Ragionare ragionando

Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera del 7 febbraio 2018, in un fondo dal titolo “La politica senza potere“, si domandava:

«Perché nessuno fra gli impegnati nella campagna elettorale parla del fatto che la politica rappresentativa pesa oggi molto meno, esercita molto meno potere, delle burocrazie amministrative e giudiziarie? Perché non si dice che la politica rappresentativa è costretta, quasi sempre, a subire i diktat di quelle burocrazie?»

E si rispondeva così:

«Non lo si dice per due ragioni. La prima è che non puoi chiedere il voto dell’elettore dopo avergli detto che conti poco. Devi invece convincerlo che, se verrai eletto, sarai potente e in grado di fare tutte le cose che hai promesso. La seconda ragione è che se i politici dicessero la verità, ossia che amministrativi e magistrati (di ogni tipo) hanno più potere di loro, non verrebbero creduti dai più. Direbbero gli elettori: non siete voi politici quelli sempre in vetrina e che chiedono il voto?»

 Se ne deduce che «i politici si dividono in due categorie: ci sono, da un lato, i complici, al servizio di quelle burocrazie, e, dall’altro, quelli troppo deboli per poter imporre cambiamenti.»

L’impressione è che i complici, cioè gli aspiranti burocrati, inadeguati dirigenti che seguono nell’ombra anziché condurre alla luce del sole, siano diventati la netta maggioranza; con decisa tendenza all’incremento in valori assoluti. Perlomeno qui da noi, nella sempre più provinciale Bologna: città che un tempo veniva considerata un vero e proprio laboratorio politico e culturale; che era all’avanguardia urbanistico-architettonica sulla scena nazionale e internazionale.  Oggi una pigra Bologna assiste invece al suo triste declino con rassegnato, soddisfatto conservatorismo socio-culturale. Vivi e lascia vivere: questa sembra essere la sua (inesistente) linea politico-amministrativa. Gli esempi si sprecano. Eccone uno tra i più recenti:

«L’assessora e le polemiche sulla domenica ecologica negata in favore dei saldi.Cerco di coinvolgere tutti e non demonizzare nessuno”»

«La mia idea di mobilità? Quella di avere una città capace di fare scelte coraggiose che però guardino a tutti gli utenti della strada» spiega l’assessore Irene Priolo dopo le polemiche che l’hanno vista contrapposta al suo predecessore Andrea Colombo.

Assessore, questa giunta dà l’impressione di fare scelte in direzione differente rispetto al mandato precedente in tema di mobilità e questo alimenta polemiche ripetute ed endemiche nella maggioranza. L’ultima è la soppressione di una “domenica ecologica” in occasione dei saldi.

« Le sfide si vincono quando si esaminano tutti gli aspetti che riguardano la mobilità e non solo un segmento. Per diminuire il traffico privato devi dare ai cittadini la possibilità di una scelta alternativa. Le privazioni e basta non sono sufficienti e creano conflitto. Per questo potenziamento del trasporto pubblico, “car sharing” e “bike sharing” sono fondamentali. Il tram non è una trovata, ma una occasione di potenziamento del trasporto collettivo di massa è una grande occasione di riqualificazione urbana. In tutte le grandi città è stato così.»

Sono in discontinuità con il mandato precedente?

«Diversamente non sarei qui. Ma non per un progetto di minore sostenibilità ambientale. Credo piuttosto che il sindaco mi abbia chiesto di lavorare per coinvolgere tutti gli “attori” senza demonizzarne nessuno e senza per questo rinunciare ad una spinta ecologista.» (Intervista di Valerio Varesi, la Repubblica Bologna, 11 gennaio 2018)

Come sia possibile compiere le drastiche ma necessarie scelte sulla mobilità al fine di proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini senza scontentare nessuno (il che equivarrebbe a risolvere la quadratura del cerchio, o trovare la pietra filosofale…)  non viene spiegato. Forse, per il semplice motivo che è impossibile. Proprio come fare vera politica senza creare conflitti. Viene in mente la lettera di Groucho Marx a suo figlio Arthur: “Caro Arthur, non riesco a capire perché non ricevi le mie lettere. Forse è perché non ti ho scritto.”  Infatti:

Una risposta un po’ troppo “ragionevole” fa arrabbiare l’ex assessore alla Mobilità Andrea Colombo. Il 9 gennaio proprio Colombo aveva inoltrato alla giunta una domanda, con la quale chiedeva conto di quali provvedimenti antismog sarebbero stati adottati all’indomani della cancellazione della “domenica ecologica”.

E ora, dopo un mese, l’esecutivo di Palazzo d’Accursio gli ha risposto che «è necessario ragionare su provvedimenti più significativi su cui si sta ragionando» (…)

L’ex assessore Colombo ha risposto in aula:

«Ho pensato – commenta l’ex assessore sarcastico – che davanti a una risposta così ragionata, in effetti, valeva la pena, prima di fare ragionamenti troppo affrettati, ragionarci su ancora un po’: magari voleva essere un ragionamento per assurdo».

Per un quarto d’ora, l’intervento di Colombo ha ragionato sulle mille varianti del verbo che più di tutti fa spremere le meningi, tra gli sguardi un po’ sbigottiti e un po’ divertiti dei consiglieri, anche loro invitati a ragionare sui ragionamenti inerenti la risposta ragionata arrivata dalla giunta.

E sollecitato «dai cittadini che non vogliono più sentir ragioni » riguardo allo smog, l’ex assessore ha confessato ai colleghi che sebbene di fronte «a tutti quei ragionamenti », non ha trovato conclusioni accettabili, « pardon, ragionevoli ».

E non volendo «sragionare» aggravando ancor più una situazione già di suo «irragionevole», Colombo si è rivolto alla ragionevolezza dei colleghi: «Vi sembra un ragionamento ragionevole continuare a ragionare su provvedimenti su cui si sta ragionando? » L’aula, per nulla sorda e muta, alla fine di quel garbuglio sintattico e semantico, se n’è fatta una ragione. Concludendo che, se è vero quel che diceva Goya che « il sonno della ragione genera mostri », lo stesso effetto avviene quando si ragiona in eccesso. (Valerio Varesi, la Repubblica Bologna, 13 febbraio 2018)

Secondo il mio modesto parere, Colombo ha ragione da vendere.

A confermare, se ancora ce ne fosse bisogno, la fermezza di principi e di valori dell’attuale amministrazione comunale, il sindaco Merola ha commentato con la consueta decisione la notizia di un “venerdì nero a Bologna“. Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova, ha infatti annunciato la sua presenza a Bologna per il 16 febbraio, alle 19.30 in piazza Galvani.

«Cinque le sigle attive in città che si muovono a sorpresa. L’ultimo blitz sulla Porrettana al grido di“Boia chi molla”. Una sede già aperta in città (ma tenuta nascosta) e un’altra in arrivo, almeno cinque sigle attive, meno di cento militanti, tanti i simpatizzanti. È la fotografia dell’estrema destra in salsa bolognese: una galassia che va dalle onnipresenti Forza Nuova e CasaPound fino alle formazioni meno conosciute, come Fiamma Tricolore e Azione Identitaria. E che, da un anno a questa parte, ha deciso di alzare la posta in gioco, mostrando un attivismo che sotto le Due Torri non si vedeva da parecchio tempo.

L’annunciato comizio in piazza Galvani, infatti, è solo l’ultimo atto di una lunga serie di manifestazioni, blitz e iniziative. Non più tardi di venerdì scorso, tanto per fare un esempio, una quarantina di persone ha sventolato il tricolore lungo via Porrettana, ricordando le vittime delle Foibe al grido de “l’Italia agli italiani” e “Boia chi molla”». (Marcello Radighieri, La Repubblica Bologna, 14 febbraio 2018)
La posizione del sindaco è come al solito perentoria: . «Possono venire anche i fascisti a fare la campagna elettorale a Bologna, ma Bologna non vuole né i fascisti né i razzisti. Possono parlare perché c’è gente che lo ha permesso loro 50 anni fa e ci limitiamo a dire questo.» Tutto chiaro? In altre parole: lui non li vorrebbe, ma vengano pure, tanto noi ci limitiamo alle chiacchiere.
E pensare che invece altri comuni sono meno aperti e comprensivi: infatti “decine di amministrazioni locali, non solo di centrosinistra, hanno già approvato un provvedimento per fermare l’avanzata dell’ultradestra: una modifica al regolamento per l’assegnazione di spazi pubblici. Chi ne fa domanda – partiti, associazioni politiche, onlus – deve dichiarare la propria estraneità a «fascismo, razzismo, xenofobia, antisemitismo e omofobia» e sottoscrivere un documento con il quale « si riconosce nei principi antifascisti della Costituzione ». È il “modello” Pontedera: uno dei primi Comuni italiani, con Pavia, ad avere introdotto la norma.” Esagerati! Siete in ritardo. Qui a Bologna, invece, tra politici complici o politici troppo deboli (magari onesti e determinati) abbiamo già scelto.

Il dipinto: Hecce homo (1880 -1891) di Antonio Ciseri, Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti

 

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