Invecchiando gli uomini piangono

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Jean-Luc Seigle
Invecchiando gli uomini piangono
Feltrinelli, 177 pagine, 15 euro

Il romanzo descrive una sola, precisa giornata del protagonista Albert, il 9 luglio 1961. Il testo è suddiviso in capitoli che ne scandiscono le fasi temporali: L’alba; Il mattino; Il pomeriggio; La sera; La notte. Per concludersi con L’indomani mattina. E’ un libro drammatico e un paradossale atto di amore per la vita (quella vera) e per la letteratura (quella vera). Mi pare anche un sottile atto d’accusa all’ambiente e alla mentalità provinciale e piccolo borghese, che tutto omologa e appiattisce, poi giudica, rimprovera e castiga chi deroga dalle regole e gli usi da lei stessa stabilite. Naturalmente i più esposti all’attacco sono come sempre i cosiddetti “diversi”.

“(…) Albert è un operaio nella ditta Michelin e vive in un piccolo paese non lontano da Clermont-Ferrand. Siamo nel luglio 1961. Ha due figli. Il primo, Henri, è partito per la guerra in Algeria. Albert non lo conosce. Va detto che l’ha visto per la prima volta all’età di cinque anni, quando era rientrato dalla prigionia alla fine della seconda guerra mondiale. Albert era stato catturato lungo la linea Maginot nel giugno 1940. Poi, si è murato nel silenzio. Ma non si sceglie impunemente di tacere l’essenziale: Albert non sa parlare.

C’è questo limite all’origine di tutto? Nel calore dell’estate del 1961, quando sua moglie si appresta a far entrare una televisione (la prima!) nel villaggio, e quando De Gaulle raccomanda la ricomposizione dei terreni agricoli, Albert non riesce più a vivere. Ma se si può morire nella menzogna, non ci si può uccidere senza aver detto la verità a se stessi. Come fare se non si hanno le parole? Albert ha un altro figlio, Gilles. Gilles è “diverso”. Legge. Appassionatamente. Balzac, per l’appunto. Quando un maestro in pensione si trasferisce nei pressi della loro cascina, Albert sa che la confessione passerà attraverso quest’uomo. Seigle firma un inno alla vita che porta i colori della disperazione. Con pudore, sceglie parole per i silenzi, cosciente che i mutismi della storia uccidono più delle pallottole nemiche.” 

François Busnel, L’Express

da “Internazionale“, numero 989, 1 marzo 2013

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