Autobiografia degli italiani

Anche nel settantaseiesimo anniversario della liberazione continuano a circolare tante idiozie sul fascismo: «Una Storia subita, non agita» con gli italiani che hanno aderito all’interpretazione di Croce del fascismo come “malattia” passeggera e non a quella gramsciana e gobettiana, che chiama in causa direttamente il rapporto della nostra nazione con il potere. Per questo motivo la memoria del Paese si concentra sempre sul biennio 1943-1945, sorvolando sui vent’anni precedenti. Un racconto pubblico semplificato, con gli italiani descritti come “brava gente, buoni e passivi” dimenticando il colonialismo imperialista e brutale in Africa o gli anni di sanguinaria occupazione nei Balcani. Un’autocensura che porta a una visione distorta della Memoria, mentre il neofascismo, i “movimenti” di estrema destra cavalcano la rabbia sociale e appoggiano i negazionisti del virus.

Magìa

Fabio Concato incontra Fabrizio Bosso in una strepitosa versione di Gigi. Video prodotto in 4K in occasione del concerto “Fabio Concato incontra Fabrizio Bosso” tenuto al “Barclays Teatro Nazionale” (Milano – Novembre 2014).

Sono razzista e non lo sapevo

Novità sul fronte “cancel culture”: uno studioso di storia romana che insegna all’Università di Princeton sostiene che i classici non meritano di avere un futuro perché, sostiene lui, nascono per perpetuare il dominio razziale bianco; a “Striscia la notizia” una microscopica battuta sugli occhi a mandorla dei cinesi ha scatenato un putiferio. A questo punto, tanto vale confessare che in fondo in fondo siamo tutti razzisti e che quindi i razzisti veri non esistono. Questa sì che fa ridere.

Italiani cattiva gente

Tra il 1941 e il ’43 i soldati inviati da Mussolini in Jugoslavia furono protagonisti di violenze, stupri e deportazioni i cui responsabili non vennero mai giudicati. Una mostra fotografica fa nuova luce. Con il patrocinio della Camera dei Deputati. “A ferro e fuoco. L’occupazione italiana della Jugoslavia 1941-‘43”. Visitabile sul sito www.occupazioneitalianajugoslavia41-43.

Quel nefasto “Club 27”

«Club 27 (anche 27 Club o Club of 27) è un’espressione giornalistica che si riferisce ad alcuni artisti, in prevalenza cantanti rock, morti all’età di 27 anni. Con la variante J27 si fa riferimento al fatto che, oltre ad avere 27 anni, molti di loro avessero la lettera J come iniziale del nome o del cognome.» (da Wikipedia) Insomma: una vera tragedia per l’arte mondiale del ventesimo secolo, e oltre.