Vespa, Renzi e la “cultura”

Vespa table

In un’ intervista a Marco Ferrari che risale ai tempi del cosiddetto “buonismo veltroniano”, Cesare Garboli dichiarava: “Penso che ci voglia coraggio per programmare la bontà e non la cattiveria perché in Italia facciamo sempre la faccia feroce, siamo tutti luciferoni, macchiavelloni, ricciliù (ricciliù sta per Richielieu) da avanspettacolo. (…) In Italia si è cattivi per esistere, per darsi un’identità, ma la cattiveria programmata è roba da bambini, roba da dibattito televisivo.”  Normalmente tenderei a concordare con Garboli. Di solito, appunto, non oggi. Non quando si tratta dei libri di Bruno Vespa.

Riconosco che esistono misteri molto più gravi e drammatici in Italia e nel mondo, ma anche i due seguenti interrogativi inducono comunque una certa inquietudine:

  1. per quale motivo ogni libro di Vespa balza immediatamente in vetta alle classifiche di vendita non appena pubblicato (miracolo o mistero scientifico, come lo scioglimento del sangue di San Gennaro)? La qualità artistico-letteraria del documento in oggetto è esclusa a prescindere;
  2. perché ogni anno il Presidente del Consiglio in carica (in questo caso Renzi) sente il dovere di presenziare all’ennesima presentazione dell’ennesima uscita pre-natalizia? Tale impegno istituzionale è forse previsto dalla Costituzione Italiana?

Il disdicevole fatto si è ripetuto ieri, puntuale come un orologio svizzero, ed è avvenuto come al solito al Tempio di Adriano di Roma:

“Non sono dunque mancati i siparietti, quasi in tempo reale restituiti alle moltitudini del web. In uno, reclamizzando il bonus per i 18enni, il premier si è divertito a mettere in dubbio che i giovani ne approfitteranno per acquistare il primo gennaio 2016 la strenna del conduttore di Porta a porta. Ma a quel punto, gli ha risposto Vespa giustamente seccato, «il libro sarà già esaurito!».

Dopo di che è partito lui all’attacco esprimendo le sue riserve sull’uso culturale dei promessi 500 euri: «Se li giocheranno a flipper». Ma qui è scivolato perché, come impietosamente Renzi gli ha fatto notare a sua volta imitando un’antica gag di Mike Bongiorno, i 18 enni non giocano più a flipper: «Oh Vespa, mi è cascato sul flipper!» . Invano allora l’indomito zio l’ha buttata sulla Playstation presidenziale, ma niente da fare, erano ormai 2 a 0.” (…) presentare i libri di Vespa rientra «negli obblighi istituzionali del presidente del Consiglio: come partecipare al G7 o al G20» ha spiegato” Renzi. (Filippo Ceccarelli –La Repubblica di oggi)

Vabbè. A me personalmente non fa ridere, anzi fa molto riflettere. Anche perché sono convinto che il massimo anzi forse unico grado di utilità dei libri di Vespa sia quello a suo tempo rivelato dal designer Giulio Iacchetti nel suo geniale ed ecologico “Vespa Table” (vedi immagine). Iacchetti stesso lo descrive così:

“Un tavolino realizzato con materiale di risulta: piano e base sono ricavati da antine trovate in strada, la gamba è una pila di libri di Bruno Vespa: li ho scelti perché facili da reperire nei negozi dell’usato, sempre in ottimo stato, praticamente mai letti. Molti amici sono stati contenti di disfarsene per realizzare il mio progetto. Inoltre hanno sempre lo stesso formato e la copertina rigida aiuta la statica del tavolino…”.

Giusto. D’altra parte lo stesso Vespa è un vero maestro nell’arte del riciclo. Di sé stesso.

 

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