O Generosa!

calcio e musica

Lo confesso: amo il calcio.  Nessuno è perfetto, lo sanno tutti. Invece forse non tutti sanno che ieri è stato presentato il calendario del campionato di serie A 2015-2016. D’altra parte, a tanti la cosa non interessa un fico secco, e fanno bene. Ma la vera notizia però è ancora un’altra, e questa deve per forza interessare la coscienza di ogni cittadino che si rispetti, eccola: “In apertura delle partite risuonerà un nuovo inno “O Generosa!” scritto e composto dal Maestro Giovanni Allevi” Eccolo qua.

Visto il target di riferimento, per facilitare la comunicazione con il tifoso medio italiano, il testo ovviamente è… in  latinoinglese. La ragione di ciò è banale, il problema è che nessuno la capisce. Molto toccante e attuale il verso seguente (scritto da lui in persona, non è uno scherzo) la cui traduzione sarebbe: “Custodisci la tua anima affinché si astenga dalla corruzione, riceverai una gioia inaspettata. Oh nobile!” (sic!). Un’argomentazione davvero opportuna, visto il contesto. A questo punto, però, qualcuno faccia qualcosa con urgenza, magari ciascuno nel suo piccolo. Se non lo fossimo già tanto (ma davvero tanto) e da parecchio tempo, ci sarebbe da preoccuparsi anche solo al pensiero di una classe dirigente che prende decisioni di tal fatta. E che riguardano la scelta di un tal personaggio. E’ anche vero che, se tanto mi dà tanto… D’altra parte, se fossi un suo parente, amico o conoscente, anche alla lontana, sarei davvero preoccupato anche per lui, l’Allevi, che riesce a prendersi sul serio senza ridere, che ama parlare di sé in terza persona e che poi, bontà sua, ci spiega (cito dal sito del maestro): “Quando scrivo le mie note su un pentagramma non penso mai all’immediato. Cerco sempre di spingermi oltre, più in alto possibile, più nel profondo, lì dove risiede la vera essenza della musica: l’Amore.“. Ah ecco.

Ora, siccome questo genere di cose mi fanno veramente ma veramente (omissis), lascio la parola ad una persona più equilibrata, esperta ed obiettiva di me, Giordano Montecchi, musicologo emiliano che su “l’Unità” del 12 ottobre 2010 pubblicò il seguente articolo sul personaggio in questione, e in tempi non sospetti. Il titolo era: “Il prodotto chiamato Allevi, clamoroso bluff del marketing“. Io intanto conto fino a cento. Ecco il testo:

Una simulazione: ecco cosa è la musica di Giovanni Allevi. Si presenta come «musica classica », ma è solo easy listening.
Per il resto, valgono le parole di Proust: «Detestate la cattiva musica, ma non disprezzatela…»

di Giordano Montecchi

Banalità e originalità, come tante altre categorie, hanno qualcosa in comune con la grande criminalità organizzata: la mancanza di prove. Per questo si dice de gustibus non est disputandum: perché addurre prove irrefutabili circa la schifezza o la sublimità (e le infinite gradazioni intermedie) di un’opera d’arte, di uno scritto, di una musica (ma anche di un volto, di un paio di scarpe o di una merendina) è un esercizio senza fine: tanto doveroso e necessario, quanto inane.
Perché di fronte a mille indiscutibili argomenti, ci sarà sempre qualcuno che rifiuterà di cambiare idea. E magari continuerà a votare Berlusconi – e magari fosse solo una questione di estetica! Oppure correrà a comprarsi Alien, l’ultimo cd di Giovanni Allevi. Titolo che richiama Ridley Scott (ma è un depistaggio) e che invece si accoda semmai alla trentina e passa di album con lo stesso identico titolo. Di Allevi, di questo modesto pianista e dell’imbarazzante successo della sua musica inodore e insapore si è già scritto e ascoltato fin troppo. E fin troppo si è inveito con toni altrettanto imbarazzanti di tronfio accademismo: reazioni inusitate che offrono però una chiave di lettura di questo piccolo interessante caso musicale.
Il nuovo cd conferma i limiti di una mediocre tecnica strumentale, spesso insicura, di un fraseggio privo di groove, di una qualità compositiva dozzinale. Eppur… si muove. Infatti una campagna mediatica impeccabile – radio, tv, carta stampata, web in tutte le sue ramificazioni – e un abilissimo character–design, con un magnifico gioco di squadra riescono a trasformare ogni nuova uscita di Allevi nell’evento di cui si parla, ergo un successo.
Dato il giudizio fortemente negativo circa la musica di Allevi e le sue doti pianistiche (di gran lunga inferiori, ad esempio, rispetto a quelle di un competitor meno noto ma in ascesa come Cesare Picco), a rigore se ne dovrebbe tacere. In un sistema mediatico e pubblicitario che da tempo ha trasformato la quantità in qualità (più contatti = più soldi = più valore), l’unica vera stroncatura, infatti, è quella che non esce. Il tema di cui trattare non è però il valore o meno del prodotto in questione. Il tema vero è quel fenomeno per cui una musica alla quale la comunità dei musicisti e dei cultori nel loro insieme non accorda nessun credito si impone con indubbio successo al vasto pubblico musicalmente più sprovveduto.
Non è certo una novità. Le storie e fenomeno nella sua essenza più intima: «Detestate la cattiva musica, ma non disprezzatela… Quante melodie di nessun pregio agli occhi dell’artista sono nel numero delle confidenti scelte dalla folla dei giovani romantici e degli innamorati… bagnate dagli occhi più belli del mondo con lacrime di cui il più puro maestro invidierebbe il malinconico e voluttuoso tributo!» 
SPECULAZIONI INDUSTRIALI
Che le multinazionali dell’entertainment speculino su questo meccanismo, che prescinde da qualsiasi valutazione di merito e fa leva solo su una risposta emotiva accuratamente pilotata, mette i brividi: l’industria musicale e la propaganda dei regimi mediatici usano ormai le stesse tecniche di persuasione. E proprio come la propaganda, l’Allevi Project ha la sua «arma segreta», o almeno uno dei suoi artifici più seducenti, nella simulazione: presentarsi come nuova musica classica, proporsi nelle stesse sale e teatri, adottarne i sentimentalismi più melensi e i luoghi comuni più triti.
Così, ai tantissimi educati all’idea che la musica classica sia una palla, ecco che appare il guru che li illumina, apre loro l’accesso a quel sublime che essi credevano fosse loro precluso: una musica classica facile, lubrificata, riposante, antistress, ora appassionata e vibrante, ora dolce come il miele, cui abbandonarsi felici e cullati, senza bisogno di ascoltarla.
Se Allevi& C si fossero presentati per ciò che sono, easy listening di modesta fattura, non avrebbero sfondato, a fronte di una concorrenza assai più agguerrita. Ma proponendosi come «musica classica» l’Allevi Project gioca un bluff vincente, invade il campo altrui e fa scattare quell’invidia evocata da Proust. Da qui provengono, quasi come una provvidenziale vernice finale, i terribili anatemi del mondo accademico. Ed ecco brillare il giovane genio, l’iniziatore della nuova epoca di un’arte musicale per tutti, odiato dai vecchi tromboni dell’accademia. Proprio come Mozart. E per di più in un paese dove le vittime delle persecuzioni hanno così tanto successo. Chapeau.

Dopo di ciò, se poi vi interessasse anche il parere di chi (purtroppo per lui, anche se oggi ne sembra pentito) ha contribuito alla “scoperta” del maestro e lo conosce bene da una vita, ecco qua l’opinione di Saturnino Celani in un articolo pubblicato recentemente su “il Post“. (Breve citazione: “Il fatto è che Giovanni ti guarda sempre dall’alto in basso. Avete presente quella celebre battuta che Alberto Sordi dice nel Marchese del Grillo: ‘Io so’ io e voi non siete un cazzo’? Credo che sia una sintesi perfetta. Non è una questione di essere bravi o meno. Quello che dà fastidio è il voler far credere continuamente che sei una specie di genio incompreso.“)

Nel caso invece preferiate “strumenti critici per attuare un attacco non aleatorio ma specifico” e molto aggiornato al nostro Giovanni, ecco un link che rimanda a un articolo di Michele Molina sul sito del “Fatto Quotidiano”. Dopodiché basta, molto meglio non parlare mai più di questo “prodotto, clamoroso bluff del marketing”.

 

 

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