ipersensibol

sguardipersensibili su cultura e dintorni

Menu Close

Tag: Calcio

O Generosa!

calcio e musica

Lo confesso: amo il calcio.  Nessuno è perfetto, lo sanno tutti. Invece forse non tutti sanno che ieri è stato presentato il calendario del campionato di serie A 2015-2016. D’altra parte, a tanti la cosa non interessa un fico secco, e fanno bene. Ma la vera notizia però è ancora un’altra, e questa deve per forza interessare la coscienza di ogni cittadino che si rispetti, eccola: “In apertura delle partite risuonerà un nuovo inno “O Generosa!” scritto e composto dal Maestro Giovanni Allevi” Eccolo qua.

Visto il target di riferimento, per facilitare la comunicazione con il tifoso medio italiano, il testo ovviamente è… in  latinoinglese. La ragione di ciò è banale, il problema è che nessuno la capisce. Molto toccante e attuale il verso seguente (scritto da lui in persona, non è uno scherzo) la cui traduzione sarebbe: “Custodisci la tua anima affinché si astenga dalla corruzione, riceverai una gioia inaspettata. Oh nobile!” (sic!). Un’argomentazione davvero opportuna, visto il contesto. A questo punto, però, qualcuno faccia qualcosa con urgenza, magari ciascuno nel suo piccolo. Se non lo fossimo già tanto (ma davvero tanto) e da parecchio tempo, ci sarebbe da preoccuparsi anche solo al pensiero di una classe dirigente che prende decisioni di tal fatta. E che riguardano la scelta di un tal personaggio. E’ anche vero che, se tanto mi dà tanto… D’altra parte, se fossi un suo parente, amico o conoscente, anche alla lontana, sarei davvero preoccupato anche per lui, l’Allevi, che riesce a prendersi sul serio senza ridere, che ama parlare di sé in terza persona e che poi, bontà sua, ci spiega (cito dal sito del maestro): “Quando scrivo le mie note su un pentagramma non penso mai all’immediato. Cerco sempre di spingermi oltre, più in alto possibile, più nel profondo, lì dove risiede la vera essenza della musica: l’Amore.“. Ah ecco.

Ora, siccome questo genere di cose mi fanno veramente ma veramente (omissis), lascio la parola ad una persona più equilibrata, esperta ed obiettiva di me, Giordano Montecchi, musicologo emiliano che su “l’Unità” del 12 ottobre 2010 pubblicò il seguente articolo sul personaggio in questione, e in tempi non sospetti. Il titolo era: “Il prodotto chiamato Allevi, clamoroso bluff del marketing“. Io intanto conto fino a cento. Ecco il testo:

Una simulazione: ecco cosa è la musica di Giovanni Allevi. Si presenta come «musica classica », ma è solo easy listening.
Per il resto, valgono le parole di Proust: «Detestate la cattiva musica, ma non disprezzatela…»

di Giordano Montecchi

Banalità e originalità, come tante altre categorie, hanno qualcosa in comune con la grande criminalità organizzata: la mancanza di prove. Per questo si dice de gustibus non est disputandum: perché addurre prove irrefutabili circa la schifezza o la sublimità (e le infinite gradazioni intermedie) di un’opera d’arte, di uno scritto, di una musica (ma anche di un volto, di un paio di scarpe o di una merendina) è un esercizio senza fine: tanto doveroso e necessario, quanto inane.
Perché di fronte a mille indiscutibili argomenti, ci sarà sempre qualcuno che rifiuterà di cambiare idea. E magari continuerà a votare Berlusconi – e magari fosse solo una questione di estetica! Oppure correrà a comprarsi Alien, l’ultimo cd di Giovanni Allevi. Titolo che richiama Ridley Scott (ma è un depistaggio) e che invece si accoda semmai alla trentina e passa di album con lo stesso identico titolo. Di Allevi, di questo modesto pianista e dell’imbarazzante successo della sua musica inodore e insapore si è già scritto e ascoltato fin troppo. E fin troppo si è inveito con toni altrettanto imbarazzanti di tronfio accademismo: reazioni inusitate che offrono però una chiave di lettura di questo piccolo interessante caso musicale.
Il nuovo cd conferma i limiti di una mediocre tecnica strumentale, spesso insicura, di un fraseggio privo di groove, di una qualità compositiva dozzinale. Eppur… si muove. Infatti una campagna mediatica impeccabile – radio, tv, carta stampata, web in tutte le sue ramificazioni – e un abilissimo character–design, con un magnifico gioco di squadra riescono a trasformare ogni nuova uscita di Allevi nell’evento di cui si parla, ergo un successo.
Dato il giudizio fortemente negativo circa la musica di Allevi e le sue doti pianistiche (di gran lunga inferiori, ad esempio, rispetto a quelle di un competitor meno noto ma in ascesa come Cesare Picco), a rigore se ne dovrebbe tacere. In un sistema mediatico e pubblicitario che da tempo ha trasformato la quantità in qualità (più contatti = più soldi = più valore), l’unica vera stroncatura, infatti, è quella che non esce. Il tema di cui trattare non è però il valore o meno del prodotto in questione. Il tema vero è quel fenomeno per cui una musica alla quale la comunità dei musicisti e dei cultori nel loro insieme non accorda nessun credito si impone con indubbio successo al vasto pubblico musicalmente più sprovveduto.
Non è certo una novità. Le storie e fenomeno nella sua essenza più intima: «Detestate la cattiva musica, ma non disprezzatela… Quante melodie di nessun pregio agli occhi dell’artista sono nel numero delle confidenti scelte dalla folla dei giovani romantici e degli innamorati… bagnate dagli occhi più belli del mondo con lacrime di cui il più puro maestro invidierebbe il malinconico e voluttuoso tributo!» 
SPECULAZIONI INDUSTRIALI
Che le multinazionali dell’entertainment speculino su questo meccanismo, che prescinde da qualsiasi valutazione di merito e fa leva solo su una risposta emotiva accuratamente pilotata, mette i brividi: l’industria musicale e la propaganda dei regimi mediatici usano ormai le stesse tecniche di persuasione. E proprio come la propaganda, l’Allevi Project ha la sua «arma segreta», o almeno uno dei suoi artifici più seducenti, nella simulazione: presentarsi come nuova musica classica, proporsi nelle stesse sale e teatri, adottarne i sentimentalismi più melensi e i luoghi comuni più triti.
Così, ai tantissimi educati all’idea che la musica classica sia una palla, ecco che appare il guru che li illumina, apre loro l’accesso a quel sublime che essi credevano fosse loro precluso: una musica classica facile, lubrificata, riposante, antistress, ora appassionata e vibrante, ora dolce come il miele, cui abbandonarsi felici e cullati, senza bisogno di ascoltarla.
Se Allevi& C si fossero presentati per ciò che sono, easy listening di modesta fattura, non avrebbero sfondato, a fronte di una concorrenza assai più agguerrita. Ma proponendosi come «musica classica» l’Allevi Project gioca un bluff vincente, invade il campo altrui e fa scattare quell’invidia evocata da Proust. Da qui provengono, quasi come una provvidenziale vernice finale, i terribili anatemi del mondo accademico. Ed ecco brillare il giovane genio, l’iniziatore della nuova epoca di un’arte musicale per tutti, odiato dai vecchi tromboni dell’accademia. Proprio come Mozart. E per di più in un paese dove le vittime delle persecuzioni hanno così tanto successo. Chapeau.

Dopo di ciò, se poi vi interessasse anche il parere di chi (purtroppo per lui, anche se oggi ne sembra pentito) ha contribuito alla “scoperta” del maestro e lo conosce bene da una vita, ecco qua l’opinione di Saturnino Celani in un articolo pubblicato recentemente su “il Post“. (Breve citazione: “Il fatto è che Giovanni ti guarda sempre dall’alto in basso. Avete presente quella celebre battuta che Alberto Sordi dice nel Marchese del Grillo: ‘Io so’ io e voi non siete un cazzo’? Credo che sia una sintesi perfetta. Non è una questione di essere bravi o meno. Quello che dà fastidio è il voler far credere continuamente che sei una specie di genio incompreso.“)

Nel caso invece preferiate “strumenti critici per attuare un attacco non aleatorio ma specifico” e molto aggiornato al nostro Giovanni, ecco un link che rimanda a un articolo di Michele Molina sul sito del “Fatto Quotidiano”. Dopodiché basta, molto meglio non parlare mai più di questo “prodotto, clamoroso bluff del marketing”.

 

 

Calcio criminale

calcioscommesse-2

Hanno usato parole e frasi che vengono in genere riservate ai grandi crimini di mafia o a quelli dei cartelli della droga. «Questo è solo l’inizio del nostro lavoro, vogliamo continuare a operare per estirpare il male della corruzione nel calcio. Le persone coinvolte nell’indagine hanno corrotto il sistema ed il suo normale funzionamento. Le tangenti venivano gestite da intermediari e utilizzavano banche statunitensi per portare avanti i loro affari e questo è un crimine federale. Il calcio è uno sport per tutti, non importa da dove arrivi, se sei ricco o povero, ci sono milioni di persone che si godono questo spettacolo ». (James Comey, Fbi). «Questo deve essere considerato un giorno felice per i tifosi del calcio. Giocatori, tifosi e sponsor non devono preoccuparsi, continueremo la lotta al riciclaggio, al sistema delle tangenti e alla corruzione che attacca il loro sport. Questa è la Coppa del Mondo della frode e noi oggi mostriamo alla Fifa un cartellino rosso. Negli Stati Uniti nessuno è al di sopra della legge» (Richard Weber, Irs – Irs è l’agenzia governativa degli Stati Uniti responsabile della riscossione delle tasse e della corretta applicazione delle leggi sulle imposte).

“Sette arresti, 14 dirigenti della Fifa (di cui due vicepresidenti) e manager di imprese impegnate nel business dello sport incriminati per reati gravi, dal racket al riciclaggio di denaro sporco, dalla corruzione alla frode (per circa 150 milioni di dollari): crimini per i quali rischiano fino a 20 anni di prigione. Per tutti è stata richiesta l’estradizione negli Stati Uniti e nel mirino è finita anche l’assegnazione dei Mondiali di calcio 2010 al Sudafrica.(…)” (Massimo Gaggi -Corriere della sera).

“E’ ufficiale: il mondo del calcio è un mondo di ladri. Che siano i nostri rubagalline di provincia oppure i faraoni della Fifa. La sostanza non cambia: il pallone fa muovere miliardi, troppi, ed è troppo facile metterci le mani. La retata all’alba nell’hotel di Zurigo, una scena da Chicago anni Venti che però sembrava una parodia di Aldo, Giovanni e Giacomo, smaschera quello che tutti sapevano: il regno del colonnello Blatter è un centro di potere economico e finanziario globale, che fattura oltre un miliardo di dollari all’anno, ma anche un’associazione a delinquere. (…) Il vero crimine di questi personaggi è avere violentato una passione popolare: miliardi di persone, ragazzini e vecchi, uomini e donne, sentono il cuore che batte all’impazzata dietro una palla, e i biechi burosauri ne approfittano, facendo di quell’amore un turpe commercio. (…) L’impunità di quelli come Blatter (qualcuno simile lo abbiamo pure in Italia, nello sport senza vergogna che non sa e non vuole cambiare mai la sua classe dirigente) è il vero scandalo che si ripete da decenni. Nonostante denunce, testimonianze, inchieste giudiziarie e giornalistiche, nulla ha potuto scalfire il regime quasi dinastico dei burosauri”. (…) (La Repubblica – Maurizio Crosetti)

Su Repubblica anche una breve intervista ad Arrigo Sacchi, dal titolo:

“Calcio malato, ma i campioni della corruzione rimaniamo noi” 

di Emanuele Gamba

ARRIGO Sacchi, ex allenatore del Milan ed ex cittì della Nazionale: ha saputo dello scandalo che ha travolto la Fifa?
«Solamente a grandi linee. Sono un tradizionalista, non mi informo online ma ancora con i giornali di carta. Devo ancora farmi un’opinione precisa».
Ne ha almeno una vaga?
«Non ci può consolare il fatto che la corruzione sia anche all’estero».
Pensa che rimanga un fatto prevalentemente italiano?
«Di recente ho letto uno studio effettuato da una commissione intergovernativa indipendente che rivelava come i costi della corruzione nell’ambito dell’Unione Europea ammontino a 120 miliardi di euro, 60 dei quali sono responsabilità dell’Italia. Il cinquanta per cento dipende da noi, non ce lo possiamo dimenticare ».
Vuol dire che restiamo i maestri nel ramo?
«Questo non lo stabilisco io. Ma quello che dico ci deve soltanto far capire com’è la situazione».
Perché nel calcio è così facile che si infiltri il malaffare?
«Perché è lo specchio della vita politica, sociale ed economica italiana. Punto e basta».
Il calcio dice chi siamo?
«Se la vita politica, sociale ed economica è malata, il calcio lo è di conseguenza ».
Non trova che però nel calcio ci sia corruzione a ogni livello, dal calciatore dilettante ai vertici dell’organismo mondiale che lo amministra?
«Perché, nella società italiana le cose vanno diversamente? Basta guadagnare un punto e arriviamo al 51 per cento della corruzione europea: la maggioranza assoluta».
Qual è la morale?
«Che non possiamo consolarci guardando fuori dai nostri confini. E che mi meraviglio di chi si meraviglia ».

Un calcio allo sport

homer_simpson_calcio

Per approfondire il tema della gestione del mondo del calcio in Italia, come ho provato a fare in questo precedente post, e anche in questo, segnalo l’editoriale di Aldo Grasso in prima pagina sul Corriere di oggi. Per i nostri ragazzi il football è solamente un gioco. Forse un sogno e una grande passione. Ma che nel nostro paese esso  sia rimasto solo un gioco non è più vero da molto tempo. Si tratta soprattutto di un business colossale, politico e imprenditoriale, nelle accezioni meno nobili dei rispettivi termini. Piaccia o meno (a me ad esempio non piace), questo business è diventato un importante elemento di condizionamento socio-culturale. Come ovvio, coloro che comandano in questo ennesimo monopolio italiano sono sempre gli stessi. I loro interessi non coincidono davvero MAI con quelli della collettività. Meno che meno con quello dei nostri figli. I risultati di questo dato di fatto sono sotto gli occhi di tutti. Ma la politica, quella con la P maiuscola, è finalmente intenzionata a fare qualcosa oppure continuerà ad osservare di fatto gli eventi con la massima indifferenza? Dobbiamo forse convincerci che la gerarchia dei poteri la vede definitivamente sottoposta a quelli economico-finanziari? Certamente no. Ottimismo della volontà. Attendiamo perciò fiduciosi che essa batta un colpo. Nel frattempo, ecco l’editoriale di Aldo Grasso, il quale, ricordo, è giornalista, critico televisivo e docente universitario.

E in Mano al «boga» il calcio diventò cinese

di Aldo Grasso

Marco Bogarelli è il vero padrone del calcio italiano, anche se lui, con malcelata modestia, si schermisce. Referente italiano della Infront Sports & Media, presieduta da Philippe Blatter (nipote di Sepp, padrone della Fifa), forma con Galliani e Lotito l’asse portante del sistema calcio (molto si era già capito con l’elezione di Beretta e Tavecchio). Bravo è bravo, non c’è dubbio, se è vero che ora la Lega ha introiti per un miliardo e duecento milioni di euro. Ma è altrettanto vero che il calcio italiano dipende quasi totalmente da Bogarelli, detto «il Boga». È advisor e venditore unico dei diritti media nazionali e internazionali di Serie A, Serie B e Coppa Italia. Gestisce i diritti marketing e advertising della maggioranza delle società di Serie A e della stessa Federcalcio. Produce le immagini tv girate negli stadi (tranne Juve e Napoli). Procura gli sponsor ed è concessionario della commercializzazione dei diritti d’archivio di quasi tutti i club. E altro ancora, tra cui la web tv della Lega. Da monopolista. Tanto che l’Antitrust ha deciso di buttarci un occhio. La Infront è stata da poco rilevata da Dalian Wanda, una multinazionale cinese che opera nell’edilizia, nel turismo e nell’intrattenimento. Come ha scritto il nostro Massimo Sideri, «la matassa è così ingarbugliata che c’è da domandarsi come faranno a spiegarla ai cinesi di Wanda». Nel frattempo, a sua insaputa, il calcio italiano ha già gli occhi a mandorla.

Un vincolo davvero poco sportivo

Tommasi

A proposito di classi dirigenti,  proviamo ora ad approfondire il tema di come esse hanno gestito il cosiddetto “vincolo sportivo”. Si tratta di una norma che riguarda tutti i nostri ragazzi che intendano praticare uno sport dilettantistico, in particolare il calcio (come uno dei miei figli), a partire dai 14 anni fino ai 25. Attualmente in Italia il vincolo sportivo è da ritenersi applicabile solo  alla categoria degli atleti dilettantistici. L’opinione di coloro che ritengono ragionevole la legittimità del vincolo sportivo in ambito dilettantistico, è che essa trarrebbe origine proprio dalla sua funzione essenziale al mantenimento del sistema dell’associazionismo sportivo, ovvero assicurare la giusta remunerazione a quelle associazioni che investono nella formazione dei giovani. En passant, forse non è del tutto superfluo ricordare che l’ultimo vergognoso scandalo legato al calcio scommesse coinvolge molto pesantemente anche il settore dilettantistico.

Ecco quindi in sintesi i consueti presupposti burocratici. Per iniziare, abbiamo la cosiddetta sentenza Bosman, una decisione presa nel 1995 dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee che consente ai calciatori professionisti aventi cittadinanza dell’Unione europea di trasferirsi gratuitamente a un altro club alla scadenza del contratto con l’attuale squadra, mentre in precedenza il vincolo non aveva scadenza in mancanza di accordo fra i contraenti:

Anche l’Italia è costretta ad adeguarsi: “Con Comunicato Ufficiale 14 maggio 2002, n. 34/A, la F.I.G.C. ha soppresso l’istituto del vincolo a vita per il settore di calcio dilettantistico ed ha previsto un vincolo pluriennale fino all’età di 25 anni, sancendo il diritto per tutti i calciatori non professionisti di ottenere lo svincolo per decadenza del tesseramento al compimento del venticinquesimo anno di età (cfr. artt. 32 bis e 32 ter delle N.O.I.F. della F.I.G.C.)”. E’ comunque quantomeno strano che l’Italia sia oggi l’unico Paese Europeo, insieme alla Grecia, dove sussista ancora tale vincolo. Inoltre sarà anche un caso, ma gira che ti rigira, come vedremo in questa vicenda alla fine sbuca quasi sempre fuori il famigerato sig. Tavecchio (vedi post del 15 maggio scorso), il quale in questo caso si distingue – soprattutto ma non solo – per le dichiarazioni rilasciate nella puntata di Report trasmessa da Rai3 il 5 maggio 2014: “Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili. Vabbè.

Comunque, andando avanti: “la tanto attesa sentenza n. 6258/2013 emessa dal TAR LAZIO, Sezione Terza Quater, non ha purtroppo modificato in alcun modo lo scenario del calcio italiano in ordine alla delicata questione, poiché il Tribunale Amministrativo romano si è limitato a rigettare il ricorso dichiarandolo in parte improcedibile ed in parte inammissibile.Ciò con buona pace di coloro che riponevano molte speranze in questa pronuncia”. (Avv. Nicola Schellino).

Nel novembre del 2013 l’Associazione Italiana Calciatori ha promosso una campagna di sensibilizzazione volta ad ottenere una revisione (o meglio ancora abolizione) delle norme relative al vincolo sportivo dei giocatori dilettanti tesserati presso la FIGC.
La recente sentenza di un giudice di Verbania rischia oggi di sconvolgere ancora una volta il calcio. In particolare il mondo dei settori giovanili, in quanto il giudice ha considerato nullo il contratto firmato da un calciatore minorenne con una società poiché manca l’autorizzazione del giudice tutelare.

Molta confusione sotto al cielo, naturalmente. Il risultato finale è che ci viene presentata la consueta selva normativa, che nessuno riesce ad interpretare in “punta di diritto” perché essa consente mille interpretazioni e come al solito agevola solamente il “lavoro” dei soliti azzeccagarbugli e profittatori. Che circolano sempre più numerosi anche attorno ai campi da calcio giovanili.

Ma ecco una sintesi dei servizi che si sono occupati dell’argomento in passato:

Questa è un’inchiesta uscita su Repubblica.

Questa è un’inchiesta di Report (Rai3).

Questo è un servizio di “Le Iene” (Mediaset).

Di seguito un servizio di RepTV:

Per finire, la conferenza stampa di “Asso calciatori”.

Qui un’intervista a Damiano Tommasi sulla campagna “Liberi di giocare” promossa da Assocalciatori (AIC), associazione da lui presieduta.

Nella situazione attuale, in definitiva, l’unica via d’uscita praticabile per sottrarsi a possibili ricatti sembra essere la seguente: “Nell’ordinamento sportivo lo svincolo “consensuale” è inquadrabile nella disciplina di cui all’art. 108 delle N.O.I.F.. Tale disposizione inquadra una forma di rescissione consensuale del contratto stipulato tra una società ed un “non professionista” o “giovane dilettante”. (da Iusport.it – Avv. Cristian Zambrini). Per la cronaca, le N.O.I.F. sono le Norme Interne Organizzative Federali, la Federazione in questione è la FIGC. L’unico problema è che questo accordo, come tutti gli accordi degni di tale nome, com’è ovvio deve essere sottoscritto da entrambe le parti oggetto del rapporto. Semplice no?

Dopo le tante parole, attendiamo comunque con fiducia i fatti che ne dovrebbero ragionevolmente conseguire da parte delle competenti autorità.

Nella foto: Damiano Tommasi, presidente Assocalciatori.

 

Don Ciotti, il pallone e quattro lesbiche

calcio-femminile

Il 23 gennaio 2015, in un’intervista a Repubblica TV, don Ciotti, presidente dell’associazione Libera, ha affermato che“Il problema più grave non è chi fa il male, ma quanti guardano e lasciano fare. Noi abbiamo bisogno di verità. Qui ci sono giri di imprenditori, di organizzazioni che avevano troppi giochi e interessi, ma l’impostazione del sistema è come fosse mafioso, punto e basta, nella metodologia con cui tutto questo viene fatto””. Nella fattispecie si riferiva ad una speculazione edilizia coraggiosamente bloccata dal sindaco di San Lazzaro di Savena, Isabella Conti, nonché al mondo dei costruttori privati e delle cooperative di costruzione interessate. Se cambiamo settore, allargando l’orizzonte, il discorso non cambia. Ho un figlio che gioca a calcio, ha 12 anni ed ha una grande passione. Anche nel mondo del calcio italiano circola però tanto, troppo denaro pubblico ed esistono molti “giochi ed interessi”. Ed eccoci qua. Il presidente della FGIC (Federazione Italiana Giuoco Calcio, notare il termine “Giuoco” in disuso da decenni), cioè il massimo organismo dirigente del calcio professionistico italiano si chiama Carlo Tavecchio. Uomo di calcio, Tavecchio. Ma soprattutto d’affari e grande amico di Lotito, altro imprenditore molto addentro al giro che conta . Tavecchio, nel corso della sua “campagna elettorale” per la presidenza FIGC si presentò così: “Le questioni di accoglienza sono una cosa, quelle del gioco un’altra. L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che ‘Opti Poba‘ è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così”.  Poi c’è la LND (Lega Nazionale Dilettanti, che tra l’altro organizza anche il campionato di mio figlio) di cui Tavecchio era presidente e che è stato sostituito dal signor Felice Belloli, il quale, secondo il  verbale di Riunione del Consiglio di Dipartimento Calcio Femminile del 5 marzo 2015, avrebbe dichiarato: “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche”. Belloli si difende così: «Bisogna dimostrare che ho detto certe parole. Avrei detto queste cose? Avrei, appunto… Dimostrino che ho detto così… Dicano pure quello che vogliono. Chiedono le mie dimissioni. Non so chi può chiedere le mie dimissioni. Io, in ogni caso, non ho mire politiche». Infatti sembra impossibile che dirigenti così importanti, i quali occupano posizioni di tali responsabilità, che dovrebbero essere riferimenti e modelli per i nostri figli, dimostrino invece un livello “culturale e intellettuale” così basso, bieco e volgare. Gli organi competenti si esprimeranno in proposito. Il problema però è che un simile livello “culturale e intellettuale” (non parliamo di quello etico e morale) è davvero più diffuso di quanto si creda all’interno dei più importanti quadri dirigenziali di moltissime strutture e amministrazione pubbliche . Talvolta questa subcultura costituisce addirittura il presupposto necessario e quasi sufficiente per avere successo nel meccanismo perverso della cooptazione alla gestione della cosa pubblica. Chiamiamo le cose con il loro nome. Come dice don Ciotti, si tratta di un meccanismo e di una mentalità squisitamente mafioso. I “campioni” di questo sport si presentano in pubblico come ovvio con la loro facciata pulita. Ma siamo sinceri,  i vizi che considerano privati non vengono mai nascosti abbastanza bene dalle scontate pretese di pubbliche virtù. Se vogliamo vederla, questa è la dura verità su una classe dirigente che evidentemente ci meritiamo e che abbiamo costruito a forza di guardare, lasciar fare e voltarci dall’altra parte. Per poi indignarci, naturalmente.

© 2017 ipersensibol. All rights reserved.

Theme by Anders Norén.