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Irrequietezza

She begs him to slow down

“C’ho l’ansia. C’ho l’ansia. C’ho l’ansia…. C’ho l’ansia!”  “Ci ho anche un sacco di cose arretrate , devo fare di tutto,  quasi quasi la cosa migliore è… tornarsene a letto.” (da “Pressione bassa” di Giorgio Gaber) ”

Perché gli uomini sono irrequieti? Da cosa viene l’irrequietezza? Forse deriva dal fatto che l’azione è “cieca”, perché si fa solo per fare qualcosa. E poi non è vero che siano irrequieti solo i “ciecamente” attivi. Infatti succede che l’irrequietezza porti all’immobilità: quando gli stimoli all’azione sono molti e contrastanti fra di loro, l’irrequietezza appunto diventa “immobilità”. L’irrequietezza a mio parere deriva dal fatto che che non c’è corrispondenza tra teoria e pratica, il che vuol dire che esiste una doppia ipocrisia: cioè che nel nostro operare  c’è una teoria o giustificazione implicita che non si vuole confessare, mentre invece, al contrario, si afferma o si “confessa” una teoria che non ha corrispondenza nella nostra pratica. Ma c’è per di più una terza ipocrisia: all’irrequietezza si cerca di assegnare una causa fittizia, la quale, non giustificando e non spiegando in realtà un bel niente, rende impossibile prevedere (o anche immaginare) quando l’irrequietezza stessa finirà.

Esiste una soluzione? Credo esista una sola strategia possibile: combattere, smascherare e possibilmente sconfiggere l’ipocrisia. A tal proposito, speriamo bene: pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà.

Nell’immagine: Jenifer Baker – Restlessness I