di abbaiare anche molto bene; sennonché, tutte le volte che abbaiavo, gli amministratori del condominio, anziché guardare se c’erano i ladri, scendevano e mi prendevano a calci.
Allora sorge il dubbio che siano stupidi o collusi, perchè altrimenti non si spiega che il problema sia sempre e soltanto il cane che abbaia e mai il ladro che ruba.
Davigo conclude il suo libro con la constatazione che “un sistema senza valori minimi comuni non può funzionare e il grado di indifferenza nel nostro paese è talmente grottesco da impedire il funzionamento del sistema. Dunque, sono convinto che una tale situazione non durerà a lungo, e non potrà che cominciare a migliorare.” Le ultime parole sono una nota di speranza (ottimismo della volontà…?): La speranza di non essere ingannati da corrotti e corruttori rimane legata a quanto disse Abramo Lincoln in occasione del celebre discorso a Clinton nel 1858:Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo.”
 Nel frattempo, ognuno faccia in coscienza e per davvero la sua parte.
Nell’ immagine in testata: un frame tratto dal gioco d’azione e d’avventura La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor, sviluppato da Monolith Productions e prodotto da Warner Bros. Interactive Entertainment