La musica di Hornby. Due

Da Nick Hornby , “31 canzoni” (Guanda, 2003) Seconda puntata di tre (la prima qui).

«…Sono le canzoni le cose che ascolto più frequentemente, al punto che non ascolto quasi nient’altro. Qualche volta un po’ di musica classica o di jazz, e quando mi chiedono cosa mi piace, mi risulta molto difficile rispondere: perché dovrei fare dei nomi, mentre io so solo dare titoli di canzoni. E di solito non ho nulla da dire, se non che le adoro, e ci voglio cantare sopra, costringere gli altri ad ascoltarle, mettere il muso se mi accorgo che a loro non piacciono quanto a me…»

12. Paul Westerberg – Born for me

«… Paul Westerberg, noto campione mancato, è tutt’altro che un pianista, ma il suo assolo in Born for Me è semplicemente adorabile – forse perché lui è l’autore del pezzo e sa come  la canzone lo fa sentire, e quindi come dovrebbe far sentire tutti noi…»

13. Suicide – Frankie Teardrop

14. Teenage Funclub – Ain’t That Enough

«Frankie Teardrop, dei Suicide, sono dieci minuti e mezzo di autentico, terrificante rumore industriale, una specie di equivalente sonoro di Eraserhead. Come il film di David Linch, evoca una raggelante, cupa e monocromatica distopia, piena di acuti e clangori da brivido, ma del tutto priva, a differenza del film, di qualche raro momento di tregua, del più piccolo, sporadico sprazzo di una bizzarra e anomala speranza. (…) Se non lo avete ascoltato e ancora desiderate farlo, prendetevi una serata libera, assicuratevi di di non rimanere soli nella stanza (per inciso, ascoltarla in cuffia porta quasi certamente al ricovero in ospedale) e prendetevi il giorno successivo di ferie. Al contrario, Ain’t That Enough, dei Teenage Fanclub, è una raffica di pop byrdsiano di tre minuti, zeppa di solarità, suoni accattivanti, armonie e bontà. Preferisco la canzone dei Teenage Fanclub…»

 

15. the J. Geils Band – First I Look at the Purse

«…Il disco comincia con una solida botta di rumore di pubblico, fischi, incitazioni e grida, seguita da una presentazione urlata e molto non-inglese fatta da uno speaker: “Siete pronti per darci dentro? Siete pronti per un po’ di rock’n’roll? Dico, siete pronti per un po’ di rock’n’roll? Fateci sentire che siete pronti per la J. Geils Band!”. Poi, di colpo (senza accordare gli strumenti né borbottare un “come va?” la band si lancia in First I Look at the Purse, un vecchio pezzo scritto da Smokey Robinson per un gruppo della Motown chiamato The Contours, e a quel punto perfino le vecchie canzoni  di Smokey Robinson sembravano arrivare da un universo parallelo…»

16. Ben Folds Five – Smoke

«… Per me, Smoke è poeticamente perfetta, intelligente, triste e chiara, anche se il mio amico non sarebbe disposto ad ammetterlo. È una delle pochissime canzoni che esprimono un pensiero profondo sull’amore piuttosto che sull’oggetto o sul soggetto, ed è stata la mia fedele compagna durante la fine (lunga ed estenuante) del mio matrimonio. aveva un senso allora e continua ad averlo adesso. Non si può pretendere di più da una canzone…»

17. Badly Drawn Boy – A Minor Incident

«… E dunque ecco qua. È qui che sta la vera emozione: nelle magiche coincidenze e corrispondenze della creatività. Scrivo un libro che non parla di mio figlio, poi qualcuno compone una bella canzone basata su un episodio del libro e scopro che questa ha un significato molto più diretto e profondo del libro stesso…»

18. The Bible – Glorybound

«… un piacevole shuffle mid-tempo che inizia in modo promettente (…) con lo stesso riff di basso a due note di Rikki Don’t Lose That Number (che a sua volta parte con lo stesso riff di basso a due note di Song for My Father, di Horace Silver, per cui si può affermare che i Bible onorano rispettosamente una gloriosa tradizione musicale) e contenente uno stupendo, tirato assolo di chitarra…»

19. Van Morrison – Caravan

«La magnifica versione di Caravan in It’s Too Late to Stop Now (indiscutibilmente il più bell’album di Van Morrison, quindi non provate neanche a discutere) sarebbe degna di accompagnare i titoli di coda del più bel film che abbia visto nella mia vita; e se una canzone mi fa questo effetto, allora di sicuro, per estensione, significa che potrebbe essere suonata al mio funerale. Troppo melodrammatico? Non credo…»

20. Butch Hancock & Marce LaCouture – So I’ll Run

«Non mi ricordo più quando esattamente, negli anni ottanta, andai a sentire il cantautore texano Butch Hancock in un pub grande e pieno di spifferi nella mia zona. ricordo chiaramente lo scarso entusiasmo che provavo strada facendo. (…) Ma Butch Hancock è una figura leggendaria nell’ambito della musica country-folk, e poi veniva da molto lontano e non sarebbe tornato tanto facilmente a Finsbury Park… mi pareva incivile non andare. Ma Butch non suonò da solo. Quella sera era accompagnato da una cantante di nome Marce LaCouture e, appena iniziarono, mi sentii subito risollevato. Era una coppia fantastica, e sembrava un miracolo che due voci e una chitarra acustica potessero trasformare quel pub freddo (e, diciamolo, per tre quarti vuoto) in un luogo in cui potevano accadere belle cose…»

21. Gregory Isaacs – Puff the Magic Dragons

«… É impossibile non fare del sentimentalismo sui primi giorni di vita di un bambino, ma allora ero pronto a scommettere che la musica sarebbe stata importante per mio figlio (…) Danny era costante motivo di preoccupazione (a tre anni gli fu diagnosticato l’autismo) e, com’era prevedibile dato lo stress di quei primi tempi, i cerotti impiegati per rattoppare il rapporto dei suoi genitori si staccarono, mettendo a nudo delle ferite in cancrena. Ma Danny ha continuato a sentire la musica – la sente così tanto da aver coniato una sua parola per indicarla, e non è un’impresa da nulla quando la tua incapacità di comunicare coinvolge tutto il mondo circostante…»

Continua (post n. 2 di 3).

In testata: Nick Hornby – L’illustrazione che segue è di Zerocalcare (2018)

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