L’anello al naso

Polgar

Piccole storie senza morale (Traduzione di Cristina Pennavaja)  Biblioteca Adelphi è la prima antologia di scritti di Alfred Polgar pubblicata in Italia. Contiene testi brevi tratti da ben diciotto libri apparsi tra il 1922 e il 1959. Impossibile leggerlo  di getto, a mio parere. I singoli “pezzi” che lo compongono, infatti, sono talmente asciutti e densi, che occorre lasciarli depositare nella nostra coscienza. Meglio ancora: rileggerli per assorbirne davvero il ricchissimo contenuto, che potremmo azzardarci a definire “minimalista”. Non tanto perché il loro contenuto sia difficile o cerebrale. Ma di certo conviene comunque al lettore sondare la loro profondità, scrutarne i livelli di significato, verificarne la struttura, (la simbologia?), nel tentativo di cogliere al meglio possibile il reale centro del messaggio. Sottolineando magari le gemme letterarie, che ci sono e numerose, ma che potrebbero sfuggire al primo incontro. “Nella sua maniera di esprimersi distaccata egli parlò della forma concisa come del “risultato dello sforzo consapevole, non disgiunto da un certo tormento, di  trasformare cento righe in dieci righe” (dalla prefazione di Siegfried Melchinger) . Ha scritto Polgar: “Sono perfettamente consapevole che anche in una storia di piccole dimensioni può non esserci assolutamente nulla e che la brevità può essere benissimo l’effetto forzato di un respiro troppo corto. Tuttavia io credo che proprio la forma letteraria più concisa sia adatta alla tensione e alle esigenze dei nostri tempi… La vita è troppo fuggevole perché si possa dipingerla con agio soffermandosi sui dettagli, è troppo romanzesca per i romanzi.”

Leggendolo, a volte si ride (si ride davvero, perché l’autore era anche un grande umorista) a volte ci si dispera (pure davvero). Una volta finita la lettura pensavo di sottolinearne gli aspetti (auto)ironici, comici e sarcastici. Come ad esempio:

“L’Austriaco è tedesco quanto il suo Danubio è blu. Ma quest’ultimo, come tutti sanno, sebbene il walzer si ostini ad affermare il contrario, non è blu affatto. Forse lo è stato una volta… nell’idea. Però, dopo una luna carriera come torrente, il Danubio ha un aspetto tale che sembra che tutti i pennelli con cui è stata dipinta di mille colori la campagna all’intorno, il buon Dio li abbia lavati nelle sue acque.”

Però il caso vuole che domani, 27 gennaio, si celebri il Giorno della Memoria 2016. Qui a Bologna si inaugura anche il “Memoriale dello Shoah.” Alfred Polgar, austriaco ebreo, ha vissuto, sofferto e scritto sia sulla drammatica esperienza personale di esilio, sia sul crimine nazista perpetrato da parte del  “suo” popolo ai danni del suo stesso popolo. Per esempio, a un certo punto egli scrive:

“C’è un frammento del Faust di Lessing nel quale lo spirito, rispondendo alla domanda di Faust: “Qual’è la cosa più rapida della terra?” dà la seguente risposta; “Il passaggio dal bene al male”. Un esempio della giustezza di questa risposta è stata data alcuni anni or sono dall’incredibile rapidità con cui le croci si trasformarono in croci uncinate, gli esseri umani in esseri disumani. Poi la metamorfosi inversa si compì con la stessa velocità. Il fatto che essa sia avvenuta così rapidamente lo dobbiamo al  Furer: le manifestazioni esteriori di fede che egli chiese al suo popolo furono soltanto quelle molto superficiali del distintivo di partito, del saluto nazista e altre simili. Proviamo a immaginare cosa sarebbe accaduto se egli avesse preteso dimostrazioni visibili più drastiche del suo attaccamento per lui. Per esempio che tutti portassero un anello al naso. Non  c’è dubbio che i suoi sudditi se lo sarebbero messo, che alla cosa i suoi filosofi avrebbero apportato un sostegno ideologico e i suoi studiosi di storia dell’arte una giustificazione estetica. Però la metamorfosi inversa nazisti-non nazisti non sarebbe stata facile com’è stata nella realtà, non si sarebbe compiuta in modo altrettanto rapido e indolore, in un batter d’occhio, nel tempo di cambiar le carte in tavola.

Uno spirito che avesse fatto le nostre recenti esperienze, rispondendo a Faust che “la cosa più rapida è il passaggio dal dal bene al male”, con tutta probabilità avrebbe soggiunto: “e ritorno”.

Perciò, del lato comico e sarcastico parleremo magari un’altra volta. Anche perché comprendiamo benissimo e  condividiamo ancora oggi la sua feroce e ironica disillusione rispetto ai suoi simili, e quindi anche rispetto a noi stessi. Alla fine della sua vita “dal momento che la nostra lingua corrisponde naturalmente al nostro modo di esprimerci, è chiaro che le esperienze vissute da quell’organismo forse ipersensibile che fu Polgar non possono non aver modificato il suo linguaggio” (Siegfried Melchinger). Non resta quindi che coltivare – per utilizzare un giudizio di Musil su Polgar – la sua stessa insolente e “perfida affabilità” nei confronti dell’intero genere umano? Dedicarsi come lui allo scetticismo senza disprezzo, lontani mille miglia dall’alterigia e immuni da ogni freddezza, mantenendo ad ogni prezzo un cuore che batte nel proprio petto? Probabile che sì, ma bisogna pur esserne capaci. E non è davvero facile.

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