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Dietro la lavagna

Nel precedente post citavo David Byrne (che a sua volta citava Sir Ken Robinson): «Si ha spesso l’impressione che gli uomini di potere non vogliano vederci fare qualcosa da soli: preferiscono stabilire una gerarchia culturale che svaluta i nostri tentativi amatoriali e incoraggia il consumo a scapito della creazione. (…)

Il consulente all’istruzione Sir Ken Robinson fa notare che tutti i sistemi scolastici del pianeta sono stati concepiti per soddisfare le esigenze dell’industrializzazione del XIX secolo. (…)  gli attuali sistemi scolastici non furono studiati per sviluppare le doti naturali di tutte le persone. Erano concepiti con il fine di favorire certi tipi di abilità nell’interesse delle economie industriali di cui erano al servizio.”» (Come funziona la musica, Bompiani 2013/2014)

Per puro caso, la cronaca spicciola fornisce ora qualche valido supporto a questa opinione, divenuta ormai, purtroppo, pura e semplice (mai superflua) constatazione:

Carpi: «Studente minorenne che frequenta la quarta dell’Itis Da Vinci attacca il programma scuola-lavoro e l’azienda che non lo paga e scatta la punizione. Il preside: «Il messaggio offendeva la ditta e l’impegno degli insegnanti». Mascioli di Sisma.12: «Atteggiamento repressivo dell’istituto» (di Serena Arbizzi – Gazzetta di Modena)

«A Carpi il consiglio di classe ha punito col 6 in condotta uno studente che aveva criticato l’alternanza scuola-lavoro in un post su Facebook». (Ivan Francese – il Giornale)

Sul caso è intervenuto il Movimento giovanile della sinistra di Modena, parlando di un atto «vergognoso, una intimidazione gravissima. Nel comunicato del preside – aggiunge il movimento in una nota – si fa riferimento a un non meglio identificato pregiudizio ideologico del ragazzo. A noi pare che di ideologico (e della peggior ideologia) vi sia unicamente l’atteggiamento di chi vuole una scuola fatta di tanti soldatini obbedienti, sottomessi e silenziosi, disposti ad accettare in silenzio qualsiasi cosa». (il Secolo XIX)

Invece «Sta dalla parte della scuola il parlamentare Pd Edoardo Patriarca» (Gazzetta di Modena). Il che, se  per caso ce ne fosse bisogno, spiega ancora una volta molte cose…

«Non sono sicuro che l’alternanza scuola-lavoro sia sempre un inferno di sfruttamento di lavoro non pagato. Ma di certo, come tutte le cose della società, può e deve essere suscettibile di critica, anche aspra. Voto punitivo o “segnale” che fosse, quel 6 che una scuola di Carpi ha appioppato a uno studente che ha fatto precisamente questo, cosa insegna agli studenti? Temo una vecchia cosa ingiusta, che quando saranno adulti dovranno lavorare e tacere. (…) Insomma, occasione perduta per coltivare lo spirito critico, vero cuore di ogni educazione libera.» (Michele Smargiassi – la Repubblica Bologna).

Tra le due, in questo caso nessun dubbio da che parte stia il vero somaro.

L’illustrazione che segue è di Zerocalcare (2018)

Il team perfetto

Team

Ci sono voluti decenni di studi sulla sociologia del “team perfetto” per arrivare a non comprendere che nessuno degli algoritmi numerici sull’efficienza dei gruppi di lavoro è in grado di prevedere alcunché.

Poi, per fortuna, è arrivata Google, che con il suo “progetto Aristotele” portato a termine in “soli” cinque anni di lavoro, cui dedica un ampio reportage il New York Times.

“Se tanti sforzi il gigante di Mountain View ha profuso nel cercare di catturare la chimica del team perfetto è perché, come rivela una ricerca della Harvard Business Review citata dal quotidiano americano, «il tempo trascorso da manager e impiegati in attività che prevedono una collaborazione con i colleghi è cresciuto del 50% negli ultimi vent’anni». E «ciascun lavoratore, in molte aziende, passa più di tre quarti della sua giornata comunicando con i colleghi ». 

Elena Dusi – La Repubblica 29 febbraio 2016 – “Aiutare i colleghi reagire ai torti creare empatia Ecco il segreto del team perfetto”.

Insomma, ricerche infinite che studiano altre ricerche derivate da altre ricerche per capire se confermarle o smentirle. Ma ne vale la pena, perché poi si giunge a risultati rivoluzionari come quelli del “progetto Aristotele” di Google per determinare la chimica del team perfetto. Ecco le regole.

DA FARE.

  1. Parlare tutti per una stessa quantità di tempo
  2. Creare un ambiente “psicologicamente” sicuro in cui non si ha timore di essere criticati
  3. Dedicare tempo a raccontare le proprie vicende personali
  4. Osservare gli stati d’animo altrui e aiutare un collega in difficoltà psicologica
  5. Non subire i torti o gli insulti in silenzio. Reagire mostrando il proprio dispiacere

DA NON FARE

  1. Non cercare di dimostrare la propria superiorità sui colleghi
  2. non criticare le idee altrui
  3. Nelle riunioni non sovrapporsi alla voce dei colleghi
  4. dare fiducia ai sottoposti, non entrare nei dettagli del loro lavoro
  5. Non preoccuparsi se una riunione va leggermente fuori argomento, o i membri del gruppo si dedicano a chiacchiere personali

Insomma, cinque anni di ricerche specialistiche per scoprire che anche nei gruppi di lavoro occorre buon senso nonché molta sensibilità e attenzione nei confronti dell’ambiente e del prossimo.

In pratica, se ne conclude, sarebbe molto meglio se fossimo tutti ipersensibili.