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Tag: Filosofia

Filosofia della fisica

Rovelli

Il fisico italiano Carlo Rovelli ha recentemente pubblicato questo libretto, dal titolo Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi – 2014). Tra l’altro, esso risulta da parecchie settimane il più venduto nella sezione “Saggistica” (La Repubblica – rilevazioni dal 7 settembre al 13 settembre a cura di Eurisko). Ci si potrebbe banalmente domandare: “Come sarà mai possibile che un libro di lezioni di fisica figuri tra i bestesellers letterari?” A questa banale  domanda, risponderei in modo altrettanto banale: “Nonostante il titolo che gli è stato assegnato, in realtà esso non tratta di lezioni di fisica, casomai di spigliate narrazioni filosofiche, il cui sfondo tematico è costituito dalle grandi teorie fisico-scientifiche elaborate dall’inizio del novecento ad oggi.”

Il fatto che i due pilastri della fisica del Novecento, la teoria della relatività generale e la meccanica quantistica, abbiano influenzato (o addirittura rivoluzionato) la cultura in generale e l’arte in particolare è un fatto noto. Capire invece come, perché e fino a che punto ciò sia avvenuto è molto meno scontato. Invitarci ad affrontare certi temi fondamentali del nostro tempo, questo è il principale merito del libro. Dal quale nessuno potrà dire di aver ricevuto chiarimenti “tecnici” di qualche utilità sulla fisica pura. Ma quanti di noi conoscono i percorsi attraverso i quali questo condizionamento è avvenuto? Alcuni di questi percorsi vengono evocati da Rovelli. A ciascuno di noi spetta eventualmente di affrontarli e percorrerli, nel caso ne avessimo la forza. E il coraggio.

Ad esempio: “Nella meccanica quantistica nessun oggetto ha una posizione definita, se non quando incoccia contro qualcos’altro. Per descriverlo a metà volo fra un’intersezione e l’altra, si usa un’astratta funzione matematica che non vive nello spazio reale, bensì in astratti spazi matematici. Ma c’è di peggio: questi salti con cui oggi oggetto passa da un’interazione all’altra non avvengono in modo prevedibile, ma largamente a caso.”  (….) “Le equazioni della meccanica quantistica e le loro conseguenze vengono usate quotidianamente da fisici, ingegneri, chimici e biologi, nei campi più svariati. Sono utilissime per tutta la tecnologia contemporanea. Non ci sarebbero i transistor senza la meccanica quantistica. Eppure restano misteriose: non descrivono cosa succede a un sistema fisico. ma solo come un sistema fisico viene percepito da un altro sistema fisico. Che significa? Significa che la realtà essenziale di un sistema è indescrivibile? Significa solo che manca un pezzo alla storia? O significa, come a me sembra, che la realtà sia solo interazione?”

Molto modestamente, anch’io propenderei per quest’ultima ipotesi. Ma questo non importa. Ciò che importa, invece, è che sia scientificamente dimostrato il fatto che (filosoficamente parlando) dietro ogni nostra certezza fisica apparente si nasconda una realtà assolutamente caotica e casuale. Il cui unico senso reale sembra costituito dalle reciproche, infinite e imprevedibili interazioni. Nel caso qualcuno cercasse rassicurazioni sulla prevedibilità dell’universo nella scienza fisica, è servito a dovere. Bertrand Russel ha scritto a suo tempo: “Per quanto possa sembrare un paradosso, tutte le scienze esatte sono dominate dall’idea di approssimazione. Quando un uomo vi dice che conosce l’esatta verità di qualunque cosa, potete esser certi che egli è un uomo inesatto.” Eggià. Forse le prospettive e le aspettative di molti di noi andrebbero  modificate in profondità, come dimostra la filosofia della fisica, con molto coraggio, intellettuale ma non solo.

Platone, i sofisti e noi

platone

Dalla “Storia della Filosofia” di Nicola Abbagnano: ”….l’oggetto dell’insegnamento sofistico si limitava a discipline formali, quali la retorica o la grammatica, o a nozioni varie e brillanti ma prive di solidità scientifica, quali potevano riuscire utili alla carriera di un avvocato o di un uomo politico. E la loro creazione fondamentale fu la retorica, cioè l’arte di persuadere, indipendentemente dalla validità delle ragioni addotte. Della retorica essi affermavano l’indipendenza e l’onnipotenza: l’indipendenza da ogni valore assoluto conoscitivo o morale; l’onnipotenza rispetto ad ogni fine da raggiungere. (…) Platone ci ha lasciato, nel dialogo da lui intitolato a Protagora, un ritratto vivente, se pure ironico, del sofista; ce lo rappresenta come un uomo di mondo, pieno d’anni e d’esperienza, magniloquente, vanitoso, preoccupato nelle discussioni più di ottenere ad ogni costo un successo personale che di raggiungere la verità.”
Ancora :”E’ chiaro che la parola ha, secondo Gorgia, forza necessitante perché non trova limiti al suo potere in alcun criterio o valore oggettivo, in alcuna idea nel senso platonico del termine: l’uomo non può resistere ad essa afferrandosi alla verità o al bene ed è completamente privo di difesa nei suoi confronti. Il relativismo teoretico e pratico della sofistica trova qui un corollario importante: l’onnipotenza della parola e la forza necessitante della retorica che la guida con i suoi accorgimenti infallibili (…). Ciò che distingue la retorica di Gorgia come arte onnipotente della persuasione, dalla retorica di Platone come educazione dell’anima al vero e al giusto è il presupposto fondamentale del platonismo: l’esistenza di idee come criteri o valori assoluti”. Da parte dei sofisti sussisteva almeno quella onestà intellettuale che permetteva loro di riconoscere una mancanza di valori cui fare riferimento, in quanto perennemente mutevoli ed ugualmente validi. Molto peggio, invece, è il comportamento di chi procede in modo tale da porre a fondamento dei propri ragionamenti valori falsi o di comodo, ugualmente mutevoli e falsi in assoluto perché basati  unicamente sul loro valore strumentale rispetto al fine dell’altrui sopraffazione.

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