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Tag: New Age

Pregiudizi

Non ne vado fiero, tuttavia confesso che ogni automobilista provvisto del terribile “Arbre Magique“, penzolante dallo specchietto all’interno del suo mezzo, suscita in me un’istintiva quanto irrazionale diffidenza, confinante l’antipatia a meno che si tratti di una signora o signorina sufficientemente graziosa. Stessa cosa succede riguardo i proprietari di case disgraziatamente cosparse dei cosiddetti “deodoranti ambientali”: ciotole traboccanti odorosi pout-pourri, candele di varie forme e colori, spray profumati, emissioni aromatiche di vario genere o bastoncini di incenso in lenta combustione sono ai vertici della classifica dei segnali di allarme.

Se poi ai sopracitati strumenti di tortura olfattiva aggiungiamo scaffali provvisti anche di un solo libro il cui autore risulti essere, tanto per fare qualche nome a caso, Bruno Vespa, o Nicholas Sparks, o Federico Moccia, o Paulo Coelho, o Wilbur Smith, oppure uno qualsiasi della collana Harmony e/o Liala, ecc. (tutti indizi di gradimento dei più beceri fenomeni paraletterari), a quel punto non rimane che attendere il successivo colpo basso. Potrebbe esser ad esempio la sopraggiunta diffusione a tradimento di un sottofondo ambientale, genere “rilassante” musica new-age: se va bene si tratterà di Ludovico Einaudi. Con ciò si  raggiunge l’apice di un disprezzo (non violento e per quanto possibile  inespresso) nei confronti della persona portatrice di siffatte insane degenerazioni culturali.

Il rapporto interpersonale potrebbe ancora avere qualche esile possibilità di recupero (ammessa e non concessa l’esistenza di un reciproco interesse in proposito). Purtroppo è scientificamente provato che i gravi indizi sopracitati conducono quasi sempre alla prova definitiva, quella letale: le preferenze televisive! Frequentare il poco raccomandabile soggetto sopra descritto condurrebbe in modo fatale a ripetute quanto forzose visioni di discutibili ma immortali programmi TV quali “Chi l’ha visto?“, “Paperissima“, “Striscia la Notizia“, “Porta a Porta” e similari (dal che tra l’altro risulta come Bruno Vespa risulti doppiamente colpevole di genocidio culturale in quanto sovraesposto sia sul media televisivo sia su quello cartaceo). Previsione sul brano musicale preferito del nostro? “Montagne verdi” di Marcella Bella. Sulle referenze cinematografiche? “Vacanze di Natale“, ovvio.

A quel punto, vincoli parentali o professionali a parte, risulta chiaro che le possibilità di ulteriori relazioni interpersonali risultano congelate tre metri sotto lo zero. Per non sconfinare in pensieri e/o azioni inopportuni e ineleganti, non rimane allora che  una sola possibilità, simulare un’educato quanto ipocrita apprezzamento per il degradato contesto socio-ambientale in cui l’inconsapevole soggetto risulta impantanato, anche ma non solo per sua colpa (la “società” e le “istituzioni” si assumano le loro responsabilità). Per poi defilarsi, svicolare, fuggire e quindi tornare non appena possibile alla propria personale, criticabile ma tutt’altro che disprezzabile dimensione radical chic.

 

 

 

 

 

Sogni americani

Train dreams

Sarò breve. E probabilmente superficiale.

Vi è piaciuto “Il gabbiano Johnathan Livingston” di Richard Bach?

Se vi è piaciuto, probabilmente vi piacerà anche “Train Dreams” di Denis Johnson. (America, solitudine, progresso e confini, natura inospitale, redentrice. E sogni, soprattutto sogni).

A me Il gabbiano non è piaciuto per niente, anzi tutto ciò che è anche vagamente in odore di New Age mi irrita di brutto, perciò…

L’avevo detto all’inizio: stavolta breve e superficiale. Ma convinto.

 

 

 

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