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Tag: Partito Democratico

Outing

Come riportato dal dizionario online del Corriere della Sera, il termine “outing“, alla lettera, significa esternazione, rivelazione. Detto però in lingua inglese sembra molto più interessante. Perciò, essendo di per se né punto né poco interessante, il mio outing personale è il seguente: ebbene sì! per tutta la vita ho votato a sinistra, per una sinistra più o meno estrema, ma mediamente di tendenza riformista (craxiano-socialista però mai). Non ne sono certo ma penso anzi di aver votato una volta perfino per Matteo Renzi. Il quale nonostante tutto continua a dichiararsi progressista e udite udite di sinistra. E’ evidente che un tempo ci ho creduto anch’io.

Il fatto è che stavo concependo un post su tutt’altro argomento, quando disgraziatamente mi è capitato sotto gli occhi il biglietto riprodotto sopra, postato dal suddetto Renzi sui social per celebrare il suo successo nelle primarie dei tesserati del PD. Niente da fare, non mi è più riuscito di concentrarmi sull’argomento precedente (il mio post quindi è rimandato, il mondo se ne farà una ragione). Subito dopo infatti il mio pensiero si è fissato su una domanda che non sono più riuscito a togliermi dalla testa e a cui non so ancora dare una risposta, questa: come si fa a delegare la propria responsabilità politica e sociale a un tale che ritiene utile pubblicare un simile puerile messaggio?

Risulta evidente che il nostro “Matteo” non ha letto Orazio: “più che d’aver errato, mi vergogno / di non sapere agli errori porre un fine” (Epistole, I, XIV, 1-36). Come andrà a finire? Ai posteri l’ardua sentenza.

Frantumazione schizofrenica

Non se ne può davvero più.

La morale perbenista (soprattutto piccolo-borghese) afferma da sempre che la famiglia deve essere comunque mantenuta integra. Metticaso ad esempio che il marito picchi la moglie (cosa tutt’altro che infrequente); che la vita all’interno delle mura familiari sia un inferno perché i genitori litigano su tutto e si odiano a vicenda (tipo “Guerra dei Roses“) e che quindi i figli crescano ovviamente traumatizzati dal clima avvelenato che respirano ogni santo giorno (cosa anche questa tutt’altro che infrequente). Non importa, il sacro vincolo del matrimonio va comunque rispettato, “perché la famiglia è la cellula di base della società e quindi va tutelata pena l’indebolimento della società stessa ecc. ecc.”

Ho sempre pensato che dietro a questa posizione si nasconda una profonda ipocrisia, determinata innanzitutto dalla volontà di non voler prendere atto della realtà delle cose: l’importante è che tutto succeda dietro quattro rassicuranti mura, il mito dei due cuori e una capanna non si tocca, le prepotenze casalinghe fanno parte del gioco. Come se non si sapesse che all’interno dei nuclei chiusi vige spesso la legge della jungla, dove il più forte detta con la violenza le proprie regole ed impone ovviamente anche il silenzio verso l’esterno.

INVECE NO, le famiglie che non funzionano e che provocano danni, dolore, traumi fisici e psicologici e quant’altro è meglio affrontino una seria, doverosa e salutare scissione.

Passando poi a questioni davvero irrilevanti (che però infestano da mesi tutti i canali di comunicazione), non se ne può davvero più di questa ridicola ordalia di eventi parole, commenti, voltafaccia ecc. che fanno riferimento alla paventata scissione del PD. Echissenefrega; anche perché in realtà sarebbe nient’altro che la presa d’atto finale di una frantumazione preesistente e sempre ipocritamente negata. Finalmente qualcuno (guardacaso uno psicoanalista) ha scritto le parole giuste:

“Scompaginamento, incertezza per il futuro, trauma della perdita, vacillamento della propria identità, rottura col proprio passato. Ma la scissione del Pd non ha il carattere improvviso del trauma, quanto piuttosto, come spesso accade nelle separazioni della vita individuale e di quella collettiva, quello di un lento logoramento che non è stato trattato nei tempi giusti (…) 

Quando un legame affettivo o istituzionale si spezza, quando una sua parte si perde irreversibilmente, è sempre una sconfitta. La pulsione di morte — che è una pulsione autodistruttiva — prevale su quella di vita, che è una pulsione affermativa e aggregativa. Tuttavia, non si può non vedere come il prolungarsi di una convivenza forzata rischi anch’essa di alimentare una pulsione di morte altrettanto devastante. L’orizzonte del mondo allora si restringe sulle vicissitudini interne del legame. Anziché trasformare il mondo — come invitava a fare Marx — si resta paralizzati nella continua ruminazione su se stessi. È quello che ha distanziato la politica dal Paese reale. Non è forse questo uno dei mali maggiori che affligge il Pd da qualche tempo? Una scissione esterna si chiama separazione, mentre una scissione interna permanente si chiama schizofrenia.” (Massimo Recalcati)

“Quindi: “mobbasta veramente però”. Avremmo cose più serie a cui pensare, e pure voi dovreste, grazie.

Comunicazione e realtà

federico_enriques

Federico Enriques ha diretto dal 1970 al 2006 la casa editrice Zanichelli di Bologna, di proprietà della sua famiglia. Poi ne è diventato amministratore delegato. E’ stato anche senatore della Repubblica. Sul “Corriere di Bologna” di oggi (fascicolo locale del Corriere della Sera) viene intervistato in quanto egli risulta uno degli ultimi imprenditori che finanzia in completa trasparenza, come scelta pubblica e indipendente, un partito politico, nella fattispecie la federazione bolognese del Partito Democratico. “Sono l’ultimo giapponese” afferma con autoironia. Vero, ma a mio parere non tanto per il finanziamento in oggetto, quanto per la convinzione espressa nella parte finale dell’intervista:

…. Cosa pensa di Renzi?

<<Lo apprezzo e lo stimo, ma certe cose non mi convincono del tutto>>.

Cosa non le piace?

<<Sono sempre spaventato dall’eccesso di capacità comunicativa. Si rischia di nascondere la realtà>>.

Un bel paradosso, che bisognerebbe tenere presente sia a livello politico sia personale (quindi familiare e relazionale) e che la storia italiana degli ultimi vent’anni si è incaricata di certificare per l’ennesima volta. A quanto pare però di questo paradosso continuano ad essere convinti solamente pochi “ultimi giapponesi”.

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