Sulla “modernità” (1)

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Dalla rivoluzione industriale in poi, la modernità ha avuto senza dubbio uno straordinario successo sul piano del dominio della natura. Essa ha segnato il modo si vivere, di lavorare, di produrre e anche di pensare in tutto il nostro mondo sviluppato. Si dimentica spesso, però, che la modernità aveva anche promesso di “liberare” le persone, di sviluppare la loro capacità di autodeterminazione, la loro creatività, ecc.
Su questi temi essa ha invece clamorosamente fallito: spersonalizzando tutte le sue scelte e affidandole ad efficienti meccanismi e automatismi sociali e/o produttivi, ha infatti permesso che le persone diventassero semplici ingranaggi di una macchina cieca il cui unico fine consiste nella crescita continua dei valori utili e delle quantità coinvolte ai fini del “progresso”.
Per meglio potenziare e controllare questa macchina – tentando al tempo stesso di scongiurare il pericolo di crisi di sistema – si è scelto di suddividere in diversi settori “efficienti” gli automatismi di realizzazione della modernità. Questo processo si sviluppa sulla base del cosiddetto taylorismo, una teoria che si propone di organizzare il modello lavorativo secondo tre fasi:
1. analizzare le caratteristiche della mansione da svolgere,
2. creare il prototipo del lavoratore adatto a quel tipo di mansione,
3. selezionare il lavoratore ideale, al fine di formarlo e introdurlo nell’azienda.
Il punto chiave è il secondo, con il quale Taylor aveva proposto di identificare per ogni mansione da svolgere un lavoratore adatto al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Lo straordinario successo ottenuto dal fordismo, a partire dal primo decennio del ‘900 applicando questa teoria nella catena di montaggio industriale, ha segnato il XX° secolo in tutti i suoi aspetti. La forte interdipendenza che sempre ricorre tra mutamento delle norme sociali, etiche e culturali da un lato, e il mutamento delle strutture economiche, finanziarie e industriali dall’altro, ha condizionato profondamente le caratteristiche del nostro paradigma di civiltà.
Tale paradigma fondamentale consiste proprio nella cosiddetta specializzazione operativa settoriale. Questa in origine costituiva solo una teoria di management (appunto il taylorismo), ma poi ha allargato a macchia d’olio la sua influenza all’esterno della fabbrica, fino a divenire cultura, sistema di pensiero di un’intera civiltà. L’occidente industrializzato, che ha poi dominato il mondo e la natura appunto per tutto il periodo della cosiddetta rivoluzione industriale  – almeno fino ad oggi, in cui però è entrato in tutta evidenza in una profonda crisi – ha fatto questo semplicemente delegando sistematicamente la sua guida ai portatori di ad una teoria di management industriale, quella appena descritta.
Le deleghe sono state assegnate: alla scienza, che garantisce la veridicità delle affermazioni teoriche; alla tecnologia, che mette al nostro servizio la potenza della natura; al mercato, che confronta e sceglie tra le alternative in campo; al calcolo economico, che ottimizza il comportamento delle imprese; alle procedure organizzative, che consolidano le regole ripetitive; alla politica democratica, che, nello stato di diritto, assegna il controllo del potere pubblico a chi è in grado di attrarre maggiore consenso elettorale.

Ma non è tutto oro quello che luccica. La separazione delle sfere d’azione nel tempo ha infatti messo in moto un gigantesco apparato di subsistemi specializzati; all’interno di ciascun settore si sono installate gerarchie, sistemi di valori, linguaggi e metri di giudizio differenti. I loro dirigenti sono tutti specialisti, ciascuno dei quali persegue prestazioni settoriali distinte, le quali vengono valutate con logiche e parametri autoreferenti; ognuno poi considera irrilevante gli effetti prodotti sugli altri sub sistemi o sul quadro generale e persegue solamente il raggiungimento dei propri obiettivi e la propria efficienza. Inoltre, la complessità terminologica rende impossibile la comunicazione intersettoriale ed assume spesso funzionalità di difesa corporativa. Tutto ciò conduce ad un sistema sicuramente  efficace nel breve o medio periodo; ma sicuramente miope  o addirittura cieco in quello lungo . Ed è proprio quest’ultimo il periodo storico in cui ci troviamo ora. (1. continua)

Nella foto, un celebre fotogramma del film “Tempi Moderni”, di Charlie Chaplin

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