Il mostro della porta accanto

La prima cosa che può venire in mente a chiunque, eppure non viene in mente agli “addetti ai lavori”, è che una volta che si riesce a farsi considerare artisti su cui investire, perfino senza ragione o quasi, da quel momento in poi si può fare qualunque cosa e questa cosa sarà considerata una significativa opera d’arte su cui riversare sofisticate teorizzazioni estetiche, etiche e politiche. (Alfonso Berardinelli)

L’uomo di Porlock

Il “Kubla Khan”, o “Visione in sogno”, è un poemetto di Samuel Taylor Coleridge. Nel 1797, trovandosi in una casa di campagna tra Porlock e Linton, dopo aver assunto dell’oppio si addormentò e fece un sogno. Dopo essersi risvegliato iniziò a scrivere il poema ispirato dal sogno, ma venne interrotto dalla visita di un tale di Porlock. Questa interruzione gli fece però dimenticare il resto dei versi, così il poema non fu mai più completato.

Aura cercasi e non solo

La Gioconda su un foulard o l’incisione di un concerto di Ravel diretto dall’autore stesso e ogni giorno riascoltabile sono due esemplificazioni di quel fenomeno che Benjamin definisce la «perdita dell’aura» nell’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, ossia la perdita del «qui e ora» magico e unico che si fonde con la creazione artistica e la contraddistingue. Nel chiuso di un’automobile, ad esempio, mediante un mangianastri si può ascoltare quel concerto di Ravel al di fuori della sua unicità spazio-temporale, oggettivandolo e spersonificandolo. Nondimeno, la perdita del carisma insito nell’opera d’arte, «unica» eppure riprodotta, non è deplorata da Benjamin con quell’atteggiamento aristocratico che contraddistingue alcuni esponenti della Scuola di Francoforte. Egli collega infatti la «perdita dell’aura» nella società contemporanea all’irruzione delle masse sulla scena e alla loro richiesta di beni culturali che è giocoforza diventino merce. La riproduzione dell’opera d’arte in «sede impropria» non ne comporta una perdita di qualità, ma piuttosto una desacralizzazione, il che favorisce un’esperienza laica della cultura e ne sostituisce il valore rituale con un valore espositivo antiestetizzante. (Dalle note di copertina)

Nonni italiani brava gente

“Famiglie! Vi odio! Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicità”. È l’invettiva di André Gide, premio Nobel per la letteratura nel 1947, in “I nutrimenti terrestri”. Ma Gide ha scritto anche: “Credi in coloro che cercano la verità. Dubita di coloro che la trovano”. Il concetto di familismo amorale è stato introdotto da Edward C. Banfield nel 1958 per cercare di capire perché alcune comunità siano socialmente ed economicamente arretrate. Familismo perché l’individuo persegue solo l’interesse della propria famiglia nucleare, e mai quello della comunità che richiede cooperazione tra non consanguinei; a-morale perché si applicano le categorie di bene e di male solo tra familiari, e non verso gli altri individui della comunità.

Da Giotto a Metastasio a Eminem

Giotto di Bondone (nato a Colle di Vespignano nel Mugello probabilmente nel 1267) è considerato l’artista che ha rinnovato la pittura italiana, così come Dante, suo contemporaneo, è ritenuto il ‘padre’ della lingua italiana. Pietro Metastasio, pseudonimo di Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi (Roma, 3 gennaio 1698 – Vienna, 12 aprile 1782), è stato un poeta, librettista, drammaturgo e presbitero italiano. È considerato il riformatore del melodramma italiano. Eminem, pseudonimo di Marshall Bruce Mathers III (St. Joseph, 17 ottobre 1972), è un rapper, produttore discografico e attore statunitense. È considerato uno dei migliori artisti hip hop di sempre.

Refusi

È sempre più diffuso e conosciuto il fenomeno che gli americani chiamano Christmas Blues, o depressione natalizia. Da sempre, per l’atmosfera che lo caratterizza, il Natale è considerato il momento più magico dell’anno: alberi addobbati, luci colorate, tavole imbandite, melodie tradizionali, regali da mettere sotto l’albero. Tutta questa magia genera nella maggior parte delle persone sensazioni di gioia e di allegria: un vero clima di festa. Purtroppo, però, non tutti vivono il Natale così. (www.grupposandonato.it)

Il dubbio e la spocchia

Come ci dice anche l’ultimo rapporto del Censis, “è la malinconia a definire oggi il carattere degli italiani”. “Non siamo più disposti a fare sacrifici”, siamo alla spasmodica ricerca di “immunizzazioni dai rischi”, sprofondati quasi in un clima da “grande disillusione”, tutte parole dello stesso rapporto Censis, che non soltanto indicano la distanza degli italiani dallo spirito del Natale, ma inducono prepotentemente una domanda: davvero siamo ridotti così? E, se sì, come è stato possibile? (Sergio Belardinelli)

Un poema ferroviario

Il fatto è che in Unione Sovietica, i sovietici, per un paio di decenni, tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni ottanta, sembra stranissimo, ma ci son delle testimonianze abbastanza univoche che dicono che i sovietici, in quegli anni lì, leggevano quasi più la letteratura non pubblicata di quella pubblicata. Questo fenomeno, che si chiama Samizdat (che significa autopubblicazione) consisteva nella circolazione di dattiloscritti clandestini autoprodotti, «battuti a macchina con infinite copie di carta carbone (in assoluta mancanza di fotocopiatrici), diffusi con un’alta percentuale di rischio solo tra amici fidati, venduti a prezzi sempre meno cari a mano a mano che la leggibilità diventava difficile, vista l’infima qualità della copia a carbone, imparati a memoria per essere recitati a chi non ne fosse venuto in possesso, questo fu il destino dei testi-samizdat che, nel giro di qualche anno, portati fuori dal paese con la complicità di amici stranieri, avrebbero iniziato a essere pubblicati in Occidente (tamizdat, stampati tam, là, all’estero) dando il via al fenomeno del dissenso.» (dall’introduzione di Paolo Nori)