Ma vogliono chi?

«Un libro non si pubblica se chi lo ha scritto non ha un volto noto o perlomeno un nemico famoso”: già nelle Illusioni perdute di Balzac troviamo il modello di comunicazione editoriale che due secoli dopo avrebbe fatto le fortune di Roberto Vannacci. Nell’estate del 2023, il generale, di cui il grande pubblico ignorava perfino l’esistenza, si giovò del formidabile lancio, involontario, de “Il mondo al contrario” sulle pagine di Repubblica e dei giornali Gedi che rivelò al mondo l’assai scandaloso Vannacci-pensiero. Dopodiché, la rivolta morale innescata da un “nemico famoso”, come può esserlo un grande gruppo editoriale, ha prodotto uno strepitoso successo secondo il noto principio di contraddizione.» (Antonio Padellaro)

L’età dell’innocenza

In un’opera breve, scritta dopo la guerra, “French Ways and Their Meanings” (Modi francesi e loro significati, 1919), Edith Warthon ricorda una conversazione avuta nel 1906 con William Dean Howells: «Avevamo parlato di quella strana esigenza del pubblico americano che costringe il drammaturgo (se è nelle sue intenzioni mettere in scena il proprio lavoro) ad animare la propria opera, qualsiasi sia il punto di partenza, con il “lieto fine della favole” […] “Sì,” disse il signor Howells “il pubblico americano vuole una tragedia con il lieto fine.” […] “Una tragedia con il lieto fine” è esattamente ciò che il bambino chiede prima di addormentarsi […] ma finché avrà bisogno di questo, continuerà a vivere come un fanciullo, in un mondo che non è altro che un giardino d’infanzia. Le cose non vanno sempre bene nel mondo, e tutti dobbiamo rendercene conto, crescendo. È proprio questa scoperta che fa crescere l’individuo, e finché non affronterà la questione e apprenderà la lezione, non sarà un adulto […]. La stessa cosa vale per i paesi e le persone. Una ‘vita protetta’, sia essa dell’individuo o della nazione, dovrà affrontare un risveglio violento o tragico, altrimenti non si risveglierà mai.»

Unire i puntini

Il mio messaggio, se dovessi essere ucciso, è semplice: non arrendetevi. È una cosa molto ovvia da dire: non avete il permesso di arrendervi. Se dovessero decidere di uccidermi, vuol dire che siamo incredibilmente forti. Dobbiamo utilizzare questo potere per non rassegnarci, per ricordarci che siamo un grande potere che è stato oppresso da questi ceffi. Ci capita di non avere davvero la consapevolezza di quanto potere abbiamo, di quanto possiamo possiamo essere forti. Tutto quello che serve al male per trionfare è che il bene non faccia nulla. Quindi non siate inerti. (Alexei Navalny – dal documentario “Navalny”, premiato con l’Oscar nel 2022)

Seiji Ozawa

Se ci fosse una classifica dei grandi direttori che hanno dato lustro alla musica del ventesimo secolo, Ozawa occuperebbe le posizioni di testa. Noto tra l’altro per il suo lavoro per quasi un trentennio con la Boston Symphony Orchestra, il maestro è scomparso all’età di 88 anni. Il ricordo della BSO.

Il paese che non c’è

«L’ascesa dei privilegiati, non solo in Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. È compito dell’uomo giusto  fare guerra ad ogni privilegio non meritato, ma non si deve dimenticare che questa è una guerra senza fine.» (Primo Levi)

Lasciate fuori il vostro ego

Trentanove anni fa, il 25 gennaio 1985, il dream team Usa for Africa, composto da 46 star della musica riuscì a riunirsi e incidere in una notte, negli studi A&M di Los Angeles, We Are The World, il brano nato a scopo benefico che ha fatto raccogliere oltre 80 milioni di dollari per combattere la fame in Africa e in particolare in Etiopia allora nel pieno di una grave carestia.

Egemonia culturale

“Per costruire un’egemonia italiana, fatta di secoli di storia, arte, letteratura, musica, stiamo lavorando alla costruzione di un nuovo immaginario positivo italiano nel mondo. E in prima linea in quest’opera si sta impegnando, con grande capacità e risultati eccellenti, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni”. (Gennaro Sangiuliano – ministro della cultura)

I sonnambuli

Siamo un popolo al quale sono poco a poco venuti meno i motivi per esserlo, ma che poi «si consola constatando che il nostro è il Paese delle meraviglie, se ammirato dall’alto delle lussuose terrazze cittadine, degli strapiombi sul mare, delle colline e delle cime più elevate. Ignorando quanto sia invischiato in tutte le sue arretratezze, se praticato dal basso». La fotografia del rapporto CENSIS 2023 è alquanto impietosa, ma forse questa narrazione da fine impero è necessaria per una reazione. Il rapporto ci definisce infatti, credo troppo pessimisticamente, dei sonnambuli. Il punto è: che cosa può risvegliarci? (Alessandro D’Avenia)

Spigoli e specchi

… Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni / Quelli che di notte luci spente e finestre chiuse / Non se ne vanno da sotto i portoni / Quelli che anche voi chissà quante volte / Ci avete preso per dei coglioni / Ma quando siete stanchi e senza neanche una voglia / Siamo noi quei pazzi che venite a cercare / Quei pazzi che venite a cercare. (Elisa Toffoli – “Quelli che restano”)

Come i girasoli

A scuola valgono i voti, ma chi ha ragione sull’interpretazione di un libro, l’insegnante o l’autore? In occasione dell’esame equivalente alla nostra maturità, Greg McEwan, il figlio di Ian McEwan, tra i testi da studiare si trovò un romanzo del padre: “L’amore fatale”. «Povero ragazzo. Immaginate. Costretto a leggere un mio libro», ha poi raccontato Mc Ewan alla rivista Event. Greg aveva qualche difficoltà a svolgere il tema assegnato dal professore. McEwan, impietositosi, decise di aiutarlo. «Gli ho fatto il riassunto, gli ho spiegato i vari personaggi, le loro motivazioni, le loro paure. L’ho incoraggiato a fare alcune riflessioni». Evidentemente però McEwan non aveva compreso a sufficienza la sua stessa creatura: il prof «sostanzialmente non si è trovato d’accordo» con la tesi esposta da suo figlio e gli ha messo una C: appena la sufficienza. Anche Martin Amis, lui stesso figlio d’arte (suo padre era lo scrittore Kingsley), una volta aiutò sua figlia a scrivere un tema su un suo romanzo. Anche lui ricevette un verdetto negativo, tanto che chiese al professore di riceverlo per uno scambio di opinioni. «È la possibilità di varie interpretazioni a costituire il segreto di un buon libro», ha spiegato Salman Rushdie alla presentazione del suo romanzo “La caduta dei Golden”. «Ci sono personaggi che sono un mistero anche per il loro autore e che rivelano i propri segreti solo in parte». (Corriere della Sera, 8 maggio 2018) Come i girasoli: enigmatici pure loro, a quanto pare.