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Creatività o ripiegamento

UNO. Giuseppe Pontiggia scrive: «…la prospettiva oggi dominante, quella della “creatività”, la trovo un po’ fatua, un po’ futile. Sposta l’accento, insomma, dall’oggetto al soggetto, sposta l’attenzione dalla cosa a colui che la fa. (…) Io non penso che sia importante la creatività come capacità di inventare, escogitare trovate, soluzioni brillanti. […] L’importante non è la capacità un po’ fine a se stessa, narcisistica, di cui uno si può compiacere, perché effettivamente dà una sensazione di leggerezza, di levità, appunto, di inventività; di cui non nego in un certo senso il piacere, però l’importante è la cosa che si fa, è l’oggetto a cui si dà vita. Non spostare l’attenzione su chi crea, ma sull’oggetto che è il frutto del suo lavoro. Questo lavoro, tra l’altro, può essere pagato a prezzo durissimo. (…)

L’atteggiamento che suggerirei è quello di una concentrazione  fiduciosa su se stessi, nel senso di attingere a se stessi per arrivare a dire quello che solamente chi scrive può dire. Un’altra cosa, che si collega a questa, è che l’originalità non va cercata, secondo me, in modi artificiosi, forati, voluti. Dev’essere il frutto spontaneo di un lavoro serio. Quando uno lavora con continuità, con precisione, con accanimento, alla fine non potrà che esprimere una personalità individuale. Non deve porselo come obiettivo a tutti i costi;…» Giuseppe Pontiggia: Conversazioni sullo scrivere –  Belleville Editore, 2016

DUE. «Helen è una persona essenziale per il quartiere. Il motivo per cui è essenziale lo riassumerei così: “Dà alla gente quello che la gente non sa di di volere”. Una categoria importante. Ben diversa dal concetto reso popolare da Rupert Murdoch: “Dare alla gente quello che vuole”. Ormai la versione  murdochiana di ci che è bene per la società la conosciamo tutti: ci viene imposta da trent’anni. La versione di Helen è diversa, e viene necessariamente applicata su scala minore. Helen dà agli abitanti di Willesden quello che non sapevano di volere. Libri intelligenti, libri strani, libri sul paese da cui provengono, o su quello in cui si trovano. Libri per bambini con dentro bambini che assomigliano almeno un poco ai bambini che li stanno leggendo. Libri militanti. Libri classici. Libri strampalati. Helen legge tantissimo, sa dare consigli. Se siete fortunati, avete anche voi una Helen in una libreria dalle vostre parti e capite di cosa sto parlando. (…)

A mio parere, un vero “Creativo” non dovrebbe accontentarsi di soddisfare un domanda preesistente, ma dovrebbe modificare  la nostra idea di ciò che desideriamo. Un’opera d’arte forma il pubblico che le è necessario, crea un gusto per sé stessa. In questo senso, al cuore della creatività si trova un rifiuto. Perché un’opera veramente creativa evita sempre di vedere il mondo come lo vedono gli altri, come viene generalmente descritto. Rifiuta le opinioni convenzionali e generiche: “rinnova”.

(…) …c’è una cosa molto importante che l’era digitale può insegnare ai giovani Creativi: la mancanza di sentimentalismo. La passione per il nuovo. La tecnologia è fondamentalmente priva di nostalgia, e i giovani che vogliono essere creativi farebbero bene a a coltivare questo istinto. Nella mia esperienza di artista, lottare contro la nostalgia è un lavoro a tempo pieno.

(…) E se la cosa più creativa da fare in questo momento fosse rifiutare? Dimostrarci scontenti di introdurre le nostre energie nel meccanismo ben oliato dell’ordine attuale? Immaginare un mondo diverso appare oggi come un dovere creativo, e dovunque si guardi sembra prendere piede un principio di rifiuto». (Zadie Smith: Feel free –  Edizioni SUR, 2018)

TRE. «La democrazia si basa sul principio di Abramo Lincoln secondo cui “potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo”. Se un governo è corrotto e fallisce nel migliorare le vite dei cittadini, una quantità sufficiente di cittadini alla fine se ne renderà conto e lo farà cadere. Ma il controllo governativo dei media mette in crisi la logica di Lincoln, poiché impedisce ai cittadini di comprendere la verità. Grazie al suo monopolio sui media, l’oligarchia al potere può costantemente rimproverare gli altri di tutti i suoi fallimenti  deviare l’attenzione verso minacce esterne, reali o immaginarie che siano.

Quando vivete sotto un’oligarchia del genere, c’è sempre qualche crisi o altro evento che diventa prioritario rispetto a questioni noiose come l’assistenza sanitaria e l’inquinamento. Se la nazione sta affrontando un’invasione da parte dei nemici esterni o un diabolico tentativo di sovversione dall’interno, chi ha il tempo di preoccuparsi dell’affollamento delle strutture sanitarie e dei fiumi inquinati? Producendo un flusso continuo di crisi, un’oligarchia corrotta può prolungare il suo dominio all’infinito. (…)

La ricerca si concentra su sullo sviluppo delle nostre abilità in particolare alle esigenze immediate del sistema economico e politico, piuttosto che di quelle legate alle nostre esigenze di lungo termine come esseri consapevoli (…) In questo gli esseri umani sono simili a tanti animali domestici. Abbiamo allevato docili mucche che producono notevoli quantità di latte, ma per il resto sono di gran lunga inferiori alle loro antenate selvatiche. Sono meno agili, meno curiose e meno intraprendenti. Stiamo creando esseri umani mansueti, che producono enormi quantità di dati e funzionano come chip molto efficienti in una gigantesca rete di calcolo, ma queste mucche-da- dati non sono capaci di coltivare il loro potenziale umano. Infatti non abbiamo idea di quale sia il massimo potenziale del nostro cervello, perché sappiamo così poco della mente. (…)

Nel XXI secolo le nazioni si trovano nella stessa situazione delle antiche tribù: hanno cessato di essere la giusta struttura per gestire le sfide più impegnative di questa epoca. Abbiamo bisogno di una nuova identità globale, perché le istituzioni nazionali non sono in grado di affrontare e risolvere una serie di situazioni difficili mai verificatesi prima. Ora abbiamo un’ecologia globale, un’economia globale e una scienza globale – ma siamo ancora bloccati con le sole politiche nazionali. Questa disparità impedisce al sistema politico di contrastare con efficacia i nostri problemi principali. Per avere politiche adeguate dobbiamo o de-globalizzare l’ecologia, l’economia e il progresso della scienza – oppure dobbiamo globalizzare la politica». (Yuval Noah Harari: 21 lezioni per il XXI secolo – Bompiani, 2018)

Concludendo. «Il potere economico-finanziario ha  da tempo preso il sopravvento su quello politico. Con il crollo del Muro di Berlino e la caduta del modello sovietico, all’economia di mercato si aprirono spazi enormi. Proprio l’esito incruento del conflitto Est-Ovest evidenziava il ruolo decisivo assunto dall’economia nelle società moderne e imponeva la priorità, il primato dei temi economici nelle scelte dei governi. Nell’89 le forze economiche acquistarono un’influenza decisiva. Ottennero, per così dire, un via libera nel determinare gli orientamenti delle amministrazioni, sostituendosi ai governi. Si verificò quasi una delega da parte dei governi ai manager delle maggiori corporationi. Il capitalismo, si è così trasformato in «turbocapitalismo» o «globalizzazione selvaggia». L’esito disastroso del capitalismo selvaggio si è manifestato con il collasso della Lehman Brothers nel 2008 e, a cascata, con la crisi che ne è derivata. Ne è stato investito tutto il mondo. Ma i Paesi occidentali ne hanno risentito più di altri. 

L’allarme si aggrava in ragione degli effetti corrosivi che la crisi ha prodotto nelle democrazie occidentali, con veri e propri sconvolgimenti che si stanno producendo nella società. Nel ventennio 1989-2008 è emersa non solo una mutazione genetica del modello economico, ma anche una concezione distorta dell’impresa, basata sulla ricerca esasperata dei profitti. Funzionale alla ricerca smodata dei profitti è stato il processo incontrollato di finanziarizzazione: nella sola area euro, le risorse finanziarie raccolte dal settore privato aumentarono dal 160% del Pil nel 1996 al 240% nel 2007. Nel frattempo si è bloccata la mobilità sociale e si sono radicalizzate le disuguaglianze. Di conseguenza oggi assistiamo alla rivolta delle popolazioni contro le élites a cui avevano affidato il compito di rappresentarle. Si stanno imponendo ideologie e governi di stampo sovranista che contrastano la globalizzazione in nome di un principio: privilegiare gli interessi nazionali o delle aree economiche e politiche a cui appartengono.

Ma fronteggiare da soli i problemi è puro velleitarismo. La globalizzazione, ci piaccia o meno,  è un fenomeno irreversibile, anche per effetto delle applicazioni tecnologiche. L’occidente ha perso la capacità di visione che dimostrarono gli Stati Uniti e i padri fondatori dell’Unione Europea alla fine della seconda guerra mondiale: cioè quell’intelligenza creativa, quella genialità di progettare il futuro, da cui sono nate le grandi realizzazioni della storia occidentale. Il male più insidioso che mina il tessuto sociale dei nostri Paesi è l’egoismo dell’hic et nunc; l’illusione del presente: ciò che conta è la velocità con cui si ottengono risultati e beni materiali. 

La sparizione di ideali e progetti collettivi, cioè politici e sociali, ha prodotto un ripiegamento nella sfera degli interessi individuali e privati. Se l’occidente non ritroverà lo spirito creativo di un tempo, verrà emarginato. Se invece ritroverà quello spirito tutto sarà ancora possibile». (Giovanni Bazoli – dalla Lectio Cathedrae Magistralis della facoltà di Scienze politiche e sociali dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, 4 dicembre 2018 – Corriere della Sera, 8 dicembre 2018)

Nella seconda immagine dall’alto: ritratto di Salvador Dalì (1904- 1989) – Nell’immagine qui sopra: il murales di BanksyDreams” –   L’illustrazione che segue è di Zerocalcare (2018)

Corrotto io?

 

 
La Terra di mezzo è una regione di Arda, l’universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. TolkienLo Hobbit e Il Signore degli Anelli si svolgono interamente nella Terra di Mezzo, così come parte de Il Silmarillion e dei Racconti incompiuti.
Il mondo di mezzo, invece, è un film del 2016 scritto e diretto da Massimo Scaglione, ambientato a cavallo tra gli anni ’70 e giorni d’oggi, narra l’epopea del mattone a Roma e i disastrosi risultati della cementificazione lungo la cintura periferica, procurati dalla connivenza tra politica e palazzinari alleati in nome della corruzione e del danaro. Il film ripercorre meticolosamente i passaggi tra corrotti e corruttori e sfocia fino all’inchiesta di Mafia Capitale. (Da Wikipedia)
 Poi c’è la cronaca giornalistica della triste realtà quotidiana, dove  il mondo di mezzo “è il nome che i pm romani hanno dato all’inchiesta che nel dicembre 2014 ha portato all’arresto di decine di persone. Il nome vuole sintetizzare un’area di confine tra i due diversi «mondi» (quello legale e quello illegale) «in grado di garantire le relazioni funzionali al conseguimento degli interessi dell’organizzazione». La frase compare nelle intercettazioni dell’inchiesta. Condanne pesanti, alcune esemplari.
Ma il reato di associazione mafiosa, attorno al quale ruotava il processo chiamato appunto «Mafia Capitale», non c’è. È caduto. (Ilaria Sacchettoni – Il Corriere della Sera, 20 luglio 2017). Ragion per cui si può festeggiare.
Gli arrestati sorridono, quelli a piede libero si abbracciano. Così nell’aula bunker di Rebibbia si festeggia lo scampato pericolo. Urla da stadio e lacrime di gioia: lo strano caso degli imputati che esultano per le condanne. No, quella non è mafia, è soltanto “mondo di mezzo”, non è mafia è solo associazione a delinquere, è solo banda, non cosca.  (Attilio Bolzoni, La Repubblica 21 luglio 2017)
  Che vuoi che sia la questione morale. È il senatore azzurro Francesco Giro a svelare il cortocircuito di una politica che si autoassolve, ribaltando il senso di una sentenza in realtà durissima nel comminare le pene. «Chiederò agli organi di FI la revoca immediata della sospensione adottata due anni fa per i colleghi Tredicine e Gramazio», annuncia l’esponente berlusconiano: «Non ha più ragion d’essere dopo il primo grado, che ha radicalmente ridimensionato le accuse, eliminando quelle che ritenevamo lesive dell’onorabilità del ruolo politico-istituzionale del partito». Sarebbe stata un’onta la condanna per mafia, ma ora che gli ex consiglieri comunale e regionale del Pdl si sono beccati 3 e 11 anni per corruzione, si può far ben finta di niente (…)  «la sentenza ci dice che si tratta di triste e ordinaria corruzione », si unisce al coro Storace. (Giovanna Vitale – La Repubblica 22 luglio 2017)
Niccolò Macchiavelli confronta spesso simbolicamente l’organismo politico con il corpo umano. Questo parallelismo tra corpo umano e corpo dello Stato (che risale ad Aristotele) era presente anche nel testo di Tito Livio da lui commentato (Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio). Poiché concepisce le istituzioni politiche in modo “naturalistico”, come corpi organici, Machiavelli pensa che un regime monarchico corrotto dia luogo ad una generale corruzione delle membra del corpo civile e sociale: “non si trovano né leggi né ordini che bastino a frenare una universale corruzione. Perché, così come gli buoni costumi, per mantenersi, hanno bisogno delle leggi, così le leggi, per osservarsi, hanno bisogno dei buoni costumi.” (1, 18 [1])
Di fronte alla corruzione del popolo, per Machiavelli solo la virtù di un singolo (che sarebbe poi un principe-dittatore) può avere la forza di imporre la libertà collettiva, con gli enormi , drammatici rischi e i paradossi che tutto questo comporta.
 Ma tornando all’oggi, una chiave di lettura, anche se certo non ancora una soluzione, ci viene offerta da Piercamillo Davigo nel suo ultimo libro (Il sistema della corruzione – Laterza, 2017):
Il problema è che i politici professionisti si sono presentati più o meno come dei padroni di casa, sostanzialmente facendo intendere “non dovete darci fastidio”. Io penso invece che i padroni di casa siano i cittadini. I politici sono assimilabili ad amministratori di condominio, che sono stati incaricati di governare e di amministrare temporaneamente i nostri beni, e che dovrebbero render conto di come li amministrano.
La funzione dei magistrati – uso questa metafora – è quella dei “cani da guardia“: il loro mestiere è abbaiare se ci sono dei ladri. Avevo una certa stima di me stesso come cane da guardia, ero convinto di essere un buon cane, di abbaiare anche molto bene; sennonché, tutte le volte che abbaiavo, gli amministratori del condominio, anziché guardare se c’erano i ladri, scendevano e mi prendevano a calci.
Allora sorge il dubbio che siano stupidi o collusi, perchè altrimenti non si spiega che il problema sia sempre e soltanto il cane che abbaia e mai il ladro che ruba.
Davigo conclude il suo libro con la constatazione che “un sistema senza valori minimi comuni non può funzionare e il grado di indifferenza nel nostro paese è talmente grottesco da impedire il funzionamento del sistema. Dunque, sono convinto che una tale situazione non durerà a lungo, e non potrà che cominciare a migliorare.” Le ultime parole sono una nota di speranza (ottimismo della volontà…?): La speranza di non essere ingannati da corrotti e corruttori rimane legata a quanto disse Abramo Lincoln in occasione del celebre discorso a Clinton nel 1858:Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo.”
 Nel frattempo, ognuno faccia in coscienza e per davvero la sua parte.
Nell’ immagine in testata: un frame tratto dal gioco d’azione e d’avventura La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor, sviluppato da Monolith Productions e prodotto da Warner Bros. Interactive Entertainment