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La forza del passato

Veronesi la forza del passato

La forza del passato” di Sandro Veronesi (Bompiani – 2002) meriterebbe di essere letto anche solo per la citazione di questa poesia di Pasolini:

Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle chiese,
dalle pale d’altare, dai borghi
abbandonati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l’Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io assisto, per privilegio d’anagrafe,
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più.

[da Poesia in forma di rosa, Garzanti, Milano 1964]

Inoltre: a pagina 93  Gianni, l’io narrante del romanzo di Veronesi, afferma che la scena di film che gli piace di più in assoluto è una scena della Ricotta, “quando Pasolini fa leggere a Orson Welles una delle sue poesie di Mamma Roma. (…) Tra l’altro, ed è una cosa che sanno in pochi, Orson Welles legge in italiano, ma viene doppiato, e la voce che lo doppia lo sa di chi è? Di Giorgio Bassani.”

In effetti non lo sapevo. Ma andando per note sparse: per un bolognese c’è anche un piccolo interesse campanilistico, quando a pagina 178 cita la Casa dei Risvegli anche se essa viene definita “clinica austriaca per il recupero di persone in coma.” Nonostante la serietà del tema di fondo, c’è poi tanta ironia, per fortuna, e un montaggio a tratti cinematografico, quasi una sceneggiatura (a pagina 204: Dissolvenza su…) che tradisce l’amore dell’autore per il cinema. Il romanzo è infatti cosparso di citazioni di (o tratte da) film, considerate di volta in volta quali metafore delle situazioni reali. L’ambiente e la scena delle azioni è quasi del tutto romano, il linguaggio a tratti è simpaticamente “romanesco” e popolare. Forse a dirla tutta il finale non sembra del tutto “risolto”. Tecnicamente, intendo.

Se dovessi sforzarmi di esprimere la “morale” inscritta tra le righe del testo (ma lo dice il titolo stesso): l’importanza fondamentale, nella vita di tutti noi, delle nostre radici. Soprattutto di quelle familiari, perfino quelle “tentacolari” e meno amate (a volte detestate) del passato. E poi l’amore, la felicità e le tensioni (il tutto raccontato in modo tutt’altro che melodrammatico o melenso) per la famiglia (quale che sia) e i figli (quali che siano). Può succedere che la verità stia dietro le apparenze, e ciò che conta davvero non coincida con il nostro concetto di legalità. Può succedere perfino che di comprendere che legalità non sempre significhi giustizia. o Giustezza Condivido..
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