Cos’è l’ipersensibilità. Uno

Stress

Essere ipersensibile (highly sensitive person: HSP) non significa essere malati. L’ipersensibilità non è una malattia.  Essa, infatti, comporta diversi vantaggi, ad esempio quello di riuscire a “percepire” tra le righe e rapidamente il reale umore non espresso in un determinato ambiente e a scomporre in fattori molto sottili e sfumati l’oggetto di una una decisione. “E’ positivo in alcune situazioni, non lo è in altre”, afferma la psicologa e psicoterapeuta (ipersensibile) Elaine N. Aron, Ph.D., autrice di The Highly Sensitive Person. Aron è convinta che essere consapevoli della propria caratteristica è molto importante, anche perché tale consapevolezza aiuta a capire di non essere soli. “Riconoscere la loro alta sensibilità può aiutare le persone a smettere di sentirsi male con sé stessi”, afferma Aron. La scienza e la psicologia, tuttavia, non hanno degnato della meritata attenzione questa caratteristica, che alcuni definiscono dote, ma che viene soprattutto considerato un difetto nella nostra cultura, sia in società che nella pratica professionale. Da questo dato di fatto deriva inevitabilmente una forte sensazione di isolamento che rischia per di più di essere percepita da chi ci sta vicino, nelle frequentazioni sociali e familiari, quale presunzione o alterigia.

Scrive Rolf Sellin: “La particolare modalità di percezione degli ipersensibili, che li porta a cogliere un numero incredibile di stimoli, li obbliga anche a elaborare un’enorme quantità di informazioni. (…) Dato che viviamo in un’epoca nella quale tutti sono sottoposti a un numero sempre crescente di stimoli e informazioni, è senz’altro sensato e utile provare a classificare i vari individui in base al modo in cui percepiscono gli stimoli. Quelli che lo fanno con maggiore sensibilità e intensità risentono sicuramente di più dell’eccesso di informazioni del mondo attuale  rispetto a coloro che ne percepiscono un numero inferiore. Vengono colpiti nel loro punto debole e si vedono costretti a registrare e rielaborare una quantità davvero enorme di materiale e a cercare di gestirlo in modo costruttivo, se non vogliono che si rivolti contro di loro.”

Il problema di fondo consiste nel fatto che una caratteristica importante come questa, posseduta da una forte minoranza di persone in tutto il mondo, viene purtroppo, spesso se non sempre, considerato alla pura stregua di un  grosso difetto, un guasto del meccanismo rispetto alle presunte necessità del “sistema”.  Al contrario, invece, questa caratteristica potrebbe e dovrebbe essere riconosciuta quale elemento di forte e necessaria (per quanto particolare) positività sia per il singolo elemento sia per la collettività in cui egli è inserito. Questa mancanza determina un danno per tutti. L’ipersensibile si riconosce quasi sempre come tale, ma altrettanto spesso tende a nascondersi e isolarsi, in quanto non risolve il conflitto tra interno ed esterno rispetto al giudizio sulla propria imperfezione. Cui purtroppo tiene molto, troppo. E questo sicuramente è un difetto.

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