La famiglia Bélier

La famiglia Bélier

La famiglia Bélier” è un film francese del 2014 di Eric Lartigau. “Paula Bélier ha sedici anni e da altrettanti è interprete e voce della sua famiglia. Perché i Bélier, agricoltori della Normandia, sono sordi. Paula, che intende e parla, è il loro ponte col mondo: il medico, il veterinario, il sindaco e i clienti che al mercato acquistano i formaggi prodotti dalla loro azienda. Paula, divisa tra lavoro e liceo, scopre a scuola di avere una voce per andare lontano. Incoraggiata dal suo professore di musica, si iscrive al concorso canoro indetto da Radio France a Parigi. Indecisa sul da farsi, restare con la sua famiglia o seguire la sua vocazione, Paula cerca in segreto un compromesso impossibile. Ma con un talento esagerato e una famiglia (ir)ragionevole niente è davvero perduto.” (Marzia Gandolfi – Mymovies.it).

Il film non ha contenuti particolarmente originali (se non per il fatto che tre componenti su quattro della famiglia sono sordomuti) ma è una commedia carina e ben fatta, che sfiora con delicatezza sia commozione sia comicità senza indulgere né in retorica né in romanticismo o eccessivo sentimentalismo. Ma ne scrivo qui solo a causa della scena che più mi ha colpito, quella cioè nella quale Paula, dopo varie traversie e indecisioni, riesce a dimostrare e finalmente convincere tutti del suo talento (anche i suoi familiari) grazie alla classica recita scolastica. Si esibisce infatti in un duetto vocale con un suo compagno. duetto che non ci viene fatto ascoltare, ma che possiamo solamente percepire, sordi anche noi, come fossimo sott’acqua, attraverso lo stesso sguardo rallentato dall’ipersensibilità dei suoi tre familiari sordomuti, padre, madre e fratello. Essi si convincono solo ora delle sue grandi capacità, e solo grazie alla loro particolare”percezione extrasensoriale”, del clima di straordinaria emozione artistica che si è creato all’interno dell’auditorium. Senza sentire assolutamente nulla, acusticamente parlando, anche loro entrano in contatto diretto con il magnetismo emanato dal puro talento che alla fine si manifesta in tutto il suo splendore, superiore e indipendente dai miseri limiti della mutevole e fragile percezione sensoriale umana. Dopotutto non era sordo anche Beethoven?

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