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Tag: Elaine N. Aron (page 1 of 2)

Perplessità

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Dunque, le novità dal “fronte ipersensensibile” americano (dove però la dott.ssa Aron è attualmente in anno sabbatico), secondo la  newsletter “The Comfort Zone” sarebbero le seguenti:

  • se tutti coloro che leggono l’importante mail che hanno ricevuto donassero 10 dollari americani (deducibili dalle tasse in USA), saremmo tutti più sicuri che Sensitive and in Love, questo film “incredibilmente importante” verrebbe finalmente realizzato. Speriamo bene;
  • la trentatreesima “assemblea-ritiro HSP” si svolgerà dall’1 al 4 giugno 2017 presso la La Casa de Maria. Si tratta della stessa località dove si è tenuta la ventireesima assemblea nel 2011. Per ulteriori informazioni, ecco il sito: http://www.lifeworkshelp.com/hspgathering.htm;
  • tutti i partecipanti all’ HSPs and Horses© workshops sono entusiasti. Si sta infatti programmando un nuovo appuntamento per la primavera 2017. Cito letteralmente: “Our herd of rescue horses are experts in high sensitivity. They also teach us about healing from trauma, communicating with others, setting boundaries, self care, and team-building and leadership for businesses“. (Non riesco a tradurre questa frase in italiano, il senso che ne traggo è talmente assurdo che mi rifiuto di credere di aver capito bene). Chi comunque volesse tenersi informato sugli sviluppi della questione è invitato ad unirsi alla mandria (herd = mandria, gregge) presso il sito heartandmindequine.com. Iscrivendosi alla mailing list, si verrà infatti informati sulla relativa programmazione.

OK. Adesso torniamo ad occuparci del mondo reale.

Quattro doni

Be soft

Da “La Mente è Meravigliosa“:

Quando qualcuno si sente in minoranza, di solito prova disagio e paura. Si pensa: “Perché percepisco le cose in modo diverso? Perché soffro più degli altri? Perché mi sento sollevato quando sono solo? Perché osservo e sento cose che gli altri ignorano?”.

Far parte di quel 20% della popolazione che si riconosce come persone altamente sensibili (PAS) non è uno svantaggio, né etichetta le persone come diverse. È probabile che durante la vostra vita, e specialmente durante l’infanzia, abbiate percepito questa distanza emotiva e, a volte, avete avuto la sensazione di vivere in una specie di bolla.

L’alta sensibilità è un dono, uno strumento che vi permette di approfondire ed enfatizzare le cose. Poche persone sono capaci di capire in tal modo la vita.

Fu Elaine N. Aron che, agli inizi degli anni ’90, studiando le personalità introverse, ritrasse minuziosamente le caratteristiche di una nuova dimensione non descritta fino a quel momento, che rifletteva una realtà sociale: quella delle persone altamente sensibili, riflessive, quelle che reagivano emotivamente.

Se è il vostro caso, se vi identificate con le caratteristiche di cui ha parlato la dottoressa Aron nel suo libro “The Highly Sensitive Person”, è importante che vi convinciate che l’alta sensibilità non deve farvi sentire strani o diversi. Al contrario, dovete sentirvi fortunati per possedere questi 4 doni:

1. Il dono della conoscenza emotiva

Fin dall’infanzia, i bambini con alta sensibilità percepiscono aspetti della vita quotidiana che provocano loro angoscia, contraddizione e affascinante curiosità. I loro occhi captano aspetti che gli adulti non considerano.

Quel senso di frustrazione dei loro maestri, quell’espressione preoccupata sul volto delle loro madri…. sono capaci di percepire cose che altri bambini non vedono e, loro, insegneranno agli altri che la vita è difficile e contraddittoria. Verranno al mondo con lo sguardo già aperto al mondo delle emozioni, senza sapere ancora da cosa sono guidati, cosa li fa vibrare o che cosa fa soffrire gli adulti.

La conoscenza delle emozioni è un’arma silenziosa, ma potente. Ci avvicina di più alle persone per capirle, ma, allo stesso tempo, ci rende più vulnerabili al dolore.

La sensibilità è come una luce che risplende, ma che ci rende più vulnerabili al comportamento degli altri, alle bugie, agli inganni, all’ironia…Te la prendi per tutto- ti dicono di continuo- Sei troppo sensibile. 

Ed è proprio così, ma siete quello che siete. Un dono ha bisogno di un’alta responsabilità e la conoscenza delle emozioni vi esige anche di sapervi proteggere. Di sapervi prendere cura di voi stessi.

2. Il dono di godere della solitudine

Le persone altamente sensibili trovano piacere nei momenti di solitudine. Sono rifugi di cui hanno bisogno per svolgere al meglio i loro compiti e le loro azioni. Sono persone creative che amano la musica, la lettura. E anche se questo non significa che non amino stare in compagnia degli altri, sono veramente felici solo quando sono soli.

Le persone altamente sensibili non hanno paura della solitudine. È proprio in quegli istanti che possono connettersi meglio con se stessi, con i loro pensieri, liberarsi dagli attaccamenti, dalle catene e dagli sguardi estranei.

3. Il dono di un esistenza col cuore

Alta sensibilità significa vivere col cuore. Nessuno vive più intensamente l’amore, i piccoli gesti quotidiani, le amicizie, l’affetto..

Quando si parla delle persone altamente sensibili, le si associa spesso alla sofferenza. Alla loro tendenza alla depressione, alla tristezza, al loro sentirsi vulnerabili di fronte agli stimoli esterni, di fronte al comportamento della gente. Tuttavia, c’è qualcosa che gli altri non sanno: poche emozioni sono vissute tanto intensamente come l’amare e l’essere amati…

Non parliamo solo di relazioni di coppia, ma di amicizia, affetto quotidiano, captare la semplice bellezza di un quadro, di un paesaggio o di una melodia, è per le persone altamente sensibili un’esperienza intensa, radicata nel loro cuore.

4. Il dono della crescita interiore

L’alta sensibilità non si cura. Uno viene al mondo già dotato di questo dono, che si può notare fin da quando si è piccoli. Le loro domande, le loro intuizioni, la loro tendenza al perfezionismo, la loro soglia bassa del dolore fisico, il fastidio che in loro provocano le luci e gli odori forti, la loro vulnerabilità emotiva.

Non è facile vivere con un dono simile. Tuttavia, una volta che ci si rende conto di possederlo, bisogna riconoscerlo e sapere cosa questo comporta, perché arriverà il momento in cui bisognerà imparare a gestire molti di questi dettagli. Non dovete permettere alle emozioni negative di straripare in alcuni momenti.

Dovete anche imparare che gli altri vanno a un ritmo diverso da voi, che non possiedono la vostra stessa soglia emotiva, che non vivranno certe cose con la vostra stessa intensità, anche se questo non significa che, ad esempio, vi vogliano meno bene. Rispettateli, capiteli. Capite voi stessi.

Una volta che avrete scoperto il vostro essere e le vostre facoltà, raggiungerete l’equilibrio e fomenterete la vostra crescita personale. Siate unici e vivete con il cuore. Siate pacifici, sicuri e felici.

Contro il suicidio (2)

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Il suicidio come incidente 

Gli studi dimostrano che molte persone riflettono o parlano del suicidio in anticipo, oppure fanno dei tentativi prima di decidersi.  Possono essere indecisi. Ci stanno ancora ragionando, fino al momento in cui non agiscono con successo. Comunque, eccetto il caso in cui progetto di suicidio è fatto per fuggire la demenza o un malattia terminale, ho l’impressione che  il suicidio avviene per davvero quando  questa ambivalenza giunge all’atto finale, il che avviene molto spesso come fosse un incidente. Penso che sia un incidente molto spesso soprattutto per le persone più giovani, le quali hanno meno esperienza nella gestione dei momenti di depressione. Esseedono nel suicidio una via di fuga, una soluzione e una affermazione rispetto a quelli che li hanno fatti fallire, non considerando però  il fatto che loro non saranno poi lì a vedere il risultato. E’ così che noi perdiamo queste vite così promettenti.

Sono le offese, specialmente, che possono far sentire agli ipersensibili il bisogno di uccidersi; vorrei rivolgermi a tutti i consulenti delle scuole superiori e dei college del mondo, per fargli presente quanto loro potrebbero aiutarli anche solo con piccoli insegnamenti sull’ipersensibilità. Potrebbero esaminare i nuovi allievi e orientarli mediante parametri di ipersensibilità. poi successivamente anche far loro vedere il film sugli ipersensibili, oppure distribuire loro il libro sull’argomento.

Ritorno un attimo su cosa intendo per “incidente”. Potreste a questo riguardo anche parlare di tempesta perfetta. La mente, il corpo, lo spirito, tutto sprofonda. La mente lotta contro onde gigantesche di vergogna o senso di inutilità che derivano da un orribile tradimento, un rifiuto, da critiche devastanti sul proprio lavoro, da una grave sconfitta o fallimento, e dall’ulteriore vergogna per cui non si è in grado di controllare la propria reazione in proposito. La mente sta colando a picco sotto queste ondate mostruose.

Il corpo, spesso, non ha dormito, riposato o ricevuto buon cibo, o fatto esercizio. Si verifica perciò una drammatica flessione del benessere fisico, soprattutto riguardo i neurotrasmettitori del cervello. Quando questi crollano, finiamo sempre  per deprimerci, ma se essi calano così tanto, la depressione è diventa così enorme che a tutti noi verrebbe il pensiero del suicidio. Aggiungiamo poi l’assunzione di alcool o droghe, utilizzati prima o dopo che l’dea stessa sia venuta in mente. Questi elementi aumentano il fattore di rischio poiché essi rendono la mente più offuscata. Il fatto stesso di prima  viene percepito come irreale. La nave imbarca ancora altra acqua e comincia a inclinare .

Spiritualmente, noi tutti abbiamo dubbi sul nostro percorso, ma quando i dubbi hanno la meglio, allora ogni significato sembra perduto, e perciò, con esso, anche il nostro massimo supporto. L’albero maestro si spezza. La nave affonda.

Ho verificato come questa idea del suicidio, considerato come incidente, sia a volte di aiuto per chi rimane, soprattutto per i genitori degli adolescenti. E’ dura affrontare la morte per incidente di qualcuno che amiamo, ma perlomeno sappiamo che egli non   deliberatamente(e stupidamente, se riusciamo a comprenderlo) morto uccidendo sé stesso.

Forse questa può essere un’idea rassicurante, anche solamente per il fatto che in essa c’è almeno un po’ di verità. La maggior parte delle personee per la maggior parte del tempo, certamente desiderano continuare a vivere.  (Teniamo presente il paziente con tendenze suicide che però non prende gli antidepressivi perché li considera dannosi per la salute). E’ strano che essi smettano di aver voglia di vivere. Cos’è successo? Un incidente.

Ho l’impressione che molti ipersensibili abbiano pensieri suicidi di tanto in tanto (io li ho avuti in gioventù), e ancora di più sono stati devastati dal suicidio di un altro. Finché tu (e io) siamo ancora qui, sappiamo che le cose cambiano. “Nessun sentimento è definitivo”. Amo questa citazione da Rilke. (Se vi interessa l’intera poesia, vedi  la fine di questo post). poiché comprendiamo sempre più il valore della nostra sensibilità assieme alla sua intensità emotiva, ho il sospetto che noi saremmo coloro che è meno probabile commettano suicidio . E le più capaci di comprendere e aiutare gli altri quando qualcuno tendesse a imboccare questa strada.

Elaine Aron: Suicide and High Sensitivity (2- Fine)

Contro il suicidio (1)

Against suicide

Mi piacciono le persone che possiedono il coraggio e la consapevolezza sociale necessari per affrontare anche argomenti scomodi e impopolari. Ad esempio il suicidio, fregandosene del fatto che affrontando tale argomento come minimo si provocheranno scongiuri e fughe di interesse. Ciononostante, avendo ricevuto richieste in proposito, Elaine Aron lo ha fatto  con un post del 25 febbraio scorso sul suo blog (Suicide and High Sensitivity). Anche solo per questo motivo, oltre al link diretto di cui sopra, propongo di seguito una traduzione del testo in oggetto. Come sempre, mi scuso in anticipo per le eventuali imprecisioni. Tradurre… sembra facile. Il testo è piuttosto lungo, lo dividerò quindi in due post successivi. Questo è il primo.

SUICIDIO E IPERSENSIBILITA’

“Ho ricevuto alcune domande riguardanti l’ipersensibilità e il suicidio, credo che dovrei rispondervi. Sono consapevole di come questo sia un argomento forte ma importante. Suppongo che questo post sia opportuno in quanto la maggior parte dei suicidi avvengono in primavera. Non ho fatto ricerche in proposito. Si tratta solo di mie impressioni tratte da esperienze personali, così come ognuno avrà senz’altro le proprie in proposito. Mi scuso dell’utilizzo della erza persona nella prima metà del testo. Spero che niente di questa parte sia mai applicabile alla seconda persona, TU. Ma accade, lo so bene. HSPs, come qualsiasi altro, possono uccidersi. Inoltre, come argomenterò più oltre, essi sono profondamente toccati dagli altri suicidi.

HSPs e la riflessione sul suicidio

Per prima cosa, affrontiamo l’aspetto negativo dell’argomento. Ritengo che gli ipersensibili, quando sono depressi, siano maggiormente soggetti al pensiero del suicidio, poiché essi percepiscono tutto con maggiore intensità, compreso la depressione, con il suo senso di disperazione,  inutilità, e angoscia. Inoltre, con la loro profondità di elaborazione, il loro pensiero va spontaneamente a tutte le conseguenze di ciò per cui sono scoraggiati o semplicemente del fatto di essere così depressi. Una conseguenza, ovviamente sbagliata, può essere quella di sentire che non dovrebbero più stare su questo pianeta. Si sentono troppo inutili, deboli, ecc.

Oppure possono pensare di stare causando ad altri così tanti problemi che coloro che gli sono cari starebbero meglio senza di loro. Ancora, questo è COSI’ sbagliato. Essi, con le loro azioni, possono fare un male profondo a coloro che gli sono vicini.

Ma continuando ad analizzare le loro idee, essi possono perfino fare progetti, che sono considerati i segnali più pericolosi a parte i veri e propri tentativi pratici.(Specialmente se qualcuno parla di progetti, è il momento di portare loro aiuto. Ci sono molti altri segnali e risorse su internet, incluso linee dirette nazionali. Molti paesi ne dispongono. Ma questo post non tratta specificamente della prevenzione del suicidio).

Cos’altro possiamo capire sugli ipersensensibili?

Il suicidio è frequente tra gli studenti dotati, i quali di solito sono ipersensibili secondo gli studiosi de i talenti. Si pensa che il motivo principale sia il loro perfezionismo,  poi avvertonoche anche gli altri si attendono la perfezione da loro, cosicché una valutazione bassa o una esposizione meno riuscita li può portare al punto di rottura. Sebbene non tutti gli ipersensibili siano dotati, si può dire che tutti hanno a momenti i loro problemi con il perfezionismo, nel considerare fallimenti propri o altrui.

Un’altro fattore di rischio per i dotati può essere l’impopolarità o perfino il bullismo per la loro diversità. Anche gli ipersensibili si sentono differenti e a volte sono oggetto di bullismo a causa di ciò.

Soprattutto,  gli ipersensibili possono finire per odiare le conseguenze della loro sensibilità. Li ho ascoltati simpateticamente mentre mi dicevano che sentivano la patologia del sentirsi differenti, “strani”, e che si sentivano perduti là fuori poiché non potevano affrontare la vita nello stesso modo degli altri. Erano stanchi di guadagnarsi la vita avendo da fare i conti con la sensibilità, poi essendo così facilmente devastati  dalle critiche di quelli importanti per loro, che poi vedendoli così suscettibili, li criticavano ancor di più. Molti di noi hanno provato di valorizzarli  e di convincere gli   ipersensibili  di essere  orgogliosi della loro sensibilità (per esempio Jacquelyn Strickland  e i creatori di molti contributi al film Sensitive: The Untold Story). Qualche volta però una lunga storia di incomprensioni, forse altri traumi, cosi come la genetica, pretendono il loro pedaggio.

Ora l’aspetto positivo. La mia sensazione è che gli ipersensibili abbiano un tasso di suicidi inferiore rispetto al rimanente 80% della popolazione. La stessa profondità di elaborazione, così istintiva in loro,  comporta che essi siano meno impulsivi. Sono probabilmente più insicuri, in attesa di considerare le  cose ancora una volta, quando probabilmente vedranno la loro vita da un differente punto di vista. Inoltre, può essere meno probabile che le loro minacce si trasformino in un progetto che si sentono di portare avanti, che sai piuttosto metaforico, il culmine di profondità di elaborazione e forti emozioni. Pensare “Mi sento così male che voglio uccidermi” è un modo di esprimere quanto male uno  si sente. e noi sappiamo quanto gli ipersensibili possano essere sopraffatti da ogni emozione, anche la gioia, e seguirle fino alla loro conclusione emotiva .

Secondo. Penso che le persone sensibili siano più consapevoli di quanto possa essere terribile l’effetto di un suicidio per le persone che gli sono vicine. Certamente, se lo fate  presente agli ipersensibili, essi risveglieranno la consapevolezza di quanto danno provocherebbero. Dopo tutto, loro hanno tutti quei neuroni specchio, tutta quella empatia che permette loro di capire quello che gli altri potrebbero sentire.

L’effetto sugli ipersensibili rimasti soli

Il suicidio ha un effetto grandiosamente cattivo su chi rimane, e sicuramente sugli ipersensibili in particolare. Perdere qualcuno di caro a causa del suicidio provoca uno shock terribile. In seguito un profondo lutto. Ma anche non comprensione, e gli ipersensibili hanno una profonda necessità di capire. Perché questa persona non ha visto la preziosità del dono della vita stessa, e tutto lo splendore che ci si può godere quando l’autostima se ne va? E perché questa amata persona ti abbandona, non considerando quanto vi era cara. .Ci si può sentire abbandonati, traditi, rifiutati e perfino infuriati. Forse, più probabilmente, come ogni ipersensibile, ci si preoccupa perchè avresti potuto aiutarla. Potreste sentire dche eravate la persona che meglio di tutti avrebbe dovuto prevenire il fatto oppure persino di essere l’unica persona che avrebbe dovuto farlo. O peggio, forse c’era un indizio che avete trascurato. La vostra empatia sembra aver fallito. L’abbiate riconosciuto oppure no, sentirete più acutamente degli altri la colpa del fallimento.

Quando ero all’università, in una attività di classe venni messa in coppia con un’altro studente per discutere i propri sogni. La volta successiva che andai in classe seppi che egli si era ucciso. Con l’acuta intuizione tipica degli ipersensibili, sentii che avrei dovuto capire dai suoi sogni quello che stava per succedere. Avrei dovuto parlarne con altri? Ma il sogno poteva anche non significare nulla. Mi confrontai con un fidato membro della facoltà per un’ammissibile rassicurazione, ma certamente sentii questa possibilità come una colpa.

In breve, I suicidi ci colpiscono profondamente. Esistono molti siti web  utili a proposito di “lutti in famiglia” nel caso la morte sia da suicidio. Utilizzateli se per caso dovesse mai capitarvi.

1 – Continua

 

 

 

Ipersensibilità e cultura

Tao

Come ho già notato in un precedente post, e anche in questo, non ho ancora raggiunto certezze sul motivo per cui il libro di Elain N. Aron, The Highly Sensitive Person“, sottotitolo “How to Thrive When the World Overwhelms You” non abbia trovato nessun modo per essere tradotto e pubblicato in Italia. Questo mentre invece alcuni autori che potremmo definire discepoli della Aron, poi hanno scritto testi che ne ricalcano (sviluppandolo e approfondendolo) il pensiero, trovando editori che li hanno diffusi, raccogliendo interesse e perfino un certo successo in termini di vendite.

Qualche idea, anche critica, me la son fatta. Continuerò a rifletterci su. Intanto però, allo scopo di approfondire, cercherò nei limiti delle mie possibilità di tradurre di seguito, dal testo originale il paragrafo “Learning About our Culture – What You Don’t Realize WILL Hurt You”  (da pag. 15: Conoscere la Nostra Cultura – Quello Che Non Comprendi Finirà per Ferirti). Comunque la si pensi in proposito, la tesi esposta mi sembra molto importante. Nel caso poi si trattasse di una battaglia di retroguardia contro i mulini a vento, credo valga comunque la pena di combatterla.

“Stiamo imparando a vedere la nostra caratteristica come una cosa neutra – utile in alcune situazioni ma non in altre – purtroppo però la nostra cultura di certo non vede né questa né altra caratteristiche come neutrali. L’antropologa Margaret Mead l’ha spiegato bene. Benché i neonati mostreranno una larga gamma di temperamenti, solo una ristretta fascia di questi, e solo un certo tipo, sarà percepito come ideale dal contesto. La personalità ideale sarà rappresentata, secondo Mead, “in ogni filo del tessuto sociale – le cure prestate al bambino, i giochi che fa, le canzoni che la gente canta, l’organizzazione politica, l’osservanza religiosa, l’arte e la filosofia.”Altre caratteristiche sono ignorate, scoraggiate, oppure se tutto il resto non riesce, ridicolizzato.

Cos’è che risulta ideale nella nostra cultura? Cinema, pubblicità, la progettazione degli spazi pubblici, tutto ci suggerisce che dovremmo essere duri come Terminator, imperturbabile come Clint Eastwood, estroversi come Goldie Hawn. Dovremmo essere piacevolmente eccitati da luci abbaglianti, frastuoni, un gruppo di spensierate persone che si intrattengono in un pub. Se per caso ci sentissimo sopraffatti, possiamo sempre prendere un’aspirina.

Nel caso ricordassi una sola cosa di questo libro, dovrebbe essere il seguente studio. Xinyin Chen e Kenneth Rubin dell’Università di Waterloo in Ontario, Canada e Yuerong Sun dell’Università di Shangai hanno confrontato 480 scolari di Shangai con 296 canadesi per ricercare quali caratteristiche rendono più benvoluti i ragazzi. In Cina i bambini “timidi” e “sensibili” sono risultati quelli maggiormente scelti come amici o compagni di giochi. (In Mandarino, il termine per timido o silenzioso significano educato, garbato; sensibile può essere tradotto in “avere comprensione”, un termine utilizzato nelle preghiere. In  Canada, invece, i bambini timidi e sensibili risultarono tra quelli meno graditi. Si tratta di possibilità, di casualità, se questo è il tipo di mentalità che hai affrontato crescendo.

Pensa all’effetto su di te del fatto di non essere l’ideale per la tua cultura. Questo ti deve interessare, non solo il modo con cui gli altri ti hanno trattato , ma anche come tu hai finito per trattare te stesso.”

Sensitive. The untold stories

SensitiveTheMovie-tm

Elaine Aron, tramite la sua newsletter, comunica che la “premier” del film-documentario in oggetto sull’ipersensibilità (HSP) sarà effettuata giovedì 10 settembre alle ore 19:30, a San Francisco, presso il Legion d’Onore, dove è stata effettivamente girata parte del film. Aron aggiunge che, mentre scrive, il documentario “Sensibile, The  Untold Story”, sta ricevendo gli ultimi ritocchi. Se volete vedere il trailer, questo è il link. Scorrete verso il basso fino alla ragazza sulla spiaggia.

In qualità di architetto, non posso esimermi dall’aggiungere qualcosa sul California Palace of the Legion of Honour  di San Francisco. Si tratta di un monumentale palazzo neoclassico, costruito a partire dal 1916 (sic!) dall’architetto George Applegarth (1876 – 1972) sul modello del Palais de la Légion d’Honneur in Paris, la “residenza urbana” di Luigi XVI  del 1786. Orribili ambedue, ma almeno quest’ultimo era autentico. Perché scegliere per le riprese proprio questa intimorente copia di un  brutto originale? Mah.

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