Alfio Marchini e Gramsci

Marchini Bus

“C’è maretta tra gli studiosi gramsciani. Pietra dello scandalo: lo slogan della campagna che da un paio di settimane campeggia su tutti gli autobus e le pensiline di Roma. “Odio chi non parteggia. Odio gli indifferenti”. Solo che, al posto della firma del filosofo sardo fondatore del Pci, compare il ben più prosaico motto: «Io amo Roma. E tu?». Ovvero il claim con cui Alfio Marchini, imprenditore a capo di un movimento civico, per la seconda volta in tre anni proverà a scalare il colle capitolino. Orgoglioso della scelta, che rivendica: «È una mia idea, non vedo proprio perché dobbiamo lasciare Gramsci ostaggio della Le Pen, che dice di avere i suoi libri sul comodino ». E per nulla imbarazzato dall’evidente contraddizione, visto che la sua corsa potrebbe essere sostenuta — ma ancora non è certo — da alcuni pezzi del centrodestra: «È giunto il tempo di raccontarci senza finzioni che la capitale d’Italia è stata uccisa dall’indifferenza, che ha lasciato campo libero a tutti i poteri marci che l’hanno depredata», taglia corto Marchini. «Roma non ne può più! Anche di chi, da sinistra, ha chiuso gli occhi davanti al saccheggio morale, culturale e civile della città. O vogliamo prenderci in giro e sostenere che sia tutta colpa della destra? Basta con ipocrisie e stucchevoli buonismi»”. (Giovanna Vitale, “Marchini cita Gramsci. Rabbia e ironia sui social” La Repubblica, 3 gennaio 2016).

Alfio Marchini ha scelto una frase di di Antonio Gramsci tratta da “La città futura” per iniziare la sua campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative di Roma. Ancora una volta, si conferma l’impressionante modernità e attualità del pensiero gramsciano. Attualità e preveggenza che è testimoniata in una infinità di suoi scritti, molti dei quali però vengono bellamente ignorati dai politici contemporanei (e dall’intera classe dirigente), perché impossibili da strumentalizzare e sintetizzare in un comodo claim propagandistico. Anzi, molti di essi sono davvero scomodi per tutti. Come il seguente (per fare un solo esempio tra mille), tratto dai Quaderni dal carcere:

“Specialmente nei periodi di crisi finanziaria si sente molto parlare di “psicologia” come di causa efficiente di determinati fenomeni marginali. Psicologia (sfiducia), panico, ecc. Ma cosa significa in questo caso “psicologia”? E’ una pudica foglia di fico per indicare la “politica”, cioè una determinata situazione politica. Poiché di solito per “politica” s’intende l’azione delle frazioni parlamentari, dei partiti, dei giornali e in generale ogni azione che si esplica secondo una direttiva palese e predeterminata, si dà il nome di “psicologia” ai fenomeni elementari di massa, non predeterminati, non organizzati, non diretti palesemente, i quali manifestano una frattura nell’unità sociale tra governati e governanti. Attraverso queste “pressioni psicologiche” i governati esprimono la loro sfiducia nei dirigenti e domandano che siano mutate le persone e gli indirizzi dell’attività finanziaria e quindi economica. I risparmiatori non investono risparmi e disinvestono da determinate attività che appaiono particolarmente rischiose, ecc.: si accontentano di interessi minimi e anche di interessi zero; qualche volta preferiscono perdere addirittura una parte del capitale per mettere al sicuro il resto.

Può bastare l'”educazione” per evitare queste crisi di sfiducia generica? Esse sono sintomatiche appunto perché “generiche” e contro la “genericità” è difficile educare una nuova fiducia. Il succedersi frequente di tali crisi psicologiche indica che un organismo è malato, cioè che l’insieme sociale non è più in grado di esprimere dirigenti capaci. Si tratta quindi di crisi politiche e anzi politico-sociali del raggruppamento dirigente.” (Antonio Gramsci, 1931 – Quaderni dal carcere, vol. secondo, pag. 767 – Einaudi 2001).

Anch’io odio chi non parteggia e gli indifferenti. Ma considero ancora peggio di costoro coloro che si ricordano di parteggiare e di interessarsi ai problemi della gente comune solo in prossimità delle elezioni. Anzi, molto spesso solo prima.

 

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