Gli ipersensibili sono una”specie”?

Specie Pantone

Ho rimandato. Ho rimandato. Tutto sommato vorrei ancora rimandare, ma forse è giunto il momento di affrontare una delle tesi di fondo più spinosa e delicata del libro di Elain N. Aron, The Highly Sensitive Person (L’Ipersensibile). Ipotizzo: questa tesi di fondo potrebbe aver reso problematica (o addirittura avere impedito) la pubblicazione del testo in alcuni paesi, ad esempio l’Italia, in quanto potenzialmente conflittuale con  un approccio “politicamente corretto” all’argomento. Per di più essa potrebbe facilmente dare luogo ad equivoci o strumentalizzazioni. Questa almeno è la mia impressione personale: scelgo quindi di prendere la questione con le molle, perché essa è davvero molto delicata.

Mi limito perciò, per il momento, a tentare una traduzione il più possibile fedele al testo originale di alcuni brani tratti dal paragrafo intitolato “You Are Truly a Different Breed” (Appartieni veramente a una specie differente; pagg. 27 – 29 ). Aggiungo ancora una volta che questa tesi non comporta assolutamente nessuna considerazione o giudizio di merito sul tipo considerato (superiore, inferiore, migliore, peggiore, ecc. Lo ammetto. la cosa mi intimorisce!). Come ha scritto Rolf Sellin, “Ipersensibilità significa fondamentalmente percepire stimoli in numero maggiore e in modo più intenso degli altri. Non indica assolutamente che una persona sia forte o debole, introversa o estroversa, particolarmente dotata nel suo campo o intelligente, anche se intelligenza e ipersensibilità sono innegabilmente in rapporto tra loro. Esistono ipersensibili di ogni genere.” Ma ecco le parole di Aron (traduzione mia, portate pazienza):

Jerom Kagan, psicologo di Harvard, ha dedicato grande parte della sua carriera allo studio di questa caratteristica. Per lui, essa è una differenza osservabile così come il colore dei capelli o degli occhi. Naturalmente egli la chiama con altri termini: inibizione, riservatezza o timidezza nei bambini, e io non sono d’accordo con questi termini. (… Gli studi di Kagan suggeriscono) quanto avevo già detto, che il bambino ipersensibile possiede una innata tendenza a reagire più fortemente agli stimoli esterni. Ma Kagan e altri hanno scoperto i particolari che determinano ciò. (…)

La conclusione di Kagan è che le persone con caratteristiche di sensibilità o inibizione  appartengono a una specie particolare (“a special breed”). Essi sono geneticamente differenti, sebbene siano del tutto umani, proprio come un segugio e un border collie sono piuttosto differenti, sebbene entrambi siano tuttavia definitivamente cani.

Anche le mie ricerche indicano l’idea di una “specie” (breed) propria delle persone ipersensibili. La mia percezione degli HSPs (Highly Sensitive Persons – Ipersensibili, ndt) ottenuta incontrandoli è che essi siano davvero un gruppo distinto, separato da quelli che non lo sono. Ciononostante tra di loro esiste anche un’ampia gamma di tipi di sensibilità (…). E ci sono così tanti modi mediante i quali l’uomo può aumentare o diminuire la propria sensibilità tramite esperienze o scelte consapevoli. Tutti questi effetti possono determinare sfumature nei confini di quello che ad ogni modo rimane un gruppo separato dagli altri. (…) Rob e Rebecca (bambini gemelli, figli di amici intimi dell’autrice:  Rob è HSPs, Rebecca invece non lo è – ndt) sono due diversi tipi di umani. Anche tu lo sei. Le tue differenze sono davvero reali.”

Ecco, l’ho fatto.

(Nell’immagine: “la fotografa Angelica Dass ha catalogato le diverse sfumature della pelle umana con la scala Pantone in un progetto unico che supera i confini di razza e colore”).

 

1 Comment

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.