Un vincolo davvero poco sportivo

Tommasi

A proposito di classi dirigenti,  proviamo ora ad approfondire il tema di come esse hanno gestito il cosiddetto “vincolo sportivo”. Si tratta di una norma che riguarda tutti i nostri ragazzi che intendano praticare uno sport dilettantistico, in particolare il calcio (come uno dei miei figli), a partire dai 14 anni fino ai 25. Attualmente in Italia il vincolo sportivo è da ritenersi applicabile solo  alla categoria degli atleti dilettantistici. L’opinione di coloro che ritengono ragionevole la legittimità del vincolo sportivo in ambito dilettantistico, è che essa trarrebbe origine proprio dalla sua funzione essenziale al mantenimento del sistema dell’associazionismo sportivo, ovvero assicurare la giusta remunerazione a quelle associazioni che investono nella formazione dei giovani. En passant, forse non è del tutto superfluo ricordare che l’ultimo vergognoso scandalo legato al calcio scommesse coinvolge molto pesantemente anche il settore dilettantistico.

Ecco quindi in sintesi i consueti presupposti burocratici. Per iniziare, abbiamo la cosiddetta sentenza Bosman, una decisione presa nel 1995 dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee che consente ai calciatori professionisti aventi cittadinanza dell’Unione europea di trasferirsi gratuitamente a un altro club alla scadenza del contratto con l’attuale squadra, mentre in precedenza il vincolo non aveva scadenza in mancanza di accordo fra i contraenti:

Anche l’Italia è costretta ad adeguarsi: “Con Comunicato Ufficiale 14 maggio 2002, n. 34/A, la F.I.G.C. ha soppresso l’istituto del vincolo a vita per il settore di calcio dilettantistico ed ha previsto un vincolo pluriennale fino all’età di 25 anni, sancendo il diritto per tutti i calciatori non professionisti di ottenere lo svincolo per decadenza del tesseramento al compimento del venticinquesimo anno di età (cfr. artt. 32 bis e 32 ter delle N.O.I.F. della F.I.G.C.)”. E’ comunque quantomeno strano che l’Italia sia oggi l’unico Paese Europeo, insieme alla Grecia, dove sussista ancora tale vincolo. Inoltre sarà anche un caso, ma gira che ti rigira, come vedremo in questa vicenda alla fine sbuca quasi sempre fuori il famigerato sig. Tavecchio (vedi post del 15 maggio scorso), il quale in questo caso si distingue – soprattutto ma non solo – per le dichiarazioni rilasciate nella puntata di Report trasmessa da Rai3 il 5 maggio 2014: “Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili. Vabbè.

Comunque, andando avanti: “la tanto attesa sentenza n. 6258/2013 emessa dal TAR LAZIO, Sezione Terza Quater, non ha purtroppo modificato in alcun modo lo scenario del calcio italiano in ordine alla delicata questione, poiché il Tribunale Amministrativo romano si è limitato a rigettare il ricorso dichiarandolo in parte improcedibile ed in parte inammissibile.Ciò con buona pace di coloro che riponevano molte speranze in questa pronuncia”. (Avv. Nicola Schellino).

Nel novembre del 2013 l’Associazione Italiana Calciatori ha promosso una campagna di sensibilizzazione volta ad ottenere una revisione (o meglio ancora abolizione) delle norme relative al vincolo sportivo dei giocatori dilettanti tesserati presso la FIGC.
La recente sentenza di un giudice di Verbania rischia oggi di sconvolgere ancora una volta il calcio. In particolare il mondo dei settori giovanili, in quanto il giudice ha considerato nullo il contratto firmato da un calciatore minorenne con una società poiché manca l’autorizzazione del giudice tutelare.

Molta confusione sotto al cielo, naturalmente. Il risultato finale è che ci viene presentata la consueta selva normativa, che nessuno riesce ad interpretare in “punta di diritto” perché essa consente mille interpretazioni e come al solito agevola solamente il “lavoro” dei soliti azzeccagarbugli e profittatori. Che circolano sempre più numerosi anche attorno ai campi da calcio giovanili.

Ma ecco una sintesi dei servizi che si sono occupati dell’argomento in passato:

Questa è un’inchiesta uscita su Repubblica.

Questa è un’inchiesta di Report (Rai3).

Questo è un servizio di “Le Iene” (Mediaset).

Di seguito un servizio di RepTV:

Per finire, la conferenza stampa di “Asso calciatori”.

Qui un’intervista a Damiano Tommasi sulla campagna “Liberi di giocare” promossa da Assocalciatori (AIC), associazione da lui presieduta.

Nella situazione attuale, in definitiva, l’unica via d’uscita praticabile per sottrarsi a possibili ricatti sembra essere la seguente: “Nell’ordinamento sportivo lo svincolo “consensuale” è inquadrabile nella disciplina di cui all’art. 108 delle N.O.I.F.. Tale disposizione inquadra una forma di rescissione consensuale del contratto stipulato tra una società ed un “non professionista” o “giovane dilettante”. (da Iusport.it – Avv. Cristian Zambrini). Per la cronaca, le N.O.I.F. sono le Norme Interne Organizzative Federali, la Federazione in questione è la FIGC. L’unico problema è che questo accordo, come tutti gli accordi degni di tale nome, com’è ovvio deve essere sottoscritto da entrambe le parti oggetto del rapporto. Semplice no?

Dopo le tante parole, attendiamo comunque con fiducia i fatti che ne dovrebbero ragionevolmente conseguire da parte delle competenti autorità.

Nella foto: Damiano Tommasi, presidente Assocalciatori.

 

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