L’Idiota

L'IDIOTA

Ho trovato un appunto che scrissi a quanto pare il 19 novembre 1995. Lo trascrivo di seguito senza commenti. Poi magari ci penserò sopra di nuovo, da oggi in poi, vent’anni dopo (anche se in realtà ho continuato a pensarci per tutto questo tempo), mi auguro per i prossimi trenta. Aggiungo per scrupolo che evidentemente i titoli e gli autori annotati costituivano solo riferimenti letterari e suggestioni, non certo citazioni testuali dagli stessi.

“Alcuni concetti, alcune domande.

Un’alta tensione etica rende inadatti alla vita sociale. La drammatica lotta che si svolge interiormente tra l’intransigenza etica e morale e le necessità materiali di sopravvivenza all’interno di un tessuto sociale precisamente modellato e determinato da esigenze sue proprie, non è certamente modificabile dalla posizione di una singola persona, a cui rimane soltanto un isolamento che gli verrà regolarmente rinfacciato come una colpa. (L’Idiota di Dostoevskij La Cognizione del Dolore di Gadda).

L’isolamento determinato da una sensibilità diversa da quella media, diventa esso stesso problematico e fonte di ulteriore disagio, causa di attacchi, equivoci, interpretazioni gelose, ambiguità disprezzanti e malevole. Questo quindi non deve essere ostentato, ma vissuto il più possibile in maniera coerentemente personale, senza sbandieramenti e il più possibile in maniera “nascosta”. Ma in che misura questo è possibile? (Seneca)”

(Nell’immagine, un fotogramma  della miniserie in 6 puntate “L’IDIOTA” Regia di Giacomo Vaccari – Sceneggiatura di Giorgio Albertazzi – Italia, 1959)

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