Strafalcioni letterari

Gli strafalcioni della pubblica burocrazia (vedi sopra) sono quasi sempre poco divertenti, anche perché spesso sono dettati più da una precisa e finalizzata volontà, piuttosto che da  distrazione o bieca ignoranza. Su “Robinson” di questa settimana è invece uscito un divertente articolo di Michele Smargiassi dal titolo “Quando al libraio c’è chi chiede ‘Il fu Mattia Bazar‘”. Si basa su informazioni tratte da alcuni blog gestiti da librai. I quali blog “ si sono moltiplicati nel tempo. Oggi le raccolte di titoli storpiati e improbabili sono spesso alimentati dagli stessi clienti in una sorta di gioco di società (…) Perché lo sapete, vero, che non appena giriamo le spalle alla cassa i librai tengono nota delle nostre gaffe, gli epic fail della nostra cultura.” Ecco qualche gustoso esempio di “dialogo da bancone”:

Cliente: “Ciao, mi serviva un libro da regalare: Libraio: “OK, hai già in mente qualcosa? Il genere, eccetera? Cliente: Veramente no. Ma è un regalo di Natale, quindi.. boh… qualcosa con la copertina rossa?”

Cliente: “Avete Romeo e Giulietta? Sa, quella storia sulle due famiglie che non si possono vedere, i Mentecatti e quegli altri…”

Cliente: “Ciao, mi consigli un libro da regalare? Libraio: “Certo. Un romanzo? Un saggio? Cliente: “No, no, va benissimo un libro, grazie. Preferisco”.

Poi c’è la casalinga che cerca “L’agnello del Re Salomone“, quello che spesso non sa nemmeno ciò che cerca: “Scusi, di Harry Potter hanno fatto anche il libro”? “Qualcuno dovrebbe scriverlo, I fratelli Kalshnikov, romanzo filosofico sui dilemmi morali di una famiglia di terroristi.” E poi: “se qualcuno cerca “I viaggi di Gullit” o “La coscienza di Zenga” significa che lettura e tifo calcistico non hanno già divorziato.

Ma ecco gli errori più comuni: Le Braccianti, di Euripide; Lettere a Lucifero, di Seneca; Il serpente nella neve, di Rigoni Stern; La vita agra, di Bacardi; Il barone ruspante, di Calvino; Colazione in Sicilia, di Vittorini; Il deserto del tartaro, di Buzzati; I buoi oltre la siepe, di Harper Lee.

Concludendo, forse “questa etnografia del lettore ansioso rivela freudianamente qualcosa sui nostri pensieri. Chi vuole leggere Gomorrea prova forse disgusto civile per la malattia della legalità? A volte dietro lo sbaglio magari c’è il giusto”.

Insomma, come al solito uno Smargiassi al tempo stesso ironico, profondo e divertente.

 

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