Meglio Montecarlo o la riviera romagnola?

Domenica scorsa, alla Duke University, una delle università più famose degli Stati Uniti, nella Carolina del nord, il comico Jerry Seinfeld è stato invitato a parlare di fronte ai neolaureati dell’università, ai quali ha particolarmente raccomandato quanto segue: «Non perdete il senso dell’umorismo. A questo punto della vostra vita non potete immaginare quanto ne avrete bisogno per andare avanti. La vita non ha abbastanza senso perché possiate sopravvivere senza ironia.» A giudicare da quello che scrive – ed escludendo che non conosca abbastanza il mondo – è evidente che a Giuliano Ferrara il senso dell’umorismo non manca per niente.

Il giovane Holden è cresciuto

Franny e Lane sono giovani universitari, si amano e devono trascorrere il weekend insieme. Lei arriva alla stazione, lui va a prenderla e la porta a pranzo in un locale sofisticato. Bevono Martini, fumano, lei è inquieta e non ha appetito, lui ha fame ed è distratto da quello che hanno in programma di fare il pomeriggio. Mentre aspettano il loro ordine lei si alza, va in bagno, vomita. Torna al tavolo brillante e con un apparente ritrovato buon umore. Parla molto e lui l’ascolta distrattamente e un po’ spazientito dalla sua insofferenza verso un mondo popolato di egomaniaci e impostori, di persone che le appaiono tutte uguali nelle loro pretenziose differenze, tutti attori poco sinceri su un inevitabile palcoscenico. Lei vorrebbe soltanto essere nessuno, vorrebbe trovare il coraggio per essere assolutamente nessuno.

Il Vannacci che è in me

È esattamente per far progredire l’umanità verso orizzonti più ampi, per trasformare gli impulsi primordiali in regole di convivenza più accoglienti e giuste, per far attecchire attraverso lo studio e la conoscenza una complessità più aderente al vero che ci si sforza di fare politica — abbiamo a lungo creduto — dando ciascuno il contributo delle proprie capacità, dei mestieri. Non per tornare indietro ma per andare avanti. (…) Il successo, prima regola. Chi ha più followers, chi ha più consenso, chi vende di più ha sempre ragione, merita una direzione una candidatura un palco, un posto in giunta: nell’illusoria e perdente convinzione che il consenso si debba inseguire e non suscitare. Dovrebbe essere il contrario, amici: servirebbe una proposta capace di generare seguaci, un’idea così potente da farsi desiderio collettivo. Non c’è, non c’è stata. Così siamo tornati ai militari. (…) Uomini forti, idee deboli. Che tempo pericoloso e triste. (Concita De Gregorio)

L’egemonia della mediocrità culturale

Siamo sempre lì, lavorare di testa non vuol dire lavorare e, nell’ingiusto caso che siano remunerate, le prestazioni vanno valutate a minuti, che non si esageri con il vil guadagno. Infatti tutti ti chiedono l’articoletto e il saggetto e la prefazioncina senza nemmeno fare il gesto di pagarla se non con buone parole, tu che hai facilità di scrittura, eh già; ma a nessuno, come diceva Arbasino verrebbe in mente, conoscendo un macellaio, di domandargli una bistecca gratis, tu che maneggi così bene la mannaia. (Alberto Mattioli)

Eugène Atget, Parigi

“Atget sarà ricordato come uno storico e urbanista, un vero romantico, un amante di Parigi, un Balzac della macchina fotografica, dalla cui opera possiamo tessere un grande arazzo della civiltà francese.” (Berenice Abbott) Fotografava vecchi quartieri per mantenere il ricordo nel tempo di vecchi palazzi che sarebbero stati distrutti, proprio perché riguardavano anche la sua vita passata. Sulle sue immagini: “La fantasticheria contemplativa liberamente divagante non si addice alla loro natura. Esse inquietano l’osservatore; egli sente che per accedervi deve cercare una strada particolare”: così Walter Benjamin parlava, nel 1939, in occasione della seconda stesura del suo testo più noto delle fotografie di Eugène Atget. Per l’osservatore odierno, nulla si è perso dell’aura enigmatica che le avvolge. (Roberta Agnese)

Guerra santa, ma speciale

Le autorità russe avevano finora accuratamente evitato di definire l’invasione russa dell’Ucraina come guerra, poiché il loro presidente-autocrate Vladimir Putin ha sempre tenuto a precisare che non di guerra si tratta bensì di “operazione militare speciale”. Il capo della Chiesa ortodossa russa, il Patriarca Kirill, l’ha invece di recente definita “guerra santa” (svyashennaya voyna) esistenziale e di civiltà, perché Mosca difende la “Santa Russia” e il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’Occidente “caduto nel satanismo”; poi aggiunge che “la guerra in Ucraina si concluderà con la Russia che acquisirà l’influenza esclusiva su tutto il territorio della moderna Ucraina e con l’esclusione di qualsiasi governo ucraino che il Cremlino ritenga ostile alla Russia.” Sorge spontanea una domanda: ma su che razza di Vangelo ha mai studiato il “Patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie” Vladimir Michajlovi Gundjaev?

Giallo, nero, romance

La letteratura di consumo è, in generale, quel tipo di produzione letteraria, narrativa o poetica, realizzata soprattutto in funzione del pubblico cui si rivolge. Almeno in teoria, dunque, si tratta di una letteratura disposta a sacrificare la qualità stilistica e contenutistica in favore delle esigenze di un pubblico vasto ed eterogeneo, in maniera tale da conseguire, più che il plauso della critica, il consenso dei lettori. La letteratura di consumo è intesa, in questo senso, come «letteratura d’intrattenimento». (da Wikipedia) Schematizzando e semplificando, sono in essa comprese le letterature “gialle”, “nere”, “rosa”… pardon: “romance”.

La cartina di tornasole

«Hanno ucciso il racconto. Le storie sui social media non creano vicinanza, né empatia. Isolano gli esseri umani e svaniscono dopo essere state notate. Finché il vivere stesso era un narrare, non si parlava affatto né di storytelling né di narrazioni. Lo tsunami dell’informazione genera una condizione in cui i nostri organi percettivi risultano costantemente stimolati. Essi non sono più in grado di passare a una modalità di percezione contemplativa. Lo tsunami dell’informazione frammenta l’attenzione. Impedisce l’indugiare contemplativo che è costitutivo tanto del raccontare che del restare all’ascolto. Grazie allo storytelling il capitalismo si appropria della prassi narrativa e la sottomette alle regole del consumo. E così ci troviamo a comprare, vendere, consumare racconti ed emozioni. Le storie vendono. Raccontare storie coincide con il vendere storie.» (Byung-chul Han) «Quand’ero giovane era di moda sui giornali la “cartina di tornasole”: nessuno sapeva cosa fosse il tornasole (una sostanza che permette di misurare l’acidità) ma la metafora veniva usata per alludere a un evento che poteva valere come indicatore di uno stato delle cose.» (Walter Siti) L’infestante proliferare dello storytelling è la cartina di tornasole del nostro tempo.

Legami di sangue

«Dio ci esorta ad onorare nostro padre e nostra madre. Egli considera così importante questo fatto che lo ha incluso nei Dieci Comandamenti (Esodo 20:12) e lo ha ripetuto nel Nuovo Testamento: “Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. Onora tuo padre e tua madre” (questo è il primo comandamento con promessa) affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra”. Onorare i propri genitori è l’unico comandamento nella Bibbia che promette lunga vita come premio per l’obbedienza. Coloro che onorano i propri genitori sono beati (Geremia 35:18-19). In contrasto, le persone che hanno la “mente depravata” e che mostrano l’empietà degli ultimi giorni sono caratterizzati dalla disobbedienza ai genitori (Romani 1:30; 2 Timoteo 3:2).» (da “gotquestions.org” – dalla risposta alla domanda “Che cosa significa onorare mio padre e mia madre?”) Il quarto comandamento sembra fatto apposta per confortare la nostra naturale propensione al relativismo etico, all’ottusità morale, soprattutto al familismo amorale. E al perbenismo di facciata. Antonio Franchini nel suo ultimo libro sembra condividere questa opinione.

Ma vogliono chi?

«Un libro non si pubblica se chi lo ha scritto non ha un volto noto o perlomeno un nemico famoso”: già nelle Illusioni perdute di Balzac troviamo il modello di comunicazione editoriale che due secoli dopo avrebbe fatto le fortune di Roberto Vannacci. Nell’estate del 2023, il generale, di cui il grande pubblico ignorava perfino l’esistenza, si giovò del formidabile lancio, involontario, de “Il mondo al contrario” sulle pagine di Repubblica e dei giornali Gedi che rivelò al mondo l’assai scandaloso Vannacci-pensiero. Dopodiché, la rivolta morale innescata da un “nemico famoso”, come può esserlo un grande gruppo editoriale, ha prodotto uno strepitoso successo secondo il noto principio di contraddizione.» (Antonio Padellaro)