Pregiudizi qui e là

BANDIERA-ITALIA1

“La psicologia è la scienza che studia i processi psichici e mentali, nelle loro componenti consce e inconsce, attraverso l’uso del metodo scientifico e/o appoggiandosi ad una prospettiva soggettiva intrapersonale. Tale studio riguarda quindi i processi cognitivi e intrapsichici dell’individuo, il comportamento umano individuale e di gruppo, ed i rapporti tra il soggetto e l’ambiente.” Quella che precede è la consueta citazione da Wikipedia. Quella che segue invece è una citazione da pagina 16 del libro di Elain Aron “The Highly Sensitive Person” (chiedo venia, la traduzione è mia): “Potrei fare esempi su esempi di ricerche che rispecchiano il pregiudizio secondo il quale le persone che io chiamo HSPs (High Sensible Persons, cioè ipersensibili, ndt) sono meno felici e meno mentalmente sani, perfino meno creativi e intelligenti (le prime due cose sono sicuramente non vere).”

E’ ormai dimostrato scientificamente come l’ipersensibilità, di per sé, sia una caratteristica neutra come tutte le altre, buona e utile in certe situazioni, meno in altre. Il problema è che nella nostra cultura questo dato di fatto non è certamente accettato. Invece: “Qual’è l’ideale nella nostra cultura? Nei film, nella pubblicità, nella progettazione degli spazi pubblici, tutto ci suggerisce che dovremmo essere duri come Terminator, imperturbabili come Clint Eastwood, estroversi come Goldie Hawn. Dovremmo essere piacevolmente eccitati dalle luci intense, dai rumori, comportarci come una banda di allegre persone al bar. Quando per caso ci sentiamo invece sensibili e sopraffatti dal mondo, possiamo sempre prendere un analgesico”.

“Xinyin Chen e Kenneth Rubin dell’Università di Waterloo in Ontario, Canada, e Yuerong Sun della Shanghai Teachers University hanno messo a confronto in uno studio 480 scolari di Shanghai a 296 canadesi per vedere quali caratteristiche  rendessero i bambini più popolari. In Cina i bambini “riservati, timidi e sensibili” risultarono quelli più scelti dagli altri per essere amici. In Canada i bambini con le stesse caratteristiche risultarono fra quelli scelti di meno.” Molte persone, sbagliando completamente, collegano l’introversione con una scarsa salute mentale. Ci aiuta sapere che in quelle culture in cui la caratteristica è valorizzata, come il Giappone, la Svezia, la Cina, la ricerca assume un tono diverso. Per esempio, gli psicologi giapponesi si aspettano dai loro soggetti sensibili le performance migliori, e loro le fanno.

E’ poi più facile – per “noi” occidentali – ammettere l’ipersensibilità in una bambina e una donna, piuttosto che in un bambino e un uomo. Secondo la ripartizione di ruoli più tradizionale, le donne vengono infatti apprezzate quando dimostrano di sapersi immedesimare nel prossimo, di adattarsi e di soddisfare i bisogni dell’altro con premura e dedizione. Il problema tuttavia sembra risiedere proprio in questo: la sensibilità spiccata è benvista quando risulta di profitto agli altri, alla famiglia o alla comunità in generale.  Oggi l’idea della mascolinità è rimasta la stessa di tanto tempo fa, con in più qualche pressione aggiuntiva su ambedue i generi. Il nostro mondo è frenetico, affollato di una moltitudine uniforme, da forti rumori e scadenze a breve termine. Anche la spinta ad essere costantemente connessi tramite media sociali, email, messaggi vari può essere dura per chi, come l’ipersensibile, ha bisogno di godere, magari a cadenze regolari, di un po’ di pace e di quiete per recuperare il suo equilibrio personale.

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