Il sindaco di Bologna Virginio  Merola e la sua giunta hanno da poco lanciato una “campagna per il risveglio civico” che dovrebbe prendere di mira tutti i comportamenti incivili dei cittadini: «Abbiamo avviato, annunciandoli prima proprio perché il nostro compito è di informare e poi eventualmente reprimere, una serie di controlli verso comportamenti scorretti, pericolosi e maleducati di tutti», scrive Merola. Sanzioni che riguardano non soltanto la mobilità cittadina, «dove sono convinto non esistano categorie così nette» spiega, ma pure il campo della convivenza civile, «dalla cartaccia gettata a terra, ai rifiuti abbandonati, agli scarabocchi sui muri». (Corriere di Bologna, 3 novembre 2017)

Annunciando l’iniziativa su “La Repubblica Bologna”, Eleonora Capelli scrive che “lamministrazione va alla crociata del senso civico e del rispetto delle regole. Dai ciclisti, agli esercenti fino ai frequentatori di piazza San Francesco, il Comune sceglie la “tolleranza zero”. Il sindaco ha annunciato prima di tutto una campagna dei vigili urbani per far rispettare a suon di multe quelle regole che vengono comunemente infrante. «Partirà una campagna di molti giorni per fare presente che non si può andare in bicicletta contromano, ha detto Virginio Merola, che non si può sporcare la città e non si può sostare in doppia fila. Abbiamo bisogno che tutti si adeguino e collaborino, Bologna merita di essere una città civile».”

“Combattere le cattive abitudini urbane partendo dai ciclisti indisciplinati, con multe a chi pedala contromano e a chi percorre i portici a tutta velocità. È la campagna per il senso civico appena lanciata dal sindaco di Bologna, Virginio Merola, che ha deciso un “giro di vite” per le due ruote. Nella città “apripista” per il centro chiuso al traffico, dove è stata costruita anche la tangenziale per le bici, si tratta di una misura molto discussa. Sotto le Due Torri la bicicletta è il mezzo per spostarsi di ogni universitario, di molti residenti in centro e tradizionalmente degli anziani. E i ciclisti ora gridano al tradimento, in pieno allarme smog.”

Così, il giorno dopo: “La campagna per il rispetto delle regole e il senso civico comincia con 46 multe ai ciclisti. Questo il bilancio del primo giorno del “giro di vite” sulle cattive abitudini lanciato da Virginio Merola, che ha detto: «Bisogna tener presente che non si può andare contromano in biciletta, parcheggiare in doppia fila, sporcare la città». Mentre il sindaco annunciava la “tolleranza zero”, 12 vigili in borghese controllavano a tappeto il comportamento dei ciclisti nel centro storico, in particolare in via Guerrazzi, in via San Felice, in Santo Stefano e sotto il portico di via San Vitale. Risultato: 46 multe di cui 22 a ciclisti contromano, 20 alle due ruote che andavano sotto i portici e 4 per transito con semaforo rosso.” Il risultato percepito sembra consistere in una crociata contro la biciclette.

Ovviamente si scatena la polemica: «Se avessimo messo i vigili in borghese a controllare le auto su tre strade com’è stato fatto per le biciclette, quante multe avrebbero fatto?» si chiede l’ex assessore alla Mobilità Andrea Colombo. Molte delle perplessità suscitate dalla campagna contro i comportamenti scorretti di chi pedala sono riassumibili in questa domanda.

I ciclisti sentono che a Palazzo d’Accursio il vento è cambiato e accusano l’amministrazione di essere ora sorda alle esigenze di chi non usa l’automobile per spostarsi. «C’è stato negli anni scorsi un periodo favorevole, di ascolto e ricerca — dice Teresa Carlone di Salvaiciclisti —  ma adesso le politiche sono di segno diverso, ormai sono rimasti solo i T-Days»

«E i riders che si occupano delle consegne di pizza e cibo utilizzando la bicicletta e il motorino come faranno, con questa stretta sulle regole per le biciclette?». Se lo domanda Federico Martelloni, di Coalizione civica, che sul tema dei lavoratori precari costretti a sfrecciare su e giù per la città per piattaforme online come Just Eat o Sgnam ha interrogato ieri il sindaco Virginio Merola in Question time.

Biciclette multate più delle auto. Questo, in estrema sintesi, il primo bilancio numerico della campagna di “Risveglio civico” del Comune — da ieri anche una delega ad hoc in mano al sindaco — che ha messo nel mirino in particolare due comportamenti scorretti e frequenti sulla strada: quello dei ciclisti che viaggiano contromano o sotto il portico e quello degli automobilisti che guidano col cellulare all’orecchio.

Presi di mira perché vanno contromano, i ciclisti passano al contropiede. Montato lo smartphone sulla bici, gli integralisti delle due ruote promettono di fotografare, filmare, immortalare tutti i peccati di automobilisti scorretti e pedoni distratti. E poi di pubblicare i vizi degli altri utenti della strada sui social, in una triangolazione già pronta tra Facebook, che già ha la sua pagina “Salvaiciclisti”, e Instagram, dove la pagina “Malasosta Bologna” abbonda di auto beccate in fallo mentre sostano in doppia fila, in sosta vietata o sulla preferenziale. Una “vendetta” a fin di bene, sostengono. Col rischio però che diventi una campagna da “si salvi chi può” dove alla fine non si salva nessuno. Si potrebbe continuare a lungo, ma la sostanza è, ancora una volta, sempre la stessa: tutti contro tutti.

A questo punto, è meglio precisare che uno dei primi atti del nuovo assessore alla Mobilità, Irene Priolo, è stata l’istituzione della curiosa “motorabile” di via San Felice (vedi sopra) cioè una corsia riservata alle moto (!) in pieno centro storico per aprire alle due ruote motorizzate la preferenziale verso l’omonima porta. L’amministrazione ha poi fatto marcia indietro, ma di sicuro anche questo non è stato un segnale distensivo per ciclisti e ambientalisti.

Aldo Balzanelli, nella sua rubrica domenicale “Profilo Aldo”, scrive giustamente che “A pensarci bene la mobilità cittadina si potrebbe sintetizzare così: il pedone odia il ciclista, che a sua volta odia l’automobilista, che a sua volta mal sopporta gli autobus, che a loro volta vorrebbero far secchi i motorini. E quasi tutti ovviamente dimenticano di essere a volte pedoni, altre ciclisti, qualche volta automobilisti e perfino passeggeri. E che le regole servono proprio a questo, a permetterci di arrivare sani e salvi a casa o al lavoro, sia se ci muoviamo a piedi che con un mezzo di trasporto. Già, le regole. Tornando alle polemiche di questi giorni la questione è semplice. Le regole funzionano se sono certe, se vengono applicate sempre e se valgono per tutti. Altrimenti, anche se sono regole, si trasformano in un’ingiustizia. Quindi sulle biciclette, come su tutto il resto, occorre che le “strette” siano permanenti, non uno spot destinato, dopo un po’, ad essere sostituito da un’altra campagna.”

Ma confesso che la posizione più convincente e più sincera (anche se si tratta di una  posizione politicamente scorretta) mi sembra quella di Romano Montroni:

Indisciplinati sì, ma con giudizio. È una nuova categoria di ciclisti rei confessi, un po’ pentiti, ma comunque dotati di buon senso e del tutto rispettosi. Quella a cui appartiene il libraio più famoso d’Italia, vale a dire Romano Montroni, pedalatore convinto da sempre. Montroni, si può essere davvero indisciplinati ma rispettosi? «Sì, se questo vuole dire essere consapevoli di infrangere una regola, ma senza divenire arroganti, tipo quelli che vanno sparati sotto i portici e se protesti ti insultano». (Montroni confessa: “Infrango le regole, ma con rispetto” –  intervista di Valerio Varesi su “La Repubblica Bologna”). Scagli la prima pietra chi è senza peccato, insomma. Siamo sinceri: specie in un impero della burocrazia come quello attuale, rispettare SEMPRE tutte le regole è oggettivamente impossibile e forse tendenzialmente maniacale.

Concordo in pieno, le parole chiave sono come sempre le stesse due: il rispetto da una parte, la prepotenza dall’altra. ” Ma l’ordine sociale è un diritto sacro che serve di base a tutti gli altri. Tuttavia questo diritto non viene dalla natura; è dunque fondato su delle convenzioni. Si tratta di sapere quali siano.” “Il contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau fu pubblicato per la prima volta nel 1762, mettendo le basi dei principi democratici. Gli stessi principi che vengono giorno dopo giorno smantellati da coloro che credono e professano esclusivamente la legge della giungla, cioè quella del più forte e del potente di turno.

«Juli Briskman, la mamma cinquantenne che il mese scorso alzò il dito medio al passaggio del corteo presidenziale, ha appena ricevuto il benservito dalla Akima, la società della Virginia per cui lavorava. «Quel giorno non ero neanche in servizio », spiega. «Ma mi hanno accusato di aver violato il codice di condotta aziendale ».

 Il 28 ottobre, dopo una corsa, stava tornando in bicicletta a casa quando le fu tagliata la strada dal corteo di limousine blindate e gipponi dei servizi segreti che riportavano alla Casa Bianca Trump dopo una partita di golf nel suo resort di Sterling, in Virginia. Indispettita dall’arroganza del sorpasso, la Bricksman staccò dal manubrio la mano sinistra e fece capire le sue opinioni (…) i capi dell’Akima, consapevoli che il governo federale è un loro cliente, non hanno perso tempo, né voluto sentire ragioni.

«Ho spiegato che non ero riconoscibile e che non c’era alcun riferimento all’azienda », ha detto la donna, che aveva postato la foto su Facebook. Non è servito nulla. Quel gesto è stato definito «osceno e scostumato», quindi in violazione del codice che vieta ai dipendenti comportamenti del genere sui social. Risultato: il licenziamento in tronco, anche grazie alle norme che nello Stato della Virginia danno piena libertà ai datori di lavoro di mandar via chi vogliono, in qualsiasi momento e senza vere spiegazioni. Ma Juli non si pente affatto della sua protesta solitaria, che ne ha fatto un’eroina del web: #shefor2020: lei per il 2020, anno in cui ci saranno nuove elezioni, hanno twittato migliaia di persone. E dice con senso di sfida: «Se capitasse di nuovo, lo rifarei subito». (Arturo Zampaglione – La Repubblica)

Più che giusto. Lo rifarei anch’io. In fondo tutto il resto è solo oscena e scostumata ipocrisia.

Nell’immagine qui sopra: “L.O.V.E.” scultura comunemente nota come “Il Dito”, di Maurizio Cattelan, 2010. Il nome è un acronimo di «libertà, odio, vendetta, eternità».