Niente da aggiungere

Grosz

Riporto alcuni estratti da “La Repubblica di oggi”:

1)  «Io Luigino me lo sento sulla coscienza perché mi sono comportato da impiegato di banca e se fossi stato una persona che rispettava le regole non gli avrei fatto fare quel tipo di investimento». Marcello Benedetti è un ex impiegato della banca Etruria di Civitavecchia. Licenziato un anno fa da quella filiale per un procedimento penale che ha in corso, Marcello ora monta caldaie in giro per la sua città. Il contratto delle obbligazioni acquistate da Luigino D’Angelo, il pensionato che si è tolto la vita per aver perso 110mila euro, porta la sua firma. Benedetti accetta di rilasciare l’intervista a patto che non si sfiori l’inchiesta che lo ha travolto, e che non riguarda i bond subordinati: su questo non può rilasciare dichiarazioni.

Fu lei a “convincere” Luigino ad investire i suoi risparmi in obbligazioni subordinate?

«Sì, Luigino fu uno dei primi clienti della banca a cui proposi questo investimento».

Lo mise al corrente dei reali rischi che correva in questo tipo di operazione?

Gli occhi si inumidiscono. «Firmò il questionario che sottoponevamo a tutti, nel quale c’era scritto che il rischio era minimo per questo tipo di operazione».

Una bugia scritta in un contratto?

«In realtà nelle successive carte che il cliente firmava, era presente la dicitura “alto rischio”, ma quasi nessuno ci faceva caso. Era scritto in un carteggio di 60 fogli».

E voi impiegati non mettevate al corrente i clienti?

«Avevamo l’ordine di convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti della banca, settimanalmente eravamo obbligati a presentare dei report con dei budget che ogni filiale doveva raggiungere. L’ultimo della lista veniva richiamato pesantemente dal direttore ».

Eravate però perfettamente al corrente di cosa significasse vendere ai vostri clienti delle obbligazioni subordinate, giusto?

«Sì. Ogni anno c’era un aumento del capitale e per farlo dovevamo chiamare tutti i clienti e fargli rivedere azioni, obbligazioni, etc». (…)

(Articolo di Federica Angeli: “Ho Luigi sulla coscienza ma l’ordine di mentire ci arrivava dalla banca – pag. 6)

2) (…) La Federconsumatori di Arezzo annuncia che la prossima settimana presenterà un esposto in procura. «Il collocamento del 2013 è stato fatto in buona fede sperando di salvare la banca» assicura Bertola dal quartiere generale dell’Etruria, vicino all’Autosole e assolve i dipendenti agli sportelli. Fra loro uno racconta: «Eravamo sotto pressione. I dirigenti insistevano, ci facevano anche 2 o 3 telefonate al giorno: le hai vendute? Quante ne hai vendute di subordinate? Credevamo di offrire titoli sicuri, li abbiamo dati anche ad amici e ai parenti. In ufficio facevano la classifica di chi ne vendeva di più: si andava da “sei un mito” a “sei un incapace”. E non avevamo premi di produzione». Si ferma e aggiunge: «Ho visto miei colleghi allo sportello piangere. La nostra credibilità è a pezzi, con quale faccia domani consiglieremo un investimento a un cliente?».

(Articolo di Laura Montanari: E ora nel fortino di Arezzo scatta l’assedio agli sportelli “Chiudiamo anche i conti” – pag. 7)

3) Renzi sente di essere stato trascinato nella bufera suo malgrado e proprio durante la Leopolda, il simbolo del renzismo, che quest’anno doveva diventare l’occasione per rivendicare i successi del governo. «E’ un problema grave ma che dovrebbe ricadere su altri, a cominciare dalle banche, dalle loro colpe», spiega ai suoi collaboratori. Difende il decreto «che ha evitato guai peggiori ai correntisti e all’occupazione», protegge il ministro Maria Elena Boschi nell’occhio del ciclone perché suo padre era vicepresidente di Banca Etruria prima del commissariamento. Ma nessuno qui sottovaluta le conseguenze politiche di una vicenda che ha un fortissimo impatto sociale. Infatti l’esecutivo lavora a un provvedimento, ancora coperto dal segreto, che «riuscirà a raccontare meglio tutta la vicenda degli obbligazionisti».

(Articolo di Goffredo De Marchis: Renzi: “Il caso banche rischia di oscurarci” La Boschi prende tempo – pag. 11)

Agghiacciante: “un provvedimento che riuscirà a raccontare meglio…!” Davvero senza parole.

Anzi no, Roberto Saviano le parole le ha trovate:

Questo governo deve essere criticato con lo stesso rigore con cui abbiamo criticato il governo Berlusconi (…) Perché era giusto sotto Berlusconi chiedere le dimissioni, urlare allo scandalo e all’indecenza ogni volta che qualcosa, a ragione, ci sembrava andare nel verso sbagliato e tracimare nell’autoritarismo? Perché sotto Berlusconi non ci si limitava a distinguere tra responsabilità giuridica e opportunità politica, ma si era giustizialisti sempre? E perché invece oggi noi stessi ieri zelanti siamo indulgenti anche dinanzi a una contraddizione cosi importante e oggettiva? (…) La moglie di Cesare e il padre di Maria Elena Boschi – Il Post ”

(…) «Questo governo deve essere criticato con lo stesso rigore con cui abbiamo criticato il governo Berlusconi», continua lo scrittore. «Per molto meno siamo scesi in piazza. Non possiamo introiettare l’accusa di disfattismo con cui Renzi reagisce alle critiche». Secondo Saviano sulla vicenda restano «troppe opacità» a cui Boschi deve rispondere: «Se resterà al suo posto è solo perché questo è il Paese del conflitto di interessi».
Articolo firmato f.s.: Saviano:“La Boschi deve dimettersi”. – La Repubblica – pag. 9.

Nell’illustrazione: George Grosz – Toads of Property, 1920

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