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Lo sterco del diavolo

VanDeVelde422010T18811

Esiste una rubrica della “Settimana Enigmistica” che si chiama “Il confronto”: Queste due vignette hanno in comune 7 particolari. Quali? (soluzione a pag…)Settimana Enigmistica

Gli esempi e le citazioni che riporto di seguito hanno invece in comune un unico particolare: il denaro. Nonché il potere, l’omertà, la follia, il crimine e la corruzione che da esso vengono determinati. Del resto, lo ripete ora anche il Papa: “il denaro è lo sterco del diavolo”! “Quando il denaro diventa un idolo, comanda le scelte dell’uomo. E allora rovina l’uomo e lo condanna. Lo rende un servo. Il denaro a servizio della vita può essere gestito nel modo giusto (…) dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale.”

The Wolf of Wall Street è un film del 2013 diretto e prodotto da Martin Scorsese. La pellicola, adattamento dell’autobiografia Il lupo di Wall Street edita in Italia da Rizzoli Editore nel gennaio 2014,[1] narra l’ascesa e la caduta di Jordan Belfort, spregiudicato broker newyorkese interpretato da Leonardo DiCaprio alla sua quinta collaborazione con Scorsese.[2] Fulcro della pellicola è la sua vita fatta di eccessi che lo porteranno poi a una rovinosa caduta. (Da Wikipedia). Questo uno dei trailer in italiano:

Un-eroe-borghese
Corrado Stajano  – “Un eroe borghese” (Einaudi, 1991). Il caso dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, liquidatore della banca di Michele Sindona, assassinato dalla mafia politica. Un giallo vero che svela i misteri della politica malavitosa e sotterraneo di questi anni (dalle note di copertina)
Da pag. 209:  “Il 10 e l’11 aprile 1979, l’amministratore delegato di Mediobanca, Enrico Cuccia, inccontra Michele Sindona all’Hotel Regency di New York. In quell’occasione, Sindona dice a Cuccia che avrebbe fatto scomparire Ambrosoli. Che non ne sarebbe rimasta traccia. Cuccia sta zitto, non fa denunce, non dice nulla a nessuno, tace anche con il commissario liquidatore. “Non ho voluto parlare perché ho sempre pensato che in questa materia il silenzio è ancora la difesa migliore; non mettere in movimento apparati che poi risultano tutt’altro che efficienti. Sono della convinzione che meno gente si occupa del problema e maggiori possibilità hai di cavartela. Per questo non ho parlato. Per quanto riguarda la minaccia al compianto Ambrosoli, devo dire che non l’ho fatto perché non avevo il modo, avrei avuto una denunzia per calunnia, e sarebbe stata la sola osa che avrei potuto avere. Le minacce, Ambrosoli le riceveva direttamente dai picciotti che gli telefonavano” (Enrico Cuccia, Testimonianza davanti alla Corte d’Assise di Milano, 3 ottobre 1985).
africo
Corrado Stajano – “Africo” Una cronaca italiana di governanti e governati, di mafia, di potere e di lotta. (Einaudi, prima ed. 1979 – Ora Il Saggiatore, 2015) “Africo è il nome di un paese montano che una alluvione, nel 1951, travolse in una frana di terra e di pietre e rese inabitabile. In questo libro di Corrado Stajano si racconta la storia di una comunità di contadini e di pastori che un diluvio sradicò e costrinse a migrare in un nuovo Africo, sorto dal nulla in riva al mare. Un evento quasi impercettibile, tra i mille che la cronaca italiana accumula sospesi tra catastrofi bibliche e tecnologie ad alto rischio, smottamenti, terrore organizzato, degradazione sociale, malgoverno. Ma con questa particolarità: che nella sua “dinamica”, come direbbe il verbale di un brigadiere, la vicenda di Africo illumina di una luce improvvisa i segreti di una cultura e di un modo di vita, i rapporti tra sudditi e potenti, tra società locale e governo centrale, e l’inganno e la sopraffazione che stanno alla base di un patto sociale coatto; e insieme, nonostante tutto, la speranza e la volontà di opposizione e di lotta di gruppi e di singoli il cui coraggio solitario sollecita qualcosa di più della nostra ammirazione. Questo libro – storia politica, narrazione, testimonianza, documento, inchiesta – non è soltanto il racconto corale di un paese che sembra inventato e invece è minuziosamente vero, denso di drammi e di conflitti, popolato di personaggi che sembrano romanzeschi: preti, ribelli, capimafia e uomini faticosamente maturati alla politica”. (Giulio Bollati, dalle note di copertina)
Da “La Repubblica 16 luglio 2016”: Intervista di Borja Hermoso a George Steiner: “Guai a chi dice che le utopie non sono altro che idiozie
(…)
Lei parla dell’utopia e del suo contrario, la dittatura della certezza…
«Molti dicono che le utopie sono delle idiozie. Ma saranno comunque idiozie vitali. Un professore che non consente agli alunni di immaginare utopie e di sbagliarsi è un professore pessimo».
 
Perché l’errore è visto in modo tanto negativo?
«L’errore è il punto di partenza della creazione. Se abbiamo paura di sbagliare non potremo mai affrontare le grandi sfide, assumerci i rischi. L’errore tornerà? È possibile, ci sono alcuni indizi in tal senso. Ma essere giovane oggi non è facile. Che cosa gli stiamo lasciando? Nulla. Neanche l’Europa, che ormai non ha più nulla da proporgli. Il denaro non ha mai fatto sentire così forte la sua voce come adesso. L’odore del denaro ci soffoca, e questo non ha nulla a che vedere con il capitalismo o il marxismo. Quando io ero studente, la gente voleva diventare parlamentare, funzionario pubblico, professore… oggi perfino i bambini sentono l’odore dei soldi e l’unico obbiettivo ormai sembra sia quello di diventare ricchi. E a questo si aggiunge l’enorme indifferenza dei politici verso chi non ha soldi. Per loro, siamo solo dei poveri idioti. E questo Karl Marx lo vide con largo anticipo. Invece, né Freud né la psicoanalisi, nonostante tutta la loro capacità di analisi dei caratteri patologici, sono riusciti a capire qualcosa di tutto ciò».
 
La psicoanalisi non le sta molto simpatica.
«La psicoanalisi è un lusso della borghesia. Per me la dignità umana consiste nell’avere dei segreti, e l’idea di pagare qualcuno perché ascolti i tuoi segreti e le tue cose intime mi disgusta. È come la confessione, ma con l’assegno di mezzo. Freud è uno dei grandi mitologi della storia. Però è finzione. Era un romanziere straordinario».
 
Torniamo alla questione del potere del denaro. Ha una spiegazione valida, dal punto di vista filosofico, del perché gli elettori di Italia e Spagna abbiano deciso in passato e decidano ancora di mettere al potere partiti politici macchiati dalla corruzione?
«Perché c’è un’enorme abdicazione della politica. La politica perde terreno in tutto il mondo, la gente non ci crede più, e questo è molto pericoloso. Aristotele ci dice: “Se non vuoi stare nella politica, nell’agorà pubblica, e preferisci restartene nella tua vita privata, poi non lamentarti se vieni governato da banditi”. Io provo vergogna di aver goduto di questo lusso privato di studiare e scrivere e di non aver voluto entrare nell’agorà. Trionfano per ogni dove il regionalismo, il localismo, il nazionalismo… torna il campanile. Quando vedi che uno come Donald Trump viene preso sul serio nella democrazia più complessa del mondo, tutto è possibile».
(…)
© El País / LENA, Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Fabio Galimberti
Nell’immagine: un disegno di George Grosz, 1917.