Cesare Lombroso, nella sua opera L’uomo delinquente, sosteneva che i comportamenti criminali sarebbero determinati da predisposizioni di natura fisiologica, i quali spesso si rivelano anche esteriormente nella configurazione anatomica del cranio. Lombroso sosteneva poi che il “delinquente nato” presenta delle caratteristiche ataviche, ossia simili a quelle degli animali inferiori e dell’uomo primitivo; tali caratteristiche renderebbero difficile o addirittura impossibile il suo adattamento alla società moderna e lo spingerebbero a compiere sempre nuovi reati.

Lombroso è nato nel 1835 e ha pubblicato L’uomo delinquente nel 1876; “sebbene gli vada riconosciuto il merito di aver tentato un primo approccio sistematico allo studio della criminalità, tanto che ad alcune sue ricerche si ispirarono Sigmund Freud e Carl Gustav Jung per alcune teorie della psicoanalisi applicata alla società, molte delle sue teorie sono oggi destituite di ogni fondamento. Al termine di un controverso percorso accademico e professionale, Lombroso fu anche radiato, nel 1882, dalla Società italiana di Antropologia ed Etnologia. (da Wikipedia) 

E’ molto più recente, invece, la ricerca appena pubblicata dal Journal of Personality and Social Psychology condotta dal dottor Michal Kosinski, della prestigiosa Stanford University,  assieme al collega Yilun Wang.  Essa stabilisce che  “Le reti neurali possono stabilire l’orientamento sessuale partendo dai volti” (“Deep neural network can detect sexual orientation from faces“, è il titolo). “Significa che un’intelligenza artificiale ha trovato il modo di distinguere se una persona è omo o eterosessuale semplicemente analizzando un’immagine. Cesare Lombroso, nella tomba, si starà già sfregando le mani. «Siamo i primi ad esser turbati dai risultati», prosegue Kosinski. «Abbiamo discusso a lungo se renderli noti. Ma sia gli Stati sia le multinazionali già usano strumenti simili». Come dire: se il governo saudita, che punisce l’omosessualità con la pena capitale, dovesse sfruttare gli algoritmi per scovare i gay non è certo colpa sua”. (Jaime D’Alessandro – Gay o etero? Basta una fotografia – La Repubblica 9 settembre 2017)
Tra parentesi, sarebbe interessante scoprire come risponderebbe l’algoritmo in oggetto se dovesse valutare per esempio la foto di Dave Eggers. Perchè Eggers, all’interno del “Copyright 2000 David (“Dave”) Eggers”  del suo libro L’opera struggente di un formidabile genio – (Mondadori 2013) descrive sé stesso così: Altezza: 180 cm; peso: 77 kg; occhi azzurri; capelli: castani; mani: più grassocce di quanto ci si potrebbe aspettare; allergie: solo alla forfora animale; posizionamento nel grafico dell’orientamento sessuale, dove 1 corrisponde a perfettamente eterosessuale  e 10 a perfettamente gay: 3.
L’attualità ci segnala poi che  un sindaco leghista di Pontida, tal Carozzi, intendeva rilasciare i permessi alle donne incinte per parcheggiare l’auto in spazi riservati, le strisce rosa, ma solo  alle sole donne europee ed eterosessuali.  “Ma, mentre è piuttosto chiaro che per negare il permesso a una gestante americana o ugandese basterà chiederle il passaporto, rimangono abbastanza oscuri i criteri con cui il sindaco Carozzi sniderà una eventuale lesbica che fosse così sfrontata da presentarsi al settimo mese nel suo ufficio per richiedere l’agognato tagliando. Verrà sottoposta a esami clinici? Visitata da uno staff di psicanalisti in camice verde?” (Massimo Gramellini – Il Corriere della Sera) Ecco trovata una utile applicazione alle “reti neuronali” di cui sopra.
 
Perfino in questo clima buio, tra manifesti per la difesa della razza italiana e filari di saluti romani, risulta incredibile la notizia che il Comune di Pontida abbia pensato a parcheggi destinati alle donne gravide, ma solo se “appartenenti a nuclei familiari naturali e cittadine italiane o europee”, dunque non omosessuali, non madri single e non extracomunitarie. L’amministrazione leghista, sommersa dalle proteste, si è poi rimangiata la sua odiosa intenzione, ma il solo fatto che qualcuno possa avere concepito un così esplicito gesto di discriminazione lascia capire quanta strada è già stata percorsa, in questo Paese, in direzione della disumanità. (Michele Serra – La Repubblica).
 
Qui a Bologna, intanto, qualcuno si preoccupa di schedare tutte le scuole:  “bollata ciascuna con stigma rosso, giallo o verde a seconda del tasso di “ideologia gender” contenuta nei suoi programmi scolastici. Il comitato “Difendiamo i nostri figli-Family Day”, con la benedizione di Forza Italia, stila la lista dei buoni e dei cattivi tra gli istituti scolastici della città. (…) . È il lato “presentabile” di quel che Forza Nuova sta facendo nella nostra provincia, attaccando e intimidendo le insegnanti che hanno proposto in alcune scuole lo spettacolo “gender” Fa’Afafine». (Silvia Bignami, La Repubblica BO).
Mentre il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Del Rio ha definito il dietrofront del Senato sullo ius soli “certamente un atto di paura grave (…) Abbiamo bisogno di non farci dominare dalla paura, ma siamo anche aperti alla speranza”, ha aggiunto.

 

Tutto questo è indubitabile e inquietante; ciononostante per un nutrito gruppo di scienziati e intellettuali il vero, assillante  problema epocale per cui essi non dormono la notte è il seguente: “Ma che diamine! E’ ora di finirla, chi è così subdolo da continuare a nascondersi dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante?”

Ha iniziato Claudio Gatti  su “Il Sole 24 Ore” del 2 ottobre 2016: “Un’inchiesta condotta da Il Sole 24 Ore e pubblicata oggi anche dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, dal sito di giornalismo investigativo francese Mediapart e da quello della rivista americana The New York Review of Books, fa ora emergere evidenze “documentali” che danno un contributo senza precedenti all’opera d’identificazione della misteriosa scrittrice.”  (Claudio Gatti – Ecco la vera identità di Elena Ferrante) . Un’analisi dei redditi registrati da Edizioni e/o e da Anita Raja negli ultimi anni indicherebbe in quest’ultima la vera autrice della tetralogia L’amica geniale.

Più recentemente, invece “Una ricerca internazionale ha messo a confronto la lingua della scrittrice misteriosa con 150 romanzi, svelando singolari somiglianze con l’autore (…) A mettersi di buona lena a indagare su chi si nasconderebbe dietro lo pseudonimo è un gruppo di professori universitari provenienti da tutto il mondo, che ieri si sono incontrati all’università di Padova nel workshop “Drawing Elena Ferrante’s profile” per discutere insieme i risultati del loro lavoro di ricerca. (Le prove sono nella letteratura “Elena Ferrante è Starnone” – Raffaella De Santis, La Repubblica 8 settembre 2017)

 A questo punto Elena Ferrante potrebbe decidere di confessare la sua vera identità per sfinimento, scrive De Santis. Con il vantaggio ulteriore (si potrebbe aggiungere) che in questo modo parecchi intellettuali e/o scienziati e/o politici di tutto il mondo potrebbero finalmente dedicare le loro energie a qualcosa di serio e utile per la collettività, ad esempio la dura realtà quotidiana della maggioranza dei cittadini, invece che farsi ancora incantare dal pifferaio di Hamelin costituito dalla imperante restaurazione conservatrice.
 
Pur di vedere rinascere il filosofo (e il poeta, e l’intellettuale, e lo scienziato) che poneva la propria autonomia rispondendo alle domande dei tempi nuovi; che credeva che la verità non è qualcosa che si trova in un libro da commentare ex cathedra; che la ricerca della verità non è condizionata dal rapporto con una ‘rivelazione’ (poco importa se ebraica, o cristiana, o mussulmana); che la verità è una risposta da cercare nell’esperienza delle cose e nella storia degli uomini, non nelle differenze, o negli orientamenti sessuali, o nelle etnie; per ottenere tutto questo sarei disposto a giurare il falso. Anzi per il bene di tutti, per liberare finalmente tutte queste energie sprecate e indirizzarle in direzioni più utili all’umanità, potrei perfino arrivare a giurare che Elena Ferrante sono io. Anzi: lo giuro, OK? Adesso rilassatevi e ritornate cortesemente alla vostra originaria funzione.