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Il circolo vizioso

1) LIMITI                                                                                                                                                       Giovanni Orsina è professore di Storia contemporanea e vicedirettore della School of Government all’Università LUISS «Guido Carli» di Roma. È anche editorialista della «Stampa» e ha recentemente pubblicato un libro dal titolo “La democrazia del narcisismo – Breve storia dell’antipolitica” (Marsilio, 2108). Nell’introduzione Orsina cita un sondaggio pubblicato nel gennaio del 2018 da cui risulta che «il 54% degli intervistati pensa di essere in credito con l’Italia – di averle dato più di quanto non ne abbia ricevuto -, a fronte del 7% che si sente in debito, e del 35% che ritiene di aver avuto tanto quanto ha dato. Due anni prima, nel 2016, le cifre erano rispettivamente 49, 7 e 43%».

Sembrano trascorse ere geologiche dal celebre discorso del presidente americano J.F. Kennedy: «non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese» (“Ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country”.  Campidoglio, Stati Uniti  Washington D.C.  – 20 gennaio 1961) Tutto è cambiato, da allora, e Orsina si interroga proprio sulle ragioni per cui questo è successo. La sua tesi (che ovviamente qui semplifico) parla di una malintesa concezione della parola “democrazia” e di conseguenza della società democratica. Tale concezione intende la democrazia come «la promessa che ciascun essere umano abbia pieno e assoluto controllo sulla propria esistenza, conducendola come e dove meglio crede; e la pretesa da parte degli esseri umani che quella promessa sia mantenuta». Come già aveva evidenziato Tocqueville, nel concetto di democrazia esistono alcune contraddizioni, la principale delle quali è che, se da un lato essa garantisce che tutti possano essere quello che desiderano, dall’altro però la democrazia funziona solo se questi desideri hanno dei limiti. Il problema è che spingendo – per sua stessa natura – gli individui a desiderare senza limiti, essa mette a rischio proprio l’esistenza di quel cittadino del quale non può fare a meno.

Da questo derivano purtroppo alcune conseguenze nefaste: «Una prima categoria di conseguenze negative del'”assetto sociale democratico” ha a che vedere col modo in cui si conosce la realtà. Chi vive in quelle società la conosce di fretta, innanzitutto, perché il richiamo della vita pratica, con la sua promessa di benessere materiale, non gli lascia il tempo di studiare e approfondire. Ama le generalizzazioni facili, che sembrano dischiudere rapidamente ogni porta. Ama le nozioni che hanno un’immediata ricaduta pratica, e tende a ignorare la conoscenza astratta. Eppure, malgrado questa sua superficialità, poiché non riconosce niente e nessuno al di sopra di se e rifiuta qualsiasi autorità, il cittadino democratico confida unicamente nel valore delle proprie opinioni». Come già scrisse Tocqueville nel 1835, «ciascuno si chiude, dunque, strettamente in se stesso e pretende, da qui, di giudicare il mondo». (La democrazia in America – UTET, 1968)

2) COMPETENZA                                                                                                                                         Socrate diceva: «Il sapiente è colui che sa di non sapere». Erano davvero altri tempi, come argomenta Tom Nichols, professore allo U.S. Naval War College e alla Harvard Extension School e autore di numerosi saggi. La LUISS University Press ha pubblicato nel 2017 il suo “La conoscenza e i suoi nemici – L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia“. Che nel libro cita tra l’altro, con ragionamenti molto solidi, anche  l’effetto Dunning-Kruger:

«Non è la vostra immaginazione: le persone che strabordano su argomenti di cui sanno pochissimo, con una sicurezza del tutto infondata, esistono davvero e finalmente la scienza l’ha capito. Questo fenomeno è chiamato “effetto Dunning-Kruger”, dai nomi di David Dunning e Justin Kruger, ricercatori di psicologia della Cornell University che lo hanno identificato in un fondamentale studio del 1999. L’effetto Dunning-Kruger, in sintesi, è il fenomeno per cui più si è ottusi, più si è convinti di non esserlo. Dunning e Kruger più gentilmente definiscono persone di questo tipo “non specializzate” o “incompetenti”. Ma ciò non cambia la loro scoperta più importante: “Non solo giungono a conclusioni erronee e compiono scelte infelici, ma la loro incompetenza li priva della capacità di rendersene conto”.

(…) Tutti li abbiamo incontrati. Sono le persone che lavorano con noi, i nostri amici, i nostri familiari. Sono giovani e vecchi, ricchi e poveri, alcuni hanno studiato, altri sono soltanto armati di un computer portatile o di una tessera della biblioteca. Ma tutti loro hanno una cosa in comune: sono persone qualsiasi persuase di essere in realtà i depositari di un patrimonio di sapere. Convinti di essere più informati degli esperti, di saperne molto di più dei professori e di essere molto più acuti della massa di creduloni, costoro sono gli “spiegatori” e sono entusiasti di illuminare noi e tutti gli altri su qualunque tema, dalla storia dell’imperialismo ai pericoli connessi ai vaccini.

Sta prendendo piede una sorta di Legge di Gresham applicata al campo intellettuale: se un tempo questa legge recitava «la moneta cattiva scaccia quella buona», ora viviamo in un’epoca in cui la cattiva informazione scaccia la vera conoscenza. Quando, un tempo, ogni colono si tagliava da solo gli alberi e si costruiva la sua casa, si trattava di un sistema inefficiente e, per di più, si producevano soltanto abitazioni rudimentali.

C’è una ragione se non facciamo più così. Quando costruiamo dei grattacieli non ci aspettiamo che l’esperto di metallurgia che sa che materiale si debba mettere in una trave maestra, l’architetto, che disegna l’edificio, e il vetraio, che installa le finestre, siano la stessa persona. E questo è il motivo per il quale possiamo goderci la vista sulla città dall’altezza di un centinaio di piani: tutti gli esperti, pur avendo competenze che si sovrappongono parzialmente, rispettano le capacità professionali di molti altri e si concentrano nel fare quello che conoscono meglio. La loro fiducia e la loro collaborazione conducono a un prodotto finale più grande e migliore di qualunque cosa avrebbero potuto costruire da soli.

Il punto è che se non ammettiamo i limiti delle nostre conoscenze e non ci fidiamo delle competenze degli altri la cosa non può funzionare. Talvolta abbiamo delle resistenze ad accettarlo perché questo indebolisce il nostro senso di indipendenza e di autonomia. Vogliamo credere di essere capaci di prendere ogni tipo di decisione e ci infastidiamo con chi ci corregge o ci dice che ci sbagliamo o ci dà istruzioni su qualcosa che non capiamo. Questa reazione umana, naturale nei rapporti tra individui, è pericolosa quando diventa una caratteristica diffusa dell’intera società».

3) FIDUCIA                                                                                                                                                                  Su Netflix è da poco disponibile la quarta stagione della serie “Black Mirror”(«per raccontare le contraddizioni del nostro presente, il nostro rapporto con la tecnologia e a ipotizzare scenari possibili per il futuro» – da Wired.it).  Hang the DJ (quarta puntata della nuova serie) ci porta nel purgatorio dei single. In pratica è una prigione a cielo aperto (che ricorda The Truman Show, il film del 1998 diretto da Peter Weir e interpretato da Jim Carrey) in cui i malcapitati sono costretti a trascorrere periodi di tempo variabili – da poche ore ad anni interi – con persone pescate a caso dall’algoritmo. «Persone per lo più piacenti, ma spesso un po’ irritanti, e qualche volta insopportabili. Così la ricerca dell’anima gemella non si trasforma nell’inferno della ripetizione, un meccanico e infruttuoso passare da un abbraccio indifferente al successivo; una routine in cui scommettiamo che l’utente medio di Tinder e omologhi, il millennial disperatamente in cerca d’amore, si riconoscerà mestamente. 

Fanno eccezione però Amy e Frank, a cui, proprio in quel primo incontro, succede qualcosa di speciale. C’è una simpatia, una curiosità epidermica, una misteriosa reazione chimica che rende anche solo il gesto di tenersi per mano emozionante. (…) Ma Frank, il più insicuro, ansioso e debole dei due, è vittima del terrificante rovello: quanto può durare? Quanto ancora prima che torni il silenzio, il freddo, il senso di vuoto e di sconfitta? Bisognoso di essere rassicurato, Frank tradisce la fiducia di Amy, sbalestra il sistema e manda tutto all’aria».( da Movieplayer.it) L’insicurezza e il tradimento della fiducia rischiano di rovinare tutto quello che funzionava bene.

Credo che in questo sia contenuta una potente metafora della situazione socio-politica dell’occidente contemporaneo. Come scrive Tom Nichols: «Il rapporto tra esperti e cittadini, al pari di quasi tutte le relazioni in una democrazia, si basa sulla fiducia. Quando questa crolla, esperti e profani entrano in guerra. E quando questo accade, la democrazia può avvitarsi in una spirale della morte che presenta un pericolo immediato: degenerare nel governo delle masse o in una tecnocrazie elitaria, due esiti autoritari che oggi come oggi minacciano gli Stati Uniti».

È forse superfluo aggiungere che gli stessi esiti minacciano anche l’Italia?

In testata: Maurits Cornelis Escher:  Vincolo d’unione, 1956 litografia cm 25,3 x 33,9 -Collezione Federico Giudiceandrea All M.C. Escher works

Al centro un fotogramma tratto da Ratatouille, film d’animazione del 2007 diretto da Brad Bird e Jan Pinkava

L’illustrazione che segue è di Zerocalcare(2018)