La sublime e inutile arte della parola

«La comprensione è soltanto un caso particolare del malinteso»: lo sosteneva il linguista Antoine Culioli, rovesciando il senso comune che vorrebbe che il malinteso fosse un’eccezione. E Claudio Lolli, riferendosi a sé stesso: «Come per tutti i raccontatori, il compito è quello di costruire un senso a qualcosa che senso non ha. Ad esempio, questo meraviglioso universo che tu vedi è però assolutamente privo di senso, così come le persone che lo abitano. Il racconto ti interpreta tutto ciò che di per sé diversamente non è interpretabile».

Il Principe non è mica più tanto azzurro

E vissero tutti felici e contenti, fino a quando a Disneyland non giunsero due giornaliste: quale fu la loro sorpresa nell’accorgersi che il Principe baciava Biancaneve senza chiederne preventivamente il consenso! «È questo che vogliamo insegnare ai bambini?», scrissero indignate su un giornale di San Francisco le due corrispondenti Katie Dowd e Julie Tremaine. Ma per fortuna la legge parla chiaro.

La torre dell’ego

Nel linguaggio biblico «dare i nomi alle cose» significa diventare custodi di ciò a cui si dà il nome. Dio si affida alla creatività umana e accetta i nomi scelti dall’uomo: il Creatore vuole che ogni uomo ampli la creazione con il proprio stile irripetibile. Ciascuno di noi è chiamato a pronunciare la sua parola sul mondo e con-crearlo, partecipando alla creatività del Creatore. La diversità delle lingue nasce invece nel momento in cui, invece di «dare i nomi», l’uomo decide di «farsi un nome», cioè di crearsi e creare da solo, conquistare le cose invece di custodirle. (Alessandro D’Avenia)

Autobiografia degli italiani

Anche nel settantaseiesimo anniversario della liberazione continuano a circolare tante idiozie sul fascismo: «Una Storia subita, non agita» con gli italiani che hanno aderito all’interpretazione di Croce del fascismo come “malattia” passeggera e non a quella gramsciana e gobettiana, che chiama in causa direttamente il rapporto della nostra nazione con il potere. Per questo motivo la memoria del Paese si concentra sempre sul biennio 1943-1945, sorvolando sui vent’anni precedenti. Un racconto pubblico semplificato, con gli italiani descritti come “brava gente, buoni e passivi” dimenticando il colonialismo imperialista e brutale in Africa o gli anni di sanguinaria occupazione nei Balcani. Un’autocensura che porta a una visione distorta della Memoria, mentre il neofascismo, i “movimenti” di estrema destra cavalcano la rabbia sociale e appoggiano i negazionisti del virus.

Magìa

Fabio Concato incontra Fabrizio Bosso in una strepitosa versione di Gigi. Video prodotto in 4K in occasione del concerto “Fabio Concato incontra Fabrizio Bosso” tenuto al “Barclays Teatro Nazionale” (Milano – Novembre 2014).

Sono razzista e non lo sapevo

Novità sul fronte “cancel culture”: uno studioso di storia romana che insegna all’Università di Princeton sostiene che i classici non meritano di avere un futuro perché, sostiene lui, nascono per perpetuare il dominio razziale bianco; a “Striscia la notizia” una microscopica battuta sugli occhi a mandorla dei cinesi ha scatenato un putiferio. A questo punto, tanto vale confessare che in fondo in fondo siamo tutti razzisti e che quindi i razzisti veri non esistono. Questa sì che fa ridere.

Italiani cattiva gente

Tra il 1941 e il ’43 i soldati inviati da Mussolini in Jugoslavia furono protagonisti di violenze, stupri e deportazioni i cui responsabili non vennero mai giudicati. Una mostra fotografica fa nuova luce. Con il patrocinio della Camera dei Deputati. “A ferro e fuoco. L’occupazione italiana della Jugoslavia 1941-‘43”. Visitabile sul sito www.occupazioneitalianajugoslavia41-43.

Quel nefasto “Club 27”

«Club 27 (anche 27 Club o Club of 27) è un’espressione giornalistica che si riferisce ad alcuni artisti, in prevalenza cantanti rock, morti all’età di 27 anni. Con la variante J27 si fa riferimento al fatto che, oltre ad avere 27 anni, molti di loro avessero la lettera J come iniziale del nome o del cognome.» (da Wikipedia) Insomma: una vera tragedia per l’arte mondiale del ventesimo secolo, e oltre.

Giù le mani da Philip Roth

Un paio di biografie sferrano un feroce attacco a Philip Roth. Il “misogino arrabbiato”, lo scrittore fissato con il sesso, il marito che andava a puttane (cinesi), e che ingannò la consorte Claire Bloom. Demolire i monumenti è sempre redditizio; la solita orribile farsa, vederla capitare tante volte non la rende meno ridicola, sciocca e malevola. “Ma davvero pensavano che Amanda Gorman fosse una grande poetessa, e Philip Roth invece un puttaniere di cui cancellare la memoria?”. Questo si chiederanno i posteri, e faremo la figura degli imbecilli.

Una voce solitaria

«Ha scritto canzoni di disarmante bellezza, espresso emozioni uniche e irripetibili, cambiato il volto della musica d’autore. Una rivoluzione silenziosa durata soltanto quattro anni. Nessuno all’epoca si accorse di lui. Per decenni la sua arte è rimasta tesoro custodito da pochi fan devoti.» (Ariel Bertoldo – Onda Rock) Nick Drake era un uomo di poche parole, ma ci ha lasciato tre magnifici album.