Olive Kitteridge

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 “Ti è piaciuto di più il libro o il film?” Domanda classica (a mio parere abbastanza insensata, assieme all’altra, se sia meglio leggere prima il libro o guardare prima il film) che in questo caso riguarda la miniserie tratta dal testo di Elizabeth StroutOlive Kitteridge  (Fazi Editore  – Traduzione di Silvia Castoldi – Premio Pulitzer, 2009 – Premio Bancarella, 2010 – Premio Mondello, 2012.).
Meglio gustarsi tutti e due. Davvero. Se il libro ha avuto molti riconoscimenti ufficiali, anche il film non scherza. Infatti: “La miniserie ha ricevuto un’entusiasta accoglienza da parte della critica, in particolare per la sua sceneggiatura, la sua regia e l’interpretazione di Frances McDormand. Il sito Rotten Tomatoes le ha assegnato un’accoglienza positiva del 95%, sulla base di 42 recensioni, così descrivendo il consenso della critica: “La narrativa a fuoco lento di Olive Kitteridge esalta interpretazioni affascinanti, oltre a una storia degna dell’opera originale” (da Wikipedia).
Così, giusto per non far torto a nessuno, e tanto per rendere almeno un po’ l’idea, inserisco prima uno dei trailer ufficiali:

Poi qualche estratto dal testo. Come qualcuno ha scritto, si tratta di “un romanzo per racconti”, nei quali racconti capita anche che Olive (insegnante in pensione) non compaia direttamente, ma sia anche solo citata “di passaggio” da qualcuno dei protagonisti, lei o il marito Henry, così, come per caso. Ad esempio in “La pianista”, o in “Nave in bottiglia”, oppure in “Criminale”. Il filo conduttore è l’ambientazione comune: “un angolo del continente nordamericano, Crosby nel Maine, un luogo senza importanza che diviene uno specchio di un mondo più ampio” (dal risvolto di copertina):

“Olive capisce perché Chris ( il figlio, N.d.R) non abbia mai desiderato avere molti amici . In questo è come lei, non sopporta le chiacchiere. e quelli cominciano a chiacchierarti alle spalle non appena volti la schiena.” (pag. 100)

Perché Christopher non ha bisogno di vivere accanto a una donna convinta di sapere tutto. Nessuno sa tutto, nessuno dovrebbe illudersi. (pag. 108)

Henry è fermo sulla porta, il volto luminoso e felice ora che ha terminato il giro dei saluti e si è dimostrato il genere di uomo che tutti adorano, un tesoro.” (pag. 107)

(Olive) sa che la solitudine uccide, può farti morire in tanti modi diversi. Il parere personale di Olive è che la vita si basi su quelle che lei considera “grosse esplosioni” e “piccole esplosioni”. Le grosse esplosioni sono il matrimonio, i figli, gli amici intimi che ci tengono a galla, ma queste cose nascondono correnti invisibili e pericolose. Ecco perché si ha bisogno anche delle piccole esplosioni: un commesso amichevole da Bradlee’s, per esempio, oppure la cameriera del Dunkin’ Donuts, che a come vuoi il caffé. Sono faccende complicate, davvero. (pag. 100-101)

Già prima, durante il loro matrimonio, avevano avuto liti che facevano stare male Olive, proprio come in quel momento. Ma a un certo punto, all’interno di un matrimonio si smette di litigare a quel modo, pensava Olive, perché quando gli anni dietro le tue spalle sono più di quelli che ti stanno davanti le cose cambiano. (pag. 177)  

Non le piaceva stare da sola. Ma le piaceva ancor meno stare in mezzo alla gente. (pag. 212)

Christopher le telefonava una volta alla settimana. “Cosa posso fare per te, Christopher?” gli chiedeva lei, ma in realtà voleva dire: fa’ qualcosa per me! “Vuoi che venga a trovarti?” “No” le rispondeva sempre lui. “Me la cavo benissimo.” (pag. 213)

Il mio consiglio definitivo sarebbe il seguente: leggetelo e guardatela. Oppure guardatela e poi leggetelo. Oppure leggetelo mentre la guardate (magari non nello stesso momento…) Cosa fare prima o dopo non ha nessuna importanza. Fatelo e basta.

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