Beati i miti? Mavalà

Come ha scritto Corrado Augias: «Beati i miti perché erediteranno la terra. Non s’era mai sentita una tale assurdità. Chi ha mai concesso qualcosa ai miti?» E Claudio Lolli nel suo magnifico pezzo dal titolo “Ho visto anche degli zingari felici”, cantava: «.. E’ vero che non ci capiamo, che non parliamo mai in due la stessa lingua…» Prendiamone atto. Non è la soluzione (che forse non esiste), ma almeno è un punto di partenza.

Beirut: l’indagine dell’architetto

Qualche minuto dopo le 16 del 4 agosto 2020, un’esplosione ha devastato il porto di Beirut, causando la morte di più di 200 persone, il ferimento di oltre 6.500 e la distruzione di gran parte della città. Forensic Architecture è stato invitato da Mada Masr (un quotidiano online egiziano indipendente) ad esaminare informazioni di pubblico dominio – video, fotografie e documenti vari – al fine di ricostruire la cronologia degli eventi e un preciso modello tridimensionale per indagare sugli eventi di quel giorno.

La Repubblica dei narcisi/2

Nel paginone della cultura di Repubblica di oggi, giovedì 19 novembre 2020, compare una  “critica letteraria” al volume dei Meridiani Mondadori dedicato a Eugenio Scalfari: “La passione dell’etica. Scritti 1963-2012.” L’autore del saggio è un intellettuale distaccato e al di sopra delle parti: Eugenio Scalfari.

La Repubblica dei narcisi

Come ha scritto Paul Brulat: «Per scrivere bene, in versi come in prosa, niente eguaglia l’avere davvero qualcosa da dire.» Ma scrivere e parlare sempre o soprattutto di se stessi non significa affatto “avere davvero qualcosa da dire”.

False verità, vere bugie, balle spaziali

L’informazione viene oggi valutata per la sua velocità oltre che per la sua credibilità pubblica. È un modo nuovo di affrontare la questione della verità, spesso in contrapposizione all’originale ideale scientifico di ragione e competenza. L’enfasi sulla conoscenza in “tempo reale” che si privilegiava originariamente in guerra è ormai tipica del mondo del business, in particolare della Silicon Valley. La velocità della conoscenza e del processo decisionale è diventata cruciale e il fatto che ci sia convergenza di opinioni è passato in secondo piano. Piuttosto che fidarci degli esperti sulla base della loro neutralità e del loro essere al di sopra delle parti, ci affidiamo ormai a servizi che sono immediati, ma il cui status pubblico non è chiaro. (William Davies)

Il familismo amorale

Chiameremo «familista amorale» colui che agisce in base a questa regola generale: «massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare; supporre che tutti gli altri si comportino allo stesso modo». (Edward C. Banfield)

Fuori dal coro

Quarantacinque anni fa, il 2 novembre del 1975, all’Idroscalo di Ostia, fu ucciso Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore e regista nato nel 1922. Nella sua ultima intervista concessa poche ore prima di morire, disse: “Il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è semplice, è la resistenza”. Pasolini, come sempre, più che mai attuale.

Il buonsenso? Clinicamente morto

Le domande sono due. La prima: dove trovano il tempo di stare sempre in tivù? La seconda: dove trovano la forza di litigare tra loro? Perché ormai litigano. E di brutto. Pensateci. Fate mente locale. Noi, con il rosario dei morti, dei contagiati, con lo spavento, l’angoscia, il puro terrore per questo dannato Covid. Loro collegati da luoghi imprecisati, di solito stanze piene di libri, in una penombra cimiteriale, anche se l’ultima volta il professor Alberto Zangrillo era in una sala con un quadro antico e la bandiera tricolore appesa al muro, tipo Quirinale. (Fabrizio Roncone)

Corrispondenze

La vera musica suggerisce idee analoghe in cervelli differenti. D’altronde, non sarebbe ridicolo qui ragionare a priori, senza comparazioni; poiché la cosa veramente sorprendente sarebbe che il suono non potesse suggerire il colore, che i colori non potessero dare l’idea di una melodia, e che il suono e il colore fossero inetti a tradurre idee; le cose essendosi sempre espresse attraverso una reciproca analogia. (Charles Baudelaire)