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Interazioni

COLORI

Corre l’anno 1824 quando il chimico Michel Eugène Chevreul (1786-1889) viene nominato direttore delle manifatture reali di Gobelins a Parigi, rinomate in tutto il mondo per la tessitura degli arazzi. Chevreul si propone di organizzare e razionalizzare la nomenclatura delle ventimila sfumature diverse che i tintori si vantano di saper distinguere. Subito però «si imbatte in un problema che fa dannare gli artigiani delle manifatture e cioè la beffa che il nero dei disegni ricamati sulle stoffe a tinta unita non sembri davvero nero ma cambi a seconda del contesto: appare verdastro su fondo rosso e giallastro su fondo blu».

Ispirato da Goethe, egli capisce che l’effetto non è dovuto alla tintura, ma all’occhio dell’osservatore: è cioè la costruzione di un complementare psicologico. Ne conclude che l’unico modo di risolvere il problema è barare. «Se un grigio messo sopra a un rosso risulta troppo verdastro, sarà sufficiente aggiungere al filato grigio un pizzico di di rosso per farlo apparire davvero neutro. Bisogna modificare le tinte per farle sembrare quello che vogliamo quando vengono accostate le une alle altre.

Da questo momento in poi, il mondo degli artisti e dei designer prende atto che non basta creare le cose: bisogna progettare anche il modo in cui vengono guardate, cioè preoccuparsi della loro rappresentazione nella mente del pubblico». Il fenomeno viene denominato “contrasto simultaneo“. «…nella vita, d’altronde, raramente ci troviamo di fronte a colori isolati, quello che vediamo sono sempre vicinanze cromatiche. L’interpretazione del mondo attraverso tali confronti comporta così che le tinte non contino mai come cose in sé ma siano relative al contesto (…)

Il gioco di far apparire uno stesso colore come fossero due tinte diverse è stato un classico del metodo di insegnamento di Josef Albers (1888-1976), prima al Bauhaus, poi a Yale, durante un arco di insegnamento trentennale». Nella figura in testata vediamo la riproduzione di un suo esercizio ormai storico: «una striscia di carta ocra, poggiata su un fondo metà azzurro  e metà arancione (e coperte da due fascette, una gialla e una blu) risulta giallastra o marrone a seconda del contesto (…) Il lavoro di Albers è appunto incentrato su esercizi mirati ad allenare l’occhio. In questo modo, in anticipo sulle neuroscienze, arriva a sostenere che non esistano per la percezione tinte isolate ma soltanto interazioni tra colori.

Ovvero (…) il Pantone 456 si mostra di due colori diversi a seconda di quello che gli mettiamo intorno e quindi questa nomenclatura rimarrà sempre un po’ distaccata dall’esperienza reale (…) come accade nel cosiddetto effetto Munker-White [vedi sotto, N.d.R.] dove le righe blu ci paiono ora più scure ora più chiare a seconda del reticolo che le inframmezza». (da Ricccardo FalcinelliCromorama. Come il colore ha cambiato il nostro sguardo – Einaudi 2017)

BUROCRATI

Nella seconda metà dello scorso maggio, qui a Bologna la Soprintendenza diede parere negativo al concerto degli “Stato Sociale” in piazza Maggiore. La motivazione era che: «L’ente non ha riconosciuto “l’alto valore culturale” all’evento: “Mica sono Morandi, Dalla o Nek…”»

Lo rende noto il sindaco Virginio Merola, a margine del Consiglio comunale.  Il primo cittadino bolognese riferisce che la Soprintendenza abbia ritenuto “inadeguata piazza Maggiore al tipo di concerto“. Va anche detto che la piazza da sempre ospita abitualmente concerti.

Soprintendente Andrea Capelli, come mai avete detto no al concerto?

«Non abbiamo detto no, siamo in fase interlocutoria. Abbiamo detto solo che ci sono dei problemi».

Quali problemi? Il sindaco dice che voi non ritenete che lo Stato Sociale rispetti le caratteristiche della piazza.

«Guardi, esiste un protocollo delle Soprintendenze che dice che nelle piazze storiche si fanno iniziative istituzionali o di alto valore culturale. Chi sono questi dello Stato Sociale? Io non li ho mai sentiti. Non sono mica Gianni Morandi, o Lucio Dalla, o Vasco Rossi, o Nek. Arrivo fino a Nek, che è di Sassuolo… Abbiamo ritenuto che questo concerto non avesse i requisiti. Ma chi sono?».

Sono arrivati secondi a Sanremo. Ha presente “Una vita in vacanza?”

«No, no, non ho presente. In ogni caso queste sono cose complicate.» (Silvia Bignami – La Repubblica Bologna, 22 maggio 2018)

Per fortuna tutto si è poi concluso bene e il concerto si è tenuto. Tuttavia, come scrive Michele Smargiassi:  «Se il problema è la tutela di un bene, la piazza, be’, un palco per un concerto di “alto valore culturale” ha lo stesso impatto di uno di “basso valore”. Se vuole tutelare l’orecchio di qualche “spirito della piazza” offeso da musica “non di valore”, chi giudica quale musica ha valore? Non certo un soprintendente che, per sua stessa ammissione, non sapeva neppure cosa stava vietando, ma riteneva di vestire i panni, che nessuno gli ha cucito, del censore della musica che siamo autorizzati ad ascoltare. Bene, di autocratici soprintendenti ai gusti musicali dei cittadini francamente non sentiamo il bisogno».

Molto giusto. Il fatto è che certi burocrati sono specialisti nel sopracitato “contrasto simultaneo”. Sono cioè in grado di conoscere a priori la definizione precisa di tutte le tinte interagenti, di tutti colori in tutte le manifestazioni pubbliche (non solo quelle cromatiche…) in modo da ottenere quel risultato che ritengono l’unico adatto per comparire “con decoro” in un determinato ambiente. Questo però solo alla precisa condizione di aver avuto in precedenza idonee e soddisfacenti interazioni con il relativo contesto.

Altrimenti, caro risultato “difforme alla pubblica convenienza”, sei fuori. Ma proprio  fuori. Nell’interesse generale, s’intende.

L’illustrazione che segue è di Zerocalcare(2018)