ipersensibol

sguardipersensibili su cultura e dintorni

Menu Close

Tag: Partito Democratico

Di fake news e (di)speranza

Fare pulizia delle fake news. Bloccare i teppisti da tastiera. Inseguire chi diffama, inneggia al fascismo, attenta alle istituzioni democratiche cavalcando le piattaforme social. È il cuore del progetto di legge targato PD che sarà depositato nelle prossime ore al Senato dal capogruppo dem Luigi Zanda. Con una rivoluzione copernicana importata dalla Germania: gli spazzini della Rete dovranno essere i social network. A Facebook, Twitter, Instagram spetterà infatti filtrare le segnalazioni degli utenti. Vigilare. E se falliranno, la sanzione sarà salatissima: mezzo milione di euro per ogni singolo caso, cinque milioni per gli errori “di sistema”. (La Repubblica, 27 novembre 2017 – Fake news, legge del PD multe fino a 5 milioni – di Tommaso Ciriaco e Annalisa Cuzzocrea)

Dichiarare guerra alle “fake news” è giusto: ma come non vedere che la pretesa di trasformarle nel “grande problema della democrazia moderna” diventa essa stessa una fake news?” scrive Massimo Giannini sullo stesso giornale, in un commento dal titolo significativo: “L’Italia della disperanza“. E spiega:  “Tanti anni fa Josè Donoso scrisse un magnifico romanzo sul suo Cile: “La disperanza”. Credo che questo sia oggi lo stato d’animo prevalente di tanti italiani: la disperanza, cioè la condizione esistenziale e morale di chi ha già varcato i confini del disincanto ma non ha ancora raggiunto quelli della disperazione.

Continua poi Giannini: “Questa Italia si comporta oggi come Donoso diceva nell’87: «Tutto quello che puoi fare è il piccolo, inglorioso lavoro di sopravvivere, in attesa di un cambiamento” che non arriva mai. Mezzo Paese diserta le urne: non crede più a Renzi, non crederà mai a Grillo, non vuole credere di nuovo a Berlusconi. Considera inaccettabile il “ricatto” sul male minore (scegli il Cavaliere o Di Maio? Come dice Michele Serra “meglio la cicuta”, a sapere dove comprarla). Ritiene improbabile il “riscatto” del PD renziano (“unico argine ai populismi”? Nei sondaggi i populismi avanzano, l’argine salta).

Eppure è a questa “Italia della disperanza” che la politica dovrebbe riprovare a parlare. Di Maio ci prova con le solite pezze a colori, e M5S ha esaurito il suo potenziale: a Ostia e in Sicilia raddoppia i consensi ma non drena voti dall’astensionismo. Alla faccia della “rivoluzione culturale”.

Come sempre, è questione di punti di vista: “Walter Quattrociocchi ha spiegato che “la verità è percettiva”: se è così, quali sono le “true news” del PD, contro le “fake” fabbricate da Casaleggio e Salvini?“. Personalmente credo fino a un certo punto a certe notizie. Posso forse credere, sottolineo forse, che Silvio Berlusconi sia stato ancora una volta intervistato da Fabio Fazio in prima serata a “Che tempo che fa“.  Posso perfino credere (per quanto ciò sia stupefacente) che Eugenio Scalfari, intervistato da Giovanni Floris a “Dimartedì“, dichiari che tra Berlusconi e Di Maio preferirebbe votare il primo. In fondo, una delle poche sicurezze della vita è che per tutte le classi dirigenti l’imperativo è l’autoconservazione.

Però c’è un limite a tutto. Come nei casi delle scie chimiche, dei gattini nei vasi, dei vaccini-autismo e di tante altre analoghe stupidaggini: quante sono le fake news inverosimili che vengono irresponsabilmente messe in giro tutti i giorni che dio manda in terra? Solo i più ingenui possono cascarci sempre. Ma non tutti, e non certo io. Io non ci casco. Per esempio, un’altra palese bufala che circola di recente è questa:

“Tutti uniti per far diventare il liscio patrimonio dell’umanità attraverso l’Unesco.” (Cesenatoday.it)

Sostenere la candidatura all’Unesco del ballo folkloristico romagnolo come “patrimonio immateriale dell’umanità”: è il tema della risoluzione firmata dal Partito Democratico con Manuela Rontini prima firmataria. Si tratta di una proposta lanciata dalla presidente di Apt, Liviana Zanetti, che ha già raccolto “numerosi consensi da parte di amministratori e imprenditori del mondo turistico”.  (bologna.repubblica.it)

… E così è nata la proposta: far diventare il liscio patrimonio immateriale dell’umanità attraverso l’Unesco. L’idea è di Liviana Zanetti, presidente dell’Azienda di promozione turistica dell’Emilia-Romagna, ex assessore comunale a Forlì e politica democratica che qualche anno fa ha sfiorato l’elezione al Senato. «L’iter è lungo, ma il traguardo è raggiungibile», ha detto.

La proposta è maturata nell’ambito della Notte del Liscio, l’evento che lo scorso fine settimana ha animato la Romagna con la sua musica più tradizionale, un evento promosso dalla Regione e finalizzato a rafforzare la proposta turistica romagnola, come spiegato dall’assessore al turismo Andrea Corsini, ravennate e uomo di fiducia del governatore Stefano Bonaccini….” (italiaoggi.it)

Per dimostrare l’assurdità della presunta richiesta, propongo di seguito un classico esempio dell’insulso  “liscio” tradizionale, genere “musicale”, per definizione insipido e superficiale, che qualcuno (ma vi par possibile?) propone addirittura di candidare come “patrimonio immateriale dell’umanità” (sic!):

Che questa paradossale iniziativa venga proposta dalla stessa classe politica che il primo giugno 1980 portò in Piazza Maggiore a Bologna i  Clash per un concerto gratuito, è una cosa che non può essere vera. Deve essere per forza falsa. Se non lo fosse, infatti, dai confini del disincanto (dalla disperanza) avremmo già raggiunto quelli della disperazione. Perciò per me non è vero niente, si tratta dell’ennesima bufala. Non ci voglio credere. Anche perché, se fosse vera, si spiegherebbero davvero troppo facilmente tante cose.

P.S. Mi sovviene ora che l’assessore Corsini è lo stesso che  intendeva posticipare l’ingresso in aula degli studenti al terzo lunedì di settembre, per «allungare» l’estate e gonfiare l’indotto della riviera romagnola. Non sarà mica che…. ?!?

 

 

Outing

Come riportato dal dizionario online del Corriere della Sera, il termine “outing“, alla lettera, significa esternazione, rivelazione. Detto però in lingua inglese sembra molto più interessante. Perciò, essendo di per se né punto né poco interessante, il mio outing personale è il seguente: ebbene sì! per tutta la vita ho votato a sinistra, per una sinistra più o meno estrema, ma mediamente di tendenza riformista (craxiano-socialista però mai). Non ne sono certo ma penso anzi di aver votato una volta perfino per Matteo Renzi. Il quale nonostante tutto continua a dichiararsi progressista e udite udite di sinistra. E’ evidente che un tempo ci ho creduto anch’io.

Il fatto è che stavo concependo un post su tutt’altro argomento, quando disgraziatamente mi è capitato sotto gli occhi il biglietto riprodotto sopra, postato dal suddetto Renzi sui social per celebrare il suo successo nelle primarie dei tesserati del PD. Niente da fare, non mi è più riuscito di concentrarmi sull’argomento precedente (il mio post quindi è rimandato, il mondo se ne farà una ragione). Subito dopo infatti il mio pensiero si è fissato su una domanda che non sono più riuscito a togliermi dalla testa e a cui non so ancora dare una risposta, questa: come si fa a delegare la propria responsabilità politica e sociale a un tale che ritiene utile pubblicare un simile puerile messaggio?

Risulta evidente che il nostro “Matteo” non ha letto Orazio: “più che d’aver errato, mi vergogno / di non sapere agli errori porre un fine” (Epistole, I, XIV, 1-36). Come andrà a finire? Ai posteri l’ardua sentenza.

Frantumazione schizofrenica

Non se ne può davvero più.

La morale perbenista (soprattutto piccolo-borghese) afferma da sempre che la famiglia deve essere comunque mantenuta integra. Metticaso ad esempio che il marito picchi la moglie (cosa tutt’altro che infrequente); che la vita all’interno delle mura familiari sia un inferno perché i genitori litigano su tutto e si odiano a vicenda (tipo “Guerra dei Roses“) e che quindi i figli crescano ovviamente traumatizzati dal clima avvelenato che respirano ogni santo giorno (cosa anche questa tutt’altro che infrequente). Non importa, il sacro vincolo del matrimonio va comunque rispettato, “perché la famiglia è la cellula di base della società e quindi va tutelata pena l’indebolimento della società stessa ecc. ecc.”

Ho sempre pensato che dietro a questa posizione si nasconda una profonda ipocrisia, determinata innanzitutto dalla volontà di non voler prendere atto della realtà delle cose: l’importante è che tutto succeda dietro quattro rassicuranti mura, il mito dei due cuori e una capanna non si tocca, le prepotenze casalinghe fanno parte del gioco. Come se non si sapesse che all’interno dei nuclei chiusi vige spesso la legge della jungla, dove il più forte detta con la violenza le proprie regole ed impone ovviamente anche il silenzio verso l’esterno.

INVECE NO, le famiglie che non funzionano e che provocano danni, dolore, traumi fisici e psicologici e quant’altro è meglio affrontino una seria, doverosa e salutare scissione.

Passando poi a questioni davvero irrilevanti (che però infestano da mesi tutti i canali di comunicazione), non se ne può davvero più di questa ridicola ordalia di eventi parole, commenti, voltafaccia ecc. che fanno riferimento alla paventata scissione del PD. Echissenefrega; anche perché in realtà sarebbe nient’altro che la presa d’atto finale di una frantumazione preesistente e sempre ipocritamente negata. Finalmente qualcuno (guardacaso uno psicoanalista) ha scritto le parole giuste:

“Scompaginamento, incertezza per il futuro, trauma della perdita, vacillamento della propria identità, rottura col proprio passato. Ma la scissione del Pd non ha il carattere improvviso del trauma, quanto piuttosto, come spesso accade nelle separazioni della vita individuale e di quella collettiva, quello di un lento logoramento che non è stato trattato nei tempi giusti (…) 

Quando un legame affettivo o istituzionale si spezza, quando una sua parte si perde irreversibilmente, è sempre una sconfitta. La pulsione di morte — che è una pulsione autodistruttiva — prevale su quella di vita, che è una pulsione affermativa e aggregativa. Tuttavia, non si può non vedere come il prolungarsi di una convivenza forzata rischi anch’essa di alimentare una pulsione di morte altrettanto devastante. L’orizzonte del mondo allora si restringe sulle vicissitudini interne del legame. Anziché trasformare il mondo — come invitava a fare Marx — si resta paralizzati nella continua ruminazione su se stessi. È quello che ha distanziato la politica dal Paese reale. Non è forse questo uno dei mali maggiori che affligge il Pd da qualche tempo? Una scissione esterna si chiama separazione, mentre una scissione interna permanente si chiama schizofrenia.” (Massimo Recalcati)

“Quindi: “mobbasta veramente però”. Avremmo cose più serie a cui pensare, e pure voi dovreste, grazie.

Comunicazione e realtà

federico_enriques

Federico Enriques ha diretto dal 1970 al 2006 la casa editrice Zanichelli di Bologna, di proprietà della sua famiglia. Poi ne è diventato amministratore delegato. E’ stato anche senatore della Repubblica. Sul “Corriere di Bologna” di oggi (fascicolo locale del Corriere della Sera) viene intervistato in quanto egli risulta uno degli ultimi imprenditori che finanzia in completa trasparenza, come scelta pubblica e indipendente, un partito politico, nella fattispecie la federazione bolognese del Partito Democratico. “Sono l’ultimo giapponese” afferma con autoironia. Vero, ma a mio parere non tanto per il finanziamento in oggetto, quanto per la convinzione espressa nella parte finale dell’intervista:

…. Cosa pensa di Renzi?

<<Lo apprezzo e lo stimo, ma certe cose non mi convincono del tutto>>.

Cosa non le piace?

<<Sono sempre spaventato dall’eccesso di capacità comunicativa. Si rischia di nascondere la realtà>>.

Un bel paradosso, che bisognerebbe tenere presente sia a livello politico sia personale (quindi familiare e relazionale) e che la storia italiana degli ultimi vent’anni si è incaricata di certificare per l’ennesima volta. A quanto pare però di questo paradosso continuano ad essere convinti solamente pochi “ultimi giapponesi”.

© 2017 ipersensibol. All rights reserved.

Theme by Anders Norén.