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Tag: Potere

Don DeLillo e il potere

De Lillo

…«Gli scrittori hanno l’obbligo morale di opporsi al sistema» ha dichiarato pochi anni fa. «È importante scrivere contro il potere, le corporazioni, lo Stato e l’intero meccanismo di piaceri debilitanti e decadenti. Ritengo che gli autori per loro natura debbano opporsi a qualunque potere cerchi di imporsi su di noi»….

Da un’intervista di Antonio Monda a Don DeLillo  – “La Repubblica”, 7 maggio 2016

Leggere libri proibiti

BannedBooks

Neanche a farlo apposta, su “La Repubblica” di oggi è uscito un articolo di Giampaolo Visetti: (Tra i libri proibiti di Hong Kong “Spie e censura addio libertà”), che sembra fatto apposta per contestare l’affermazione di Camilleri oggetto del precedente post (A cosa serve la letteratura). Affermazione secondo la quale la letteratura “serve, almeno per un momento, a far dimenticare il mondo che sta attorno, e a trasportarti in un’altra dimensione”.

Nell’articolo di oggi si documenta il fatto che “Nell’ex colonia la Cina distrugge i testi “sovversivi” e fa sparire librai ed editori. La testimonianza delle vittime dell’ultima purga del regime “Clienti terrorizzati, così chiudiamo”.

Eccone qualche estratto.

“Nessuno sale più nella libreria e nella casa editrice «Mighty Current», travolte dalla più plateale repressione contro la libertà di stampa mai scatenata da Pechino contro Hong Kong. I due proprietari e tre dipendenti, tra ottobre e fine dicembre, sono spariti. Riapparsi in Guangdong, nella Cina continentale, hanno detto ai famigliari di essere stati arrestati. L’accusa è contrabbando di testi che le autorità comuniste considerano critici.”

(…)

“Il signor Tang ha 41 anni e gestisce il caffè-libreria «Comunità ricreativa del popolo» a “Causeway Bay”. Il suo è l’ultimo covo di libri vietati nella metropoli finanziaria che la Gran Bretagna ha restituito alla Cina nel 1997. Dietro il neon rosso, con il profilo di Mao in nero, vende testi storici e politici, biografie, le opere dei dissidenti, più un po’ di porno nascosto sotto copertine di romanzi rosa: da Liu Xiaobo a Henry Kissinger, da Tienanmen al «Grande balzo in avanti», dal Dalai Lama alle razzie della Rivoluzione culturale, dalla «storia sconosciuta» del Grande Timoniere a quella “vera” dell’attuale presidente Xi Jinping. In tutto il mondo sono opere acquistabili: in Cina sono proibite, il possesso costa il carcere per «sovversione». A Hong Kong sono ancora legali, ma sono entrate nel limbo. «Fino a un mese fa – dice Paul Tang – ne vendevo cento al giorno. Ora il business è finito: nessuno stampa, nessuno compra, i clienti sono terrorizzati». Anche lui è sotto controllo. Agenti in borghese, alla fermata dei taxi di fronte allo shopping center di Times Square, identificano per «ragioni di sicurezza» chi sale in libreria, passando dal piccolo cambiavalute. Per pagare l’affitto Paul Tang adesso vende anche latte in polvere e vitamine per neonati.”

Anche questo dimostra come il vero scopo della letteratura sia, almeno in parte (a mio parere in grande parte, comunque la più importante) esattamente il contrario di quanto affermato dall’autore di Montalbano: cioè farci conoscere realtà che altrimenti rimarrebbero sconosciute ai più. C’è sempre qualcuno che prova a nascondere la realtà delle cose. Qualcuno che non è mai disinteressato, che nel peggiore dei casi ci riesce e definisce la censura (o peggio) in termini di “rieducazione culturale”. Nell’interesse della società, è ovvio. La sua.

A cosa serve la letteratura

letteratura

“La Repubblica” di ieri 9 marzo ha pubblicato un articolo di Zita Dazzi, “Il clochard che ama Montalbano”:

“Walter, 53 anni faceva il barista prima di essere licenziato. Poi si è separato e da tempo vive in strada. La sua foto mentre legge è diventata virale nel web.”(…) Camilleri, che di pubblicità e di rumore attorno ne vorrebbe il meno possibile, sorride. Poi dice una frase. «Mi hanno raccontato di una foto che mostra un clochard che legge un mio romanzo. Spesso mi chiedono a cosa serve la letteratura. Ecco questo è un bellissimo esempio. Serve, almeno per un momento, a far dimenticare il mondo che sta attorno, e a trasportarti in un’altra dimensione ».

Mi pare davvero troppo riduttivo. Camilleri forse si è distratto: seguendo per estensione questo principio, allora anche il viaggio, il cinema, il teatro, la musica, la televisione (la televisione!) ecc. non sarebbero secondo lui niente altro che strumenti di svago e astrazione dalla realtà? Non pretendo che tutte queste cose abbiano  l’unico scopo di farci “conoscere il prossimo”, “combattere le ingiustizie”, cambiare il mondo, migliorare le sue società e le sue culture. Ma che ciascuno di noi si proponga ALMENO di conoscere un po’ meglio tutte queste cose, cioè quello che succede, oppure è successo, oppure può o non potrà succedere nella REALTA’…  be’ questo mi sembra davvero il minimo sindacale di libertà personale e collettiva che ci deve SEMPRE essere “concesso”. Com’è noto, però, non tutti sono d’accordo sul fatto di “concederci” questa libertà. Tra potere e cultura c’è sempre un rapporto quantomeno difficile. Non è per nulla un dettaglio insignificante, teniamolo presente. Camilleri, invece, sembra esserlo dimenticato. Pure lui.

 

Gruppi di potere

Wake Up

Sul “Corriere di Bologna” di ieri, mercoledì 7 ottobre 2015, nella rubrica delle lettere “Risponde Mario Monti” (direttore) è stata pubblicata questa lettera della collega architetta Carmela Riccardi. Titolo: “Corruzione e omertà”. La condivido pienamente e la riproduco integralmente.

“Roberto Alfonso, un procuratore delle Repubblica, lasciando Bologna dopo aver attraversato l’inchiesta sull’ex presidente della Regione Emilia-Romagna, Errani, fa un preciso atto di accusa: ‘Politica e corruzione, città omertosa’. La normalità della corruzione passa attraverso piccole azioni e omissioni quotidiane, si nutre di grandi eventi e di grandi opere. Periodicamente se ne parla con gran disgusto e grande meraviglia; tutti aborrono la grande corruzione perdonandosi o cacciandosi nel subconscio le piccole corruzioni fatte di richieste di favori e di raccomandazioni. E’ emersa la grande corruzione del Mose di Venezia, del Sistema Sesto e della grandi opere in Lombardia. Qui in Emilia-Romagna tutto omertosamente viene nascosto o negato sino a quando con coraggio Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro, ha detto no al metodo e al sistema del partito delle supercoop.

Alla grande corruzione si arriva attraverso omissioni e piccole corruzioni che diventano ‘normali’. Tante piccole normali corruzioni che avvengono in ‘circostanze’ che impediscono al ‘criminale’ o al corrotto di ‘sentire che agisce male’. Rileggere ‘La banalità del male’ di Anna Arendt, dopo aver visto il recente film sulla vita della filosofa, ha rafforzato alcune idee che mi stavo facendo sulla corruzione in Italia: esistono molte circostanze che impediscono ai corrotti e ai corruttori di vedere che agiscono male. La normalità della corruzione ha molte sfumature: il voto di scambio, le raccomandazioni in assenza di merito, i conflitti d’interesse, le consulenze, i concorsi pubblici e universitari. Non esiste legislazione che riesca a opporsi efficacemente in assenza di donne e di uomini che sappiano dire di no e che rifiutano di essere omertosi e conniventi. 

L’Emilia-Romagna è oggi come il Veneto il giorno prima che il Mose diventasse uno scandalo: il sistema di corruzione del Mose il giorno prima dello scandalo era normale per tutti, a parte i soliti, isolati, non ricattabili e quindi ininfluenti. Il giorno prima dello scandalo era normale che i gruppi di potere a Venezia potessero decidere grazie anche al supporto dei referenti politici locali e nazionali che con una legge speciale per Venezia si potessero fare affari speciali. Quel ‘gran pezzo dell’Emilia’ è diversa, qui è ancora tutto ‘normale’, c’è lo stesso gruppo di potere come dice Roberto Balzani (sindaco di Forlì, Corriere d Bologna 24 dicembre 2013). Qui continua ‘la politica degli incarichi girevoli: dal partito ai palazzi o alle coop (Corriere di Bologna, 15 novembre 2013).”

Niente da aggiungere, se non la definizione – per estensione – del termine “Mafia” che trovo sullo Zingarelli, ‘Vocabolario della lingua italiana” (ed. Zanichelli):

“màfia (…) 2 (est.) Gruppo, categoria di persone unite per conseguire o conservare con ogni mezzo lecito e illecito, spec. maneggi e intrighi, i propri interessi particolari, anche a danno di quelli pubblici.”

Che altro dire? Un giudizio ce lo siamo fatti.

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