Vaccinarsi dalle bufale

Le Torri Gemelle? Le ha tirate giù il governo americano. Lo sbarco sulla luna? Mai avvenuto: Stanley Kubrick ha allestito il set per le riprese truffaldine, Nixon e la NASA ci hanno messo l’Apollo 11. Elvis Presley non è morto:  è stato visto vivo e vegeto dopo il 1977 in varie parti del mondo; al contrario Paul McCartney, che credevamo vivo,  in realtà è deceduto in un incidente stradale nel 1966, poi sostituito da un sosia per non danneggiare i Beatles. E le famose scie chimiche? Le tracce lasciate dagli aerei nel cielo rilasciano agenti chimici o batteriologici per effettuare esperimenti pericolosi per la nostra salute, con lo scopo di manipolare il clima e favorire le multinazionali dell’agricoltura. E via di questo passo, tra UFO, Illuminati, Nuovo Ordine Mondiale, delitto Kennedy, eccetera. Fin qui poco male, i complottisti non godono certo della nostra stima, ma fino a un certo punto sarebbero quasi (sottolineo quasi) esclusivamente fatti loro. Se si limitassero a diffondere bufale del genere, tutto sommato risulterebbero sì ridicoli, ma anche abbastanza inoffensivi.

Il problema è che spesso costoro non si limitano a tali fantasie, ma tendono a cavalcare convinzioni e ideologie alquanto dubbie e pericolose nei confronti del bene pubblico: il cambiamento climatico, ad esempio, per molti di loro non sussiste. I negazionisti sostengono infatti anche qui la tesi di una sorta di cospirazione mondiale, secondo cui gli scienziati avrebbero manomesso e falsificato i dati sulle temperature registrate per farle apparire più alte di quanto non siano realmente. Posizione come si vede  tutt’altro che neutrale rispetto alle fondamentali scelte politiche di tutela ecologico-sanitarie da un lato, di business energetico-finanziario dall’altro.

Oggi come oggi, comunque, pare che il complotto più “attuale” e discusso dall’opinione pubblica sia quello che riguarda i vaccini. Vediamo come nasce: Questa storia inizia nel 1998: Andrew Wakefield, un ex medico inglese, pubblicò su Lancet uno studio secondo il quale in alcuni bambini vi era un’associazione tra problemi intestinali, disturbi dello sviluppo e fattori ambientali.” L’iniziativa (chiamiamola così) ebbe due conseguenze: “La prima fu il crollo delle vaccinazioni in Inghilterra: il risultato fu un’epidemia di morbillo che causò oltre mille casi e due decessi, la seconda fu la scoperta che l’ex medico aveva già brevettato (UK patent application number 9711663.6) un sistema di vaccinazioni singole (e guarda caso una cura per i problemi intestinali dei soggetti autistici): esattamente ciò che consigliava nelle sue conferenze. Il conflitto d’interessi era più che un sospetto fino alla scoperta di un finanziamento (oltre 500.000 sterline) a Wakefield da parte di un avvocato che sosteneva cause di risarcimento contro lo stato per bambini autistici con presunti danni da vaccino.” (Il Fatto Quotidiano.it)

Forse non tutti sanno che il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato recentemente una legge  (la prima varata da una Regione italiana) che rende obbligatorie le vaccinazioni per i bambini che frequentano l’asilo nido. Il provvedimento reintroduce l’obbligo abolito nel 1999 e ha l’obiettivo di fare aumentare la percentuale di bambini vaccinati, in un periodo in cui – a causa della disinformazione e di ingiustificate campagne contro i vaccini – si sono raggiunti livelli sempre più bassi e pericolosi di copertura della popolazione infantile.

Ma la legge regionale finisce subito nel fuoco incrociato dei ricorsi delle famiglie. Non c’è solo il ricorso al Tar che è partito da 22 famiglie riminesi, con la sentenza attesa per il 4 aprile destinata secondo loro a “fare scuola”. Ma sono sorti anche nuovi gruppi e comitati, come il Lov (Liberi dall’obbligo vaccinale), che ha annunciato la prima azione legale che partirà su un caso in provincia di Bologna, a San Pietro in Casale.

La scorsa domenica mattina, 19 marzo, si è quindi tenuta a Bologna un’affollata assemblea del comitato “Vaccipiano” al circolo Costa, in via Azzo Gardino. Il “bersaglio” è la legge regionale, non le singole strutture educative, ma i casi servono per aprire una pista contro quella che le famiglie ieri riunite a Bologna hanno definito «una legge che mette i nostri figli e la nostra scelta del dissenso in una situazione ghettizzante». Le motivazioni per il dissenso sono varie: c’è chi chiede un calendario personalizzato per i vaccini, perché le iniezioni cominciano secondo alcune mamme «quando i bambini sono troppo piccoli». C’è chi invece sostiene, come Sofia, giovane mamma di Casalecchio, che «i bambini adesso stanno bene e non credo proprio che possano essere il veicolo di epidemie». «Il mio primo figlio ha fatto il nido senza essere vaccinato — spiega — e ora vorrei che anche il secondo avesse la stessa opportunità». (dall’articolo di Eleonora Capelli – La Repubblica Bologna)

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Le autoreferenziali motivazioni della giovane mamma Sofia lasciano francamente basiti: l’interesse della collettività e la tutela della salute pubblica non vengono nemmeno prese in considerazione. Tuttavia mi domando: anche nell’improbabile ipotesi che riuscissimo a distogliere per un attimo l’attenzione dei complottisti dalle loro esigenze, fantasie e convinzioni individuali e/o  di gruppo, per sostenere la ragionevolezza potremmo poi appoggiarci su una verità scientifica oggettivamente riconosciuta da tutti? Credo proprio di no. Credo anzi che il nodo cruciale del problema sia proprio questo.

Di fronte al riconosciuto fenomeno delle “fake news” (“notizie false”, vedi alla voce Trump), siamo ormai arrivati a constatare come sia sopraggiunta la cosiddetta “fine dei fatti” oggettivi. Verifichiamo cioè come l’impossibilità di definire verità riconosciute dalla coscienza collettiva sia determinata dalla (spesso strumentale) moltiplicazione infinita dei dati e delle informazioni da cui siamo continuamente tempestati. Da qui deriva la sostanziale sfiducia nei confronti delle informazioni cui ciascuno può fare riferimento. A  meno che non confermino ciò di cui siamo già convinti.

Learning to decipher fake news

Da qui anche la sostanziale differenza di atteggiamento dell'”uomo della strada” nei confronti di quelli che un tempo venivano riconosciuti come “scienziati”, quindi attendibili per definizione. Evgeny Mozorov su Internazionale 1187 presentava quello che qualcuno ritiene sia il vero volto dei cosiddetti esperti: figure che, semplicemente, mettono le loro competenze ed esperienze al servizio di chi le paga, presentando così dati e “fatti” scelti e impacchettati a seconda delle convenienze. Una realtà sempre più evidente agli occhi del cittadino-consumatore, che si trova a ricevere versioni diverse del medesimo fatto a seconda di chi le presenta. La “fine dei fatti” si sostanzia allora nella fine della fiducia cieca del cittadino stesso di fronte a chi presenta i fatti, chiunque esso sia. Ameno che, ancora una volta, non confermi i nostri pregiudizi.

Come se ne esce? Non possiedo certezze, ma di certo ogni possibile strategia di buon senso non può prescindere dalla formazione, informazione e preparazione personale, quindi da una solida e polivalente vaccinazione antibufala: osservare liberamente e senza pregiudizi la realtà dei fatti, diffidare delle chiacchiere, esercitare ed affinare il proprio spirito critico è come sempre impegnativo e faticoso, tuttavia rimane ancora l’unica e ultima possibilità del genere umano. In definitiva si tratta del difficilissimo esercizio della libertà individuale rispettando al tempo stesso l’interesse della collettività.

 

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