La classe dirigente

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Su “La Repubblica” di oggi viene pubblicata un’intervista a Paolo Ielo.  Il titolo è: “Il rischio dell’Italia: una classe dirigente selezionata dalla corruzione” di Gianluca Di Feo. E’ indubitabile che in qualche modo anche qui viene confermata ancora una volta  la tesi esposta in un precedente post (Burocrazie e corruzione). Di seguito un estratto dell’articolo in oggetto.

Un quarto di secolo fa Paolo Ielo era il più giovane pm del pool Mani Pulite. Adesso è il procuratore aggiunto di Roma, che al fianco di Giuseppe Pignatone coordina tutte le inchieste sulla corruzione. Assieme ai colleghi porta avanti l’accusa nel processo di Mafia Capitale, ma evita di entrare nel merito del dibattimento e delle polemiche innescate di recente dalle richieste di archiviazione per numerosi indagati.” (…)

“…Di sicuro quello che mettemmo in luce a Milano era un sistema organizzato, adesso invece c’è una situazione più balcanizzata. E per altri versi si è imposto il tema del rapporto tra istituzioni e forme di criminalità organizzata».

Che nell’ultimo periodo pare una costante nazionale, dalle vostre indagini romane a quelle sull’Expo… 

«A Milano nel 1992 coglievi molto da lontano la possibilità che ci fosse intersezione tra fenomeni di corruzione e criminalità organizzata, la coglievi soprattutto sui modi con cui il denaro circolava. Allora come oggi i flussi illeciti, quelli che muovono il denaro della droga, del riciclaggio, dell’evasione e delle tangenti girano allo stesso modo. Ma adesso i boss si sono resi conto che conviene molto di più usare la corruzione. Perché comporta meno rischi, crea minore allarme e tutto sommato costa di meno».

E queste tangenti diventate pure mafiose finiscono per condizionare la politica?

«In Mani Pulite il tema centrale era il finanziamento dei partiti, mentre ora in prospettiva c’è un problema di selezione della classe dirigente. La corruzione porta con sé il rischio concreto di selezionare la classe dirigente pubblica in funzione della sua capacità di prendere mazzette e distribuire in modo distorto le risorse; dall’altro seleziona i soggetti imprenditoriali non in base alla capacità di lavorare bene ma di quella di pagare tangenti. Inevitabilmente, in un arco di tempo breve o lungo, avremo un Paese affidato a soggetti che non sanno produrre e dirigenti pubblici che non sanno amministrare: una selezione al ribasso»….

Ennesima conferma di quella che Raniero La Valle definisce sullo stesso giornale “il punto d’arrivo di una restaurazione consistente nel trasferire la sovranità dal popolo ai mercati. (…) nel passaggio dello scettro dal popolo ai signori del Mercato non c’è solo la sconfitta della sinistra, c’è la sconfitta di tutto il costituzionalismo moderno e dello stesso Stato di diritto: il popolo sovrano è il cardine stesso della democrazia e della Costituzione.”

A questo cardine democratico bisognerà prima o poi ritornare. Speriamo prima.

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