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La giustizia di circostanza

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Gustavo Zagrebelsky ha scritto che esiste un conflitto tra chi appartiene e chi non appartiene a un qualche “giro” o cerchia di potere.
Nella sua teoria, i “giri” sono strutture impermeabili di comando e di sottopotere che procedono per cooptazione e per esclusione, autogarantendosi e perpetuandosi, di per sé immobili. “Nei ‘giri’ ci si scambia protezione e favori con fedeltà e servizi. Questo scambio ha bisogno di ‘materia’. Occorre disporre di risorse da distribuire come favori: per esempio, denaro facile e impieghi (Cimone e Pericle insegnano), carriere e promozioni, immunità e privilegi. Occorre, dall’altra parte, qualcosa da offrire in restituzione.”

bel-amiL’appartenenza e la frequentazione di determinati ambienti di interesse non è di per sé né sbagliato né una novità, così come non lo sono le più che legittime attività di “lobbying” industriale. I grandi romanzi ottocenteschi sono infarciti di descrizioni delle manipolazioni più o meno riuscite che venivano compiute all’interno (o a lato) degli ambienti di influenza politici, sociali o finanziari. Un esempio per tutti:Bel Ami” di Maupassant, in cui il protagonista “diventa uno degli uomini di maggiore successo nella società parigina, grazie al giornalismo e alla sua capacità di manipolare donne potenti e intelligenti”.

Il problema (il grosso problema!) nasce quando l’asettico “giro” diventa una “cloaca” e la “cosa pubblica” si trasforma in bottino su cui mettere le mani per il reciproco dare e avere. A questo punto, all’interno del “giro” scatta un meccanismo feroce e implacabile: “Qual è la forza che lo muove? Poiché la protezione e i favori stanno su e la fedeltà e i servizi giù, dietro le apparenze delle allegre comunelle e della combutta innocente, si annidano sopraffazione e violenza. Il ricatto è il cemento. Si entra se si è ricattabili, e tutti, se sono dentro, per qualche ragione lo sono (…) Questa struttura del potere mai come oggi è stata estesa, capillare, omnipervasiva. Se potessimo sollevare il velo e avere una veduta d’insieme, resteremmo probabilmente sbalorditi di fronte alla realtà nascosta dietro la rappresentazione della democrazia. ”  (Gustavo Zagrebelsky – La tirannia occulta dei “giri” di potere – La Repubblica.it)

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Secondo Antonio Gramsci: “L’egemonia di un centro direttivo sugli intellettuali si afferma attraverso due linee principali: 1) una concezione generale della vita, una filosofia (…) che offra agli aderenti una ‘dignità’ intellettuale che dia un principio di distinzione e un elemento di lotta contro le vecchie ideologie dominanti coercitivamente; 2) un programma scolastico, un principio educativo e pedagogico originale che interessi e dia un’attività propria, nel loro campo tecnico, a quella frazione degli intellettuali che è la più omogenea e la più numerosa (gli insegnanti, dal maestro elementare ai professori di Università).” [Antonio Gramsci – Quaderni del Carcere, quad. 19 (x) par. 27]

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Infatti, come ha scritto Francesco De Sanctis, ecco che dopo la Restaurazione “I gesuiti vennero in moda, sfogandosi i mali umori del secolo sopra gli altri ordini religiosi, come restii ad ogni novità. Il loro successo fu grande, perché in luogo di  alzare gli uomini alla scienza, abbassarono la scienza agli uomini, lasciando le plebi nell’ignoranza e le altre classi in quella mezza istruzione, che è peggiore dell’ignoranza. Parimente, non potendo alzare gli uomini alla purità del Vangelo, abbassarono il Vangelo alla fiacchezza degli uomini, e costruirono una morale a uso del secolo, piena di scappatoie, di casi, di distinzioni, un compromesso tra la coscienza e il vizio, o, come si disse, una doppia coscienza.” (Francesco De Sanctis – Storia della Letteratura Italiana)

bendaDel resto Julien Benda già nel 1927 denunciava l’avvenuto cedimento su tutto il fronte intellettuale:“E’ risaputo che, da mezzo secolo, tutta una scuola, non solo d’uomini d’azione ma di gravi filosofi, insegna che un popolo deve farsi una concezione dei suoi diritti e dei suoi doveri ispirata allo studio del proprio genio specifico, della propria storia, della propria posizione geografica, delle circostanze particolari nelle quali si trova, e non ai comandamenti di una sedicente coscienza dell’uomo di tutti i tempi e di tutti i luoghi; che una classe deve costruirsi una scala del bene e del male determinata dai suoi specifici scopi, delle condizioni specifiche in cui si trova e smettere d’essere sensibile alla ‘giustizia in sé’, alla ‘umanità in sé’, e ad altri ‘orpelli’ della morale generale.” (Julien Benda – Il Tradimento dei Chierici)

Sarah Bakewell

E’ triste affermarlo, eppure la pecoristica propensione alla “servitù volontaria” rispetto a entità di presunta potenza e nobiltà superiori, nonché alle regole esplicite e implicite da esse dettate di volta in volta, sembra essere connaturato all’essere umano: “La Boetie era veramente giovane quando scrisse il “Discorso sulla servitù volontaria” (…) Il soggetto del “Discorso” è la facilità con cui nel corso della storia, i tiranni hanno dominato le masse, nonostante il loro potere sia evaporato nell’istante in cui quelle stesse masse hanno deciso di non sostenerli più. Non serve una rivoluzione: la gente deve solo smettere di partecipare al sistema e di accrescere le file degli eserciti e dei leccapiedi che lo sostengono. Questo però non succede quasi mai, neppure a quei tiranni che trattano i propri sudditi in maniera abominevole. Più affamano e maltrattano la gente, più questi sembrano amarli (…) Il mistero della tirannia è profondo quanto quello dell’amore stesso.” (Sarah Bakewell – Montaigne. L’arte di Vivere, Fazi Editore – 2011)

Ma i complici, i colpevoli, non sono solamente i soggetti che pianificano e partecipano attivamente, ma anche e soprattutto quelli numerosi che assistono passivi, coloro che fingono sempre di non vedere, di non capire, alimentando così surrettiziamente il velenoso meccanismo criminale della segretezza omertosa. La morale e la giustizia sono troppo spesso di “circostanza” (gesuitica secondo De Sanctis, brescianesca secondo Gramsci) , in parte per codardia e in parte per tacita speranza di compartecipazione a banchetti presenti e/o futuri, oggi come ieri. Ecco in proposito un memorabile personaggio di Dickens:dickens-la-piccola-dorrit“La signora General non aveva opinioni personali. Il suo metodo educativo consisteva nell’impedire che si formassero opinioni. Possedeva un piccolo binario circolare di concetti, su quale metteva in movimento certi trenini che trasportavano le opinioni degli altri e non si sorpassavano e non arrivavano mai in nessun posto. Con tutto il suo rispetto delle convenienze, non avrebbe potuto negare  che in questo mondo esistono anche delle sconvenienze; ma se ne liberava nascondendole in modo che nessuno riuscisse a scorgerle, volendo con ciò dare l’impressione che non esistevano. Un altro dei suoi modi per formare la mente era questo: ammucchiava in un armadio ideale tutte le cose difficili, ve le chiudeva a chiave e affermava che non esistevano più. Semplice, non c’è che dire, e molto elegante.” (Charles Dickens – La Piccola Dorritt)

L’illustrazione in testa è di George Grosz (caricatura per la rivista “Simplicissimus”): nella Germania descritta da Grosz, ogni cosa e ogni persona risultavano in vendita. Figurarsi i principi di equità e di giustizia: come ha scritto Barrès, “ogni uomo che si rispetti” può concepire unicamente una giustizia di circostanza.