PRIMO FLASHBACK:

Anno 1610. Artemisia Gentileschi dipinge  Susanna e i vecchioni (1610, Collezione Graf von Schönborn, Pommersfelden – vedi sopra) all’età di diciassette anni. “Il soggetto di Susanna e i vecchioni è, tra gli episodi dell’Antico Testamento, uno dei più frequentemente rappresentati, specialmente nel XVI e XVII secolo. L’episodio al quale si riferisce l’opera è narrato nel Libro di Daniele: la casta Susanna, sorpresa al bagno da due anziani signori che frequentavano la casa del marito, è sottoposta a ricatto sessuale: o acconsentirà di sottostare ai loro appetiti o i due diranno al marito di averla sorpresa con un giovane amante. Susanna accetta l’umiliazione di una ingiusta accusa; sarà Daniele a smascherare la menzogna dei due laidi anziani. La rappresentazione di Susanna sorpresa ignuda dai vecchioni ha apparentemente intenti moralistici, ma è spesso un pretesto per soddisfare la “pruderie” di committenti che si compiacciono di soggetti di nudo femminile.” (da Wikipedia)

5 ottobre 2017 “Il New York Times mette nero su bianco quello che si vociferava da anni. Il produttore avrebbe molestato decine di donne: dipendenti, attrici, modelle. Le prime a parlare al quotidiano, che mette insieme molte interviste ad attuali ed ex dipendenti delle case di produzione di Weinstein, diversi documenti legali, ed email, sono Rose McGowan e Ashley JuddQuest’ultima rivela di una colazione di lavoro in hotel di Beverly Hills, trasformatasi in incubo. «Mi fece salire nella sua stanza, dove si presentò in accappatoio e mi chiese di guardarlo mentre faceva la doccia. A quel punto pensai: “Come posso uscire dalla stanza il più velocemente possibile senza indispettire Harvey Weinstein?” Mi sono sentita intrappolata. C’era molto in ballo». Quest’ultima frase accomuna tutte.” (da Vanityfair.it)

23 novembre 2017. “Felice Giorno del Ringraziamento a tutti! (Tranne che a te, Harvey, e a tutti i tuoi malvagi cospiratori – sono felice che la cosa stia andando per le lunghe – non meriti una pallottola).”  (Uma Thurman, post su Instagram sulla faccenda Harvey Weinstein)

SECONDO FLASHBACK:

Anno 1611, giorno imprecisato: « Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne » (Artemisia Gentileschi)

27 novembre 1612: “Mentre Suo Onore parlava, tenevo la schiena dritta e rigida. «Nella presente causa, intentata da Orazio Gentileschi, pittore [padre di Artemisia, N.d.R], contro Agostino Tassi, pittore, imprigionato in Corte Savella, non contestando la dichiarazione e la testimonianza della ragazza Artemisia Gentileschi, di essere stata ripetutamente stuprata dal signor Tassi, considerando che il dipinto mancante è stato restituito e considerando che il ricorrente è d’accordo e che l’accusato ha già scontato otto mesi di carcere nel corso del processo, dichiaro che al prigioniero viene concesso l’indulto. Il caso è chiuso». (Susan Vreeland – “La passione di Artemisia” – Neri Pozza, 2002)

Novembre 2017. “Il fatto che tante donne abbiano trovato il coraggio di di rendere pubbliche le accuse contro Weinstein, Bill Cosby, Roger Ailes e Bill O’Reilly rappresenta una svolta culturale. Un gruppo immenso di vittime ora si sente sollevato. Improvvisamente, si comincia a discutere di una serie di problemi: cosa s’intende per molestie sessuali? Che rapporto c’è tra violenza fisica e  violenza verbale? Gli uomini capiscono che le molestie possono danneggiare una donna?“. (David Remnick – Internazionale n. 1231)

Dicembre 2017. “Oggi sta esplodendo un terzo modo di contestare la forma tradizionale delle identità di genere: le donne che denunciano in massa la violenza sessuale maschile. E’ in corso un cambiamento epocale, un grande risveglio, un nuovo capitolo nella storia dell’uguaglianza. Il modo in cui le relazione tra i sessi sono state regolate e organizzate per migliaia di di anni viene messo in discussione e contestato- E ora la parte che protesta non è una minoranza lgbt+, ma una maggioranza, le donne. Ciò che sta venendo a galla non è niente di nuovo, è qualcosa che noi (almeno vagamente) abbiamo sempre saputo e che  semplicemente non eravamo capaci  (o disposti e pronti a) affrontare apertamente: centinaia di modi di sfruttare sessualmente le donne. Le donne oggi cominciano a far emergere il lato oscuro delle nostre affermazioni ufficiali di uguaglianza e rispetto reciproco, e ciò che stiamo riscoprendo è, tra l’altro, qunto fossero (e siano) ipocrite e unilaterali le nostre crtiche sull’oppressione delle donne nei paesi musulmani: dobbiamo fare i conti con la nostra realtà di abuso e sfruttamento“. (Slavoj Zizek– Internazionale n. 1232)

TERZO FLASHBACK:

È incredibile, ma ancora cinquant’anni fa — come documenta ampiamente Pier Maria Furlan in Sbatti il matto in prima pagina. I giornali italiani e la questione psichiatrica prima della legge Basaglia (Donzelli) — i manicomi erano affollati da donne «sane trattate come pazze solo per punizione». Donne rinchiuse perché avevano palesato un «temperamento ostinato e ribelle», compiendo «fughe frequenti e immotivate da casa», cercando la compagnia di «uomini di qualunque ceto e condizione». In alcuni casi erano accusate di essersi rese protagoniste di litigi «con la portiera e i vicini di casa». In altri di aver condotto «vita irregolare con spiccate tendenze erotiche e rifiuto di qualsiasi ordine o minima regola di vita». Talvolta di aver «tralasciato le preoccupazioni per la famiglia» e qualcuna di aver preferito spendere «sconsideratamente il denaro che il marito le affidava». Oppure di aver esibito, a detta dei parenti più stretti, un «comportamento inadeguato» e «abnorme in campo sessuale».

Qualcuna, anziché dedicarsi alle «faccende», aveva cominciato a «uscire molto spesso e a dimenticare l’ora del rientro a casa». Suo padre raccontava di aver fatto tutto il possibile «per frenarla, ma lei non voleva sentire niente, né consigli, né minacce». Per giunta aveva gettato l’ombra del disonore sulla famiglia «perché la si vedeva spesso coi giovanotti». Un’altra era stata considerata affetta da «disturbi sotto forma di intolleranza alla disciplina familiare» che la portavano a compiere «conquiste amorose, fughe da casa». Un’altra ancora era ripetutamente fuggita dalla famiglia e — a detta dei suoi parenti — aveva preso l’abitudine a «sperperare il proprio denaro regalandolo e facendo acquisti non necessari» (ma i medici avevano accertato che questa «alterazione psichica» si era manifestata dopo che era stata «ripetutamente percossa alla testa con un bastone dal proprio marito, riportando contusioni multiple al capo»).

In qualche caso, dopo che il medico di famiglia aveva diagnosticato «isterismo di alto grado», gli psichiatri, avendo tenuto la paziente in osservazione per oltre un mese, l’avevano considerata «rassegnata per la sua sorte tragica», ma «perfettamente orientata e cosciente» e l’avevano restituita alla famiglia (uno zio che la maltrattava), specificando che non riconoscevano in lei «alcuna malattia mentale».

Questo genere di medici più scrupolosi erano, però, un’eccezione. Quasi sempre la diagnosi di «comportamento quanto mai strano e dovuto senza dubbio a squilibrio mentale» (o cose del genere) era sufficiente per rinchiudere molte di queste povere persone in pubblici lager per malate di mente. Sul finire degli anni Sessanta alcune giovani erano state ricoverate a forza con l’accusa di essersi allontanate da casa e dal lavoro «per unirsi con i capelloni» o perché erano andate «nelle bettole a fare l’amore».

Qualcosa del genere si prolungò ancora per anni e anni. Praticamente fino al 13 maggio del 1978, quando fu approvata la cosiddetta legge Basaglia. Incredibile“. (Paolo Mieli, il Corriere sul della Sera 12 dicembre 2017 – Il pretesto della pazzia. Le donne ribelli o vittime di violenza erano spesso rinchiuse in manicomio)

Incredibile, ma vero. Com’è vero il fatto che ciò che sta venendo a galla non è niente di nuovo. Può capitare di vergognarsi anche solo di appartenere allo stesso genere degli squallidi, laidi individui che – appunto – non meritano nemmeno una pallottola. Le mie scuse.

QUARTO E ULTIMO FLASHBACK:

Giuditta che decapita Oloferne”,  di Artemisia Gentileschi, 1620 circa. Galleria degli Uffizi, Firenze.